Sempre piu’ grossolana e incalzante la disinformazione sulla guerra civile siriana

Radhika Coomarasw

Radhika Coomarasw

Non bastavano le bugie di al-Jazira e al-Arabya riprese acriticamente dalla stampa Occidentale. Ora ad aumentare la mole di propaganda grossolana tesa a dipingere il regime e l’esercito siriano come un mucchio selvaggio di macellai di donne e bambini ci si mette pure l’Onu. Un rapporto delle Nazioni Unite redatto dal rappresentante speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, la signora cingalese Radhika Coomaraswamy (nella foto), denuncia l’esercito siriano di aver utilizzato i bambini come “scudi umani” nel conflitto in corso costringendoli a salire sui carri armati per fermare gli attacchi dei ribelli. La signora Coomaraswamy ha detto alla Bbc di essere stata testimone in Siria di episodi “orribili” e di non avere mai visto una situazione simile in nessuna altra parte del mondo. Verrebbe quindi da pdensare che l’alto funzionario dell’onu si sia recata in prima linea ad Homs, Hama, Houla o in altre città contese tra lealisti e ribelli per toccare con mano e vedere con i propri occhi scene così raccapriccianti. Invece la Coomaraswamy racconta che “molti ex soldati hanno parlato di attacchi armati nelle aree abitate da civili e di aver visto bambini, alcuni molto piccoli, uccisi e mutilati”. Cioè lei non ha visto niente ma sono stati “ex soldati” a raccontare questi episodi, termine che in Siria vuol dire disertori, cioè le truppe passate alle posizioni dei ribelli tra i quali vi sono anche i migliori terroristi di al-Qaeda veterani dell’Iraq e milizie islamiste finanziate da Qatar e sauditi. Certo ogni guerra civile porta atrocità e non abbiamo dubbi che anche i lealisti si siano macchiati di violenze contro i civili ma molti di questi massacri che sempre più spesso vengono attribuiti alle forze fedeli ad Assad “puzzano”, specie ben sapendo di quali nefandezze sono capaci quei terroristi veterani dell’Iraq dove non esitano a impiegare bambini e disabili come kamikaze. Con uno sprazzo di dignità la Coomaraswamy ha ammesso che anche l’Esercito libero siriano (Els), cioè i soldati disertori che combattono le forze pro-Assad, hanno utilizzato i bambini nel conflitto. “Per la prima volta abbiamo sentito di bambini reclutati dall’Els per il fronte” ma poi ha puntato nuovamente il dito contro il regime aggiungendo che “l’uccisione e la mutilazione di bambini sono cose accadute in molti conflitti, ma la tortura in carcere su piccoli che non hanno più di 10 anni è qualcosa di straordinario, che non si è visto in nessun altro posto” dando così per scontate informazioni diffuse finora solo dalla propaganda dei ribelli. Oltre ai media arabi e occidentali anche l’Onu ci prende per il naso. Per dimostrare le sofferenze inflitte ai bimbi nel conflitto, il rapporto cita in particolare l’attacco dell’esercito al villaggio di Ayn al-Arouz, nella provincia settentrionale di Idlib, dello scorso 9 marzo. Alcuni testimoni hanno riferito che quel giorno diversi bambini sono stati costretti ad uscire dalle loro case e “usati dai soldati come scudi umani in quanto posizionati davanti ai finestrini degli autobus che portavano i militari nel villaggio”. Cioè ancora una volta si citano come fossero testi sacri testimonianze vaghe di esponenti dell’insurrezione allo scopo di rendere digeribile il prossimo intervento militare occidentale in Siria al fianco dei nostri alleati al-Qaeda. Non a caso rispetto alle illazioni della signora Coomaraswamy una ben minore visibilità ha avuto la denuncia del reporter britannico Alex Thomson, inviato della britannica Channel 4, che ha accusato i ribelli siriani di aver tentato di farlo cadere in una trappola per farlo uccidere dalle truppe lealiste per poi accusare di un’altra ignominia il regime di Bashar el Assad. Thomson, riferiscono i media britannici, ha raccontato che si trovava a con il suo autista un interprete ed altri due giornalisti a Qusair, a 90 minuti da Homs. Il gruppo stava tentando di ritornare verso le linee governative quando la scorta dei ribelli che li accompagnava li ha spinti, sostiene, verso una strada senza via d’uscita nel mezzo “del fuoco incrociato” di una battaglia. Il giornalista è certo che non si sia trattato di un errore. “I ribelli hanno deliberatamente cercati di farci sparare dall’esercito siriano”, perché aggiungere la loro morte all’elenco di dei crimini delle forze di Assad avrebbe aumentato la simpatia di cui gode la causa dei ribelli: La notizia di “giornalisti morti è sempre negativa per Damasco”, ha scritto sul suo blog Thomson, che alla fine è riuscito con il suo gruppo a dileguarsi e ha poi lasciato la Siria. Gianandrea Gaiani

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