Situazione in Iraq

Le elezioni di mid-term negli Stati Uniti sono state caratterizzate, come del resto tutti gli appuntamenti elettorali degli ultimi cinque anni, da un ampio e feroce dibattito politico incentrato soprattutto sui temi relativi alla difesa e alla sicurezza nazionale, Iraq in primis, anche se altri elementi hanno contribuito alla sconfitta del Partito Repubblicano.
Come era prevedibile la situazione bellica in Afghanistan e soprattutto in Iraq hanno costituito terreno fertile per scambi di accuse tra democratici e repubblicani non inferiori a quelli che caratterizzarono il duello tra Bush e Kerry nelle ultime elezioni presidenziali.
Come allora però il Partito Democratico non è riuscito ad andare oltre la sterile critica alle iniziative militari della casa Bianca e del Pentagono senza proporre nuove strategie per la vittoria in Iraq.
Non è un caso che, benché Bush abbia dovuto sostituire Donald Rumsfeld con Robert Gates, i candidati “pacifisti” e liberal non sono stati in molti casi eletti ed anzi si può affermare che il Partito Democratico abbia visto premiati i suoi candidati più “di destra”.
A influenzare il dibattito politico statunitense, offrendo argomenti al Partito Democratico, hanno provveduto anche al-Qaeda e i gruppi della guerriglia iracheni che nelle ultime settimane hanno concentrato attentati e imboscate proprio sui soldati americani che hanno registrato ben 108 caduti in ottobre e 18 nella prima settimana di novembre.
Una conferma dell’attenzione con la quale i jihadisti guardano alle vicende politiche occidentali che si era già manifestata in più occasioni con attentati e attacchi in concomitanza con tornate elettorali.

Le perdite aumentano

Dal marzo 2003 al 15 novembre, quando prese il via l’operazione “Iraqi Freedom” i caduti statunitensi sono stati 2.867 e quasi 21.000 i feriti ai quali si aggiungono altri 350 caduti in cinque anni di guerra in Afghanistan.
In termini militari non si tratta di perdite eccessive soprattutto se si tiene conto dell’intensità dei combattimenti e che solo negli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington perirono poco più di 3.000 persone. Sul piano politico e mediatico invece, il numero di caduti rappresenta sempre di più la conferma di quanto la stabilizzazione dell’Afghanistan e soprattutto dell’Iraq siano ancora lontane e che la presenza delle forze statunitensi e alleate sarà ancora necessaria per lungo tempo con l’inevitabile conseguenza di ulteriori perdite.
I riflessi sul dibattito politico statunitense hanno determinato a fine ottobre alcuni cambiamenti nell’iniziativa militare americana e qualche alterco tra la Casa Bianca e il premier iracheno Nouri al Maliki, spronato da Washington a disarmare le milizie sciite legate alle fazioni più estremiste.

Rinforzi

Bush ha ribadito che gli USA si ritireranno solo dopo aver conseguito la vittoria e, rispondendo alle disperate richieste del governo di Baghdad per una conferma dell’impegno militare statunitense almeno fino al 2008, ha inviato tra il Tigri e l’Eufrate altri 10.000 riportando così il totale delle forze di “Iraqi Freedom” a 150.000 effettivi.
I motivi di crisi tra americani e iracheni non riguardano soprattutto l’inadeguatezza dell’impegno delle forze governative di Baghdad che a dispetto degli investimenti finanziari e addestrativi non sembrano ancora in grado di far fronte autonomamente alla duplice minaccia rappresentata da al Qaeda e dalla guerriglia sunnita e dalle milizie sciite e filo-iraniane che hanno portato l’Iraq sull’orlo della guerra civile.
Due casi emblematici confermano questa situazione. Nella provincia di al Anbar, confinante con la Siria (che da tre anni consente l’infiltrazione dei “volontari” jihadisti diretti ad alimentare le milizie terroristiche) la situazione è quasi del tutto fuori controllo e il ruolo dei militari iracheni è del tutto marginale rispetto a quello dei marines americani che proprio qui registrano la gran parte dei caduti.
Nella città meridionale di Amarah, che i britannici hanno lasciato in agosto alle truppe irachene, l’insurrezione dei miliziani dell’Esercito del Mahdi, sostenuti dall’Iran, ha portato a una tregua con  le autorità locali che si sono rifiutate di lanciare una controffensiva per stanare i miliziani ribelli.

Il seguito a domani


10 Comments

  1. Coolstuff

    Che il popolo statunitense penda a destra non mi pare cosa nuova…
    alcuni pensatori militanti nel partito democratico repubblicano
    troverebbero tranquillamente posto tra le fila di Forza Italia o, più
    in generale, del partito popolare europeo. Non stupisce che il movimento
    pacifista non abbia il largo consenso, in termini percentuali, che ha
    in Italia o comunque in Europa.
    Secondo me una sola cosa sta tagliando, e ha tagliato, le gambe del
    partito repubblicano, ed è la politica delle menzogne dell’attuale
    amministrazione americana. Sono state prodotte prove (poi rivelatesi
    infondate) sul possesso di armi di distruzioni di massa da parte di
    Saddam, è stato detto agli americani che sarebbe stata una guerra lampo,
    che non sarebbero rimasti impantanati nel deserto iracheno come in
    vietnam, e tante altre cose che sono argomento di discussioni trite e ritrite.
    Hai scritto che è stata fatta una sterila critica senza che nessuno indicasse
    strade alternative che portassero alla vittoria in Iraq.
    Nessuno, o tu perlomeno, ha mai pensato che questa è una guerra che non
    doveva essere nemmeno iniziata ?
    A che scopo proseguirla ?
    A quanto pare la democrazia (e che democrazia!!!) che tanto gli Usa volevano esportare non sta radicandosi
    nè avendo un gran successo e seguito in Iraq…
    Non possiamo pensare di occidentalizzare tutto il mondo… dobbiamo togliercelo
    dalla testa… altrimenti otterremo solamente che il “nemico” tenti di fare lo stesso
    con noi.
    Il resto a domani con il seguito del post.
    Un saluto,
    Coolstuff.

  2. Coolstuff

    partito democratico e basta (ho aggiunto un “repubblicano” senza volerlo!)

  3. Perla

    Sta per arrivare la relazione della commissione Usa su l’Iraq.
    Credo che il tuo post lo abbia anticipato.

    Ben fatto! -))

    Bacio

    Perla

  4. monica

    Siamo alle solite. La guerra, ogni guerra è ben fatta se fatta dai governi di centrosinistra
    (Balcani o Libano), è cosa detestabile se decisa dai governi di centrodestra (Iraq o
    Afghanistan).
    Forse anche in questi casi vale il principio che si mette in luce alle maifestazioni
    pacifiste arcobaleno, buoni propositi che si risolvono poi con 10,100,1000 Nassiriya.

    Bis,
    in attesa del seguito,
    un caro saluto

  5. Coolstuff

    monica… con me sfondi proprio una porta aperta…
    LA GUERRA NEI BALCANI E’ STATA VERGOGNOSA

    I 10 100 1000 Nassirya vanno a braccetto con le croci celtiche
    che sfilavano a Roma sabato scorso…

    sempre a guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, eh ?
    il lupo perde il pelo ma non il vizio a quanto pare…

  6. Bisquì

    Coolstuff,
    come ho scritto già e tu hai letto, quando si inizia un lavoro lo si deve finire. Il lavoro andava terminato già con la prima guerra del golfo.
    Il fatto è che gli Europei (a parte la GB) si sono messi paura dell’egemonia USA in medioriente ed hanno impedito la destituzione di Saddam. Poi abbiamo scoperto con l’Oil for food anche il perchè.
    Quindi la situazione attuale è la conseguenza di allora più la corruzione di Francia, Germania e micro kofiannan.
    Che la situazione in Iraq sia fuori dal controllo non è del tutto vera. Leggerai il seguito e ti renderai conto che anche la regione lasciata dagli Italiani diventerà instabile.
    Le risoluzioni ONU sono state tutte rispettate, in Iraq c’è un governo eletto, c’è un parlamento che rappresenta tutte le etnie e c’è una costituzione che sarebbe bene leggere.
    Le difficoltà sono le solite che si incontrano in tutti i paesi che passano da un regime politico ad un’altro.
    L’Italia ne è un esempio dove la mattanza iniziata ne ‘43 è andata oltre il 1950. Osservare attentamente il percorso dell’Afganistan dà l’idea di quanto sia difficile pacificare una nazione sopratutto quando questa non ha mai conosciuto la democrazia e quando tutti gli altri tirano il carretto per il verso contrario.
    In Afganistan c’è un anno di guerra in più e non è che gli europei stiano avendo risultati migliori degli USA in Iraq. Il fatto è che dell’Afganistan non se ne parla. Tra l’altro la differenza sostanziale è che in Iraq c’è la guerriglia mentre in Afganistan è guerra vera perchè i talebani sono pesantemente armati come dimostra lo scontro di ieri sul fiume Helmand durato più di 10 ore non ostante l’intervento dell’aviazione compresi i B1b.
    Ma la propaganda italiana di regime copre la verità con la cortina fumogena. Farò un post sul motivo per il quale questo governo vuole affossare anche la guerra ai talebani, ci sarà da ridere.
    Torniamo in Iraq. Le armi non sono state trovate ma si sa che sono in Siria. Reparti speciali USA le hanno inseguite fino al confine ingaggiando anche uno scontro a fuoco con i siriani ma di questo non se ne è saputo nulla, ovviamente. Ma anche non volendo tener conto di questo, il ritrovamento di centrifughe abilmente sotterrate fa capire che la costruzione dell’atomica era in uno stadio avanzato. (l’atteggiamento dell’Iran è lo stesso tenuto dall’Iraq, guarda un pò).
    Che l’uso e la detenzione delle armi di distruzione di massa sia acclarato poi mi sembra più che evidente della gasificazione dei Curdi. Tu che sei stato militare, sai quanto facile sia ottenere armi BC. Quindi non raccontiamo palle. Male ha fatto l’amministrazione americana a trovare un movente ambiguo ma allo stato attuale ci possiamo immaginare se è così facile ottenere il “Polonio” quanto sarà facile ottenere l”Uranio”.
    Mettendo insieme tutti gli elementi non si può dire che la 1441, votata all’unanimità, sia stata un volere degli USA ma piuttosto di tutta la comunità mondiale (che non ascolta pecorinamente tutto quello che dicono gli USA visto che la maggiorparte ne sono nemici).
    A proposito di guerra lampo, io non ho mai sentito dalla bocca di Bush una cosa del genere. In tutti i discorsi pubblici ha sempre detto che la guerra sarà sanguinosa e molto lunga, chiusa parentesi.
    Guerra lunga, se gli USA fossero intervenuti con 500.000 uomini ed avessro usato tutto il peso della loro potenza credi che i vicini dell’Iraq non si sarebbero spaventati?
    Questo è il risultato della mediazione tra politici e militari. Era previsto, le operazioni militari non possono essere fatte con i guanti di velluto ed una volta che la politica ha fallito e lascia via libera ai militari non dovrebbe ingerire negli affari fino a compimento dell’opera.
    Ti capisco, tu sei il classico militare italiano che è addestrato a spalare il fango o a cercare le persone terremotate o a distribuire il cibo. Bè, i veri militari quello lo fanno alla fine, dopo che non si spara più, mi sono spiegato o devo spiegare il sott’inteso?
    Sempre in riferimento alla democrazia in Iraq. Ma ti sei accorto che gli sciiti hanno ritirato i loro parlamentari? Ti sei accorto che in Libano hanno fatto altrettanto? Ti sei accorto che il terrorismo è a maggioranza sciita?
    Se non ti sei accorto di questo è inutile che parliamo di democrazia perche allora non sai che tra democrazia e teologia passa una bella differenza.
    Chi è che non vuole la democrazia?

    Perla,
    vediamo cosa scrivono nella relazione ma già immagino. Intanto i democratici hanno già detto che non si vince, come se in una guerra parallela ci fosse la possibilità di una vittoria militare. Saddam è stato condannato, il parlamento Irakeno esiste adesso tocca a loro. A che capperi è servito creare una forza di polizia se si appoggiano sempre agli USA? A che capperi serve un esercito addestrato secondo le nostre dottrine se i ragni dal buco sono sempre gli USA a doverlo tirare fuori? Il fatto è che quella gente non è pronta all’autodeterminazione, secoli di teocrazia e dittatura li rende apatici a qualsiasi iniziativa, questo è il problema vero. Problema che gli europei non hanno capito. Gli abbiamo fatto fare la prima elementare ed adesso che dovrebbero fare la seconda ce ne andiamo. Bravi spagnoli e bravi gli italiani, bel modo di aiutare chi ne ha bisogno. Lì bisognerebbe restarci per almeno altri 5 anni per consolidare la mentalità e per dare fiducia alle istituzioni.

    Monica,
    esatto. Peccato che a sinistra prima si bombarda e poi si chiede il permesso al parlamento. Lasciamo perdere che c’è da farsi venire la bile.

    Coolstuff,
    no. Fai un paragone che non regge. Le celtiche (che sono un simbolo religioso) non offendono soldati morti in adempimento del proprio dovere. Mi fai specie, tu che sei stato in un reggimento prestigioso e che hai prestato servizio in missioni di pace. Se il tuo non è tradimento, ci siamo molto vicini.
    Anche perchè le celtiche non hanno messo a ferro e fuoco una città (sventolavano insieme a quelle Israeliane) mentre i cori infami hanno accompagnato le solite kefie, immagini del che e passamontagna che hanno messo in soqquadro Genova, Milano etc. Non è proprio una pagliuzza!

  7. Frieds????

    Anche perchè le celtiche non hanno messo a ferro e fuoco una città (sventolavano insieme a quelle Israeliane)

    Le celtiche israeliane sono quelle a sei punte?

  8. Bisquì

    Frieds,
    puoi fare lo spiritoso quanto vuoi, i fatti in Italia sono questi ti piaccia o no. Anche tu sei un fiancheggiatore dei terroristi, visto che li difendi?
    Non mi rispondere che non ho voglia di andare OT

  9. Chi e' il soggetto?

    fiancheggiatore dei terroristi

    ?????
    Solo perche’ ti ho domandato un chiarimento?
    Non e’ colpa mia se la tua sintassi e’ ballonzolante…

  10. Bisquì

    Senti carino,
    vuoi scrivere tu con due bambini in braccio che ti costringono ad interrompere ogni 2 x 3? Vedi, a differenza di altri che scrivono sui blog e che ci mettono la faccia tu hai criticato, gli altri no perchè sanno che può succedere.

    Debbo dirti chi è che non sbaglia mai o ci arrivi da solo?

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