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Il trattato di Osimo

confini
confini orientali nei periodi 1866 – 1918 – 1975

L’articolo 5 della Costituzione recita «la Repubblica è una e indivisibile». Allora perché è bastato un passaggio parlamentare ordinario e non speciale per ratificare il distacco della “Zona B” previsto da quel Trattato, avallando di fatto una modifica alla Costituzione stessa? Altro che Osimo in dubbio per la fine dell’ex Jugoslavia, cioè uno dei due soggetti firmatari, come si dibatteva dopo il ’92.

MA andiamo per ordine.

 10 Febbraio 1947: firma, a Parigi, del Trattato di Pace tra l’Italia e le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale. Un atto fortemente contestato, anche da personalità non certo accusabili di filofascismo (per tutte Benedetto Croce), un trattato che viene imposto all’Italia senza alcuna possibilità negoziale (sarà definito, per tale ragione, “Diktat”) e che segna in maniera drammatica le sorti del confine orientale italiano: cessione alla Jugoslavia di Zara, di Fiume e di gran parte dell’Istria, costituzione di uno stato cuscinetto, tra Italia e Jugoslavia, definito T.L.T. – Territorio Libero di Trieste, affidato alla tutela dell’ONU (che dovrà nominarne il Governatore) – e comprendente Trieste, il territorio ad essa immediatamente limitrofo ed una parte dell’Istria, corrispondente a circa un quarto della penisola.
All’epoca, non meno che in tutti i decenni che ne sono seguiti, il Diktat del ’47 è stato ripetutamente bollato per la sua ingiustizia ed iniquità: giudizio di certo sacrosanto se è vero, come è vero, che esso andò a sancire quel drammatico esodo di centinaia di migliaia di Italiani che abbandonarono le proprie terre, le proprie attività, i propri morti, pur di continuare ad essere Italiani; un Trattato che andò a premiare il criminale operato dei comunisti di Tito che, con le foibe, gli eccidi, il terrore di massa, realizzarono la “pulizia etnica” degli Italiani, in qualche modo anticipatrice di quelle “pulizie” che, decenni dopo, segneranno la dissoluzione della Jugoslavia.
Il Trattato di Parigi, però, fu qualcosa di più che un atto di ingiustizia, fu soprattutto un fatto macroscopico di stupidità (e ciò in politica è bene più grave): perché nel ’47 pretese affrontare e risolvere certi problemi, ignorando del tutto che oramai la situazione non era quella del ’45. L’Europa infatti non era più divisa tra paesi fascisti ed antifascisti, bensì tra blocco occidentale e blocco orientale. Fu proprio questa “stupidità” a costituire la causa specifica del fenomeno dell’Esodo. Infatti sia gli Italiani dell’Istria che quelli di Briga e Tenda si videro ceduto ad uno stato straniero e sempre a causa dello stesso Trattato di Parigi: i primi finirono sotto la Jugoslavia comunista, i secondi sotto la Francia democratica ed occidentale. L’esodo, le foibe, gli eccidi riguardarono però solo il confine orientale d’Italia, non certo quello ad occidente. Tutto ciò non era stato peraltro previsto dal Trattato di Pace che, scandalosamente, aveva ignorato che il mondo ormai si divideva tra paesi comunisti e paesi democratici e che, pertanto, ben diversa era la conseguenza di uno spostamento di confini quando realizzato a cavallo della linea divisoria tra i due blocchi.
Un secondo esempio di tale “stupidità”: il meccanismo della nascita dello stato cuscinetto del Territorio Libero di Trieste era ormai tanto fuori dalla realtà da morire prima ancora di nascere e ciò per la banalissima ragione che l’Onu non riuscì mai a mettersi d’accordo neppure sul nome del designando Governatore. Ogni nome proposto dalle nazioni occidentali incappò nel veto di Mosca e viceversa. Sempre perché nel ’47 (e così per lunghi successivi decenni) la situazione politica sarebbe stata ormai totalmente condizionata da una logica (quella dei blocchi) che il trattato di Parigi aveva preteso di totalmente ignorare.

5 ottobre 1954: a Londra, Francia, Inghilterra e Stati Uniti siglano con Italia e Jugoslavia un “Memorandum d’intesa” in forza del quale la parte del costituendo Territorio Libero amministrata dagli Alleati viene restituita all’amministrazione dell’Italia. E l’atto che permetterà, il 26 ottobre dello stesso anno, il ritorno definitivo di Trieste alla madrepatria.
Il Memorandum non ebbe mai la natura di un trattato internazionale, tanto che non venne neppure sottoposto a ratifica del parlamento italiano. Fu semplicemente un accordo di natura pratico-amministrativa che si contava sulla constata impossibilità di dare attuazione a ciò che il Trattato di Parigi aveva previsto e cioè la nascita del nuovo staterello.
Tale constatazione non si tradusse peraltro in quella che doveva essere la logica sua conseguenza e cioè restituire all’Italia tuffo ciò che non era possibile dare ad uno stato mai nato e che mai sarebbe esistito. La restituzione si realizzò solo limitatamente a Trieste, nel mentre la cosiddetta “zona B”, vale a dire la parte dell’Istria del previsto T.L.T., continuò a subire l’amministrazione della Jugoslavia, amministrazione che aveva il suo solo fondamento giuridico nell’occupazione militare del ’45 e che era in pieno contrasto con i confini della Jugoslavia, così come fissati dal Trattato di Parigi.
La conseguenza, umana, di tutto ciò che fu proprio il Memorandum di Londra segnò la spinta finale perché Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago e Ciffanova vedessero trasformarsi i propri cittadini in Esuli in Italia, così come già era awenuto per i fratelli di Zara, di Fiume, di Pola e del resto dell’Istria.

10 novembre 1975: nella cittadina marchigiana di Osimo il ministro degli Esteri italiano, Mariano Rumor, e quello jugoslavo, Milos Minic, firmano un trattato meritevole di entrare nel Guinness dei primati. Uno dei due contraenti, il governo di Roma, paga una serie di prezzi non da poco: la rinuncia alla sovranità italiana sulla zona B, la concessione di una zona franca italo-jugoslava, a cavallo del confine di Trieste, che apre a Belgrado una porta verso il Mercato Comune, più altri vantaggi materiali. L’altro contraente, la Jugoslavia, non dà contropartite di alcun genere, si limita ad incassare i lauti benefici.
Una sorta di curioso patto leonino, nel quale tutti i vantaggi vanno alla parte più debole, Belgrado, e tutti i danni a quella più forte, Roma. Siamo infatti in un momento nel quale l’Italia ha ormai il rango di quinta o di sesta potenza economica mondiale, nel mentre la Jugoslavia risulta già un paese economicamente allo sbando e segnato politicamente dalla generale previsione che, alla morte dell’ormai anziano dittatore Tito, tutto il suo castello politico sarà destinato alla crisi e forse allo sfascio.
Con il Trattato di Osimo si realizza tra l’altro un fatto politico-costituzionale di rilevanza assoluta: l’Italia accetta, tranquillamente, di sacrificare la sua integrità territoriale, senza che il mondo politico (salvo poche eccezioni) sembri quasi accorgersene. Bossi e le sue pretese di secessione possono ben vantare, in quel Trattato, un valido precedente a cui potersi richiamare nella loro volontà di spezzare il territorio nazionale!

16 gennaio 1992: morto da qualche anno il Maresciallo Tito, crollato il sistema dei regimi comunisti dell’Est, anche la Jugoslavia è giunta al capolinea ed al disfacimento. Al suo posto sono nate nuove realtà statuali. Sotto la pressante spinta di Bonn, due di questi nuovi stati, Slovenia e Croazia, vengono riconosciute dai paesi europei e tra questi anche dall’Italia.
Con questo atto di riconoscimento tutte le precedenti vicende, relative ai confini orientali d’italia (Trattato di Pace, Memorandum di Londra, Trattato di Osimo), risultano dunque superate e ciò proprio dall’accettazione italiana dei nuovi confini sloveni. L’Istria entra così inequivocabilmente ad essere parte o della Slovenia o della Croazia.
I negoziatori italiani pongono almeno due limitazioni, all’atto del riconoscimento: l’impegno di Croazia e Slovenia a garantire la tutela e l’unitarietà della minoranza italiana in Istria e, poi, la questione aperta della restituzione agli Esuli italiani dei beni immobili espropriati dal regime di Tito.
Sarà proprio su questi due temi (minoranza italiana e restituzione delle case) che si incentrerò, negli anni successivi, il contenzioso tra Roma, Lubiana e Zagabria. Contenzioso che con il ministro Martino, del Governo Berlusconi, arriverò a concretizzarsi nel veto italiano, a livello europeo, all’ingresso di Lubiana nell’Unione Europea; veto che verrà mantenuto dal successore di Martino, Susanna Agnelli, ed anzi fatto recepire dagli stessi organismi comunitari. Sarà infatti Bruxelles a ribadire che le porte europee resteranno sbarrate per la Slovenia, se Lubiana non avrò prima risolto il contenzioso con l’Italia.

Maggio 1996: siamo ormai all’ultimo atto. A Roma è stato appena formato il governo Prodi. Sottosegretario agli Esteri figura l’on. Piero Fassino il quale, prima ancora che il Senato abbia votato la fiducia al Governo di cui fa parte, si precipita a Lubiana per incontrare i governanti sloveni (tutti, come lui, ex comunisti doc) per consegnare alla Slovenia il bel pacco dono: la rinuncia italiana ad ogni veto, affinché le porte d’Europa si possano spalancare per Lubiana. Il tutto senza ottenere, e nemmeno chiedere niente di niente in contropartita.
La minoranza italiana e la sua unitarietà restano così in balia dei governanti sloveni; quanto ai beni rapinati agli Esuli il prode Fassino ottiene la vaga promessa che essi quei beni forse potranno ricomprarseli (da coloro che glieli hanno rubati). Promessa che, proveniente da un governo balcanico e di ex comunisti, ha comunque un grado di probabilità di realizzarsi che è molto prossimo allo zero.
Certo è che, trascorso ormai un anno da quel fulmineo viaggio lubianese del nostro sottosegretario, da parte slovena non si è visto passo di alcun genere. I segnali che giungono dalla Slovenia sono anzi decisamente di segno contrario (si parla di inesistenti limiti costituzionali, di ipotesi di referendum e così via), tanto da motivare espliciti interventi di richiamo da parte delle autorità europee (evidentemente poco inclini a prendersi in casa soggetti così poco affidabili). Ben più a ragione il presidente Prodi ed il viceministro Fassino dovrebbero farsi sentire e protestare con gli amici sloveni, ma così non è. Considerano, chiaramente, che con Lubiana, dopo aver ceduto tutto ed anche di più, non esiste ormai questione di sorta. Si limitano quindi ad uno stanco negoziato con la Croazia, nel quale è a tutti più che evidente che non ci potrò essere esito diverso da quello già realizzato con la Slovenia: una bella e solenne rinuncia, da parte italiana, ad ogni richiesta di giustizia per gli Esuli, ad ogni impegno di tutelare per gli italiani rimasti.
Sarà la conclusione coerente di una lunga vicenda di oltre cinquant’anni. Una vicenda nata male, proseguita peggio e conclusa in modo pessimo: con la bancarotta, totale e fraudolenta, della politica estera italiana sul confine orientale :

L’incontro tra Slovenia, Croazia e Italia, finalmente è arrivato a sancire ufficialmente la fine di una situazione di confine ingarbugliata da anni. Bene ha fatto, pertanto, il nostro Presidente Napolitano a presenziare a quell’atto dovuto alla Storia.
Ma a titolo di commento amaro, c’è da sottolineare che l’Italia è sempre quella che, internazionalmente, alla fine di un qualsiasi avvenimento sia guerresco che politico, a posteriori, ci rimette sempre a tavolino.
Dopo la “vittoria rubata” della prima guerra mondiale, questa volta la “pace rubata” parte da Osimo dove, nel ’75, il sottaciuto “Trattato” fu firmato tra Italia e Jugoslavia, caldeggiato dall’allora PCI che costrinse il governo Moro a cedere la zona “B” istriana all’amico Tito, in contropartita di un tacito sostegno allo stesso governo. (e finalmente ottennero quello che volevano fin dal 1945).
Fino a quell’anno, infatti, l’Istria era territorialmente ancora italiana, anche se amministrata in “via temporanea” dalla Jugoslavia. L’Italia si accontentò solo di qualche promessa a favore degli esuli, ma una volta definito l’abbandono (denunciato come un Atto di tradimento contro la Nazione), la Jugoslavia arrivò a vietare “solo” agli italiani di acquistare immobili e terre!

Nel trattato, però, Tito accettò una clausola: l’Istria sarebbe stata indivisibile, pena il decadimento dell’accordo stesso. Certo, il Maresciallo non immaginava una frammentazione federale postuma, ma l’Istria è stata divisa tra Slovenia e Croazia e quindi vi sarebbero state tutte le premesse per sollevare un’’istanza di revisione internazionale. Potrebbe sembrare non attuale, oggi, in tempi d’Europa Unita, riparlare di un vecchio Trattato del ’75, ma sta di fatto che c’’è e proprio noi, italiani, non dobbiamo aver paura di nominarlo, proprio perché siamo noi a volerlo superare, esigendo però, almeno,  rispetto dall’’altra parte e quanto meno non diffidenza o ritorsioni psicologiche… (come per esempio, al rovescio, in Alto Adige). Se poi dicessero, i confinanti, che non riconoscono Osimo, in quanto firmato con  la Jugoslavia, allora non sarebbe valido nessun trattato post-bellico imposto da quei presuntuosi alleati anglofoni e torneremmo alla Serenissima Venezia, dove comandava il commercio…

Nuovo ordine mondiale

Agnelli nel 1975 disse : “I regimi tecnocrati di domani ridurranno la libertà, ma non sarà un male”

E’ giunto il momento di prendere in considerazione alcuni fenomeni che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione incredibile (attenzione alle date) minacciando di cambiare radicalmente il mondo e la nostra vita, così come la conosciamo oggi.
Non si tratta di religione, superstizione o complottismo ma si tratta di affrontare con intelligenza gli strumenti che la storia ci ha dato. Tante coincidenze e quando le coincidenze sono troppe c’è motivo di avere un sospetto.
Qualche centinaio di anni fà un tipo chiamato Giovanni scrisse un libro ,l’ultimo delle sacre scritture.
Al di là delle credenze  e delle superstizioni è stupefacente come in un passato tanto remoto, una persona tutto sommato ignorante abbia descritto fenomeni che stanno avvenendo oggi.
Riporto per chi non conosce alcuni passi in cui si parla del Marchio della Bestia è citato per 7 volte e tutte nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo:

Apocalisse 13:16-18
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Chi ha intelligenza CALCOLI il numero della bestia…

… Se prendete un qualsiasi codice a barre vi accorgerete che esistono diversi tipi di barre che corrispondono ad un numero, sono tutti uguali e tutti fatti nello stesso modo, cambiano solo i numeri.
All’inizio, al centro e alla fine di ogni codice a barre noterete una barretta più lunga delle altre. Il numero corrispondente a quella barretta è il 6. Prendento le tre barrette si ottiene 666.

Codice a barre
Codice a barre

 Complottismo? Superstizione?
Strano ma quel numeretto è presente in tutti i codici a barre. Incredibile che abbiano scelto come “virgola” il numero sei. E perchè non il cinque o il sette?
Cerchiamo di analizzare l’anatomia del barcode UPC (Universal Product Code).
Guardando quindi l’immagine , soffermiamoci sulle 3 barre di controllo, ad occhio sono identiche, giusto?
Detto questo, come si rappresenta il numero “6” nel codice “UPC”?
E’ di questi giorni la notizia che entro il 2013 tutti gli americani avranno impiantato nella mano un microcip. Dicono per motivi strettamente sanitari ma dato che lavoro nel campo dell’elettronica posso affermare con certezza che l’utilizzo è molteplice.
Con la tecnologia che abbiamo a disposizione sarà anche possibile comprare e vendere senza l’utilizzo di banconote, ma accreditando il denaro in un conto nel microchip. Naturalmente nel microchip sarà presente il codice a barre, ovvero il marchio della bestia.
In buona sostanza, un numero (perchè i codici a barre sono numerici) viene sempre codificato con una sequenza di 7 “bit”, per così dire.
Un segno nero equivale ad un “uno” ed uno spazio bianco ad uno “zero”. Il nostro beneamato “6” quindi, sarà “101”.
Le barre di controllo iniziali e finali, (estrema sinistra ed estrema destra) anche se non sembra, a livello di dati contano come un “101”. Il marker mediano è uno “01010”… quindi dato che lo zero vale zero abbiamo 3 volte un numero intero 101=6. Strano vero? Un pò come la carica dei 101 🙂
Torniamo un’attimo indietro e cerchiamo di spiegare sbrigativamente il perchè il 6 è il numero della bestia.
Nella Bibbia il numero sei è messo in relazione con i nemici di Geova (ok, ok, se non avete mai letto e meditato la Bibbia, prendetelo per buono).
Il 6 è inferiore al sette ma il sette rappresenta la completezza dal punto di vista di Dio (il creato, finito, ha richiesto 7 giorni, prendete per buono anche questo). Quindi il triplice sei è simbolo di grossa imperfezione.
Il che dà risalto all’imperfezione e alle carenze di ciò che la bestia rappresenta o raffigura (ricordate che la Bibbia è scritta per essere capita da tutti quindi non critichiamo ma cerchiamo di capire con la nostra intelligenza).
Il numero della bestia, 666 è chiamato un numero d’uomo ad indicare che ha a che fare con l’uomo imperfetto, decaduto, debole e sembra simboleggiare l’imperfezione di ciò che è rappresentato dalla bestia.
Perciò il nome serve a ribadire che la bestia è terrena e simboleggia il governo umano.
Quindi niente diavoli, complotti o superstizioni. In fin dei conti quando conosciamo una persona … che non ci piace diciamo … quello è una bestia!
Adesso saltiamo ad un tempo più vicino a noi ed esattamente nel 2005.
Dal 1° gennaio 2005, in Italia è obbligatorio, inserire negli animali che debbono essere registrati, un microchip per il loro riconoscimento. L’inserimento è sotto cutaneo. Questo è servito come test e collaudo per poterlo inserire nelle persone. E’ stato un test tecnico, sanitario e psicologico ma anche di preparazione mentale per questo metodo infallibile di riconoscimento.

barcellona chip sottopelle per pagamenti
barcellona chip sottopelle per pagamenti

Perchè dico così? Perchè nel lontano 1990 succedeva che in Europa l’impianto giuridico era già pronto, mediante direttive e rapporti ufficiali, come ad esempio la direttiva 385/CEE del 1990 del Consiglio Europeo, sull’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri sulla legislazione dei dispositivi medici impiantabili, destinati all’identificazione, alla raccolta di informazioni e alla localizzazione delle persone. L’Europa già decenni parla di dispositivi RFID e chip sottopelle per accumulare le informazioni del paziente.
La VeriChip, utilizzata come una carta intelligente, per automatizzare gli acquisti o controllare i delinquenti in libertà vigilata, per le notizie finanziarie, la sicurezza dei trasporti pubblici, l’accesso agli edifici o installazioni sensibili è già in uso ma voi non lo sapevate, vero?
Tra i tanti meccanismi classici contemplati dalla Commissione Europea figurano anche i “dispositivi scatenanti un orgasmo femminile con la semplice pressione su un bottone”, con brevetto depositato in USA nel gennaio 2004. Sull’onda di tali direttive arriviamo al 2007 e leggiamo sul sito della banca d’italia che l’europa ha emanato una normativa, la SEPA, sui pagamenti europei.
La realizzazione del progetto SEPA è un obiettivo prioritario dell eurosistema per permettere di sfruttare appieno nei pagamenti al dettaglio, i vantaggi della moneta unica.
Si tratta di consentire agli oltre 300 milioni di cittadini dell’area dell’euro di effettuare o ricevere pagamenti con strumenti diversi dal contante in tutta l’area, da un singolo conto e alle stesse condizioni di base, indipendentemente dal luogo in cui si risiede, utilizzando i diversi strumenti con la stessa facilità, efficienza e sicurezza su cui si può contare nel contesto nazionale. Il superamento delle segmentazioni fra mercati nazionali, la migliore fruibilità degli strumenti di pagamento più avanzati contribuiranno ad accrescere la concorrenza, ad abbassare i costi unitari dei servizi bancari, a ridurre i costi di transazione delle attività produttive.
In parole povere uno strumento che non sia una moneta, funzioni come essa e che funzioni ovunque. A voi cosa viene in mente?
Tutto bello, tutto stupendo ed atto invogliare a far dire alle persone : che ficata!
Ed infatti già dal 2004/2005 immediatamente c’è chi si è adeguato facendo pagare l’ingresso nei locali notturni a persone che hanno un chip sottopelle dal quale possono scaricare l’importo dovuto. Non ci credete? In Spagna e Francia già accade, fate una ricerchina sul web e ve ne accorgerete.
Così come scoprirete che per motivi di sicurezza tutti i messicani sono stati indotti a farsi “inoculare” un chip sottopelle.
Nuovo ordine mondiale? Chissà però a scremare le dichiarazioni di banchieri e politici c’è da riflettere sul nostro futuro.

Ok, così comè il post è già abbastanza lungo ma se volete, continuo ma me lo dovete chiedere altrimenti tutto resta così, appeso a metà e non saprete mai chi c’è dietro al nuovo ordine mondiale ed ai loro collegamenti ai riferimenti biblici 🙂

Desideri

junio valerio borghese
Comandante Junio Valerio Borghese

Lista dei libri che mi piacerebbe avere

“I Mezzi D’assalto ” Anno2001 (Uff.Storico Marina Militare)
“La Mia Avventura A Ivrea” Anno 2003 Di Mario Giglio (Stampacolor)
“90 Uomini In Fila Allineati Sul Mirino Della 37 ” Anno1989 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Affondate Borghese” Anno1991 Di Angelo Faccia (Associazione Culturale Uno Dicembre Di Perugia)
“All’ultimo Quarto Di Luna” Anno 2005 Di Luigi Romersa (Mursia)
“Attivita’ In Mar Nero E Lago Ladoga” Anno 1972 (Uff.Storico Marina Militare)
“Battaglione Lupo 1943-45” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Ed. Del Senio)
“Breve Sogno “Anno 2005 Di Franco Martinelli (Liguori Editore)
“Breve Storia Dei Siluri A Lenta Corsa” Anno2002 (Uff.Storico Marina Militare)
“Buscando Per Mare Con La Decima Mas” Anno 2001 Di Luciano Barca (Editori Riuniti)
“Come La Fenice” Anno 2003 Di Perissinotto-Panzarasa (Ed. Lupo)
“Con Il Barbarigo A Nettuno” Anno 2005 Di Luciano Luci Chiariti ( Effepi)
“Dalla X Mas Alla Rivolta Di Algeri” Anno 2002 Di Franco Grazioli (Settimo Sigillo)
“Decima Flottiglia Mas” Anno 2005 Di J.V. Borghese (Lo Scarabeo)
“Decima Flottiglia Nostra” Anno 2001 Di Sergio Nesi (Mursia)
“Decima Marinai Decima Comandante” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Mursia)
“Decima Mas.I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana” Anno1995 (Italia Editrice)
“Decima|.Ennepi Si Raccontano” Anno 1997 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Diario Di Un Fascista Alla Corte Di Gerusalemme” Anno 2002 Di Fiorenzo Capriotti (Ed In Proprio)
“Due Della Decima” Anno 2002 Di Bedeschi-Maluta (Ed In Proprio)
“Fascisti Dopo Mussolini” Anno 1996 Di Mario Tedeschi (Settimo Sigillo)
“Fascisti Senza Mussolini” Anno 2006 Di Giuseppe Parlato (Il Saggio)
“Gli Arditi Del Mare” Anno 1934 Di Corrado Rossi
“Gli Assaltatori Del Mare” Anno 2002 Di Luis De La Sierra (Mursia)
“Guerra Negli Abissi” Anno 1998 Di Pietro Caporilli (Settimo Sigillo)
“I Fantasmi Di Nettunia” Anno 2000 Di Daniele Lembo (Settimo Sigillo)
“I Mezzi D’assalto Della X Flottiglia Mas 1940-1945″Anno 1991di Bagnasco-Spertini (Albertelli Editore)
“I Nuotaturi Paracadutisti” Anno? Di Armando Zarotti (Auriga)
“I Ragazzi Di Capo Bottero.Btg Risoluti Della X Flottiglia Mas” Anno 2007 (Novantico)
“I Reparti Speciali Italiani Nella Seconda Guerra Mondiale” Anno 2001 Di Luigi E. Longo (Mursia)
“I Vinti Di Salo'” Anno 1995 Di Ugo Franzolin (Settimo Sigillo)
“Il Battaglione Guastatori Alpini Valanga Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2001 A Cura Di Raffaele Della Serra
“Il Bel Battaglione” Anno 2002 (C.D.L. Edizioni)
“Il Btg Risoluti Della X Mas” Anno1998 Di Pierfranco Malfettani (Novantico)
“Il Comandante Bardelli” Anno 2005 Di Andrea Lombardi (Effepi)
“Il Comandante Salvatore Todaro” Anno1970 Di Armando Boscolo ( G,Volpe Editore)
“Il Golpe Borghese” Anno 2006 Di Adriano Monti (Lo Scarabeo)
“Il Prigioniero Di Wanda” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Il Principe Nero” Anno 2007 Di Greene-Massignani (Mondadori)
“Il Servizio Ausiliario Femminile Della Decima Mas” Anno 2003 Di Marino Perissinotto (Ermano Albertelli)
“Inseguendo Un Sogno.Noi,I Ragazzi Della Decima” Anno 2006 Di Walter Jonna (Ritter)
“Italia Uber Alles” Anno 2006 Di Lapo Mazza Fontana (Boroli Editore)
“Junio Valerio Borghese E La X Flottiglia Mas” Anno 2003 Di Mario Bordogna (Mursia)
“Junio Valerio Borghese.Un Principe,Un Comandante,Un Italiano” Anno2005 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“La Decima Flottiglia Mas E La Venezia Giulia” Anno 2003 Di Sole De Felice (Settimo Sigillo)
“La Decima Mas” Anno 1984 Di Ricciotti Lazzero (Rizzoli)
“La Generazione Che Non Si E Arresa” Anno1993 Di Giorgio Pisano’ (C.D.L. Edizioni)
“La Guerra Nel Dopo Guerra In Italia” Anno 2007 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Guerra Segreta Oltre La Linee” Anno 2001 Di Aldo Bertuzzi (Mursia)
“La Mia Decima Da Malta Alle Hawai” Anno2000 Di Fiorenzo Capriotti (Italia Editrice)
“La Repubblica Di Salo’| (Fascicolo)” Anno 1980 (Rizzoli-Corriere Della Sera)
“La Resistenza Fascista| .Fascisti E Agenti Speciali Dietro Le Linee” Anno 2004 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Scelta” Anno 1990 Di Attilio Bonvicini (Edizioni Virgilio)
“Le Audaci Imprese Dei Mas” Anno 1931 Di Ettore Bravetta (Edizioni Agnelli Milano)
“Le Streghe Di Mare” Anno2003 Di Vittorio G. Rossi (Il Castello)
“Luigi Ferraro Un Italiano”Anno 2000 Di Gaetano”Nin㬔 Cafiero ( Edizioni Ireco)
“Maro Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2002 Di P. Calamai N.Pancaldi M.Fusco (Lo Scarabeo)
“Maro’ Gli Ultimi Eroi” Anno 2005 Di Vito Bianchini Ciampoli (Lo Scarabeo)
“Mio Fratello Maro’ Della X” Anno 2004 Di Pier Domenico Rossi (Lo Scarabeo)
“Morte A Partita Doppia” Anno 2003 Di Ferrucio Buonaprole (Lo Scarabeo)
“Per L’onore” Anno 2003 Di Napoleone Bianchini Ciampoli (Settimo Sigillo)
“Questa E La Decima” Annio 2005 (Italia Living History Group)
“R.S.I.” Uniformi. Distintivi,Equipaggiamenti E Armi 1943-45″ Anno1989 Di Guido Rosignoli (Albertelli Editore)
“Rivisitando Storie Gia’ Note Di Una Nota Flottiglia” 1-2 Anno 2000 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“Senio.Primavera 1945 ” Anno 1991 Si Sergio Bozza ( Greco E Greco)
“Si Bella E Perduta + Elenco Caduti Del Btg Barbarigo” Anno 2004 Di Mario Tedeschi (Tedeschi C. Ed.)
“Solo Per La Bandiera” Anno 2002 Di Nino Buttazzoni (Mursia)
“Sotto Tre Bandiere” Anno 2005 Di Giorgio Farotti (Effepi)
“Taranto.Fate Saltare Quel Ponte” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Teseo Tesei E Gli Assaltatori Della Regia Marina” Anno 2006 Di Gianni Bianchi (Locman)
“Ufficio Stampa E Propaganda Della Decima Mas” Anno 2003 Di Pasca Piredda (Lo Scarabeo)
“Un Alcione Dalle Ali Spezzate” Anno 2003 Di Sergio Nesi ( Lo Scarabeo)
“Volontari Di Francia” Anno2006 Di Carlo Panzarasa (Ass Culturale Novecento)
“Missione Segreta Mar Nero” Di Renato Cepparo.Edizioni Istituto Europa 1972
“Odysseus” Di Alberto Fazio.Edizioni Occidentale 1997
Campo X Il Campo Dell’onore(Due Volumi)
Cento Uomini Contro Due Flotte.Di Virgilio Spigai Ristampa,Edizioni 2008
Colpo Di Stato Di Camillo Arcuri.Edizioni Bur 2004
Con Onore Per L’onore Di Giuseppe Rocco.Greco E Greco 1998
Decima Tarnova Di Giorgio Giombini, Antonio Delfino Editore 2006
Eroismo Italiano Sotto I Mari Di R.B. Nelli.De Vecchi Editore 1968
Fascist Criminal Camp Di Roberto Mieville.Tipografia L’artistica 2003
Fino Alla Fine Di Marino Perissinotto,Edizioni In Proprio1996
Gli Arditi Del Mare Di Marc’antonio Bragadin,Ministero Della Marina 1942
I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana Di Alfredo Brauzzi.Rivista Marittima 1991
I Sommergibili Tascabili Italiani.Di Daniele Lembo
Il Bocia Va In Guerra Di Pierluigi Tajana.Edizioni Italia 2008
Il Campo Della Memoria Del Gen.Farotti.Edizioni Italia 2007
Il Gruppo Esplorante Della Divisione “San Marco” Nelle Langhe Durante La Rsi Di R.La Mura.Ritter Edizioni 2007
Il Mare Nel Bosco(Nuova Edizione) Di Luigi Del Bono.Edizioni Italia 2007
In Fuga Oltre L’himalaya.Elios Toschi
In Mediterraneo Potevamo Mettere In Ginocchio L’inghilterra Di Teucle Meneghini.Schena Editore 1999
Io Fascista Di Giorgio Pisano’.Edizioni Net 2003
La Beffa Di Buccari Di Gabriele D’annunzio,Edizioni Treves 1918
Landa Giudone Mas All’attacco Di Nino Bixio Lo Martire.Schena Editore 1986
Lo Sbarco Di Anzio.Di Ugo Franzolin
Lo Sprecato Di Raffaele La Serra,Marvia Edizioni1989
L’un Contro L’altri Armati.Di Nicola Rao
Operazione C3 (Seconda Edizione) Di Mariano Gabriele.Ufficio Storico Marina Militare 1997
Panerai Historia
Panerai Orologi Da Polso
Pirati E Corsari Del Xx Secolo Di M.Izzo,De Vecchi Editore 1972
Rapidi E Invisibili A Cura Di Alessandro Marzo Magno,Edizioni Il Saggiatore 2007
Rinascita A Cura Del Reparto Stampa Della X Flottiglia Mas.Associazione Culturale Novecento.2003
Salvatore Todaro.Di Gianni Bianchi
Scire’ Di Sergio Nesi.Lo Scarabeo 2007
Servizio Segreto Di Carla Costa.Edizioni Europa 1998
Torpedini Umane Di Marino Cassini,Edizioni Mursia 1971
Una Sola Era La Via Di Marino Perissinotto,Aurora Edizioni
Una Vita Per L’italia Di Rodolfo Graziani.Mursia 1998
Uomini Contro Navi Di Beppe Pegolotti.Edizioni Vallecchi 1967
X Mas Di Daniele Lembo.(War Set)

Effetto Monti lo spread oltre 520

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Quello che ai più sfugge è che il differenziale tra Btp e Bundtedeschi oltre la soglia psicologica dei 500 punti base con rendimento al 7% non può far altro che obbligare il governo a varare entro breve un’altra manovra economica per riuscire a pagare quegli stessi interessi da capogiro che servono allo Stato per “piazzare” sul mercato i propri titoli

Oggi come ad ottobre: nulla è cambiato. Basta dare un’occhiata al grafico dell’ultimo trimestre per capire che le dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi non sono servite a niente. Adesso, però, le cassandre della sinistra tacciono, i giornali progressisti volano bassi e l’intellighentia dei poteri forti rivede le proprie posizioni. Perché non c’è più il Cavaliere da impallinare per una crisi economica che non nasce in Italia e che l’Italia non può risolvere (guarda il grafico interattivo).

Ci credevano davvero tutti quanti: cacciato Berlusconi tutto si sistemerà. Era diventato un mantra, una vera ossessione. Il leader Pd Pierluigi Bersani lo diceva una volta al giorno, manco gliel’avesse ordinato il medico. Da Repubblica al Fatto Quotidiano, dall’Economist al Financial Times: tutti a puntare il dito, sputare in faccia, accusare. Berlusconi capro espiatorio di una finanza che ha divorato i risparmi degli italiani. Non dev’essergli sembrato vero a tutti gli antiberlusconiani di poter addossare sulle spalle del Cavaliere le stregonerie dello spread. Già il 14 luglio l’Economist profetizzava il crollo del Belpaese e accusava l’allora presidente del Consiglio di aver dato un messaggio al mercato internazionale: “Picchiate noi perché siamo i più deboli”. Già in estate la sinistra furoreggiava. E dalle kermesse agostane di partito i vari leader assicuravano che solo le dimissioni di Berlusconi avrebbero salvato l’Italia. Da allora gli attacchi si sono fatti sempre più efficaci. Il 27 novembre il Times ha dipinto il Cavaliere come un clown e gli ha intimato di farsi da parte. Il 6 novembre, invece, il Financial Times lo ha accusato di ignorare la crisi del debito con il direttore Lionel Barber che lo ammoniva: “Nel nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vattene“.

Le tesi antiberlusconiane che circolavano in autunno sui quotidiani esteri, più che fondarsi sull’andamento dei titoli a Piazza Affari e sullo spread, scopiazzavano pedissequamente gli starnazzamenti dei vari leader all’opposizione. Il 25 ottobre il differenziale già galoppava verso la soglia record dei 400 punti base. Da lì l’idea di Bersani di usarlo come cavallodi Troia per tentare la spallata.  “Ora non c’è più tempo per crogiolarsi con le favole – diceva – per far ripartire l’Italia ha bisogno di un colpo di reni, di discontinuità sul piano politico”.

Con novembre lo spread è balzato dai 390 ai 560 punti base. Un vero e proprio sussulta. E giù attacchi al Cavaliere. Ai primi del mese Massimo D’Alema assicurava: “E’ bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. E’ la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani”. E la laeder degli industriali Emma Marcegaglia gli faceva eco chiedendo – prepotente – l’intervento del capo dello Stato: “Se ci saranno le condizioni, dovrà intervenire”. Secondo la Confindustria uno spread oltre i 500 punti sarebbe costato al Paese quasi 9 miliardi di euro. A condire l’assalto al Cavaliere ci pensava anche Repubblica che, negli stessi giorni, invitava Berlusconi a seguire le orme di José Luis Zapatero: “Il mercato si interroga sul valore dell’addio di Berlusconi, almeno in termini di interessi sul debito pubblico. Secondo gli analisti un’uscita di scena del premier vale almeno 100 punti base sullo spread tra i btp decennali italiani e i bund tedeschi. Tradotto in soldoni, è un risparmio di 15 miliardi di euro in tre anni”. Il Fatto Quotidiano arrivava addirittura a inventarsi la “tassa Berlusconi”: “Il differenziale sui Bund tedeschi sta costando molto caro alle banche e a chi, in questo periodo, deve chiedere un finanziamento”.

Dallo spauracchio all’ossessione il passo è stato davvero breve.E’ infatti bastata una prima pagina del Sole 24Ore per mandare tutti nel panico. “Fate presto” il titolo scelto dal direttore Roberto Napoletano riprendendo il titolo apparso sul Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre del 1980 che sconvolse l’Irpinia. Leggere il quotidiano della Confindustria e ascoltare i panegirici di Giorgio Napolitano era la stessa cosa: appelli all’unità nazionale, richieste di sacrifici per tutti e, sotto sotto, il diktat “Berlusconi deve dimettersi”. Tanto che il 12 novembre le dimissioni del Cavaliere sono arrivate. Un gesto di responsabilità istituzionale che è stato accolto dai fischi e dagli insulti degli anti berlusconiani che per due giorni si sono dati ai festeggiamenti.

Caroselli nelle strade di Roma, brindisi nelle scuole occupate, scritte ingiuriose sui muri della Capitale. Una festa di liberazione, insomma. “Il dittatore di Arcore è caduto”, gridavano mentre in via del Nazareno i democratici festeggiavano vestendo i panni dei partigiani trionfatori.

Poi è arrivato Mario Monti. Poi è arrivato il governo tecnico. E qualcosa è cambiato? Eccome. La stampa progressista ha svelenito il clima e si è scordata di informare i lettori che tra il 14 e il 15 novembre lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire a 540 punti base per poi tornare a scendere a fine mese a 483. Una vera e propria altalena che non guarda in faccia nessuno. Ma col Professore al governo l’Unione europea si è fatta sorniona, la stampa internazionale si è scordata della crisi del debito italiano e la Confindustria è andata in letargo. Con dicembre, infatti, i soloni non pointificavano già più di finanza e di economia. Qualcuno si è fatto sentire all’Immacolata quando il differenziale ha tirato un sospiro di sollievo ed è sceso a quota 358 punti. Un miraggio. Nessuno ci credeva realmente. Tanto che sono bastate un paio di settimane per far tornare tutto come era prima. Cos’è successo nel mentre? La manovra è stata approvata alla Camera (16 dicembre) e al Senato (22 dicembre).

Oggi come ieri, dunque.

Tre mesi di differenziale tra Btp e Bund
Tre mesi di differenziale tra Btp e Bund

Inutili le dimissioni di Berlusconi. I soli effetti della manovra “salva Italia”si sono sentiti nel magro Natale. Con le associazioni dei consumatori che hanno calcolato un calo degli acquisti per 400 milioni di euro. Qualcuno ha parlato del “peggior Natale degli ultimi dieci anni”. E, al ritorno dalle vacanze, l’andamento di Piazza Affari resta incerto anche a causa dello spread che questa mattina è tornato a varcare la soglia psicologica dei 500 punti toccando quota 522 per poi ripiegare sotto i 490 grazie alla boccata d’ossigeno data dall’asta sui Bot. Il successo ottenuto dal Tesoro non riesce ad alleviare le tensioni sui titoli di stato. Tanto che nel giro di poche ore il differenziale è tornato a salire oltre i 510 punti base.Adesso, però, nessuno più parla. Nessuno chiede dimissioni. A Bersani non passa nemmeno per la testa l’idea di pretendere un passo indietro dal governo tecnico. La Confindustria non si sbraccia a dettare la ricetta per salvare il Paese. I vari Economist e Financial Times non pontificano più sul futuro dell’Italia e sulla tenuta della moneta unica. I vertici di Bruxelles non caldeggiano, a cadenza quotidiana, misure più incisive. Più che i cori di Natale, si sentono sospiri da Quaresima. Tra i palazzi capitolini si bisbiglia appena. Columnist ed editorialisti hanno riposto la stilografica nel taschino: per l’occasione stanno imparando a fare gli equilibristi con le parole. In giro non si vedono più falchi e leoni, soltanto candidi agnelli. Amen, e così sia.

Da il Giornale, di Andrea Indini – 28 dicembre 2011, 21:30

Perchè ha perso la sinistra

Da un commento letto qui, riporto con mie personalissime aggiunte :

  • Questa sinistra non ha perso perchè Berlusconi ha berlusconizzato gli italiani.
  • Questa sinistra non ha perso perchè tutti vogliono fare i tronisti e le veline.
  • Questa sinistra non ha perso per Vespa, Mentana, Mimun e tutti gli altri.
  • Questa sinistra non ha perso perchè gli Italiani son tutti evasori.
  • Questa sinistra non ha perso per i Calearo, i Colaninno e i Del Vecchio.
  • Questa sinistra ha perso perchè per pensare agli ultimi si è dimenticata di penultimi e terzultimi e quartultimi e  quintultimi e via cosi.
  • Questa sinistra ha perso perchè il diritto di un barbone di stendersi sul marciapiede non deve valere di più del diritto di una non vedente a non inciamparci su.
  • Questa sinistra ha perso perchè se io antiberlusconiano ho il quartiere pieno di zingari, o se il mio paese sembra tirana o la casba, e tu mi dai del razzista, io ho tutte le ragioni per incazzarmi di brutto e votare Borghezio.
  • Questa sinistra ha perso perchè più ricchezza per pochi e magari disonesti, è meglio che più miseria per tutti.
  • Questa sinistra ha perso perchè la contessina Borromeo (famiglia agnelli) si sente abbastanza tranquilla la sera tardi alla stazione di Milano.
  • Questa sinistra ha perso perchè, checchè se ne dica, Berlusconi dice che gli italiani son coglioni senza pensarlo, ma da quell’altra parte lo si pensa senza dirlo.
  • Questa sinistra ha perso perchè La Russa e Bondi non si possono sentire, ma Luxuria e Caruso non si possono neanche vedere.
  • Questa sinistra ha perso perchè a nessuno frega di TAV, VAT e della base di Vicenza.
  • Questa sinistra ha perso perchè le leggi ad personam fanno schifo, ma la spazzatura in strada fa molto più schifo.
  • Questa sinistra ha perso perchè se un italiano stupra o uccide qualcuno è altrettanto grave che se lo faccia un rom, ma in quest’ultimo caso il culo mi rode inevitabilmente di più.
  • Questa sinistra ha perso perchè Berlusconi ha il sorriso fisso e dall’altra parte, da Veltroni a Diliberto, sembra che abbiano tutti delle emorroidi perenni.
  • Questa sinistra ha perso perchè fa continua autocritica senza mai fare vera autocritica.
  • Questa sinistra ha perso perchè tutti loro, a partire dai marcotravaglio, dalle sabinaguzzanti, dai michelesantoro, dai danieleluttazzi, dalle biancaberlinguer, vivono sulla luna e fanno discorsi iperuranici.
  • Questa sinistra ha perso perchè stìca Jovanotti, stìca Totti, stìca Clooney, stìca Virzì.
  • Questa sinistra ha perso perchè “loro sono la meglio Italia e gli altri nun sono un cazzo”.
  • Questa sinistra ha perso perchè cinque anni di stronzi sono meglio di due anni di teste di cazzo.
  • Questa sinistra a perso perche mentre la gente non arriva alla terza settimana loro indossano mutande di cachemire e scarpe da 1000 euro.
  • Questa sinistra ha perso perchè mentre vorrebbe uno stato laico si fa in 4 per costruire moschee
  • Questa sinistra ha perso perche mentre tutta l’italia piangeva i suoi soldati, lei se la rideva

Ecco come mai hanno perso ed ancora una volta dimostrata la loro superiorità  antropologica 🙂
Seriamente :

“E’ già  successo in Francia qualche tempo fa. La vittoria di Sarkozy è stata accompagnata dalla scomparsa della sinistra dalla scena politica parlamentare.
La sinistra, che avrebbe dovuto essere strumento di organizzazione dell’autonomia della società  dal capitale, nel corso del Novecento si è trasformata in un ceto parassitario che succhia il sangue dei movimenti per tradirli in maniera sistematica.
E’ un bene che sparisca ma sarebbe meglio che ne svanisca anche il ricordo.
Perchè disperarsi se ora accade in Italia?

La libertà  di culto

L’Islam ignora la libertà di culto Generalmente il clero cattolico è favorevole alla costruzione delle moschee e all’apertura di sale per la preghiera musulmana. In nome dell’ecumenismo e della “buona convivenza” si mettono a disposizione le chiese per la preghiera del Venerdì, si organizzano “incontri di dialogo” per favorire “la conoscenza e far cadere i pregiudizi”; si invita ad accogliere i musulmani “con rispetto ed apertura di cuore” perché si afferma che “anche se con nomi diversi per invocarlo, adoriamo lo stesso unico Dio” (dichiarazione dei sacerdoti di Casale Monferrato del 24 aprile 2004, riportata dall’Agenzia Sir). Tutto questo in perfetta sintonia con quanto ha insegnato il Concilio Vaticano II (Dichiarazione Nostra Aetate, 3).

Ma lo stesso clero si dimentica, o vuol dimenticare, che pur “uniti nell’adorazione all’unico Dio”, l’Islam, a differenza della Chiesa cattolica, sembra non conoscere la libertà religiosa. Quella libertà religiosa che, secondo Giovanni Paolo II, costituisce il cuore stesso dei diritti umani: “essa è talmente inviolabile da esigere che alla persona sia riconosciuta la libertà persino di cambiare religione, se la sua coscienza lo domanda” (Giovanni Paolo II ai Capi di Stato, Giornata della Pace, 1º gennaio 1999).
Ebbene, la libertà religiosa non esiste nel mondo islamico: basti pensare alla situazione dolorosa dei cristiani in Sudan, all’Arabia Saudita dove l’Islam è l’unica religione ammessa o alle persecuzioni in Indonesia scatenate dai fondamentalisti. Basti pensare alle discriminazioni feroci e alle severe condanne (è prevista perfino la morte) per gli eventuali convertiti a Cristo. Basti pensare ai copti in Egitto, ai caldei in Iraq, agli armeni in Turchia, ai maroniti in Libano, ai melchiti in Siria, perseguitati e costretti all’esilio (nel più assoluto silenzio della stampa) dall’intransigenza dell’Islam. Si legga a proposito il bel libro di Antonio Socci, “I nuovi perseguitati. Indagine sull’intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio”, per capire cosa accade nel mondo islamico (e non solo) e per recuperare il significato vero della parola “martirio” che è quello della tradizione cristiana. Strano destino, quello della parola “martire”; è una parola che non ha nulla a che fare con la conoscenza. L’apostolo Giovanni la usa per descrivere lo sguardo meravigliato di chi contempla Dio, conserva memoria della visione e ne rende testimonianza. Il martire cristiano è colui che sacrifica la propria vita per affermare l’amore di Dio per l’uomo; amore che arriva perfino a perdonare gli stessi carnefici. È bene riscoprire l’autentico significato cristiano di “martirio”, radicalmente diverso da quello utilizzato da una certa stampa che ama chiamare “martiri di Allah” psicopatici che si suicidano portando con loro tante vittime innocenti.

Troppi cattolici sembrano perdere di vista le molte differenze che esistono tra il Vangelo e il Corano. Occorre prendere atto della realtà e cominciare ad affermare, senza paura, che nell’Islam ci sono aspetti contrari alla visione cristiana dell’uomo, della storia e della società. Islam e Cristianesimo sono agli antipodi anche su molti aspetti teologici; il Gesù e la Madonna ricordati dal Corano non sono motivo di unione perché con quelli del Vangelo hanno uguale soltanto il nome.

Sembra che i cristiani (e i cattolici in particolare) abbiano perso la consapevolezza della verità posseduta per adottare la via del puro e semplice dialogo ad ogni costo. Un dialogo, il più delle volte, a senso unico; un dialogo che assomiglia ad una apertura incondizionata alle altre confessioni. Mentre le risposte appaiono, quasi sempre, incentrate all’ottenimento di vantaggi e privilegi.

Nessuno vuol demonizzare la religione del Corano e chi autenticamente prega, o negare una parità salvifica, ma è assurdo adottare un certo atteggiamento di buonismo acritico nei confronti di una realtà, regolata dalla legge immutabile della shari’a (ferma all’VIII secolo), il più delle volte oppressiva, che lede la libertà e la dignità di tanti uomini e donne.
In nome (forse) del dialogo sembrava animata una proposta dell’mam Feras Jabareen della moschea di Colle Val d’Elsa in provincia di Siena, del settembre 2004. Dico sembrava, perché, conoscendo qualcosa dell’Islam, alcune ombre si stagliano sull’apparente innocente invito a celebrare una messa in moschea.
La messa non si è celebrata, sono state lette soltanto alcune preghiere ma qualcuno ha parlato di un episodio in cui sarebbe rivissuto “l’esempio benevolo di Maometto” che nel 632, poco prima di morire, ricevette una delegazione di cristiani di Najran (nello Yemen), con a capo un vescovo e consentì loro di celebrare una funzione religiosa nella propria casa moschea.

Si tratterebbe così di un gesto di tolleranza e di apertura religiosa, sulla linea del “sincero dialogo ecumenico”. Ma le cose stanno proprio così? L’episodio è senz’altro singolare e va meglio analizzato. Innanzitutto non sappiamo chi fossero i cristiani che giunsero in delegazione a Medina. Forse erano giacobiti o nestoriani. Ma poco importa la loro identità. Importa invece il motivo della visita: fare atto di sottomissione a Maometto dichiarando lealismo politico, in cambio di garanzia di sicurezza. Tra i cristiani e il Profeta ci fu un lungo e infruttuoso dibattito sulla divinità di Gesù, con reciproche maledizioni. Alla fine i rappresentanti della delegazione preferirono negoziare un accordo che permettesse loro di conservare la propria religione. L’intesa servì da modello per i concordati che successivamente i musulmani stabilirono con la “gente del Libro”, ossia: cristiani ed ebrei. La comunità di Najran in cambio di un cospicuo tributo annuo e di ospitalità agli inviati del Profeta fu “tollerata e protetta” (dhimmi) dalla comunità islamica. Poteva mantenere la propria religione (anche se non era ammesso il proselitismo) e avere delle proprietà. Nella casa-moschea di Maometto non fu celebrata una funzione liturgica in nome del dialogo, ma fu siglato un vero e proprio atto di sottomissione al vincitore. Possiamo trovare un’ampia eco dell’episodio e della polemica tra Maometto e la delegazione cristiana nel Corano medinese (Sura 3, 33-64; 4, 170-176; 5, 75-80 e 112-120). Anche nella Sura 9, quella detta “della conversione” troviamo lo stesso atteggiamento ostile nei confronti dei cristiani, ma l’inimicizia nei loro confronti è più rude e legalizzata.

Non possiamo continuare a dialogare alla cieca, dimenticando la nostra identità religiosa e culturale e non conoscendo quasi niente di quella islamica. Gesù ci vuole semplici come colombe, miti come agnelli, ma non stupidi come polli.
Silvio Calzolari