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Immigrazione e Svezia 3

130520_husby.jpgAncora disordini in Svezia che ormai è accertato non è più quel paradiso che era una volta. La politica d’immigrazione dei governi di sinistra ha ormai distrutto il tessuto sociale della nazione “esempio” dell’integrazione.
Tutto ha funzionato bene fino al momento in cui la popolazione di una certa religione non ha raggiunto la massa critica del 6%. Svedesi naturalizzati ai quali è stata data la cittadinanza, adesso impongono il loro volere religioso con la violenza.

In “Immigrazione e Svezia” ed in “Immigrazione e Svezia 2” abbiamo affrontato i problemi che l’immigrazione ha creato alla nazione considerata tra le più avanzate al mondo, un modello per tutto l’occidente.
Oggi parliamo di Husby. Nessuno di voi sa cosè. Husby è un quartiere a nord di Stoccolma che col tempo si è riempito d’immigrati, rifugiati politici e tutta una sequela di feccia proveniente dalle nazioni in guerra e da quelle della cosidetta “primavera araba”.
Indovinate cosa c’è d’mportante ad Husby? Ce lo dice su youtube Eng. Abdullahi A. Yusuf :
http://youtu.be/1vApsHz7R3Y
Veniamo ai fatti.
Come riportato da un giornale locale “Husby the local” il giorno 14 un signore con un machete ha affrontato la polizia locale che è stata costretta ad abbatterlo. Quindi una settimana fà accade un fatto di sangue nel quale un’immigrato viene ucciso per cause ancora da chiarire. Ma agli abitanti di Husby è chiarissimo : la polizia “bianca” ha ucciso un’immigrato certamente non alto biondo e con gli occhi azzurri come la polizia stessa ammette.
Oggi, 20 Maggio 2013 si scatena la reazione della popolazione oppressa dai bianchi razzisti :
http://youtu.be/Dlb6tSll9A0

Questo è l’imam di Husby. Parliamo di terza generazione : ascoltate attentamente in che lingua parlano.

Benvenuti in Eurabia!

Il modello svedese è decisamente in crisi. Punto di riferimento nel mondo per la giustizia sociale, l’ordine e l’alto livello di ricchezza, la Svezia è lungi dall’essere il bengodi di cui si continua a pensare. Primo paese industrializzato per percentuale di immigrati (15%) e quarto nel mondo sviluppato per presenze straniere in valore assoluto, ha un tasso di disoccupazione tra gli svedesi del 6%, ma tra gli immigrati raggiunge il 16%. Come si può notare quando si vive di solo sussidi dello stato la disoccupazione è dilagante. Il fenomeno è tanto più evidente in Svezia a causa della politica di sostegno agli immigrati che drena risorse alla nazione a discapito degli autoctoni.
Ciò che colpisce è la mancata integrazione della popolazione straniera, su cui incide una disoccupazione pari a quasi tre volte tanto che sui nativi svedesi.
La rivolta di Husby, poi, mette in evidenza la crisi di un modello di apertura agli altri, diventato insostenibile a tutti gli effetti. E quando manca un anno dalle elezioni politiche, il Partito dei democratici svedesi, formazione dai toni anti-immigrazione, viaggerebbe al terzo posto nei sondaggi.

4° giorno di disordini

Stoccolma, 23 mag. (TMNews) – La polizia di Stoccolma ha chiesto rinforzi, mentre nelle capitale svedese si profila una quinta notte di rivolte nelle periferie a forte concentrazione di immigrati, dove in questi giorni sono state bruciate auto e attaccate stazioni delle forze dell’ordine.
I disordini, che hanno deteriorato l’immagine di nazione pacifica ed egualitaria di cui la Svezia godeva all’estero, hanno scatenato un dibattito nel Paese sull’integrazione degli immigrati, che formano il 15 per cento della popolazione.
Molti degli immigrati che arrivano nel Paese grazie alla generosa politica sui rifugiati, faticano a imparare la lingua e trovare un impiego malgrado i numerosi programmi predisposti dal governo.
Oggi la polizia ha annunciato che chiederà rinforzi da altre parti del Paese, perchè l’allerta è sempre alta e si prevede che la situazione non sia destinata a migliorare a breve. I vigili del fuoco hanno raccontato di essere stati chiamati per novanta diversi incendi nel corso della notte, la maggior parte dei quali causati dai rivoltosi.
All’alba di oggi, la locale stazione di polizia nel distretto di Kista, vicino alla periferia di Husby dove domenica notte erano scoppiati i primi disordini, è stata bersaglio di una sassaiola. Massi sono stati inoltre lanciati contro due centrali di polizia nel sud di Stoccolma; nella periferia sud di Skogaas, un ristorante ha riportato ingenti danni dopo essere stato dato alle fiamme.

Islam e libertà religiosa

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Uno dei Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani per motivazioni religiose

Non molto tempo fa, il Dipartimento di Stato americano ha soddisfatto una richiesta del Congresso e ha reso pubblico il suo primo Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa Internazionale. Si tratta di un grosso lavoro, di oltre un migliaio di pagine, che copre 194 Paesi. Ad esso hanno lavorato centinaia di persone per più di diciotto mesi. Da una lettura del rapporto emerge che i 21 Stati del Medio Oriente (in più l’Autorità Palestinese) non hanno rivali a livello internazionale, quando si arriva a dire alla gente come pregare e vivere. Iniziamo proprio dal gradino più basso: questa regione vanta l’unico Stato al mondo – l’Arabia Saudita – che il rapporto descrive come un luogo dove “non esiste assolutamente la Libertà Religiosa”. E ne spiega il motivo: “l’Islam è la religione ufficiale e tutti i cittadini devono essere musulmani… Il governo proibisce la pratica pubblica delle altre religioni”. È così! Alla fine del 1990, mentre centinaia di migliaia di truppe statunitensi stazionavano in Arabia Saudita, per proteggerla dall’Iraq, il presidente Bush andò in visita ai soldati, per festeggiare con loro la festa americana del Ringraziamento. Ma poiché egli voleva rendere grazie al Signore prima di sedersi a festeggiare, dovette consumare quel pasto a bordo di una nave, al largo della costa saudita. Alcune settimane dopo, le truppe americane non poterono partecipare alle funzioni religiose del Natale sul suolo saudita, funzioni che vennero celebrate in tende mimetizzate o nelle mense. Le autorità saudite insistono altresì sul tipo di Islam. Perseguono gli sciiti e permettono solo uno specifico tipo di Islam sunnita. Il rapporto spiega in modo delicato ma anche inquietante: “in genere la pratica islamica è limitata a quella dell’ordine wahhabita”, il più gretto tra tutti, e “vengono scoraggiate le pratiche contrarie a questa interpretazione”. I Paesi vicini peggiori sono il Sudan, l’Iraq e l’Afghanistan, tutti descritti come luoghi in cui le autorità pongono delle “severe” restrizioni ai diritti religiosi. L’Afghanistan è il posto in cui un uomo ai vertici della gerarchia militare dice che le statue di Budda, risalenti a duemila anni fa, devono essere distrutte perché “non sono islamiche”. In Iraq, è l’ordinaria storia della repressione stalinista: “il governo bahatista controllato da Saddam Hussein, per decenni, ha condotto una brutale campagna di stragi, di esecuzioni sommarie e di prolungate detenzioni arbitrarie ai danni di capi religiosi e di seguaci, appartenenti alla popolazione musulmana sciita”. Il Sudan ha mosso un’orrenda guerra contro la popolazione non-musulmana, provocando ciò che probabilmente è il peggiore disastro umanitario del mondo odierno. A un livello meno terribile, si trovano l’Iran e la Libia, dove il governo semplicemente “limita” i diritti religiosi. In Iran, le principali vittime, che si stima siano un terzo di un milione di Baha’is, insieme ai musulmani sunniti e ad altri sentono il peso maggiore della furia di regime. In Libia, un Paese più omogeneo, stiano attenti coloro che dissentono le eccentriche opinioni sulla devozione religiosa, nutrite da Mu’ammar al-Qadhdhafi: “Sono messi all’indice i gruppi islamici le cui convinzioni e pratiche religiose sono in disaccordo con i precetti di Stato”. Segue, poi, la maggior parte di Stati mediorientali, caratterizzati da due tratti distintivi: l’Islam come religione di Stato e una teorica libertà religiosa. Un esempio tipico ne è l’Egitto: “sono proibite le pratiche religiose in contrasto con la legge islamica”.

Egipt, Muslim Destroy St.George Coptic Church – Egitto, Musulmani distruggono la Chiesa copta di S.Giorgio

http://youtu.be/N-IeVJCGWVw
In Algeria, in Giordania e in Kuwait, c’è all’incirca la stessa situazione. In questi e in un’altra decina di Stati, l’Islam è privilegiato, mentre le altre religioni esistono a malapena.
Alla fine del rapporto il Dipartimento di Stato encomia brevemente un quintetto inverosimile: Tunisia, Israele, Siria, Turchia (vistitare L’Islam e le chiese cristiane: dossier fotografico dalla zona “turca” di Cipro)ed Emirati Arabi, ove si dice che i governi rispettino “in genere” i diritti religiosi. Cosa ancor più strana, è che solo una linea politica ottiene una piena approvazione: quella dell’Autorità Palestinese, che “rispetta” senza riserva i diritti religiosi. Il rapporto sostiene che “l’Autorità Palestinese non presenta dei modelli discriminatori e vessatori nei confronti dei cristiani”, sorvolando così su una vasto piano di discriminazione e di intimidazione ai danni della minoranza cristiana in calo, come pure su oltraggi quali un tentativo musulmano di appropriarsi di due vani della chiesa più sacra per la cristianità, per trasformarli in gabinetti. Da questi risultati si traggono tre conclusioni. La prima è che il concetto di libertà religiosa è estraneo alla maggior parte dei governi mediorientali. In secondo luogo, il Dipartimento di Stato deve ulteriormente ritoccare la sua metodologia, giacché qualsiasi rapporto che pone la Siria sullo stesso piano di Israele ha bisogno di essere radicalmente ripensato. Terza conclusione, classificare l’Autorità Palestinese come la più squisita promotrice delle libertà religiose nell’intera regione è un’ulteriore prova che nessuna distorsione della verità è troppo grande nello sforzo di promuovere i negoziati arabo-israeliani.

di Daniel Pipes – 23 settembre 1999

Dal 1999 ad oggi nulla è cambiato anzi, grazie ai nostri politici calabraghe,  la prepotenza islamica si è estesa anche al vecchio continente.

What Muslims Have Done To Kosovo – Chiese distrutte in Kosovo

http://youtu.be/d2ahyVDYRLg

Kosovo, Chiesa data alle fiamme – Kosovo , Serbia, Europe: church set in flames by muslim

Kosovo, Monasteri distrutti dai musulmani – Kosovo, monasteries destroyed by Muslims

Islamic concept of Al-Taqiyah to infiltrate and destroy kafir countries

il vero islam
il vero islam

By the doctrine of Al-Taqiyah, Muslims dominate crime syndicates, increase population by massive Bangladeshi infiltration and make temporary alliances with Dalits, Christians, etc.

In the early years of the Islamic conquest of the Arabian peninsula and in the Fatah (Arab-Islamic invasion and conquest of the upper Middle East and the outside world), a Muslim concept was devised to achieve success against the enemy (non Muslims), Al-Taqiyah. Al-Taqiyah, from the verb Ittaqu, means linguistically dodge the threat. Politically it means simulate whatever status you need in order to win the war against the enemy …

According to Al-Taqiyah, Muslims were granted the Shar’iyee right (legitimacy) to infiltrate the Dar el-Harb (war zone), infiltrate the enemy’s cities and forums and plant the seeds of discord and sedition. These agents were acting on behalf of the Muslim authority at war, and therefore were not considered as lying against or denouncing the tenants of Islam.

They were “legitimate” mujahedeen, whose mission was to undermine the enemy’s resistance and level of mobilization. One of their major objectives was to cause a split among the enemy’s camp while downplaying the issues related to Islam (“Oh, I am not religious.” “Oh, that is not Islam, you are mistaken, there is so much misinformation.” “Oh, it is in the interpretation.” “Brother, Islam is all about peace and love and music just like in the 60s.”) In many instances, they convinced their targeted audiences that Jihad is not aimed at them, that indigenous people are not targeted. Meanwhile the (allegedly) “un Islamic” Muslims continued their attacks on the target’s property and life (e.g. Lashkar-e Toyiba, Mujahideen and Osama Bin Laden’s
declaration of war against innocent American civilians).

They convinced many Jews that they will be protected from Christians, and they convinced many Christians that Jews were the mortal enemies, because they killed Issa (Jesus). They convinced the Aramaics, Copts, and Hebrews that the enemy is Greece, and signed peace agreements with the Bysantines Greeks at the expense of Maronite Aramaics, etc.

They convinced the knitted diversity of India to degrade into civil war by introduction of a variant Buddhist / mystical Islam (Sufism which is decried as “deviant Islam” used to ease the transition of new recruits from local communities) creating divisions (based on Muslim – Non Muslim) eventually fomenting unrest and chaos in the land to prepare it for waves of armed Invasion (Mohammad bin Qasim, Mahmud Ghaznavi, etc.).

Even today, India is bitterly divided and getting slowly Islamised as battle lines form between hordes of overzealous Muslims (armed and trained in madrasahs) and the more pacifist civilians of urban dwellings.

This Jihadic agency of subversion was one of the most fascinating and efficient arms of the conquest. In less than four decades, the Middle East fell to the Arab-Islamic rule [since Arab society was divided again between pagan and Muslim resulting in nephews and sons killing their uncles and fathers in cold blood] followed by North Africa and Central Asia [this was the era of hordes like tribal conquests where barbaric savages invaded pacifist civilians in towns of major civilizations; the same scenario replayed itself against the Arab-Islamic world with the Invasion of the Mongolian hordes].

Al-Taqiyah was a formidable weapon, used by the first dynasties and strategists. Today, scholars may identify it as deception. But the Jihadic deception was and still is more powerful than the James Bondian methods of Western classical intelligence tactics, for the simple reason that it has a civilizational, global dimension versus the narrow State interest of the regular Western subversive
methods.

Al-Taqiyah is still in use today (and is widely practised and acknowledged by the Shi’ite sect) but not necessarily State- organized. Arab-Islamic missionaries are slowly converting the disillusioned criminal classes of the Western world by feeding them a Western “moderate” version of Islam (at the same time denouncing the actions of Muslims in the rest of the world as Un Islamic e.g. Taliban, GIA & FIA [Armed Islamic Front] of Algeria, Hamas, Lashkar -e Toyiba, Bin Laden and company, etc.)

It is done to prevent the new converts from seeing the real face of Islam; at least until their faith or mental conditioning is strong enough to make them turn against their own country and people.

A good example is the growing influence of Islamists in the Americas. On the one hand, American embassies, trade facilities, soldiers and intelligence infrastructures are under attack (but denounced as un-Islamic for the benefit of the new American converts).

On the other hand, the multiplying Islamic community (due to illegal immigration, paper marriages, religious visas granted to the religious men) attempts to pass itself off as “peace loving” and patriotic. In their own circles, the same community will liberally and violently denounce America, the West and its values (freedom, individualism, secularism, capitalism, scientific materialism, benign rehabilitation of criminals, prevention of cruelty against animals, women and gay rights).

One can easily detect Taqiyah in the two discourses used by Islamist strategists. On the one hand, one comprehensive Islamist theory is attempting to mobilize the Middle East, and sometimes Western Christian leaders and intellectuals, against “evil Jews”.

They are forming alliances with everyone from Animal Rights’ groups (to attack the Jewish tradition of slaughter which is ironically similar in cruelty to the Islamic way) to Far Right fundamentalists (to push for censorship of critiques of Islam and attack every forward thinking movement like women’s rights and gay rights).

We see considerable success on that level. And on the other hand, another Islamist comprehensive theory is attempting – with success also – to mobilize the Jews against “evil and pagan Christians”.

One can easily detect the sophisticated work of Taqiyah, for the strategic objective of Islamists is to destroy the foundations of the non Muslim civilizations, as a prelude to the defeat of an isolated Israel, India, United States of America, Britain, Germany, France, Italy, Russia, Egypt, Afghanistan, etc.

Taqiyah is not a unique phenomenon in history. Many strategists from all backgrounds implemented subversion. But the uniqueness of today’s Taqiyah is its success within advanced and sophisticated societies. Taqiyah is winning massively because of the immense lack of knowledge among Western elites, both Jewish and Christian.

For interesting examples of Taqiyah methods, visit Christian discussion groups and forums and note the discourse of Islamist visitors aimed at undermining the Christian perception of Jews, and visit Jewish discussion groups and forums and note the subtle anti-Christian discourse of Islamist visitors. It is really informative and fascinating.

Author: Dr. Walid
Publication: Bharatiya Pragna
Date: June 2000
URL: http://www.fisiusa.org/fisi_News_items/news109.htm

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La Gran Bretagna esporta il terrorismo

La più lunga e vasta indagine terroristica si è conclusa lo scorso mese con la condanna di tre musulmani britannici. Il complotto da loro ordito nel 2006 mirava a fare saltare in aria tre linee aeree transatlantiche con la speranza di uccidere fino a 10.000 persone. Questo mancato disastro offre un caustico ricordo del pericolo globale brandito dall’islam radicale con base nel Regno Unito. La Heritage Foundation definisce l’islamismo «una minaccia diretta e immediata alla sicurezza» degli Stati Uniti e The New Republic specifica dicendo che è «la maggiore minaccia alla sicurezza degli Usa». La burocrazia è d’accordo. Il ministro degli Interni britannico ha redatto un dossier nel 2003 che prendeva atto del fatto che il Regno Unito offrisse una “importante base” per il terrorismo. Uno studio della Cia del 2009 ha arguito che i cittadini di origine pakistana nati in Gran Bretagna (che possono liberamente entrare negli Stati Uniti usufruendo del programma “Viaggio senza Visto”) costituiscono con tutta probabilità una fonte di terrorismo dell’America.

Confermando, aggiornando e documentando questi rapporti, il Centre for Social Cohesion di Londra, diretto da Douglas Murray, ha appena pubblicato un’opera di 535 pagine dal titolo Islamist Terrorism: The British Connections, scritta da Robin Simcox, Hannah Stuart e Houriya Ahmed. Questo testo consta principalmente di dettagliate informazioni biografiche su due specie di perpetratori dei cosiddetti “reati connessi all’islamismo”, vale a dire episodi dove le prove puntano alle convinzioni islamiste come movente primario. Un elenco contiene delle informazioni su 127 individui giudicati colpevoli di aver commesso dei reati connessi all’islamismo o di aver lanciato degli attacchi suicidi in Gran Bretagna. Lo studio copre un periodo di 11 anni che va dal 1999 al 2009. I terroristi britannici evidenziano un deludente schema di normalità. Sono in prevalenza giovani (età media 26anni) e maschi (il 96 per cento). Quasi la metà sono originari dell’Asia meridionale. Di quelli di cui si conosce il grado di istruzione, molti frequentano l’università. Di coloro di cui si conoscono attività e occupazioni, la maggior parte ha un impiego o studia a tempo pieno. Due terzi di essi sono cittadini britannici, due terzi non hanno alcun legame con organizzazioni terroristiche messe al bando, e altri due terzi non si sono mai recati all’estero a frequentare campi di addestramento di terroristi.

In poche parole, la maggior parte dei reati connessi all’islamismo sono perpetrati da comuni musulmani le cui menti sono state conquistate dalla coerente e convincente ideologia dell’islamismo. Si spera che le cifre di coloro che svolgono attività terroristica siano circoscritte agli psicopatici, perché ciò renderebbe il problema meno difficile da affrontare ed eliminare. Il Servizio di sicurezza interna britannico stima che oltre 2.000 persone che risiedono oggi nel Regno Unito rappresentano una minaccia terroristica, il che implica non solo che “il patto di sicurezza” che in passato proteggeva in parte la Gran Bretagna dagli attacchi dei suoi stessi cittadini musulmani non è più valido da tempo, ma che il Regno Unito potrebbe dover affrontare la peggiore minaccia terroristica interna di qualsiasi Paese occidentale oltre che di Israele. Per quanto riguarda il secondo gruppo, vale a dire gli islamisti che hanno legami con la Gran Bretagna e che lanciano attacchi fuori del Paese, gli autori dello studio affermano con modestia che poiché le informazioni raccolte costituiscono un campionamento e non una lista esaustiva, non possono fornire delle analisi statistiche. Ma il loro campione rivela la portata del fenomeno, pertanto ho buttato giù una lista di paesi (con il numero dei perpetratori che hanno legami con la Gran Bretagna) in cui sono stati commessi reati connessi all’islamismo da individui aventi legami con il Regno Unito.

I due attentatori suicidi britannici che hanno attaccato un locale notturno a Tel-Aviv
I due attentatori suicidi britannici che hanno attaccato un locale notturno a Tel-Aviv. Notare i riferimenti ad Hamas ed al corano

La lista redatta dal Centro annovera: l’Afghanistan (12), l’Algeria (3), l’Australia, l’Azerbaijan, il Belgio (2), la Bosnia (4), il Canada, la Francia (7), la Germania (3), l’India (3), l’Iraq (3), Israele (2), l’Italia (4), la Giordania, il Libano e il Marocco (2), i Paesi Bassi, il Pakistan (5), la Russia (4), l’Arabia Saudita, la Somalia, la Spagna (2), gli Stati Uniti (14) e lo Yemen (10). Ho aggiunto alla lista in questione l’Albania, dove prima del 1999 fu lanciato un attacco, nonché il Bangladesh e il Kenya, che sembrano essere stati tralasciati. Complessivamente, 28 Paesi sono stati attaccati da terroristi islamisti residenti in Gran Bretagna, il che dà una certa idea della loro minaccia globale. A parte l’India, i Paesi obiettivi degli attacchi si dividono in due diverse categorie: quelli occidentali e quelli a maggioranza musulmana. Uno strano trio costituito da Usa, Afghanistan e Yemen mostra il maggior numero di terroristi aventi legami con la Gran Bretagna. Questa documentazione induce a porsi alcune domande. Innanzitutto c’è da chiedersi: quanto tempo ci vorrà perché le autorità britanniche si rendano conto che le loro attuali politiche – che cercano di migliorare le condizioni materiali dei musulmani rabbonendo gli islamisti – mancano l’imperativo ideologico? In secondo luogo, le prove tendono finora a dirigere i reati connessi all’islamismo sulla bilancia che rafforza la causa islamista in Gran Bretagna; lo schema rimarrà questo proprio come persisterà la violenza o i reati connessi all’islamismo finiranno per incorrere in una reazione violenta? E per finire, cosa dovrà accadere in termini di distruzione perché i governi non-britannici concentrino le loro procedure in materia di immigrazione su quell’uno-due per cento di britannici da cui esclusivamente provengono i perpetratori, vale a dire la popolazione musulmana? Spiacevole per quanto sia questa prospettiva, essa evita la possibilità che gli islamisti si facciano saltare in aria.

Daniel Pipes

Liberal

5 agosto 2010

Pezzo in lingua originale inglese: Britain’s New Export: Islamist Carnage

Islam – una religione che perde consensi

il prezzo da pagare
il prezzo da pagare : Se non si trattasse di una storia vera, questo racconto potrebbe essere qualificato come un romanzo mozzafiato, che ti prende dalla prima all’ultima pagina. In realtà si tratta di un racconto dal vero, dove l’autore, che non si presenta con il vero nome per motivi di sicurezza, narra la sua conversione dall’islamismo al cattolicesimo e le persecuzioni di cui è stato fatto oggetto

Frotte in fuga dall’islam cercano le chiese e si fanno cristiani 667 islamici all’ora, 16mila al giorno, 6 milioni all’anno.
Lo sceicco Ahmad al-Qataani esagererà pure, ma il fenomeno allarma le autorità musulmane. Che quindi inaspriscono la repressione. Ma non serve a nulla…
Il battesimo di Magdi Cristiano Allam ha fatto notizia, ma è solo la punta di un iceberg gigantesco, le cui dimensioni esatte sono in larga misura ignote. I gravi pericoli cui va incontro chi abbandona la fede islamica rendono difficili le stime, ma le notizie disponibili lasciano intuire un fenomeno rilevante, forse persino in grado di modificare clamorosamente il futuro del mondo.
Secondo il London Times, il 15% circa dei musulmani residenti in Europa hanno lasciato l’islam. In Gran Bretagna sono attorno alle 200mila unità e in Francia si calcola che ogni anno 15mila islamici diventino cristiani: più o meno 10mila cattolici e il resto protestanti.

Nel 2006 lo sceicco Ahmad al-Qataani, intervistato da Al-Jazeera, pronunciò parole allarmate: «L’islam è sempre stato la principale religione dell’Africa e un tempo c’erano 30 lingue africane che si scrivevano in caratteri arabi. Il numero dei musulmani africani è attualmente di 316 milioni, metà dei quali sono nordafricani di cultura araba. Nella parte dell’Africa non araba il numero dei musulmani non eccede i 150 milioni. Quando si pensa che l’intera popolazione africana è di un miliardo di persone, ci si rende conto che in proporzione il numero dei musulmani è diminuito notevolmente rispetto all’inizio del secolo scorso.
D’altra parte il numero dei cattolici è aumentato da un milione nel 1902 a circa 330 milioni e a questi si aggiungono 46 milioni di appartenenti ad altre confessioni cristiane.
Ogni ora 667 musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni giorno 16000 (sedicimila) musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni anno 6 milioni di musulmani si convertono al cristianesimo. Sono numeri enormi.

È probabile che al-Qataani abbia gonfiato i numeri per accrescere l’allarme tra i propri correligionari, ma le sue dichiarazioni rivelano un trend sempre più chiaro: malgrado le minacce di morte e le persecuzioni che subiscono gli “apostati, nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo sono molto più numerose di quelle in senso contrario. La crescita numerica dell’islam, che di recente (come ha riconosciuto il Vaticano) ha superato il cattolicesimo come religione più praticata nel mondo, si deve infatti quasi esclusivamente all’alta natalità dei Paesi islamici, i cui tassi di mortalità infantile si sono enormemente ridotti rispetto al passato grazie alla medicina occidentale. La crescita del cristianesimo, invece, si basa soprattutto sulle conversioni degli adulti. Come ha scritto il leader cristiano evangelicale Wolfgang Simpson, «negli ultimi due decenni sono arrivati a Cristo più musulmani che in tutti i secoli precedenti».

Non diamo loro il femminismo…
Il personaggio che le autorità religiose islamiche temono di più è il sacerdote copto Zakaria Botros, definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam». I suoi programmi trasmessi via satellite dagli Stati Uniti, nei quali discute da un punto di vista cristiano gli aspetti più problematici del Corano (la guerra santa, l’inferiorità delle donne, la lapidazione e così via), hanno provocato conversioni clandestine di massa al cristianesimo. La sua perfetta conoscenza della lingua araba e delle fonti islamiche gli permette di raggiungere un vasto pubblico mediorientale, e gli spettatori rimangono colpiti dalla frequente incapacità degli ulema, che spesso scelgono il silenzio, di rispondere in maniera convincente alle sue osservazioni. La ragione ultima di questo successo è che, diversamente da certe controparti occidentali che criticano l’islam solo da un punto di vista politico, l’interesse principale di Botros è la salvezza delle anime.

Come ha scritto Raymond Ibrahim sul periodico conservatore statunitense National Review, «molti critici occidentali non capiscono che per disinnescare l’islamismo radicale occorre proporre al suo posto qualcosa di teocentrico e di spiritualmente soddisfacente, non il secolarismo, la democrazia, il consumismo, il materialismo o il femminismo. Le “verità” di una religione possono essere sfidate solo dalla Verità di un’altra religione. Padre Zakaria Botros combatte il fuoco con il fuoco».

In tutto il Medio Oriente la ripulsa per gli aspetti più deteriori legati al fondamentalismo islamico, come l’autoritarismo politico, l’intolleranza, la violenza e il terrorismo, hanno avvicinato milioni di uomini e di donne al cristianesimo. Pare infatti che in Iran un milione di persone si siano segretamente convertite al cristianesimo evangelicale negli ultimi cinque anni. Il pastore Hormoz Shariat sostiene di averne convertite 50mila con il suo programma in lingua farsi trasmesso via satellite. Hormoz fa notare che nel periodo 1830-1979, 150 anni di sforzi di evangelizzazione, i missionari erano riusciti a costituire una comunità evangelicale di sole 3mila persone. Oggi invece il parlamento iraniano, preoccupato per il crescente numero di giovani che abbandonano l’islam, sta lavorando per varare la pena di morte per gli apostati.

Non reggono più la violenza
Un fenomeno simile si sta ripetendo nell’Iraq in guerra, dove sempre più persone, stanche di subire le conseguenze del terrorismo di al Qaida e delle violenze dell’estremismo religioso, ascoltano con scetticismo crescente i discorsi dei loro capi religiosi. Secondo il pastore protestante Paul Ciniraj, 5mila islamici si sono convertiti al cristianesimo in Iraq, 10mila in India, altrettanti in Afghanistan, 15mila in Kazakistan, 30mila in Uzbekistan. Roman Silantyev, segretario esecutivo del Concilio Interreligioso di Russia, ha affermato che l’anno scorso nel suo Paese circa due milioni di musulmani “etnici” si sono convertiti al cristianesimo (100mila solo nel Kirghizistan). Il disgusto per la violenza islamista è fra le motivazioni principali, dato che il numero maggiore di conversioni si è avuto nell’area di Beslan, teatro del celebre quanto atroce attentato contro una scuola elementare.

Un sandwich particolare
In Algeria la conversione di circa 80mila persone ha spinto le autorità governative a emanare di recente leggi che puniscono severamente il “proselitismo” cristiano. In Marocco numerosi articoli di giornale hanno lamentato la conversione di 25-40mila musulmani, soprattutto tra le popolazioni berbere. In Sudan ben 5 milioni di persone hanno accolto Cristo a partire dai primi anni Novanta, malgrado le terribili persecuzioni messe in atto dal governo. Quali le ragioni di queste conversioni in massa? Secondo un leader evangelicale sudanese, «la gente ha visto com’è l’islam, e al suo posto vuole Gesù».

Dopo decenni di guerra islamista, migliaia di conversioni clandestine al cristianesimo sono avvenute anche nelle aree rurali del Kashmir, dove un fedele ha dichiarato: «M’interessa la religione, ma odio la violenza. Odio i fondamentalisti dell’islam. Vengo in chiesa per cercare la pace». Il muftì di Perak, in Malesia, valuta in circa 250mila il numero di chi ha abbandonato l’islam facendo domanda ufficiale di apostasia allo Stato, un diritto che è concesso solo ai cittadini malesi appartenenti a minoranze etniche.

Colpisce che ad attivarsi siano però soprattutto le Chiese protestanti, evangelicali e pentecostali. Nel 1996 la Società Biblica Egiziana vendette solo 3mila copie di un film su Gesù, ma 600mila nell’anno 2000. Conversioni segretissime sembrano verificarsi addirittura tra i palestinesi. Un pastore evangelicale ha dichiarato: «Ho lavorato tra queste persone per 30 anni, e dovete credermi se vi dico di non aver mai visto nulla di simile». Ma vi è di più: come riporta il sito backtojerusalem, un gran numero di missionari predicano il Vangelo lungo la strada che dalla Cina giunge a Gerusalemme; e gli evangelicali della Nigeria vogliono fare l’analogo, con 50mila missionari pronti a battere tutto il Nordafrica per giungere ancora, sempre, ovvio, a Gerusalemme. Un sandwich, con l’Arabia Saudita wahhabita nel mezzo…

Più timida è invece l’attività missionaria di diversi cattolici. Il padre gesuita Samir Khalil Samir, uno dei massimi esperti cattolici dell’islam, consigliere del Papa, testimonia, per esperienza personale, che nei Paesi islamici molto clero cattolico, per paura o per un malinteso “ecumenismo”, cerca di dissuadere le conversioni.

Immigrazione e Svezia

Tutti noi conoscevamo la Svezia come un paradiso terrestre. Una nazione che per oltre un secolo non ha partecipato a guerre. Una nazione con la migliore assistenza sociale, scuole, diritto del cittadino, col maggior rispetto per tutte le etnie e culture …
La gente stava bene, la nazione è accogliente e col tempo è diventata anche multiculturale. Negli ultimi anni l’immigrazione musulmana è stata uguale a quella dell’USA e del Canada messi assieme.

Islam in Sweden

Bene, adesso la Svezia, gli svedesi, stanno raccogliendo i frutti della loro benevolenza.The number of ghettos (a phenomenon that until recently was unheard of in wealthy and egalitarian Scandinavian nations) has been increasing explosively. 14 years ago, there were only 3 such areas in all of Sweden. Today, there are 136. “Ghettos” are here defined as areas where fewer than 60% of the adult population are working, where few people vote and where school results are significantly below national minimum requirements. Integration spokesman for Folkpartiet, Mauricio Roias, is afraid that if nothing is done about the situation, these quarters will “break loose”, and that “people might get shot”What Roias isn’t saying is that people ALREADY “get shot”, and stabbed, and mugged, and raped and get stones thrown at them in Sweden’s suburbs. The latest fad right now seems to be putting fire to schools, as quite a few school buildings have burnt down from suspected arson recently.SWEDEN IS NOW SO POPULATED WITH MUSLIMS UNDER THEIR LIBERAL LAW THAT VIOLENCE IS RAMPENT. SWEDES ARE TOO SCARED TO GO TO OR NEAR MUSLIM TOWNS. LOCALS ARE BEING BEATEN ON A DAILY BASIS. IN ONE SCHOOL ONLY 2 SWEDISH KIDS ARE ENROLLED. THE LAW IS ABOUT TO BE CHANGED.

Daniel sgozzato
Daniel sgozzato

Daniel Wreström

Four years ago 17-year-old nationalist Daniel Wreström was brutally murdered by a gang of seven muslims immigrants who battered him for a long time before jumping on his head and cutting his throat.He was on his way home from a party, drunk and unable to defend himself. The purpetrators got off with a light sentence. The heinous deed caused an outrage among Swedish nationalists who in short notice summoned well over 1000 people to march in honor of his memory. The march has become an annual event in protest of the anti-White violence in Swedish society. The killer, Khaled Odeh, was sentenced for manslaughter to psychiatric care since the court came to the conclusion that he suffered from temporary insanity when he committed the crime. When the verdict is formulated this way it is not unusual that the convicted is declared healthy after about a year and is released. Only six of his companions were prosecuted. Three of them were sentenced to forty hours of community service and contact with the social services. Two of those remaining were ordered to pay 1800 Swedish crowns (about 200 Euros) in fines and the last one was released on parole and ordered to pay 1800 crowns in fines. Is a Swedish boy’s life worth that little? Less than a speeding ticket?
The problem is that Mass Media and their coverage only contribute to the tension between nationalistic Swedes and muslim immigrants. They either don’t report at all or report only what they consider is a “politically correct info”. Too much political correctness could alienate people and could spark distrust between the people and the government. Murder is murder and why they got off so easily?
Hiding a growing problem is not an answer, society must face the problem and avoid the violence, otherwise it will grow into something much bigger.
Here a list of the victims, in Sweden, of the religion of peace

Rape and unveiled woman
Ragazza violentata perchè non portava il velo

Malin and Amanda

Swedish girls Malin and Amanda were on their way to a party on New Year’s Eve when they were assaulted, raped and beaten half to death by four Somali immigrants. Sweden’s largest newspaper has presented the perpetrators as “two men from Sweden, one from Finland and one from Somalia”, a testimony as to how bad the informal censorship is in stories related to immigration in Sweden. Similar incidents are reported with shocking frequency, to the point where some observers fear that law and order is completely breaking down in the country. The number of rape charges in Sweden has tripled in just above twenty years. Rape cases involving children under the age of 15 are six – 6 – times as common today as they were a generation ago. Most other kinds of violent crime have rapidly increased, too. Instability is spreading to most urban and suburban areas.
According to a new study from the Crime Prevention Council, Brå, it is four times more likely that a known rapist is born abroad, compared to persons born in Sweden. Resident aliens from Algeria, Libya, Morocco and Tunisia dominate the group of rape suspects. According to these statistics, almost half of all perpetrators are immigrants. In Norway and Denmark, we know that non-Western immigrants, which frequently means Muslims, are grossly overrepresented on rape statistics. In Oslo, Norway, immigrants were involved in two out of three rape charges in 2001. The numbers in Denmark were the same, and even higher in the city of Copenhagen with three out of four rape charges. Sweden has a larger immigrant, including Muslim, population than any other country in northern Europe. The numbers there are likely to be at least as bad as with its Scandinavian neighbors. The actual number is thus probably even higher than what the authorities are reporting now, as it doesn’t include second generation immigrants. Lawyer Ann Christine Hjelm, who has investigated violent crimes in Svea high court, found that 85 per cent of the convicted rapists were born on foreign soil or by foreign parents. Continue reading here

Swede whore!” She was beaten by 20 immigrants

Sweden capital of crime

Just as the US, mass unskilled immigration has turned this once beautiful country into a third world cesspool.So much for tall blond blue eyed Scandinavian.

What Muslim Immigration Has Done to Sweden

March 23, 2009

A few years ago, the extreme leftist Guardian newspaper called Sweden the most successful society the world has ever known. But Sweden today is being transformed by a large influx of immigrants from the Middle East.
This report, first published on CBN.com, has the details:
Sweden’s third largest city, Malmö, sits just across the water from Copenhagen, Denmark. To visitors, Malmö seems quiet, nice, maybe a little boring; in other words, quintessentially Swedish. But under the surface, Malmö has serious problems.
On Saturday when Israel played Sweden in a Davis cup tennis match in Malmö, an estimated 6,000 Leftists, Arabs, Muslims and anarchists protested the Israeli presence in the city, and hundreds attacked police.
Almost no fans were allowed inside to watch the tennis series, because authorities feared disruptions or possible violence against the Israeli team.

Massive immigration has made Malmö today one quarter Muslim, and stands to transform it into a Muslim majority city within just a few decades.
One of the most popular baby names is not Sven, but Mohammed. Pork has been taken off some school menus. Want to learn to drive? You can attend Malmö’s own “Jihad Driving School.”
But despite Malmö’s usually placid appearance, this experiment in multiculturalism has not gone well. In the Rosengaard section of Malmö, a housing project made up primarily of immigrants, fire and emergency workers will no longer enter without police protection.
Unemployment in Rosengaard is reported to be 70 percent. An immigrant-fuelled crime wave affects one of every three Malmö families each year. The number of rapes has tripled in 20 years.
But Malmö has been so accommodating toward immigrant Muslims that a local Muslim politician, Adly Abu Hajar, has declared that “The best Islamic state is Sweden!”
Don’t ask Malmö’s Jews to give the city the same glowing assessment. Jews who dare walk the streets wearing their yarmulkes risk being beaten up.
“It’s true. Jews cannot walk the streets of Malmö and show that they’re Jews,” said Lars Hedegaard.
Hedegaard lives across the water from Malmö in Copenhagen, Denmark, where he was a columnist for one of Denmark’s largest newspapers. He says pro-Israel demonstrations in Malmö, like the ones during the fighting in Gaza earlier this year, were met with rocks, bottles and pipe bombs from Arabs and Leftists.
“I was there for demonstration; a pro-Israeli demonstration with about 400 or 500 people,” Hedegaard told CBN News. “Jews and non-Jews, and I came over to cover it. The police allowed, I’d say a hundred Palestinians or Arabs to shout and threaten and throw bombs and rockets at us. A homemade bomb landed about ten yards from me, and went off with a big bang. And now of course, I thought the police were going to jump these guys, get them out of the way. They didn’t. They just let them stand there.

leftist and muslims
leftist and muslims

Swede Ted Ekeroth helped film the Arab-Left counter-demonstrations. He saw Arabs throwing rocks at a 90-year-old holocaust survivor.
“I filmed the police chief and asked him why are they not reacting to this,” Ekeroth said. “Why are they not doing anything? And he simply answered, ‘It’s their right according to the Swedish constitution.’ We apparently did not have the same right, because we were forced out of there. Our manifestation for Israel is always peaceful, and theirs is always the quite opposite — Death, hate and killing of Jews. They come and they shout different slogans,” he continued. “It can be everything from Arabic slogans inciting killing of Jews to in Swedish and Danish, ‘Kill the Jews.’
And like all over the Western world, some on the Left, along with Arabs and Muslims and anarchists, have formed a political alliance against Israel and Jews. They demonstrate together, and in Sweden, they vote together. Muslims are a core constituency of the Left.
The immigrant issue is a big reason the right-wing Swedish Democrats are the fastest growing political party in the country. Matthias Karlsson is the Swedish Democrats’ Press Secretary. “In many parts of Sweden, people are, as I said, fed up,” Karlsson said. “And they’re being pushed too far and they want to make a stand.” Swedish Democrats, who stand for traditional Christian values and limits on immigration, have been stigmatized by the Swedish media as fascist and bigoted. Erik Almqvuist is national youth leader for the Swedish Democrats. “The media has tried to portray us as extremists, racists,” he said. “People think we’re almost inhuman.” Almqvuist faces regular death threats, and was almost killed recently in a Left-wing knife attack.
“The multicultural model in Sweden has polarized society,” Almqvuist explained. ”We have a political polarization. We have also an ethnic polarization. And the extremes are growing and it’s harder and harder to get to consensus.”
Hedegaard says as Malmö goes, so goes the rest of Sweden.
“I think the best prediction is that Sweden will have a Muslim majority by 2049, so we know where that country’s going,” he said.
CBN News was unable to get a response from Malmö’s mayor, Ilmar Reepalu. But he told a Swedish publication that he does not think anti-Semitism is greater in Malmö than in other Swedish cities, and said that harassment of Jews is “not good.”
CBN News also asked a number of Malmö Jewish leaders to appear on camera to discuss the climate of anti-Semitism. They all declined, with one saying it would only make the situation worse.

Immigrants commit 75% of the crimes in Sweden