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In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

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© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

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© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

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© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

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Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

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Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

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AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

L’esercito mangia franco-tedesco

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continua il discount italia : appalti per 154 milioni di euro a Dussmmann e Gemeaz. I due gruppi, con 73 e 80 mln, lasciano le briciole alla italiana Ar Alimentari dei Russo.

Un esercito di giovanotti e giovanotte in buona salute. Che lavorano, fanno attività sportiva per tenersi ben addestrati e dunque mangiano di conseguenza.
Così, per nutrirli ogni giorno, lo stato italiano, ministero della Difesa, ha bandito nel complesso 2 gare di appalto, per la bellezza di oltre 154 milioni di euro, aggiudicate in larga parte ai tedeschi e ai francesi, per la soddisfazione di Frau Angela Merkel, cancelliere di Germania, e anche del presidente transalpino François Hollande, che con i paesi mediterranei di Eurolandia, a parole tanto negletti, continuano a fare affari d’oro.
Anche in settori, come quello alimentare, che rappresentano uno dei punti di eccellenza del made in Italy.
Ma tant’è, l’esercito ha rispettato la normativa europea, ha bandito la gara, e i vincitori, per la parte mense e ristorazione, sono risultati il Raggruppamento temporaneo di imprese Dussmann service, braccio italiano del Dussmann group di Monaco di Baviera, e il Raggruppamento temporaneo di imprese Gemeaz Elior, che fa capo al colosso francese Elior, terzo gruppo della ristorazione collettiva in Europa.
Le prime colazioni, i pranzi e le cene serviti nelle mense dell’esercito, insomma, viaggeranno sull’asse Berlino-Parigi.
E magra consolazione, anche se il business è pur sempre rilevante, è scoprire che la Ar Alimentari, industria conserviera della famiglia Russo, è riuscita a conquistare un appalto di oltre 1,551 milioni di euro per la fornitura di 115.500 razioni di viveri da combattimento.
Una cifra comunque ridotta per un’azienda che fattura oltre 300 milioni di euro e lavora il 20% di tutta la produzione di pomodori del Sud d’Italia. E che recentemente, è storia del febbraio 2012, ha fatto entrare nella Newco Pia (controlla lo stabilimento di Foggia), con la quota di maggioranza del 51%, i giapponesi della Mitsubishi.
L’accordo ha consentito di «attrarre ingenti capitali esteri al Sud», ha spiegato il patron Antonino Russo, 81 anni.
Ma è un dato di fatto che nel pacchetto di gare aggiudicato dall’esercito alla Ar Alimentari e dunque all’Italia sono andate le briciole di una torta spartita quasi equamente tra tedeschi e francesi.
Il gruppo Dussmann, attraverso Dussmann service, ha conquistato i lotti 1, 5 e 6 (rispettivamente oltre 21,64 milioni, 29,927, e 21,6 milioni) della gara più importante e porterà quindi in Germania un bottino di 73,177 milioni di euro.
Una bella sommetta che la dice lunga sull’importanza del mercato italiano per un gruppo che in tutto il mondo realizza, dati 2010, un giro di affari di 1,57 miliardi di euro.
A Gemeaz Elior, invece, sono andati i lotti 2, 3 e 4, rispettivamente di 23,161 milioni, 30,456 e 26,451 milioni, cioè oltre 80 milioni di euro.
Il gruppo transalpino, controllato al 100% dalla Holding Bercy Investissements (Fonds Charterhouse 62,3%, Bim 24,7%,Fonds Chequers 7,8% altri con il 5,2%) nell’ottobre 2011 ha realizzato un giro di affari di 2,814 miliardi di euro e un fatturato consolidato, tra ristorazione e servizi per le imprese e l’istruzione, sanità e concessioni autostradali e aeroportuali, di 4,175 miliardi.

Link
http://www.analisidifesa.it/2012/09/lesercito-presenta-le-nuove-razioni-k/

Un problema di credibilità 

d'alema sulla sua barca
d’alema sulla sua barca

L’aspro confronto interno alla maggioranza di governo si è allargato a macchia d’olio a tutti i temi relativi alla Difesa, alla Sicurezza e alla politica estera nazionale con un pesante impatto sulla credibilità dell’Italia. Il dibattito sul rinnovo della missione in Afghanistan, la manifestazione di Vicenza e soprattutto lo scivolone in Senato con la bocciatura della politica estera del governo e le conseguenti dimissioni di Romano Prodi hanno evidenziato la spaccatura tra una sinistra che non ha nulla di moderato e un centro-sinistra che sui temi internazionali è molto più simile all’opposizione di centrodestra che ai suoi alleati.

Quella che è emersa prepotentemente, costringendo Prodi a rinunciare (almeno per ora) all’incarico di premier, è la profonda crisi di credibilità dell’Italia che minaccia di esporci a rischi provenienti da più parti.

L’incapacità del governo di definire chiaramente la sua posizione ci espone innanzitutto ad azioni terroristiche tese a indurci ad abbandonare l’Afghanistan sulla falsariga di quanto al-Qaeda ottenne nel marzo 2004 con gli attentati a Madrid. La stessa incapacità ci ha esposto anche alle pressioni, a volte indebite, dei nostri alleati. Come definire diversamente la lettera degli ambasciatori dei sei paesi (USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Romania e Olanda) che in Afghanistan fanno la guerra e non le “missioni di pace? Una lettera aperta nella quale chiedevano al governo di rinnovare la missione italiana a Kabul ed Herat e che inevitabilmente ha allargato le fratture interne alla maggioranza.

Fratture certo già piuttosto ampie ma questo non toglie il dubbio che l’obiettivo evidente dei nostri alleati fosse proprio quello di ingigantirle e farle esplodere. Stesso obiettivo perseguito con i ringraziamenti di George Bush all’Italia per l’invio in Afghanistan di due Predator e un C-130 che contribuiranno, con i ben più sostanziosi rinforzi forniti da altri paesi, all’offensiva che la NATO ha pianificato per la primavera. Una provocazione non casuale se si considera che il governo Prodi negli ultimi mesi non ha perso occasione per evidenziare il suo antiamericanismo di fondo e che al vertice della NATO di Siviglia il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha precisato che i nostri velivoli in Afghanistan saranno “disarmati” (quindi “buoni”) e i nostri soldati non parteciperanno ad azioni di combattimento.

Quale credibilità ha un governo che manda in guerra soldati che non combattono e aerei disarmati? Soprattutto nei confronti degli alleati che lasciano sul terreno ogni giorno morti e feriti. Comprensibile quindi che il sottosegretario agli esteri britannico, Kim Howells, accusi gli alleati nella Nato di non avere inviato uomini e mezzi a sufficienza per combattere i ribelli talebani nel sud dell’Afghanistan. “Questo è un vero test per la risolutezza e la credibilità della Nato e non sono certo che ogni alleato si renda conto della posta in gioco” ha affermato Howells alla Camera dei Comuni aggiungendo che “ci sono paesi che hanno elicotteri che potrebbero benissimo essere parcheggiati nei principali aeroporti europei, visto il contributo che stanno dando in alcune regioni dell’Afghanistan”.

Una legnata dritta in faccia a italiani, spagnoli e tedeschi che insieme schierano in Afghanistan 20 elicotteri mai resi disponibili per dare una mano sul fronte sud. Se è parsa evidente la volontà dei principali alleati di mettere sotto pressione il governo italiano altrettanto chiara è stata l’incapacità del nostro esecutivo di affrontare in modo credibile le sfide che ci attendono, complice anche un pacifismo di facciata che serve solo a mascherare il supporto di parte della sinistra ai nemici dell’Occidente: dai talebani ai terroristi iracheni. Non si spiegano diversamente le proposte provenienti da Verdi, Rifondazione Comunista e PDCI di rafforzamento della missione civile quando i talebani potenziano gli attacchi in tutto l’Afghanistan. Come se gli aiuti alla popolazione fossero un’alternativa alla forza militare. Il Canada è oggi il paese più impegnato negli aiuti alimentari agli sfollati afgani, una missione civile che ha avuto il plauso dell’ONU ma che non impedisce al nostro alleato di schierare a Kandahar 2.500 soldati che combattono ogni giorno registrando finora una quarantina di caduti.

George Orwell, che certo non era un neocon e nella guerra civile spagnola ha combattuto contro i franchisti, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale disse che il pacifismo sostiene il fascismo ( ed il comunismo ) poiché impedendo alle democrazie di contrastarlo ne facilita l’ascesa”. Una frase che settanta anni dopo conserva ancora tutto il suo valore forse perché, in fondo, neppure la base ideologica del pacifismo è cambiata poi molto.

In Afghanistan abbiamo 2.000 militari e 6 elicotteri divisi tra Kabul ed Herat, il capoluogo della regione occidentale posta con le sue quattro province sotto il comando del generale Antonio Satta. Da quelle parti i nostri hanno già avuto scontri con i talebani anche se da noi non se ne parla perché al bavaglio imposto ai militari si aggiunge l’ormai noto ma mai abbastanza denunciato divieto alla stampa di visitare il contingente italiano. Quale credibilità ha un governo che ha paura dei giornalisti? Quale credibilità ha un governo che dichiara di non sapere nulla di offensive della NATO delle quali parlano da tempo anche i giornali e che vengono pianificate da staff multinazionali composti anche da ufficiali italiani ? La questione, ha aspetti drammatici e al tempo stesso ridicoli. I nostri Predator, a differenza di quelli americani, non sono dotati di missili Hellfire ma si tratta pur sempre di un impegno bellico anche se i nemici individuati dai velivoli italiani verranno attaccati con mezzi degli alleati. Un’ipocrisia politica che coinvolge anche la Germania, che ha annunciato l’invio di sei bombardieri Tornado, non certo disarmati ma con compiti limitati alla “ricognizione”.

di Gianandrea Gaiani

Corsi e ricorsi storici : Russia 1918 – Italia 2006

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Finanziatori della rivoluzione bolscevica

Antefatto

[…] E’ forse possibile parlare di guerra civile a proposito dei primi scontri avvenuti tra l’inverno 1917 e la primavera del 1918, nella Russia mediorientale fra qualche migliaio di uomini dell’esercito dei volontari e le truppe bolsceviche del generale Sivers costituite a stento da 6000 uomini?
A prima vista colpisce il contrasto fra il piccolo numero degli effettivi coinvolti negli scontri e l’inaudita violenza della repressione esercitata dai bolscevichi non solo contro i militari presi prigionieri ma anche contro i civili. (La Terruer Russie, 1918-1924).
A Tarong, reparti dell’esercito di Sivers avevano gettato in un’altoforno, con mani e piedi legati, cinquanta fra “Junker” ed ufficiali bianchi.
A Evpaturija varie centinaia di ufficiali e di “borghesi” furono incatenati e gettati in mare, dopo essere stati torturati.
Identiche violenze ebbero luogo nella maggior parte delle città della Crimea occupate dai bolscevichi : Sebastopoli, Jalta, Alusta, Simferopol. Analoghe atrocità si verificarono nelle insurrezioni dei maggiori insediamenti cosacchi : le meticolose descrizioni parlano di mani mozzate, ossa fratturate, teste mozzate, mandibole fracassate, amputazione degli organi genitali.
Il generale Mel’gunov, autore del libro citato aggiunge : – difficile distinguere un simile massacro tra una sistematica applicazione del terrore e quelli che sembrano “eccessi” sfuggiti al controllo -.
Però non si può a fare meno di notare che i massacri, diretti scientemente, non sono solo contro i combattenti della parte avversa ma anche contro “i nemici del popolo“, i civili. A Jalta vennero uccisi oltre agli ufficiali prigionieri anche 80 persone tra : uomini politici, avvocati, giornalisti, professori.
Ricordiamo cosa scriveva un giovane capitano, all’alba della rivoluzione bolscevica, a proposito del proprio reggimento. – tra noi ed i soldati c’è un abisso invalicabile. Per loro noi siamo e resteremo dei “Barin“, dei signori. Per loro, quel che è accaduto non è una rivoluzione politica ma una rivoluzione sociale in cui essi sono vincitori e noi i vinti. Ci dicono : “prima i Barin eravate voi, adesso tocca a noi esserlo!”-.

Perchè quest’odio nei confronti delle classi sociali ed anche tra di esse? [I dirigenti bolscevichi incoraggiavano tutto ciò che poteva corroborare nelle masse popolari l’aspirazione ad una “rivalsa sociale” che implicava la legittimazione morale della delazione, del terrore, di una guerra civile “giusta”, secondo le parole usate dallo stesso Lenin.
Il 15 dicembre 1917 Dzerzinskji, capo della Ceka ( torneremo sul personaggio) pubblicò sull’ “Isvestjia” un appello per invitare tutti i sovietici ad organizzare delle “ceka” (organizzazioni di polizia del popolo) La prima azione della Ceka

La prima azione della Ceka fu di stroncare lo sciopero dei funzionari pietrogradesi, con metodo spiccio – “arresto dei “caporioni” – e una giustificazione semplice “chi non vuole lavorare per il popolo non ha posto al suo fianco“.
Questa fu la dichiarazione di Dzerzinskji che fece arrestare un certo numero di deputati socialisti rivoluzionari e menscevichi eletti nell’Assemblea costituente.
L’atto arbitrario fu condannato dal commissario del popolo per la Giustizia, Stejnberg, un socialista rivoluzionario da poco entrato a far parte del governo.
Questo incidente fra la Ceka ed il commissariato per la giustizia poneva la questione capitale dello statuto extralegale della polizia politica.
A che serve un commissariato del popolo per la giustizia?” chiese il deputato a Lenin, “tanto vale chiamarlo commissariato per lo sterminio sociale e tutto sarebbe risolto!
Eccellente idearispose Lenin, “Eccellente…, è esattamente così che io vedo la questione. Purtroppo non si può dargli questo nome“.

Questo avrebbe dovuto aprire gli occhi ai menschevichi ed ai socialisti rivoluzionari che all’epoca erano in maggioranza, al parlamento. Ed invece…

Naturalmente Lenin risolse il contrasto tra il vecchio giurista ed il macellaio Dzerzinskji a favore del secondo : la Ceka avrebbe risposto dei suoi atti unicamente al capo del governo. (ndr. qualche analogia con l’attualità?). Armistizio con i governi centrali

A causa dell’armistizio fu smobilitata l’industria di guerra. Centinaia di migliaia di lavoratori furono licenziati. La situazione era drammatica anche a causa della paura di un’insurrezione operaia perchè le persone da due mesi non ricevevano lo stipendio ed in più le difficoltà di approvvigionamento avevano ridotto drammaticamente le derrate alimentari.
Lenin, i bolscevichi, incapaci di arginare le difficoltà stigmatizzavano gli “accaparratori” e gli “speculatori“, destinati al ruolo del capo espiatorio.
Nel 1918 egli scriveva : “ogni fabbrica, ogni azienda deve organizzare delle squadre di requisizione. Occorre mobilitare per la ricerca di vettovaglie non solo i lavoratori ma tutti, pena l’immediata confisca della tessera annonaria“.
Ovviamente questo atteggiamento implicava un’ulteriore spinta all’odio di classe, questa volta tra operai e contadini.
Secondo un testo preparato da Lenin stesso, tutti i contadini sarebbero stati obbligati a consegnare le eccedenze in cambio di una ricevuta, coloro che entro una certa data non avessero soddisfatto l’obbligo sarebbero stati immediatamente fucilati.
Scrive Cjuruppa (deputato socialista rivoluzionario) : – quando leggemmo la bozza restammo sbalorditi. Applicare il decreto avrebbe significato esecuzioni di massa -.
Alla fine il progetto di Lenin venne “accantonato” ( accantonato, non abbandonato, in seguito vedremo perchè. Ma dovremo arrivare alla collettivizzazione).

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componenti comitato centrale rivoluzionario morti brutalmente o in circostanze misteriose

 

Analisi

La rivoluzione bolscevica è “illuminante” da tanti punti di vista. Il primo è che in tutte le nazioni cadute sotto la dittatura bolscevica la storia si è svolta pressoché nello stesso modo.

* Istigazione all’odio di classe
* moti “popolari” violenti
* costituzione di tribunali del popolo asserviti alla polizia politica alle dirette dipendenze del capo del governo
* schedatura della popolazione
* annientamento degli avversari politici
* annientamento degli alleati
* presa del potere definitivo
* nazionalizzazione di tutte le industrie
* collettivizzazione.

Ora, voglio focalizzare l’attenzione sui primi 4 punti che non necessariamente si svolgono temporalmente nello stesso ordine.
Predicare l’odio di classe è il metodo per distruggere il tessuto sociale, spezzettarne la compattezza per dare, una volta ad una una volta all’altra classe prescelta, dei privilegi tesi ad aumentare l’odio ed il rancore tra cittadini.
Questa strategia ottiene come risultato la possibilità di controllare meglio la popolazione che in pratica svolge, con la delazione, il lavoro che dovrebbe fare “un governo organizzato” (cioè se è vero che ci sono dei disfattisti, vanno scovati. Altrimenti bisogna prendere provvedimenti economici per dare fine alla congiuntura. Sondate i vostri conoscenti di sinistra e chiedete se sarebbero disposti a denunciare dei sospetti “evasori”).
Contemporaneamente alcuni “disturbatori” alzano la tensione sociale, “Genova”, “Milano” etc, c’è la messa in libertà di delinquenti, l’immigrazione selvaggia, la lotta alla religione collante della società.

Squadre addestrate all’uopo e pagate con i soldi dei contribuenti provocano scontri, picchiano le persone, sfasciano tutto quello che possono per creare più danno possibile, tutto questo con il beneplacito del governo e della magistratura che li premiano per il lavoro svolto. I fatti li conosciamo bene…finte condanne, terroristi al governo, sale del parlamento intitolate a delinquenti. ( Dzerzinskji era un delinquente e la prima Ceka era composta dalla peggiore feccia della società). Privilegi ai non autoctoni, apertura dei penitenziari ed altre iniziative servono ad alzare ulteriormente gli attriti sociali.
Una volta che la società è impaurita, disorientata, triturata in tante piccole parti, si passa alla fase successiva.
Continuando a fare leva sull’odio di classe e dandosi una parvenza di legalità, si istituisce una milizia civile che dovrebbe aumentare il controllo sulle “ingiustizie sociali” ma che nella realtà è una vera e propria polizia segreta, usata per eliminare gli avversari politici e gli strati sociali “nemici“.

Quindi se gli strati bassi della società odiano la media borghesia questa è la prima ad essere annientata. Ma successivamente, livellando verso il basso se ne creerà un’altra composta da impiegati, maestri, professori che sarà annientata anche essa e così andando avanti, sempre verso il basso fino a che la società esausta, acclama un nuovo ordine e si lascia fagocitare dal regime.
E’ il modo con cui vengono usati i cittadini e le circostanze che determinano poi nella realtà lo svolgimento dei fatti ma il risultato è uno solo : la perdita dell’indipendenza.

Il continuo rimarcare che nella nostra nazione le cose vanno male perchè c’è chi evade le tasse, che gli evasori sono tutti in una certa classe sociale “borghese” o “medio borghese” , che gli avversari politici sono “delinquenti“, “corrotti“, “mafiosi” è il modo per instillare l’odio ed insinuare nella mente delle persone verità di una realtà artata a dovere, spostando il vero problema.
Come abbiamo già visto nel racconto, degli insuccessi dovuti alla propria incapacità, i bolscevichi non si assumono mai responsabilità proprie ma trovano sempre un capro espiatorio, una scusa, un modo per deviare le accuse ai fallimenti economici, organizzativi, politici.
Il presidente del consiglio a Bologna si è immediatamente dato una giustificazione perchè “LUI“, non sbaglia, non può sbagliare e chi lo contesta è sicuramente “sul libro paga dell’opposione, un sobillatore“.
Altro fatto da non sottovalutare.
L’uso continuo della magistratura che all’inizio è il vero braccio armato del partito (grazie a Togliatti). I magistrati si danno alacremente da fare, coadiuvati dai giornali, nel distruggere gli avversari politici, nel fare da amplificatori alle iniziative del governo, nell’agire li dove il governo non può arrivare quasi a confermare l’avvio di un Partito delle Procure, come anche esponenti della sinistra ebbero a dire.
Un governo bolscevico ha necessità di una polizia segreta ed anche la possibilità di controllarla, usarla secondo le convenienze. Ecco che la magistratura gli offre la possibilità del raggiungimento dello scopo distruggendo, i Servizi di sicurezza interni, legittimi e quindi dando la possibilità di una riforma, di un riassetto ma non solo : inquisendo gli avversari politici, i loro familiari, gli amici, i collaboratori, cercando di fare terra bruciata intorno a loro.
In questa fase l’aiuto della stampa è fondamentale, è essa a creare il caso, è essa a condannare in via definitiva gli imputati ed è sempre essa che rende ammissibile alla popolazione il cambio dell’organizzazione dei servizi di sicurezza mettendo in evidenza quanto sia indispensabile farlo per la “difesa della democrazia“.
Se non ricordate male, in seguito al caso del terrorista islamico i nostri Servizi segreti sono entrati nell’occhio del ciclone e decapitati.
Immediatamente è iniziata la fase di ricostruzione, con l’appoggio della stampa e guarda caso con una proposta di legge, i servizi di sicurezza dovrebbero essere riformati (come se negli ultimi anni le riforme non fossero bastate. Ricordate l’aggiunta di “democratici”, in perfetto stile sovietico, ai nomi?) ed andare alle dirette dipendenze del capo del governo (film già visto qualche righa più su).
La schedatura della popolazione, con l’esclusione dei ruoli “protetti”, si può fare in tanti modi. Questo governo, seguendo i principi precedentemente enunciati, si appresta a farlo con la scusa dell’evasione fiscale. Obbligare i cittadini a pagare con la carta di credito, il bancomat o gli assegni è un modo per controllarli. La schedatura elettronica, fatta dalle banche, viste anche le predenti leggi fatte ad hoc sempre da un governo di sinistra, permette di entrare nella sfera privata dei cittadini conoscendone sia la disponibilità economica sia le preferenze personali, i contatti con altre persone e perfino tutti i movimenti sul territorio.
Pensate bene all’uso che si può fare di un’anagrafe dettagliata come quella delle spese. La prima cosa che mi viene in mente è la separazione tra “borghesi“, “medio borghesi” e gli “altri”, dove tra gli altri non sono compresi i “ricchi” ( quelli veri, quelli protetti) perchè funzionali al mantenimento della nazione (vedi tutte le privatizzazioni e conoscerai i nomi, ricorrenti, degli amici del governo)

Mi rivolgo a tutti coloro che ancora hanno un po’ di materia grigia funzionante. Studiate velocemente i fatti che vi ho segnalato e vedete se riuscite a trovare analogie tra il passato ed il presente. Fatelo velocemente e diffondete quello che scoprirete perchè di tempo, per salvare la democrazia, (nel vero senso della parola) ne è rimasto poco.
Da noi non ci sarà una rivoluzione nel sangue ma un passaggio morbido del quale nessuno si accorgerà ma quando si riapriranno gli occhi e ci si renderà conto del cambiamento sarà ormai troppo tardi.
Fate tesoro delle impressionanti menzogne che sono state raccontate da questo governo e dai partiti che li appoggiano e se volete continuare a vivere da persone libere agite velocemente.

Ed ora preparatevi a leggere nei commenti che sono “pazzo”, “allucinato”, “carico d’odio”, che “racconto bugie”, “minimizzazioni del problema”. Di tutto pur di deleggittimarmi agli occhi di chi legge.

Buona vita in libertà

Comunismo 5° parte

holodomor six-million perish in soviet famine
holodomor six-million perish in soviet famine

La «dekulakizzazione» del 1930-1932 fu la ripresa su ampia scala della decosacchizzazione: questa volta, però, fu rivendicata da Stalin, la cui parola d’ordine ufficiale, strombazzata dalla propaganda di regime, era «sterminare i kulak in quanto classe».
I kulak che resistevano alla collettivizzazione furono fucilati, gli altri deportati con donne, vecchi e bambini. Certo non furono tutti eliminati direttamente, ma il lavoro forzato al quale vennero sottoposti, in zone non dissodate della Siberia e del Grande Nord, lasciò loro poche possibilità di sopravvivenza. Centinaia di migliaia di persone persero la vita, ma il numero esatto delle vittime non si conosce ancora.
La grande carestia ucraina del 1932-1933, legata alla resistenza delle popolazioni rurali alla collettivizzazione forzata, provocò in pochi mesi la morte di 6 milioni di persone (Holodomor).
In questo caso, il genocidio «di classe» si confonde con il genocidio «di razza»: la morte per stenti del bambino di un kulak ucraino deliberatamente ridotto alla fame dal regime stalinista «vale» la morte per stenti di un bambino ebreo del ghetto di Varsavia ridotto alla fame dal regime nazista.
Questa constatazione non rimette affatto in discussione la singolarità di Auschwitz: la mobilitazione delle risorse tecniche più moderne e l’attuazione di un vero e proprio processo industriale (la costruzione di una «fabbrica di sterminio»), l’uso dei gas e dei forni crematori, ma sottolinea una particolarità di molti regimi comunisti: l’uso sistematico dell’arma della fame.
Il regime tende a controllare completamente le riserve alimentari e, con un sistema di razionamento talvolta molto sofisticato, le ridistribuisce in funzione del merito o del demerito degli uni o degli altri. Questa pratica può provocare immani carestie.
Faccio notare che, dopo il 1918, soltanto i paesi comunisti hanno conosciuto carestie tali da causare la morte di centinaia di migliaia, se non di milioni, di uomini. Ancora nell’ultimo decennio due dei paesi dell’Africa che si rifacevano al marxismo-leninismo, l’Etiopia e il Mozambico, sono stati vittime di queste micidiali carestie.

E’ possibile fare un primo bilancio globale di questi crimini:

kulaki ucraini morti di fame
kulaki ucraini morti di fame
  • – fucilazione di decine di migliaia di ostaggi o di persone imprigionate senza essere state sottoposte a giudizio e massacro di centinaia di migliaia di operai e di contadini insorti fra il 1918 e il 1922;
  • – carestia del 1922, che ha provocato la morte di 5 milioni di persone;
  • – deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920;
  • – assassinio di decine di migliaia di persone nei campi di concentramento fra il 1918 e il 1930;
  • – eliminazione di quasi 690 mila persone durante la Grande purga del 1937-1938;
  • – deportazione di 2 milioni di kulak (o presunti tali) nel 1930-1932;
  • – sterminio di 6 milioni di ucraini nel 1932-1933 per carestia indotta e non soccorsa;
  • – deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi e bessarabi nel 1939-1941, poi nuovamente nel 1944-1945;
  • – deportazione dei tedeschi del Volga nel 1941;
  • – deportazione-abbandono dei tatari della Crimea nel 1943:
  • – deportazione-abbandono dei ceceni nel 1944;
  • – deportazione-abbandono degli ingusceti nel 1944;
  • – deportazione-eliminazione delle popolazioni urbane della Cambogia fra il 1975 e il 1978;
  • – lento sterminio dei tibetani per mano dei cinesi dal 1950 eccetera.

La lista dei crimini del leninismo e dello stalinismo, spesso riprodotti in modo quasi identico dai regimi di Mao Zedong, Kim Il Sung e Pol Pot, potrebbe essere estesa all’infinito. Rimane una delicata questione epistemologica: lo storico, nel delineare e interpretare i fatti, è autorizzato a ricorrere a nozioni quali «crimine contro l’umanità» e «genocidio» che, come abbiamo visto, appartengono alla sfera giuridica?
Queste nozioni non sono forse troppo legate a imperativi contingenti – la condanna del nazismo a Norimberga – per essere inserite in una riflessione storica che miri a impostare, sul medio periodo, un’analisi valida?
D’altro canto, queste nozioni non sono troppo cariche di valori suscettibili di falsare l’obiettività dell’analisi storica?

Armi di distruzione di massa

Halabja 16 marzo 1988
Halabja, dove il 16 marzo 1988 – le truppe di saddam usaro gas nervini sulla popolazione civile

Gli episodi delle lettere all’antrace negli Stati Uniti hanno portato alla ribalta la minaccia del superterrorismo – o megaterrorismo – come da qualcuno è stato chiamato, vale a dire del terrorismo, specie quello di matrice etnica e religiosa, che colpisce in forme distruttive attraverso l’impiego di armi di distruzione di massa. Il concetto di arma di sterminio è stato definito precisamente dalla comunità  internazionale solo all’indomani del secondo conflitto mondiale. E’ nel 1948, infatti, che la Commissione delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali equipara le armi nucleari, biologiche e chimiche (NBC) sotto la comune definizione di “armi di distruzione di massa”. Le armi chimiche sono considerate come “la bomba atomica dei Paesi poveri” per sottolineare la facilità  con la quale Paesi in via di sviluppo senza speranza di entrare a breve termine nel club nucleare possono dotarsi di questo tipo di armi nonchè per il loro valore dissuasivo simile a quello delle armi nucleari. Sulla base di quanto stabilisce la Convenzione di Parigi del 1993, la nozione di “arma chimica” comprende sia i prodotti chimici tossici che possono provocare la morte, o anche solo danni permanenti o incapacità  temporanea, ad animali ed esseri umani, sia qualsiasi equipaggiamento destinato al loro impiego. Malgrado si parli comunemente di “gas”, il termine appare improprio dato che gran parte degli agenti chimici, oltre ad essere incolori ed inodori, sono liquidi, una caratteristica che ne rende più semplice lo stoccaggio e il trasporto nonchè facilita il confezionamento di munizioni o testate missilistiche. Quando impiegati, tali composti si disperdono nell’atmosfera, per mezzo di dispositivi meccanici o per azione del calore, come spray di finissime goccioline che possono penetrare attraverso i tessuti cutanei oppure sotto forma di nube di vapore, causando seri disturbi respiratori. Il compito di accertare se uno Stato sia impegnato nella produzione di armamento chimico non è facile, neanche per i migliori apparati d’intelligence.

Non a caso, impianti e apparecchiature per la produzione di pesticidi, insetticidi o agenti antincendio possono essere convertiti per usi militari, così come le attrezzature e la tecnologia per l’irrorazione di tali aggressivi sono comuni anche per l’impiego civile (si pensi ai “crop duster planes” utilizzati negli USA per l’agricoltura e, come l’esperienza irachena dimostra, facilmente convertibili in UAV). Ciò senza dubbio si presta ad un impiego terroristico di agenti chimici su zone relativamente estese (fra cui centri abitati), assegnando a questi una chiara funzione strategica. Se invece il loro uso è limitato al campo di battaglia, la loro funzione di interdizione d’area si realizza con pesanti limitazioni alla mobilità  di reparti e truppe. Gli agenti chimici possono essere del tipo persistente e non persistente: i primi sono idonei per la contaminazione di un’area per una durata prolungata che varia da poche ore ad alcuni giorni, mentre i secondi hanno un effetto la cui durata oscilla da pochi minuti a poche ore e sembrano più adatti per assalti tattici diretti a causa della loro rapida evaporazione. Una fondamentale distinzione riguarda la letalità  delle varie armi chimiche. Al livello più basso, troviamo i gas molestanti, aggressivi non persistenti che vengono usati dalle polizie di tutto il mondo per il mantenimento dell’ordine pubblico e che provocano invalidità  temporanee attraverso disturbi fisici. In questa categoria rientrano i lacrimogeni (CN, CS, CR), gli urticanti ecc.. Sempre sul confine più basso si collocano gli agenti incapacitanti o invalidanti, concepiti allo scopo di inabilitare gli esseri umani per una durata limitata (poche ore o giorni) senza provocare, nella maggioranza dei casi, conseguenze letali o menomazioni persistenti. Possono agire a livello psichico (psicotropi) e a livello fisico. I più noti di tali agenti sono il BZ e l’LSD. Accanto a queste due categorie va affiancata anche quella dei defolianti, che sono sostanze chimiche che distruggono la vegetazione e che possono avere, in alcuni casi, effetti mortali sull’uomo. La più celebre di queste è senza dubbio l’agente arancione, a cui hanno fatto ricorso gli americani in Vietnam. Le armi chimiche vere e proprie sono quelle che possono produrre effetti letali e sono suddivise a seconda del loro livello di letalità :

– agenti asfissianti o soffocanti, armi chimiche di prima generazione, sono aggressivi non persistenti che attaccano l’apparato respiratorio. Possono essere sotto forma di gas o di vapori e si caratterizzano per la loro volatilità . I più conosciuti sono il fosgene (Cg), che è un aggressivo che provoca lesioni a livello degli alveoli polmonari di difficile trattamento medico, il difosgene (Dp) e la cloropicrina (Ps); – agenti vescicanti, armi chimiche della seconda generazione, sono liquidi oleosi persistenti che provocano ustioni cutanee, degli occhi e dei polmoni oltre che lesioni delle mucose. Possono anche avere un’azione endotossica. I più noti di questa categoria sono il gas mostarda, o iprite (H) – denominazione che deriva dalla città  belga di Ypres, teatro di una battaglia in cui i tedeschi fecero ricorso per la prima volta a questo gas contro le truppe inglesi – e la lewisite (L);

– agenti nervini o neurotossici, armi chimiche della seconda generazione, sono composti organofosforati che attaccano il sistema nervoso (bloccano o inibiscono la trasmissione dell’influsso nervoso) e si distinguono dagli altri aggressivi per la loro elevata letalità . Si dividono in due gruppi: 1) agenti G di natura non persistenti ed assorbiti per inalazione, quali il Tabun (Ga), Sarin (Gb) e il Soman (Gd); 2) agenti V di carattere persistente suscettibili di essere assorbiti tramite la pelle, il più noto e virulento dei quali è il Vx. Si presume che le dosi mediamente letali per l’uomo siano di circa un milligrammo di Gb, 0.4 di Vx, mentre la dose letale di Gd è intermedia;

– agenti emotossici o antimetabolizzanti, agenti non persistenti, causano un avvelenamento del sangue. Si tratta dell’acido cianidrico e del cloruro di cianogeno;

– tossine, classificate come armi chimiche, secondo alcuni apparterrebbero alla categoria delle armi biologiche. Sono molecole di origine naturale che, non potendo riprodursi nell’organismo attaccato, si distinguono dagli agenti biologici e potrebbero quindi essere impiegate come armi chimiche. Tra queste figurano, tra gli altri, la tossina dello staffilococco, la botulina (la più letale) e vari tipi di veleni.

Gli agenti chimici sono simili a quelli biologici per il fatto che le vie d’ingresso comprendono parimenti inalazione, ingestione o la via dermica. Essi differiscono invece dalle loro controparti biologiche per via del fatto che non sono contagiosi (come invece lo sono alcuni patogeni) e dell’effetto immediato indotto dalla maggior parte dei composti chimici, cosicchà© è molto meno difficile distinguere tra un attacco chimico ed un “fenomeno naturale”. Per essere efficaci, infatti, gli aggressivi biologici necessitano di un periodo d’incubazione di qualche giorno o di qualche settimana perchè possano moltiplicarsi nell’organismo colpito (sia esso una persona, un animale o una pianta), visto che l’efficacia di un’arma biologica è funzione di questa sua capacità  riproduttiva. Ciò costituisce un punto di forza, poichà© rende difficile l’attribuzione dell’attacco, soprattutto se l’agente usato provoca gli stessi effetti di una malattia endemica già  esistente. Tale peculiarità  rende le armi biologiche adatte ad essere utilizzate per attacchi clandestini, dal livello della guerra tra spie ad impieghi tattici più ampi, nel quadro di guerre convenzionali o nel contesto di eventuali guerre non dichiarate. Armi del genere si prestano ad operazioni puntuali di sabotaggio o di terrorismo servendosi dell’acqua, degli stock alimentari, dei condotti dell’aerazione, dei tunnel della metropolitana ecc., anche se non è agevole maneggiarle, per via della difficoltà  di controllare l’epidemia che può rappresentare una minaccia per lo stesso attaccante. Un attacco di bioterrorismo contro popolazioni civili non può, comunque, non avere un forte impatto psicologico e, nel caso in cui venga realizzato in grande stile, può ostacolare persino le operazioni di soccorso. Le armi biologiche – così ribattezzate negli anni Settanta (prima si parlava di armi batteriologiche) – non sono una novità  dei nostri giorni: la guerra biologica risale all’alba dei tempi, dato che vi hanno fatto ricorso i Romani ed altri popoli prima di loro. Anche in questo caso è complesso distinguere impianti militari da infrastrutture civili (centri ospedalieri radioterapeutici, strutture per la ricerca biomedica), tanto che da un rapporto della CIA del 1997 emerge che qualsiasi microorganismo patogeno può oggi essere riprodotto in laboratorio ed in quantitativi industriali.

Gli aggressivi così prodotti possono essere disseminati sull’obiettivo secondo diverse modalità : mediante vettori vivi (ad esempio, insetti, uccelli, topi), la contaminazione di riserve idriche e alimentari oppure attraverso il tradizionale metodo dell’aerosol.

Gli agenti biologici letali sono suddivisi in quattro categorie:

– virus, i più piccoli microorganismi viventi, sono in grado di riprodursi nelle cellule viventi che essi parassitano. Il solo mezzo di difesa in tal caso è il vaccino. Alcuni virus sono responsabili di malattie gravi o mortali come il vaiolo, la febbre gialla (questi due in particolare suscitano interesse per fini militari) o le febbri emorragiche di Lhassa, Marburg o di Ebola;

– batteri, organismi unicellulari che possono essere coltivati in assenza di cellule viventi, richiedono procedure analoghe alle tecniche in uso nelle industrie dei prodotti fermentanti – si parla allora di tecnologie e tecniche “dual use” o bivalenti. Si possono citare, oltre all’ormai famoso bacillus anthracis che causa il carbonchio – identificato per abbreviazione nei documenti dell’UNSCOM come “agente B” – gli agenti della morva, della tularemia, della tubercolosi e del colera. Il più virulento è il bacillo responsabile della peste (Pasteurella pestis), dato che questa malattia è trasmissibile all’uomo direttamente attraverso un colpo di tosse;

– rickettsie, microorganismi che si riproducono solo nei tessuti viventi, come i virus. Tra le infezioni più note si ricordano il tifo e particolari forme febbrili, quali quella delle Montagne Rocciose e quella del Queensland;

– funghi, che provocano infezioni i cui effetti sono essenzialmente incapacitanti. Tra queste le infezioni provocate da champignon e ruggini ecc..

La nuova frontiera delle armi biologiche potrebbe essere quella rappresentata dalle armi “etniche”, ossia quelle destinate a colpire specifici gruppi umani o razziali (si parla, a questo proposito, di guerra genetica). Tale possibilità , basata sulle provate differenze genetiche esistenti tra le varie popolazioni, si serve dei progressi della microbiologia, in particolare di quelli dell’ingegneria genetica, per conseguire lo scopo di accrescere il grado di letalità  e virulenza degli aggressivi biologici tale da renderne pressochà© impossibile la scoperta ed il trattamento. E’ verosimile che programmi di ricerca in questo settore siano in corso in alcune Nazioni “fuorilegge” (rogue States o, usando un termine invocato più dagli europei, threshold States), come Libia, Siria, Iran e Iraq, grazie soprattutto all'”assunzione” di cervelli ex sovietici precedentemente impiegati nella Biopreparat. Un ultimo accenno è ad una questione rimbalzata recentemente sulla stampa: quella delle cosiddette Suitcase Atomic Bombs (Sab), ordigni nucleari di dimensioni così ridotte da poter essere collocati e trasportati in una valigia. Il caso era scoppiato già  nel 1997, quando l’ex capo del Consiglio di sicurezza russo generale Lebed aveva riferito di fronte al Congresso degli Stati Uniti della mancanza nell’arsenale russo di un certo numero di Sab. Nonostante la secca smentita delle autorità  di Mosca, le dichiarazioni di Lebed trovarono conforto nelle affermazioni di un altro esponente dello staff di Eltsin, l’ex consigliere per la sicurezza ambientale Yablokov, secondo cui, tra l’altro, le Sab erano state costruite per il Kgb (Komitet Gosudarstvennoye Bezopasnosti, il potente servizio segreto sovietico) negli anni Settanta per scopi terroristici. Ad ogni modo, qualora se ne confermasse con certezza l’esistenza, queste armi potrebbero costituire un obiettivo appetibile per i terroristi. Il rischio che armi di distruzione di massa possano cadere in mani sbagliate non potrà  risolversi solo con gli accordi internazionali di disarmo. Si dovrà  provvedere, prima o poi, a sottrarre ai terroristi il loro terreno più fertile, ossia quello delle “aree grigie” (in particolare in Asia centrale, Balcani e Sud America) dove non c’è uno Stato che impone delle regole e dove, grazie a connubi con gruppi criminali di diversa natura – entrambi dotati di eserciti privati che sostituiscono, in tutto o in parte, le strutture ufficiali di potere – avvengono i più svariati traffici illeciti, che spesso coinvolgono armamenti “sensibili” e/o loro componenti (ad esempio precursori chimici). Forse l’attenzione rivolta all’Afghanistan è solo l’inizio.

Alcuni commenti dei fatti di Falluja si trovano nel post : Terrorismo : L’Europa pensa a difendersi