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Riconciliazione? Chi è che non la vuole?

Corriere della Sera giugno 2005 : Oggi cerimonia per la sepoltura dei resti di 65 repubblichini (e già questo è un disprezzo, perchè non fanti di marina del battaglione Barbarigo?)

Un cimitero per la X Mas – I partigiani: li rispettiamo.
Campo della memoria a Nettuno (Roma). L’Anpi: nessuna polemica

La flottiglia
LA X MAS prende il suo nome dalla ‘Motobarca Armata Svan‘, piccolo motoscafo armato di cannone, 3 mitragliatori e bombe antisommergibile realizzato nella I Guerra Mondiale per superare le difese dei porti austroungarici. D’Annunzio tradurrà la sigla ‘Mas’ in «Memento Audere Semper». Il debutto vero, però, è nella II Guerra, quando nel marzo ’41 la I flottiglia Mas diventa la X flottiglia Mas. Il nome è scelto nel ricordo della Decima Legione di Giulio Cesare. La guida Junio Valerio Borghese.
ANZIO, 1944. Dopo l’armistizio dell’8 settembre’43, Borghese decide che “la Decima continuerà a difendere l’Italia, anche via terra”. Arrivano giovani volontari da tutto il Paese.
Nel ’44 gli alleati sbarcano ad Anzio: ad aspettarli, 1.200 marò del battaglione Barbarigo: ne morirà la metà.

L’iniziativa
nel 1993 fu realizato a Nettuno un «Campo della Memoria», un cimitero militare dedicato ai caduti della Repubblica Sociale Italiana, voluto dai reduci della X Mas.

Il ministero
nel 2000 il ministero della Difesa ha riconosciuto il «Campo» ammettendolo all’Onore dei Caduti e 7 caduti ignoti del fronte di Nettunia sono stati interrati nel «Campo»

Lapide
Lapide

La Cerimonia
questa mattina i resti di 65 militi della X Mas caduti ad Anzio verranno traslate dal cimitero del Verano al «Campo della Memoria». Sulla grande croce di pietra hanno inciso un celeberrimo e discusso verso di Orazio: «Dulce et decorum est pro patria mori», ‘dolce e bello è morire per la patria’. Intorno prati verdi piccole colonne di marmo e lapidi, una gradinata. È un cimitero di guerra, ma un cimitero un po’ speciale, destinato ad ospitare i resti dei marò del battaglione “Barbarigo“, morti a pochi chilometri da qui combattendo contro gli americani sbarcati ad Anzio il 22 gennaio del 1944.
«Ragazzi» della X Mas … repubblichini, insomma.
Per ora ci sono soltanto sei tombe di soldati senza nome, ritrovati nei dintorni e riconosciuti solo dai brandelli delle divise che indossavano. Li hanno sepolti qui, fra Anzio e Nettuno, a poche centinaia di metri dal grande cimitero degli Alleati. Ma stamattina ne arriveranno altre, di bare: 65 per la precisione, ospitate finora al cimitero monumentale del Verano, a Roma, nella tomba di famiglia di un’ex ausiliaria della Rsi.

«Sono solo delle cassettine, con poche ossa dentro…», dice Ugo Franzolin, 85 anni, uno dei sopravvissuti di quei giorni. «Uno di loro lo avevo conosciuto, aveva solo 16 anni, era il figlio di un famoso costituzionalista che si chiamava Rolandi Ricci». Franzolin era allora corrispondente di guerra : doveva raccontare le gesta dei suoi camerati e spedirle al comando, che poi provvedeva a smistarle ai vari giornali.
Sopravvissuto ad El Alamein, dopo due anni di campagna africana si era arruolato nella ‘Decima Mas’ ed era finito nel ‘Barbarigo’. Da allora ha scritto 8 libri, tutti dedicati agli anni della sua gioventù.
Del cimitero, che gli organizzatori hanno voluto ribattezzare «Campo della Memoria», sa praticamente tutto: «Questo terreno, poco meno di quattromila metri quadrati, prima era una discarica. L’abbiamo comprato tassandoci tutti, noi reduci. A disegnarlo ci ha pensato Alessandro Tognoloni, un architetto che ad Anzio si era conquistato una medaglia d’oro».
Il braccio di ferro fra i sopravvissuti di Salò e il ministero della Difesa è durato vent’anni.
Ci consideravano un po’ dei fuorilegge – ricorda Franzolin – E lo dico con tutta tranquillità. Poi piano piano le cose sono cambiate». E stamattina le 65 piccole bare arriveranno al Campo della Memoria a bordo di 3 camion militari, riceveranno gli onori da un picchetto di soldati e la benedizione di un ordinario militare.
«Sì, pensiamo che ci potrebbero anche essere delle polemiche, ma non abbiamo intendimenti politici» assicura Franzolin. Il Campo non è un partito politico, ma solo un luogo di raccoglimento.
Verranno da tutta Italia, non so quanti. Centinaia di persone, forse addirittura qualche migliaio. Ma vorremmo che stamattina nessuno parlasse.
Antonio Cappellari è il direttore del Campo. «Lo apro ogni sabato e domenica, dalle 9 a mezzogiorno. Non c’è una grossa affluenza, ma qualcuno viene. Persone anziane, soprattutto, che però portano anche dei giovani».

Campo della Memoria a Nettuno
Campo della Memoria a Nettuno

 Massimo Rendina, presidente dell’Anpi di Roma, uno dei padri della televisione italiana, assicura che, se le cose stanno davvero così, i partigiani non hanno nulla da dire: «Nessuna polemica, per carità. In casi come questi si pensa soprattutto al dolore delle madri. Se loro non vogliono farne una questione politica, come assicurano, non c’è nessun problema nemmeno per noi».
Una punta di polemica però Rendina vuole conservarla: «Quello che possiamo dire è che, a differenza dei nostri monumenti sfregiati dagli epigoni del neofascismo, nessuno di noi penserà di profanare un loro cimitero…».
Nessuna polemica sui morti, allora. Ma opposizione netta al progetto di equiparare i combattenti di Salò a quelli che combatterono per la libertà.
«Su questo non possiamo transigere», dice Rendina.

Giuliano Gallo, su “Il Corriere della Sera” di giovedì 16 giugno 2005
Tranfaglia: è giusto avere memoria dei morti
«Anch’io la penso come Massimo Rendina dell’Anpi. Sul piano della memoria e del rispetto dei morti tutto è lecito. Ma…».
“Ma”, professor Tranfaglia?
«Ma se si vuole solo onorare la memoria e non fare politica, bisognerebbe non presentare disegni di legge come il 2.244, quello che vuole equiparare i combattenti della Repubblica Sociale a coloro che li hanno combattuti».
Nicola Tranfaglia, professore di Storia contemporanea, editorialista, membro del comitato scientifico della Fondazione Gramsci, non ha niente da eccepire sul Campo della Memoria che oggi si inaugura a Nettuno.
Ma sembra invece avere molto da dire sul disegno di legge presentato da Alleanza Nazionale, vero professore?
«Contro quel progetto io da solo, via email, ho già raccolto 1.500 firme. Altre 7mila le ha raccolte il consiglio comunale di Firenze, altre 5 o 6mila l’ANPI. Perché il rispetto per i morti va bene, ma dire che la loro causa e quella dei partigiani erano sullo stesso piano, no. Su questo non possiamo essere d’accordo».
Non è questione di perdonare, insomma. Non bastano i 60 anni trascorsi da allora.
«No. Perché, se si guarda alla storia dell’Italia democratica, si deve tener conto che questa democrazia, la prima democrazia che il Paese abbia mai avuto, nasce proprio dagli italiani che si sono ribellati ai nazifascisti, e sono morti per questo».
I reduci di Nettuno giurano però che non vogliono fare politica, ma solo commemorare i loro morti.
«D’accordo. Ma se passa il disegno di legge presentato da An, che ora giace sia alla Camera che al Senato, allora i discorsi diventano diversi: non ci puo’ insomma essere una doppia politica…».
Giuliano Gallo


Iddio, che accendi ogni fiamma e fermi ogni cuore
rinnova ogni giorno la passione mia per l’Italia.
Rendimi sempre più degno dei nostri morti, affinchè
loro stessi i più forti rispondano ai vivi: “Presente”!
Nutrisci il mio spirito della tua saggezza
e il mio moschetto della tua volontà.
Fa più aguzzo il mio sguardo e più sicuro il mio piede
sui valichi sacri della Patria:
Sulle strade, sulle coste, nelle foreste
e sulla quarta sponda, che già fu di Roma.
Quando il futuro soldato mi marcia accanto nei ranghi,
ch’io senta battere il suo cuore fedele.
Quando passano i gagliardetti e le bandiere,
tutti quanti si riconoscano in quella della Patria,
La patria che faremo più grande
portando ognuno la sua pietra al cantiere.
Oh Signore! Fa della tua Croce l’insegna che precede
il labaro della mia legione.
Così sia.


Insomma, alla luce di quello che è successo in tutti questi anni, alla luce dei commenti dei sinistri sui blog di destra, alla luce di quello che hanno fatto a Milano, chi è che non vuole la pace sociale? Fatti, non chiacchiere, i morti vogliono i fatti

 

22 comments

  1. Un post emozionante. ed io che ho postato sulla questione sono stato attaccato più volte, colpevolizzato, mi hanno dato del fascista etc.

    Poi citi Tranfaglia, persona priva di onore, che in particolare maniera durante gli anni di piombo diede sfogo sui giornali della sua ignoranza in materia storica.

    Sputano sul fascismo, sulla storia d’Italia, come se quei morti non ci appartenessero. Vigliacchi, persi nell’oblio, affoganti nella vigliaccheria.

    a volte provo vergogna in parte loro. E’ un tripudio di odio, che proviewne sempre dalla stessa parte. Avrebbero meritato di stare al di la’ della cortina di ferro…forse, sarebbe stato pedagogico?

  2. Bisqui says:

    Minchia che velocità! Eri appostato nei paraggi?

    Hai ragionissima, infatti solo che è senza onore può festeggiare il 25 aprile

  3. utente anonimo says:

    e scusali tanto liberoconcetto se sputano sul fascismo, loro. perché io sul fascismo ci piscio pure!!!

    e mò, prova pure vergogna pe’ ’sto c…o!

    arduous

  4. Bisqui says:

    Arduous,

    lo sai che non tollero la volgarità. Gli stessi concetti li puoi esprimere in altro modo. Se non sei capace di articolare in lingua italiana, fatti aiutare da chi ha proprietà di parola.

  5. utente anonimo says:

    caro Bisquì, volgare è chi implicitamente difende il fascismo non chi, per contrastarlo, usa un linguaggio colorito.

    e poi cos’è, qualche post fa difendevi l’unto che aveva usato l’espressione coglione (e lui sì, in qualità di presidente del consiglio, che avrebbe degli obblighi di forma) e adesso ti scandalizzi perché scrivo “fare pipì” e “c…o”? boh…

    hoc non in postrimus, se ti senti in grado di aiutarmi tu nell’articolazione della lingua italiana, accomodati pure. sarà un piacere avere cotanto maestro.

  6. Bisqui says:

    Arduous,

    il presidente del consiglio, tutta l’umanità possono fare quello che vogliono a casa loro. Qui le regole le detto io. Sai benissimo che non ti cancello e non ti banno però non te ne approfittare.

    Per quanto riguarda il difendere, visto che sei così colto fatti analisi logica e grammaticale della frase detta da Berlusconi.

  7. arduous

    Non credo di averti offeso, fra l’altro non sono nemmeno fascista.

    ma spesso, come ho anticipato, vengo insultato da persone come te.

    Oltre le offese riesci ad essere propositivo, o vi limitate a quello. Perchè sono le persone come te che avviliscono la voglia di confronto civile e serio, come facciamo io e Bisquì per esempio.

  8. utente anonimo says:

    liberoconcetto: guarda che se fosse stata al di là della cortina di ferro, sarebbe stata in divisa con le mostrine blu (non so se hai presente…). Gli intolleranti non cambiano, e non sono mai le vittime, loro…

    Hermes

  9. utente anonimo says:

    ahem… typo volevo dire: “…se fosse stata al di là della cortina di ferro, CERTA GENTE…”

    Hermes

    (e le mostrine blu sono quelle dell’NKVD)

  10. MindPrison says:

    Nonostante la mia posizione apertamente schierata, spezzo una lancia in favore di Bisqui.

    Mi spiego meglio.

    Ciò che accadde in Italia, dopo l’8 settembre, fu una vera e propria guerra civile, e questa certo non è una novità. La questione è semplicemente da che punto di vista si guarda alla cosa. Se si considerano i repubblichini come collaborazionisti dei tedeschi, come prosieguo di quella sciagura che fu il fascismo, come ultimo tentativo di mantenere l’Italia in quel pantano che fu la dittatura e la guerra che naturalmente aveva seguito… beh, in quel caso nn potrei esimermi dal godere per il mancato riconoscimento di quelle morti. Forzando un po’ la mano, potrei dire che anche Hitler, Goebbels, Himmler ecc ecc erano cittadini tedeschi che lottavano per un loro ideale e che credevano fermamente in dei valori, compreso il vostro tanto amato amor di patria. Ciò naturalmente non toglie che meirtassero una fine ben più cruenta ed umiliante di quella che hanno ricevuto, o che si sono autoinflitti.

    Se però si abbandonano i punti di vista “politici” per risalire a quelli “storici”, ci si rende conto di alcuni fattori di non poco conto.

    Il primo è la coerenza. All’indomani dell’armistizio, gran parte degli italiani si riscoprì improvvisamente antifascista ed avversa al regime, con una cambiamento così repentino e fulmineo da essere paragonato solo alla velocità con cui erano diventati tutti fascisti. Gli italiani sono così da sempre. Naturalmente c’è chi dell’antifascismo ne aveva fatto la propria bandiera fin dall’inizio, e molti, troppi, pagarono per questa scelta. Morti in nome di un ideale portato avanti con coerenza, anche in situazioni dove molti preferirono “chinare il capo dinnanzi al massimo fattor”, più per paura e per convenienza, piuttosto che per reale credo. I repubblichini furono in questo senso diversi. Io sarei stato partigiano, questo è poco ma sicuro. Ma ai repubblichini avrei tributato rispetto, quel sacrosanto rispetto che si rivolge al tuo naturale nemico. Ci si scontra per posizioni diametralmente opposte, ma la coerenza, la fedeltà agli ideali, mantenuta anche di fronte ad una situazione che stava palesemente precipitando e che avrebbe finito con il travolgerli, è di certo da ammirare.

    In secondo luogo va considerata un’altra cosa. Gli scontri che ci furono in Italia tra “le due italie” (perdonate il gioco di parole) furono una guerra civile vera e propria. Naturalmente, con la fine della guerra e la seguente ricostruzione, si radicò una volontà ferrea nell’animo degli italiani di rimuovere quell’orribile esperienza e guardare avanti. Mentre i caduti in guerra erano un qualcosa che drammaticamente accomunava tutto il mondo, e pertanto non potevano essere rimossi dalla coscienza generale, la questione della guerra civile era appannaggio esclusivo (o quasi) della sola Italia. Che preferì dimenticare. Non solo le stragi e le crudeltà dei repubblichini, ma anche la reazione spropositata ed altrettanto criminale dei partigiani (post 8 settembre, sia chiaro). Certo, l’alleanza con i nazisti, resa ancora più colpevole dai crimini ignobili e disumani che questi avevano compiuto, pesava non poco. La scoperta dei campi di sterminio, degli esperimenti, ecc ecc dei nostri amati alleati dell’epoca era un bagaglio che gravava pesantemente anche sulle nostre spalle. E che dava quindi un accezione ancora più criminale a chi, come i repubblichini, continuava a perorare quella causa (con ovvie differenze, sia chiaro). Il fatto che i crimini stalinisti, altrettanto efferati, siano stati dalla storia meno criminalizzati, non deriva certo dalla “propaganda rossa” o dal predominio che i comunisti hanno o avrebbero sulla cultura e sulla storia. Questa sono menate da maccartismo spicciolo o da forzismo (altrettanto becero). Per la serie, quando di storia ci parla Badget Bozzo. La questione è semplicemente che la storia la scrivono i vincitori. E mentre nel caso del nazifascismo i vincitori sono chiari ed identificabili, e quindi è possibile parlare di vittoria-sconfitta/vincitori-vinti, nel caso dello stalinismo tutto ciò non accadde. Automaticamente, se inghilterra, Usa, Russia ecc poterono criminalizzare il nemico sconfitto, denunciandone le atrocità (omettendo le proprie) per rendere ancora più eclatante e consistente la vittoria, per la russia stalinista (o per la cina, cambogia, quello che volete voi) non fu possibile. Come, più in piccolo, non ci si è mai preoccupati più di tanto di analizzare l’atteggiamento dei partigiani post armistizio. Migliaia di morti senza nome e senza il diritto di essere ricordati.

    Ecco perchè i Repubblichini non hanno mai avuto il diritto di essere ricordati. Sono gli sconfitti in un mondo in cui la storia la scrivono i voncitori.

    Se fossi vissuto all’epoca, non mi avrebbe spaventato affatto premere il grilletto contro uno, dieci, mille di loro. Sono e…

  11. Questo è un blog che si basa sulle fonti primarie.

    Dire che fa acqua da tutte le parti, mi sembra un insulto buttato, giusto perchè si è privi di argomentazioni.

  12. Gabrielita says:

    molto perspicace questo signor liberoconcetto. tutti così i suoi lettori, owner?

    il commento precedente era una battuta relativa alla parte grafica del blog non ai contenuti naturalmente, (non ho potuto leggerli in quanto lunghi e con troppi riferimenti) che sicuramente meritano attenzione.

  13. Ti chiedo scusa umilmente, sai spesso arrivano persone che attaccano senza giustificazione, spero che il malinteso non abbia creato un’antipatia insanabile.

    scusa ancora.

  14. MindPrison says:

    “Se fossi vissuto all’epoca, non mi avrebbe spaventato affatto premere il grilletto contro uno, dieci, mille di loro. Sono e resterò sempre totalmente e radicalmente antifascista. Ma per ogni morto avrei piantato una croce con un nome, e magari dopo 10 anni anche un fiore. Perchè ad un vero nemico va tributato rispetto, il rispetto che merita prima di tutto un uomo, ma soprattutto chi è disposto a combattere per una causa con onore, anche a costo di morire. Ed è roba da pochi.”

    Ecco, finiva più o meno così…

  15. Buongiorno Bisqui’ 🙂

    Qui e’ impossibile far vincere la logica, per quanto ti sforzi.

    Loro sono i vincitori della resistenza e il resto del Paese gli deve tutto.

    Un caro saluto

    Perla

    p.s.: ho pensato di togliere il banner e pensareare qualcosa ancora. 🙂

  16. Rompo eccezionalmente il mio voto di silenzio per appoggiare in pieno le opinioni di MindPrison ed in gran parte quelle di Bisquì (dissento totalmente sul “solo chi è senza onore può festeggiare il 25 aprile”). Insomma, equiparare sarebbe fare un torto ad entrambi (reciprocamente), ma le distinzioni devono essere distintive e rispettose delle rispettive dignità, non devono essere usate per creare morti di serie a e di serie b. Entrambi morirono per il loro sogno di Paese: uno, unito, libero e sovrano, ognuno a suo modo.

    Ritorno nel mio muto silenzio.

    Adieu

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