Situazione in Iraq – seconda ed ultima parte

 Inaffidabilità irachena

Il punto debole dello strumento di sicurezza iracheno resta quindi la scarsa affidabilità nella repressione delle milizie che hanno infiltrato molti reparti governativi. Un problema che riguarda soprattutto le forze di polizia, sulla carta 200 mila unità, che hanno in più occasioni mostrato una forte inclinazione alla corruzione e alla collaborazione con le milizie. Un recente rapporto stilato dagli istruttori americani nei commissariati di Baghdad evidenzia il sospetto che una buona parte degli agenti siano infiltrati dalle milizie sciite mentre altri subirebbero intimidazioni. I dati emersi nelle ultime settimane non sono però tutti negativi.
I
l ministero dell’Interno iracheno ha confermato che con la fine del Ramadan le violenze settarie a Baghdad sono diminuite del 41 per cento e il numero degli attentati con ordigni esplosivi lungo le strade ha toccato il livello più basso degli ultimi sette mesi
.
Lo stesso ministero ha annunciato di voler sostituire i comandanti dei corpi di polizia ed ha rimosso in ottobre 3.000 funzionari accusati di corruzione, violazioni dei diritti umani o di far parte delle “quadre della morte” sciite responsabili dell’uccisione di molti civili sunniti.

Una situazione che contribuito a indurre Bush ad autorizzare l’apertura di trattative dirette e segrete (ad Amman) con i gruppi di ribelli sunniti senza la mediazione del governo di Baghdad. L’iniziativa, che innervosisce al Maliki e parte della maggioranza sciita, rovescia la posizione tenuta finora dal comando USA che ha sempre rifiutato ogni concessione a quanti avevano ucciso soldati americani.

Washington punta a isolare i terroristi di al-Qaeda attivi nel centro-nord e chiudere il conflitto con le milizie sunnite, consapevole che la vera sfida per il futuro dell’Iraq si giocherà nel contrastare le milizie jihadiste sciite, quinta colonna dell’Iran.

Più aiuti agli iracheni

La “strigliata” di Bush ad al Maliki sembra aver sortito alcuni effetti la cui validità dovrà però trovare conferma nei prossimi mesi. Le autorità irachene si sono impegnate ad assumere la responsabilità diretta della sicurezza in 8 delle 18 delle province entro la fine dell’anno, pur mantenendo la presenza delle forze della Coalizione.
Attualmente solo due province del sud sono sotto il controllo iracheno, Muthanna e Dhiqar, ma soprattutto in quest’ultima (da dove le truppe italiane stanno completando il ritiro sostituite dagli australiani) la situazione resta precaria con continui attentati stradali e lanci di razzi contro le basi alleate da parte dei miliziani filo-iraniani.
Al rinnovato impegno di Baghdad per assumere un ruolo sempre più incisivo Washington ha risposto con un nuovo piano, redatto dal generale George Casey che guida le forze alleate, per arruolare altri 100.000 iracheni, 31.000 nell’esercito e 69.000 nella polizia, al costo di almeno un miliardo di dollari. L’obiettivo è istituire altri 21 battaglioni dell’Iraqi Army da impiegare nelle aree più calde, rimpolpare i ranghi dei reparti già costituiti e soprattutto arruolare un numero crescente di sunniti per bilanciare lo strapotere delle forze sciite nelle nuove forze armate irachene.

Nel programma è prevista anche la consegna di armi pesanti alle forze irachene che finora hanno sempre lamentato la scarsa disponibilità di veicoli protetti e armi più potenti dei kalashnikov e delle mitragliatrici distribuiti finora ai reparti.
Anche sul fronte della ricostruzione gli USA puntano a dare nuovo vigore alle iniziative civili dopo aver speso 38 miliardi di dollari con i quali è stata portata l’acqua corrente a 4,6 milioni di persone, sono state distribuite sementi agli agricoltori, 5mila scuole sono state riparate, la capacità elettriche sono tornata ai livelli prebellici e 4,6 milioni di bambini sono stati vaccinati per la polio.

Tre quarti della somma è stata spesa e il resto serve a completare i progetti in corso.

L’88% dei progetti previsti, circa 1200, è stato completato. Ma restano i problemi della sicurezza e dei sabotaggi, che hanno vanificato molti lavori portati a termine. Sono state riparate 86 delle 98 stazioni ferroviarie distrutte, ma i treni non passano per motivi di sicurezza. Inoltre molti temono che una volta partiti gli americani, gli iracheni non avranno nè il personale addestrato nè il denaro per far funzionare quanto è stato costruito.

Le forze alleate in Iraq

Attualmente sono schierati in Iraq 164 mila militari della Coalizione: 150.000 statunitensi, 7.200 britannici, 2.200 sudcoreani, 900 polacchi, 850 georgiani, 500 australiani, 450 danesi, 550 rumeni, 380 salvadoregni e 1.500 tra albanesi, azeri, lettoni, estoni, mongoli, slovacchi, armeni, kazachi, macedoni, cechi e lituani.

9 Comments

  1. monica

    Non potranno mai convincermi che non sia stato un intervento necessario.
    Duro, pericoloso, mortale, ma indispensabile.

    Non come la missione Unifil del Libano per la quale ancora non si è svelato il VERO
    obiettivo. Non come la partecipazione italiana nei Balcani (anche questa sotto l’egida
    della bandiera arcobaleno ?)

    Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri soldati che hanno prestato la loro opera in Iraq e che
    hanno conquistato il cuore della popolazione irachena.
    Onore ai nostri. Onore ai caduti.

  2. monica

    Aggiungo, perchè mi sta sullo stomaco…

    Cosa fa disprezzare alla sinistra le Forze dell’ordine ?

    E’ un caso che quando la sinistra governa tutto il comparto Sicurezza scende in piazza ?
    Coi governi Prodi e D’Alema gli venne concessa l’elemosina pari a 18mila lire LORDE mensili,
    e poliziotti, carabinieri, forestale e penitenziaria manifestarono per le strade di Roma.

    Oggi si predispone un aumento di 5 euro LORDI mensili,
    l’istituzione di una Commissione di inchiesta sul G8 di Genova (per arrivare a chiedere un
    processo Polizia e Arma), si dedicano sale delle Istituzioni a no-global, si mettono in libertà
    criminali, si decreta una maggior circolazione di droga, si chiamano nelle stanze di Governo
    ex terroristi…Serve altro per capire che i problemi della sinistra
    verso le Forze dell’ordine sono anche morali ?

  3. Otimaster

    Il problema delle forze di polizia secondo me più che la corruzione è l’addestramento, quando si scontrano con le milizie di solito il computo delle vittime è 20 a 1 a loro sfavore.

  4. Bisquì

    Monica,
    hai ragione intervento indispensabile, peccato che le nazioni dell’area hanno remato contro fino ad adesso (compresi gli europei). Ora che si sono accorti che dietro la “guerra civile” c’è l’Iran e non l’esportazione della democrazia, stanno correndo ai ripari. Non so se è tardi ma meglio se ci mettono una “pezza” prima che l’Iran abbia l’atomica.

    Master,
    non è così. L’addestramento è eccellente, il fatto è che con quello hanno esportato anche il nostro modo di proteggere i civili cosa che i terroristi non fanno.
    E’ ovvio che se combatti con i guanti bianchi sei molto più esposto.
    Anzio io ammiro lo spirito di abnegazione delle forze di polizia oneste. Significa che credono veramente nel loro stato, considerando la poca predisposizione al sacrificio personale dei musulmani.

  5. monica

    Giorgio Napolitano – Caserta (07.12.2006)

    “I nostri militari si sono impegnati in Iraq sentendo la missione cui erano stati chiamati non come impresa bellicista, non come impresa offensiva, ma come impresa di pace e di civiltà”.
    “Per garantire la pace e la sicurezza internazionale può essere necessario l’impegno delle forze armate di qualsiasi paese membro dell’Organizzazione delle Nazioni unite, secondo il dettato del capitolo Settimo della carta dell’Onu”.

    “E’ verissimo” che nell’articolo 11 della Costituzione repubblicana “si esprime in tutta la sua forza l’aspirazione alla pace del popolo italiano”, altrettanto vero è che la Carta costituzionale, in quella stessa norma programmatica, e con piena chiarezza, ha impegnato l’Italia a fare la sua parte nel contesto di organizzazioni internazionali cui spetti fronteggiare sfide ed attacchi alla pacifica convivenza tra gli Stati e tra i popoli, cui spetti dunque intervenire per contribuire al superamento di laceranti e pericolose
    situazioni di crisi”.

    Bene.
    Ora come la mettiamo con il rsto della loro coalizione ?

  6. monica

    ps.

    Quindi, il Capo dello Stato avrà forse (FORSE) voluto dire che è stato un errore ritirare
    i militari dall’Iraq, se è vero che “il superamento di laceranti e pericolose
    situazioni di crisi” sembra ancora lontano ?

  7. Bisquì

    Monica,
    intanto il capo dello stato ha dimenticato l’articolo 5 della carta della NATO, non so se volutamente o per una svista. Non saarebbe stato male sottolineare che dalla nostra costituzione (art 11) passando per la NATO si arriva al capitolo 7 del’ONU.
    E’ importante perchè, proprio lo’art 5 della NATO obbliga tutti gli stati menbri alla collaborazione per la pace. Evidentemente Germania, Francia ed adesso Italia se ne sono dimenticati.
    Il fatto è che le altre nazioni della NATO sono presenti in IRAQ e stanno combattendo in Afganistan che è tutt’altro che pacificato.
    Oserei dire, anzi non oserei ma con certezza che l’Afganistan è peggio dell’Iraq. I talebani sono sdderstrati da 20 anni di guerra ed hanno armi pesanti al contrario dei pellegrini che si fanno saltare quotidianamente in Iraq.

    Detto questo. Se ne è accorto lui? Non se ne è accorto? Si è ravveduto o è stato un discorso di circostanza? Tanto adesso non è che si può tornare indietro.

    Vista la premessa e quello che c’è nell’articolo, è stato un errore, un madornale errore che rischia di consegnare l’Iraq ai fondamentalisti.
    Cosa volutà? Visto il giverno ho la certezza che sia così. Perchè, mi chiedi?
    Aspetta che scrivo la storia dell’Afganistan e ti renderai conto del perchè.

  8. charlie

    Le forze irakene sono infiltrate dalle milizie

    E gli americani non possono continuare per sempre
    a perdere 3/4 soldati al giorno.

    Se questa è la situazione il governo irakeno dovrebbe
    pensare quanto prima a creare un esercito su base volontaria di
    soldiers of fortune

  9. Bisquì

    Charlie,
    commento di una brillantezza invidiabile.

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