Relazione tra armi e numero dei delitti

Il problema della relazione tra numero di armi in rapporto alla popolazione di uno Stato e il numero di delitti contro le persone, ed in particolare di omicidi volontari, è molto dibattuto. Il problema può anche essere posto in maniera diversa, ricercando se una legislazione restrittiva in materia di armi sia o meno idonea a ridurre questo tipo di delitti.

La favola della correlazione tra numero di delitti violenti e numero delle armi è nata negli USA all’inizio degli anni 70 in quanto vi fu una ascesa contemporanea, sia nel numero delle armi acquistate (circa 2 milioni ogni anno) che dei crimini; e una mente logica avrebbe potuto agevolmente dedurre anche il contrario e cioè che era l’aumento del crimine a far comperare più armi alla gente. In realtà negli anni successivi il numero delle armi continuò a crescere con lo stesso ritmo, senza che fosse accompagnato da un comparabile aumento dei crimini. Fra il 1974 e il 1994 il numero delle armi detenute si è raddoppiato mentre i crimini sono aumentato in misura inferiore al 10%. Perciò già agli inizi degli anni 80 seri criminologi come Wright e Rossi, incaricati dallo National Institute of Justice, negavano ogni valore alla teoria. Nel 1990 giungeva alle stesse conclusioni il prof. Kleck di fronte alla National Academy of Sciences: "i migliori studi recenti dimostrano che negli USA non vi è alcuna correlazione tra numero delle armi e numero di omicidi, suicidi, rapine, violenze carnali, lesioni o furti aggravati". Per contro gli stessi Wright e Rossi in un altro studio trovarono conferma che il possesso di armi da parte dei cittadini ha un notevole effetto deterrente per i criminali, intimoriti dalla elevata probabilità di diventare essi stessi vittime. Alle stesse conclusioni sono giunti il criminologo austriaco Franz Csàszàr nel 1994 e il tedesco Ernst Doblers.

Le statistiche purtroppo sono di poco aiuto per motivi di vario ordine:

– Varia da stato a stato la nozione di arma. In Italia ad esempio, ai fini penali sono considerate armi anche gli strumenti atti ad offendere, quali uno strumento di lavoro, un coltello, un attrezzo sportivo, e perciò non vi sono attendibili statistiche sul numero di delitti commessi con armi da fuoco. Si consideri poi che bisognerebbe distinguere le uccisioni colpose da quelle dolose, le uccisioni in operazioni di polizia, le uccisioni per legittima difesa, i suicidi: tutte distinzioni ben poco considerate dalle statistiche, inclini a definire una vittima del reato anche il rapinatore ucciso dalla polizia. Inoltre bisognerebbe stabilire se l’arma era essenziale per commettere il delitto o meno; in una rapina in banca l’arma è sicuramente essenziale e se qualcuno rimane ucciso si può affermare che senza le armi i danni sarebbero stati minori (ma anticamente i banditi rapinavano con armi bianche e nella preistoria con un bel sasso!); ma per uccidere nel sonno un convivente o per uccidere un avversario sulla strada, basta e avanza un buon coltello. Bisognerebbe inoltre distinguere tra armi corte ed armi lunghe; si pensi che in Italia vi erano due milioni di cacciatori e che vi sono quindi in circolazione alcuni milioni di fucili; eppure il loro apporto al crimine è minimo.

– È del tutto ignoto, in ogni Stato, il numero effettivo delle armi esistenti; anche in quei paesi dove è obbligatoria la denunzia di certe armi, le armi denunziate rappresentano solo una frazione di quelle detenute. Stime assolutamente e necessariamente vaghe, parlano di un numero di armi pari a 3-5 volte quello delle armi denunziate. Negli anni 80 in Inghilterra, ove la polizia calcolava in 200.000 il numero delle armi denunziate, venne lanciata una operazione di consegna volontaria di armi; ebbene, ne vennero versate circa 250.000. Nel 98, a seguito di una amnistia, vennero versate altre 18.000 pistole. In Germania, quando nel 1972 vene introdotta la denunzia di tutte le armi, si stimava che ve ne fossero in circolazione 17 – 20 milioni; ne vennero denunziate 3.200.000.

– Il livello di criminalità varia per cause sociali rispetto a cui le armi hanno un rilievo del tutto secondario. Quindi il problema andrebbe posto in modo diverso e più corretto: dovrebbe indagarsi se, a parità di condizioni sociali e giuridiche, un aumento o diminuzione delle armi detenute, oppure facilitazioni o restrizioni nel loro uso, abbiano prodotto una variazione significativa nel numero di delitti commessi con armi. Statistica pressoché impossibile salvo in quei rari casi in cui si è avuto una improvvisa e drastica inversione di legislazione. L’unico esempio sembra essere quello dell’Inghilterra. Pare però che l’anno successivo alla eliminazione delle armi, i crimini sono cresciuti (ma è un dato da controllare!) del 10% , e cioè con lo stesso tasso di crescita precedente alla legge. La polizia ha rilevato che i criminali, dovendosi rifornire comunque sul mercato clandestino, preferiscono rivolgersi ad armi da guerra o molto potenti e quindi sono più pericolosi di prima.

– La sola legislazione sulle armi non può essere sufficiente a spiegare certi fenomeni. Si pensi ad esempio ai recenti casi di persone che negli Usa hanno commesso stragi sparando alla impazzata. La crescita dei casi non è certo dovuto ad un aumento nel numero delle armi detenute ma, con tutta evidenza, al fatto che begli Usa manca una adeguata legislazione per togliere le armi ai matti ed alle persone pericolose. Detto in altre parole ciò significa che non hanno senso le statistiche puramente basate sul numero delle armi e delle persone, se non si tiene conto delle caratteristiche delle persone autorizzate a tenere armi. In Svizzera, ad esempio, il fatto di lasciare armi da guerra ai militari di leva, soggetti poi a periodico addestramento, non ha mai cagionato problemi di sicurezza pubblica. Di recente un pazzo ha sparato con il suo fucile d’assalto in un Consiglio politico, ma è stato il primo caso in 150 anni. Secondo alcuni l’aumento dei casi di sparatorie da parte di psicopatici andrebbe ricollegato piuttosto alla cultura della violenza diffusa da cinema e televisione ed alla tolleranza per ogni estremismo e fanatismo. Il fenomeno sarebbe comparso in questi anni perché ora è giunta a maturazione una certa generazione di giovani traviati da questa cultura. Sembra ovvio che se i ragazzi vanno a scuola armati di pistole, il problema non si risolve togliendo le pistole, visto che si armeranno di coltelli, ma eliminando la violenza e la droga dalla scuola.

– Non può essere ignorato il dato di fatto della facilità o meno per il delinquente di reperire armi; se le armi sono per lui facilmente reperibili (si pensi all’Italia o alla Germania che confinano con paesi in cui sono state abbandonate milioni di armi di oltrecortina), non servirà mai a nulla togliere armi agli onesti; anzi, si fa un piacere ai delinquenti che si sentiranno più forti. E per la vittima poco importa che l’arma sia legale o no. Secondo statistiche tedesche solo il 5% dei delitti è commesso con armi legalmente detenute, cioè una percentuale irrisoria che dimostra l’inutilità di controllare le persone serie ed affidabili.

Vediamo ora alcuni dati concreti e non contestati.

In Svizzera ci sono almeno 5 milioni di armi da fuoco su 7 milioni di abitanti; di queste armi 600.000 sono fucili d’assalto. Secondo fonti della polizia, il numero complessivo di armi potrebbe arrivare però a 12 milioni. Prima di recenti modifiche, in molti cantoni non occorreva licenza di porto d’armi e negli altri essa era molto facile da ottenere. Quando nel 1991 sono state introdotte limitazioni all’acquisto di armi da parte di stranieri, la percentuale di delitti con armi commessi da stranieri rispetto a quella dei delitti commessi da cittadini svizzeri non è variata.
Nel 1995 venne fatto uno studio comparato tra Austria (legislazione liberale quasi come quella Svizzera) e la Germania (legislazione analoga a quella italiana): lo sparo con armi da fuoco durante la commissione di delitti risultò essere 2,5 volte maggiore in Germania che non in Austria. I casi di uso di armi nella commissione di delitti risultò essere di 7 casi su 100 mila abitanti per l’Austria, di 11 casi per la Svizzera, di 17 casi per la Germania.
La situazione USA è tutta particolare e non bisogna cadere nell’equivoco di credere che vi sia una legislazione uniforme. In certi stati vi è una libertà pari a quella della Svizzera, in altri si è assolutamente restrittivi; la città di New York, ad esempio, ha praticamente vietato il possesso di armi a privati. Il guaio è che contro un migliaio di autorizzazioni all’anno per acquisto di armi, si calcola che ci sia un milione di armi detenute illegalmente! In un solo anno vennero arrestati 17.000 minorenni per possesso di armi corte illegali.

Ovvio che è inutile fare indagini statistiche.

La scarsa influenza della legislazione è dimostrata dalla situazione in Russia, sotto il regime comunista. Il possesso delle armi era vietato ai privati in modo assoluto (salvo i pochi privilegiati) e punito con pene di 5 anni di lavoro forzato per il loro possesso, 15 anni o pena di morte per il loro uso. Ebbene la percentuale di omicidi ogni 100 mila abitanti è cresciuta costantemente in questo modo: 3,6 nel 1950 3,6, 6,4 nel 1960 ,9,2 1970 9,2, 12,8 nel 1980. Il numero di armi illegali detenute nel 1990 era stimato attorno ai 15 milioni di pezzi, il che dimostra la totale indifferenza dei cittadini disonesti di fronte alle restrizioni, anche draconiane.

Negli USA vi è il caso di due città separate da un ponte e con legislazioni opposte : Washington (severa) e Arlington (liberale): gli omicidi nella prima sono 10 volte quelli che si commettono nella seconda. Fatto che dimostra solo quanto influiscano le condizioni sociali e quanto poco le norme di legge sulle armi.
A Kennesaw in Georgia una legge del 1982 obbliga al possesso di un’arma in ogni abitazione; nei primo 8 mesi dopo la leggi i furti in casa sono diminuiti dello 80% mentre nel resto della Georgia diminuivano solo del 10,4%. Nella città di Washington, dopo l’entrata in vigore della legge restrittiva del 1975 , la percentuale di delitti è aumentata del 134% in 5 anni.
n importante e serio studio è stato condotto dalla università di Chicago nel 1996 ad opera di J.R.Lott e B. Mustard. Essi giunsero alla conclusione che il consentire al cittadino il porto di armi agisce come deterrente sui criminali senza alcun aumento di incidenti mortali e, per contro, con una diminuzione di omicidi e violenze carnali dell’8%.

G. Kleck, altro studioso universitario, giunse alla conclusione che in America circa 2,5 milioni di volte ogni anno un’arma viene impiegata per difesa personale e che un quarto di coloro che si erano difesi, erano convinti che la loro arma gli aveva salvato la vita.

Tra il 1° ottobre 1987 e il 30 aprile 1994 in Florida vennero rilasciati 221.443 licenze di porto d’armi. Solo 18 di queste persone commisero un delitto con armi. Con le facilitazioni di porto d’armi ai residenti sono aumentati i reati in danno dei turisti, considerati meno pericolosi! Per quanto concerne gli incidenti con armi da fuoco, nel 1992 morirono negli Usa complessivamente 1409 persone di cui 546 in stati liberali e 863 in stati restrittivi.

Indagini recenti

Le modifiche legislative in alcuni paesi sono state ispirate o giustificate da studi statistici commissionati a vari autori. È sufficiente però un loro rapido esame per convincersi che sono del tutto inconsistenti sul piano scientifico e diretti solo a sostenere tesi precostituite.

Vediamoli singolarmente.

Studio del criminologo svizzero Martin Killias per lo ICS (International Crime Surveys) del 1989. Il metodo di indagine è stato a dir poco ridicolo: indagine telefonica presso le famiglie per chiedere come si difendevano e se avevano armi in casa! Il buon svizzero sperava che la gente gli dicesse candidamente che si difendeva con armi illegalmente detenute. La conseguenza di questa impostazione è stata che ben il 47% degli intervistati gli hanno attaccato il telefono in faccia e che è giunto a risultati aberranti persino per il suo stesso paese. Secondo i suoi calcoli in Svizzera il 27% delle famiglie era armata con circa 778.000 armi, quando invece è noto anche ai bambini svizzeri che presso le famiglie vi sono almeno 600.000 di soli fucili d’assalto. Per non parlare di certe sue amene affermazioni come quella secondo cui le pistole di ordinanza di esercito e polizia non sarebbero adatte per usi criminali o della chiara non conoscenza del diritto delle armi in Svizzera!
È ovvio che con questi dati tutte le sue argomentazioni sono prive di valore e infatti egli neppure prova a spiegare, in forza dei suoi stessi dati:

– per quale motivo in Olanda vi sia lo stesso livello di omicidi annuo (11,7 per milione di abitanti) della Svizzera sebbene in Olanda solo l’ 1,9% delle famiglie possieda armi (in Svizzera, secondo lui, il 27%). – per quale motivo l’Italia, che avrebbe la stessa percentuale di famiglie armate del Belgio, della Svezia (circa il 15-16%), ha una percentuale di omicidi con armi da fuoco che è una volta e mezzo quella di questi paesi

– per quale motivo la Norvegia e la Spagna abbiano la stessa percentuale di omicidi sebbene le famiglie armate in Norvegia siano 2,5 volte quelle spagnole.

Se si pensa che questo studio è stato utilizzato dagli inglesi per la legislazione repressiva del 1997, si può solo rabbrividire.

Indagine del ministero della giustizia canadese

È basata in parte sul lavoro di Killias e ne riproduce gli errori. La difficoltà ed inutilità di fare certe comparazioni risulta evidente quando si scopre che gli Svizzeri, a differenza di altri paesi, includono nelle statistiche degli omicidi anche i tentati omicidi e che le stesse statistiche divergono da uno studio all’altro; questo studio indica per gli Usa una percentuale di omicidi maggiore de 43% rispetto a Kilias e per l’Australia invece una percentuale minore del 45%.

Indagine Seattle-Vancouver

È uno studio di J.H, Sloan (un medico!) su due città con lo stesso numero di abitanti, poste a cavallo di un confine. Lo studio, pure utilizzato dal governo inglese, è stato demolito dalla critica perché non ha preso in alcuna considerazione le enorme diversità sociali tra le due città, poste in Stati diversi, con problemi di popolazione incomparabili (in Vancouver non vi sono quasi latino-americani o gente di colore).
Successivi studi hanno smentito completamente i risultati di questa indagine.

Effetti delle restrizioni in Inghilterra

Cominciano ad arrivare le prime statistiche su ciò che è accaduto in Inghilterra dopo le restrizioni del 1997. Come è noto i sostenitori di essi erano partiti dalla convinzione che le armi illegali provenissero in larga parte da armi legale rubate e perciò avevano avuto la geniale idea di ritirare le armi legalmente detenute. Gli avversari sostenevano che le armi illegali usate dalla delinquenza provengono da altre fonti e cioè dalle armi illegalmente possedute dalla popolazione o da importazioni.
Ripetiamo che nessuno è in grado di ben valutare la consistenza delle armi illegali tanto che in Inghilterra le stime variano da 200.000 a 10 milioni di pezzi! I sostenitori delle restrizioni sono ora largamente smentiti dai fatti.
Presso il Centre for Defence Studies del King’ College di Londra è stato pubblicato lo studio "Illegal Firearms in the United Kingdom" a cura di John Bryan, già dirigente della sezione Firearms-intelligence di Scotland Yard, prima fautore delle restrizioni ed ora costretto dai fatti a pentirsi!
Lo studio prende in considerazione il periodo dal 1998 al marzo 2000 e riferisce che in esso l’uso criminale di armi corte (esclusa aria compressa) è cresciuto del 40% : nel 1997 si erano avuti 2648 casi, nel 2000 sono stati 3685.
Nelle contee in cui è più diffuso il possesso privato di armi si riscontra un numero di casi sotto la media; il valore è sopra la media nelle contee ove sono detenute meno armi private.
Delle armi impiegate alcune erano armi giocattolo modificate o riattivate, ma la maggior parte erano armi di provenienza dall’est europeo ad un prezzo medio di 900.000-1500.000 lire.
La relazione conclude che non si è riscontrato alcun collegamento tra delitti con armi e numero delle armi possedute legalmente dai cittadini.
Subito dopo la pubblicazione della relazione sono uscite anche le statistiche per l’anno successivo (marzo 2000-aprile 2001) con un aumento dei 12% dei casi rispetto all’anno precedente.
Le statistiche del 2002 dimostrano che la progressione negativa continua.
Gli omicidi sono cresciuti da 735 (1997) a 849 per il 2001 e a 858 per il 2002; le rapine sono cresciute del 13% rispetto al 2001, i delitti sessuali del 18,2%, i delitti di droga del 12,3%.
I reati in materia di armi hanno visto la seguente progressione impressionante: 4903 (1997-87), 5209 (1998-99),6843 (1990-00), 7362 (2000-01), 9974 (2001-02).
Nel 2002 le probabilità di subire una aggressione in casa a Londra erano sei volte superiore a quelle di New York.
Negli USA il tasso di omicidi che nel 1981 era 8,7 volte quello inglese, è ora di sole 3,5 volte.

Studi sulle stragi di folli

Uno studio del 2003 compaeso sulla rivista Suizidprophylaxe, a cura di università tedesche ed americane, ha scoperto che spesso i soggetti che fanno stragi con armi avevano avuto a che fare professionalmente con le armi . Sono stati esaminati sotto la direzione del prof. Armin Schmidtke dell’università di Würzburg 143 casi dal 1993 al 2001 e si è rilevato che spesso accadono per spirito di imitazione; molto erano collegati fra di loro ad una distanza di tempo non maggiore di 18 giorni.
Il 28% degli autori erano militari e il 7% poliziotti. Alcuni erano noti come fanatici delle armi e molti hanno agito nell’ambito dei luoghi in cui usavano le armi (caserme, sedi di polizia, poligoni).
Sovente i militari hanno agito in tuta da combattimento.
La maggioranza aveva un’età media di 35 anni e il motivo della strade era la vendetta. Spesso si erano ispirati a precedenti stragi e ne conservavano i ritagli di giornale in casa.
Per uno studio molto aggiornato e svolto da un importante oragano del governo USA si veda l’articolo First Reports Evaluating the Effectiveness of Strategies for Preventing Violence: Firearms Laws.

Conclusioni

Credo che da quanto esposto si possano trarre comunque alcune conclusioni:

1) Non esiste e non può esistere alcuna statistica idonea a dimostrare il rapporto tra numero delle armi detenute e numero di crimini commessi in dato paese. 2) È sicuro che il problema non è costituito dalle armi legalmente detenute, ma dalle armi illegali.
3) È sicuro che una legislazione restrittiva in materia di armi non incide in modo significativo sulle armi illegali e che nessun delinquente si lascerà distogliere dal delinquere con armi (chi vuol commettere un omicidio non si preoccupa di certo delle pene per l’arma!).
4) I dati in nostro possesso dimostrano in modo convincente che il possesso di armi da parte degli onesti, costituisce un efficace deterrente per i criminali.
5) Il numero dei delitti gravi dipende da cause che nulla hanno a che vedere con le armi.
6) È certamente necessario un controllo sulla personalità delle persone che detengono armi da fuoco pericolose.

 

 

Testo tratto dall’enciclopedia delle armi : powered by performancing firefox

19 Comments

  1. abr

    Spettacolare post, scientificamente inappuntabile.
    ciao, Abr

  2. Bisquì

    Ciao Priore! Felice di sentirti. I complimenti da te, poi, sono particolarmente ben accetti.

  3. Nessie

    In Europa e in particolare in Italia, dove viviamo in un clima demosocialista s enza alcun riguardo per la Proprietà Privata (cha al contrario viene considerata un furto) è normale ritenere che chi detenga armi in casa sia un furfante. Viceversa, chi varca la soglia di abitazioni altrui e delinque, da oggi può finanche ottenere uno sconto di pena. Specie, se clandestino. Keep going Bisquì, Nessie

  4. Bisquì

    Nessie :-)))))

    Che bello leggerti qui! Benvenuta!

  5. Massimo

    E’ da anni che, quando i temi di attualità languono (?) cerco di sostenere che il possesso di un’arma è un diritto di libertà, negata in Italia.
    Oltre ad essere un deterrente contro la piccola criminalità.
    Aggiungerei, tra i tuoi punti, una constatazine.
    Uno sportello bancario, quando è presente una guardia armata, non subisce rapine: i criminali preferisco recarsi in quello vicino senza guardia.
    Chissà mai perchè … 😉

  6. L'italiano metafisico

    In Italia non si avrà mai il diritto al possesso di un’arma.
    Ecco perchè siamo un paese lassista dove i criminali e la mafia prospera.
    I nostri politicanti dovrebbero imparare dall’antica Grecia e dalla sua cultura della vergogna, Mastella in primis.

  7. Bisquì

    Ciao Massimo 🙂
    In effetti ai sostenitori del pacifismo inerme manca completamente la logica. Basta fare un ragionamento come il tuo e tutto diventerebbe più chiaro.
    In realtà ai pacifinti nostrani piace di più stare a 90° e subire di tutto (magari col sorriso sulle labbra) piuttosto che assumere un atteggiamento più sereno e risoluto.
    Nel palazzo di mia madre abita un cacciatore. Hanno rubato in tutti gli appartamenti con le persone all’interno che dormivano. Sono stati ovunque meno che dal cacciatore ed a casa di mio padre (fortunatamente), chissà come mai.

  8. monica

    Come hai ampiamente dimostrato non è semplice ricavare una statistica affidabile sull’argomento perchè le condizioni di vita e di cultura nei vari Stati sono molto diverse.
    Cerco tuttavia di fissare alcuni punti che mi sembrano incontrovertibili.

    – chi arriva ad uccidere in genere è già passato attraverso un percorso criminale, è noto alla Legge e come tale non può disporre di porto d’armi.
    – ne consegue che la maggior parte degli omicidi, come emerge anche dal tuo post, è commessa con armi illegalmente detenute.
    – le armi legalmente detenute invece, in genere, vengono usate per difesa.

    La questione se consentire ai cittadini “onesti” la detenzione di armi, posto che i criminali comunque le avranno, equivale a chiedersi se la Polizia debba combattere disarmata contro il crimine.
    Follia?
    A me pare di aver sentito, in passato, qualche parte politica che sosteneva questa teoria…

  9. gabbianourlante

    vediamo se adesso funziona… l’articolo è lungo… lo leggerò con calma.
    ciao e buon weekend amico mio….

  10. monica

    ps.

    Questa curiosa sintonia sul tema deriva, secondo me, da un crescente timore sociale che si respira nell’aria…

  11. Bisquì

    Monica,
    la maggior parte delle persone che conosco, italiane e non che posseggono un’arma, l’hanno acquistata per avere un certo senso di sicurezza in più.
    Come giustamente fai notare tu.
    Non ho inserito nelle statistiche che nei periodi di aumento della criminalità, li dove possibile, aumenta proporzionalmente l’acquisto di armi da fuoco da parte dei cittadini.
    Nelle statistiche mancano il Sud Africa e l’America Latina. Questi stati sono il vero Far West, altro che USA.
    Prendendo ad esempio il solo Sud Africa, tra nord e sud c’è un’enorme differenza. A Jhoannesburg ho visto mamme spingere la carrozzina mentre avevano appese al fianco, come pistoleri, delle enormi Colt mentre a Città del Capo le uniche armi viste sono state quelle dei poliziotti.

    Questo ha un grosso significato che solo i ciechi non possono vedere.

  12. Bisquì

    Ciao Metafisico 🙂
    Ci siamo incrociati con i commenti!

    Gabbianourlante,
    adesso funziona, si 🙂

  13. antonio

    Mi spiace dirlo ma Bisqui non ha dimostrato un bel niente. Ha semplicemente omesso i molti, seri studi che dimostrano che more guns do not lead to more crime. Si veda, per esempio, questo recente e autorevole (questo per davvero) studio:
    http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=245849
    Lo studio di John Lott citato da Bisqui e’ stato stracciato accademicamente molto tempo fa, tanto che Lott e’ oggi praticamente una macchietta nell’accademia americana. Secondo Steve Levitt, uno degli economisti piu’ autorevoli e rispettati della Terra,
    “When other scholars have tried to replicate [Lott’s] results, they found that right-to-carry laws simply don’t bring down crime.”

  14. Bisquì

    Antonio, non mi piace fare polemiche ma qualche domanda te la devo porre. Hai letto tutto fino alle conclusioni o ti sei fermato a leggere solo quello che ti interessava?
    Al punto 1) delle conclusioni riporto : 1) Non esiste e non può esistere alcuna statistica idonea a dimostrare il rapporto tra numero delle armi detenute e numero di crimini commessi in dato paese. La dimostrazione è data dagli studi riportati in diversi paesi e non solo negli USA.
    Le statistiche più affidabili sono quelle che affrontano il problema sul lungo periodo. La dimostrazione è data dalle forze di polizia che statistiche alla mano dimostrano che il maggior numero di crimini avvengono con armi illegamente detenute. La dimostrazione è data dalla logica che inconfutabilmente afferma che un cittadino che possiede legalmente un’arma non farà mai una rapina a mano armata (parliamo sempre di statistiche e non di casi singoli). L’articolo che riporti è di quattro righe e risale al 2000 mentre io riporto anche statistiche del 2005. Forse tu non sai che le statistiche non sono assolute ma relative ai “puntatori” che si scelgono. Così se io voglio dimostrare che i crimini vengono perpretati con armi legalmente detenute basta che come puntatore scelgo quello relativo. Ma questa non è una statistica che copre tutti i crimini e quindi incompleta dal punto di vista assoluto anche se precisa dal punto di vista relativo.
    Dire che non ho dimostrato nulla è una falsità, basta leggersi le statistiche svizzere o austriache o quelle russe che ho ben riportato nell’articolo. Prendere come esempio come tu hai fatto solo gli USA è distorcere la realtà volendo paragonare tutta la terra ad una sola regionale, cosa impossibile visti i diversi costumi e culture.
    Conclusione al punto 2), È sicuro che il problema non è costituito dalle armi legalmente detenute, ma dalle armi illegali.
    Conclusione al punto 3), È sicuro che una legislazione restrittiva in materia di armi non incide in modo significativo sulle armi illegali e che nessun delinquente si lascerà distogliere dal delinquere con armi (chi vuol commettere un omicidio non si preoccupa di certo delle pene inflitte per il possesso di un’arma!).
    Queste sono conclusioni logiche che chiunque, anche te, con un minimo di sale in zucca può raggiungere senza ragionamenti particolarmente complessi e faticosi e senza l’ausilio di statistiche distorte dall’ideologia che tendono ad affermare quello che vogliono invece di essere obiettive ed impersonali. I numeri sono numeri e la logica è logica. La mia logica dice che un delinquente in quanto tale si fa beffe della legge.
    Se un delinquente vuole uccidere o rapinare lo fa e basta, non va in giro a denunciare un’arma che utilizzerà per delinquere.
    La mia logica dice che nei paesi a regimi dittatoriali a fronte di un numero di poliziotti del 3% della popolazione e con una popolazione disarmata (per ovvi motivi) contro uno 0,9 dei governi democratici con popolazione armata, il numero percentuale dei crimini è proporzionalmente più alto. Rileggiti le statistiche Russe.
    Non sono in possesso di quelle cinesi o cubane o della corea del nord, per ovvi motivi ma è sufficiente farsi un giretto in quei paesi per rendersi conto che non sono proprio dei paradisi. Basterebbe farsi un giretto in Brasile o in Sud Africa per rendersi conto che se la popolazione non fosse armata il numero dei crimini sarebbe molto più alto dell’attuale. Ma noi sappiamo benissimo, tu ed io, il motivo per il quale la sinistra mondiale non vuole una popolazione che sappia difendersi. Sappiamo benissimo da dove nasce il movimento pacifista e per quali scopi. Sappiamo benissimo il motivo per il quale questo governo ha rimesso in circolazione i criminali. Allora perchè prendersi in giro?
    PS nel piccolo, se non lo avessi capito, succede quello che è sotto gli occhi di tutti tra gli stati. La guerra fredda è stata fortunatamente incruenta perchè i contendenti erano armati nello stesso modo, eppure non ostante l’aumento vertiginoso degli armamenti si è vissuti per 60 anni in una pace relativamente assoluta.
    Prova ad immaginare se uno dei due fosse stato armato e l’altro inerme, secondo te si sarebbe vissuti in pace o ci sarebbe stata un’aggressione?
    A me la storia ha insegnato che il pacifismo senza logica permette a degli Hitler ed amichetti vari ad aggredire i più deboli. Riportando il ragionamento in piccolo, tu sei sicuro che una volta che le armi da fuoco siano sparite dalla circolazione regnerà la pace?
    A me risulta di no, si tornerà alle armi bianche, quelle da taglio. Come al solito la politica di sinistra e quella del “torno indietro”, benvenuto nel medioevo 🙂

  15. sanna66

    Gran bel post Bisqui, come al solito………
    l’argomente è un pochino spinoso, specialmente in Italia e in questo periodo storico………
    bella anche la risposta al commento di antonio (che non sono io……:-)

    un saluto

  16. tilt64

    Stati Uniti – 28.1.2007
    Più armi, più morti
    Nei giorni scorsi, la Harvard School of Public Health ha diffuso uno studio relativo a tutto il territorio nazionale, la cui conclusione è: dove ci sono più armi, ci sono più omicidi.
    I dati. I La ricerca, pubblicata sul numero di febbraio della rivista Social Science and Medicine, ha incrociato i dati degli omicidi per arma da fuoco e non, insieme a quelli relativi al possesso di queste ultime. Negli Usa, si calcola, sono in circolazione oltre 200 milioni di armi da fuoco, circa una famiglia su tre ne possiede una e, ogni tre omicidi, due vengono commessi sparando. Facendo una classifica degli stati Usa secondo il possesso di fucili e pistole – gli stati del sud e quelli delle Montagne Rocciose sono in testa – i ricercatori della Harvard School of Public Health hanno scoperto che nei 12 stati con più armi pro capite, rispetto ai 12 che ne hanno meno, il tasso pro capite di omicidi per arma da fuoco è più alto del 114 percento, mentre il tasso di omicidi in generale è superiore solo del 60 percento: in sostanza, le differenze erano determinate solo dalla presenza elevata o no di armi da fuoco. Oltre a suggerire che per i potenziali criminali è più facile dotarsi di una pistola dove queste sono maggiormente presenti, secondo l’istituto i dati rivelano che una maggiore quantità di armi aumenta gli omicidi di uomini, donne e bambini, sia in casa sia fuori.

    Grilletto facile.
    Negli Usa ogni anno quasi 3.000 minorenni muoiono per colpi di arma da fuoco.

    Ci volle il film Bowling a Columbine di Michael Moore per far conoscere al mondo le statistiche sul numero di omicidi commessi ogni anno negli Stati Uniti (oltre 11mila), decine di volte superiori a quelle di altri Paesi sviluppati. Pochi però sanno ancora quanto negli Usa le morti violente riguardino i minorenni. Ora un rapporto del Children’s Defense Fund (Cdf), un’organizzazione che si batte per i diritti dei bambini, rivela che nel 2002 – l’anno più recente di cui siano disponibili le statistiche – le persone sotto i 20 anni morte per colpi di arma da fuoco sono 2.867. Otto bambini e ragazzi al giorno, uno ogni tre ore. Per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, si tratta della seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

    Senza confronti. Il totale comprende 1.830 omicidi, 828 suicidi e 209 casi non ben identificati. La gran parte delle morti riguarda la fascia di età dai 15 ai 19 anni, con 2.451 casi. I bambini sotto i cinque anni uccisi sono 71. Cifre che rendono il tasso di morti per colpi da arma da fuoco sotto i 15 anni negli Stati Uniti superiore alla somma di quello di altri 25 Paesi industrializzati, si legge nel documento. “Perché la nostra nazione è così silenziosa di fronte alla strage dei suoi bambini? – si chiede la presidentessa del Cdf, Marian Wright Edelman – In questo momento, mentre il presidente e i nostri rappresentanti al Congresso stanno prendendo decisioni riguardanti il bilancio, è più importante che mai che i genitori e i cittadini alzino la loro voce morale in favore di scelte che proteggano i bambini”.
    La battaglia contro le armi semi-automatiche. Il Cdf si riferisce in particolare al divieto decennale di vendita delle armi semi-automatiche, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale – l’amministrazione Bush non ha rinnovato, secondo molti per non rimanere invischiata in un problema che negli Stati Uniti rischia più che altro di far perdere i voti delle lobby pro-armi. Il rapporto del Cdf mostra come, mentre la messa al bando delle armi semi-automatiche era in vigore, il numero di morti di giovani per colpi di arma da fuoco sia costantemente calato fino a dimezzarsi: dai 5.793 casi del 1994, record negativo degli ultimi 25 anni, ai 2.867 di tre anni fa. Il totale, dal 1979, è di 95.761 bambini e adolescenti uccisi. Il doppio del numero di soldati americani uccisi nella guerra del Vietnam. “Ma dove sono le manifestazioni di piazza per protestare contro la perdita senza senso di tanti bambini? – si chiede la Edelman – Perché le lobby delle armi possono bloccare la volontà di due terzi degli americani, che chiedono leggi di buon senso sulla sicurezza delle armi?”.
    (Fonte: Peace reporter)
    Ovviamente tutto è opinabile, dice il mio kapò…

  17. Bisquì

    Vedi Tilt,
    inconsapevolmente confermi quello che affermo. Innanzitutto mi porti statistiche americane che non hanno nulla a che vedere con il contesto mondiale e poi nelle tue statistiche non è riportato se le vittime sono causate da armi detenute illegalmente o legalmente.

    Non solo ma non si capisce quanti sono i crimini e quali sono. In sostanza nelle statistiche che riportate voi di sinistra, si omette bellamente un dato che è fondamentale.
    I criminali hanno le armi? Continueranno ad averle anche con una legislazione restrittiva? Nonostante la legge si continuerà a vendere armi? Chi fa usa di armi da fuoco? Quanti che detengono le armi le hanno poi effettivamente usate?

    Facile dire più armi più morti. In una nazione dove, e torno a parlare della Svizzera, c’è la più alta concentrazione di armi (da guerra tra l’altro) il numero dei crimini è uno dei più bassi al mondo.
    Non solo la Svizzera ha questi dati ma anche l’Austria ed altre nazioni. Allora, guardando a livello mondiale e non i soliti cattivissimi e bruttissimi USA ci si rende conto che la vostra è solo miopia ed “odio” nei confronti di uno, gli USA.
    Con questi presupposti il vostro giudizio non può essere sereno ma è distorto dall’ideologia e dal malanimo.
    In fin dei conti lo sappiamo tutti che non siete onesti ed i commenti a questo articolo confermano una triste realtà.
    Anche tu come il tuo compagnetto Antonio, non sei arrivato alle conclusioni e si che sapendo che ho indossato un’uniforme avresti dovuto farti un bel sorriso.
    La mia si chiama onestà intellettuale, la tua?

  18. Bisquì

    Tilt, un inciso. Se fossi in te andrei sul sito del SIPRI (ONU) e mi andrei a vedere i nomi delle nazioni che sono le maggiori esportatici di armi nonchè le maggiori produttrici. Poi controllerei gli introiti di ognuna ed andrei a controllare i nomi delle maggiori indiziate di alimentare il mercato nero. Fatta questa bella ricerchina, per onestà intellettuale, smetterei di avere in continuazione il nome degli USA sulle labbra.

    PS la prossima volta usa un indirizzo email reale che me ne accorgo subito se bari 🙂

  19. tilt64

    Caro Bisquì ad una lettura rapida il bel sito svedese che mi hai consigliato dimostra quanto gli interessi economici facciano della guerra un mercato appetibilissimo, così come vendere pistole ai cittadini sia più redditizio che impegnarsi a costruire strumenti per contenere la criminalità.
    Per quanto mi riguarda ci tengo a dirti che ho una paura fottuta delle armi e che preferirei davvero che a difendere la mia proprietà fosse lo Stato e non una P38 (si usa ancora?) nel cassetto del comodino. Una bella speranza? Forse! Ma la politica dovrebbe servire a risolvere i problemi e dunque la preferisco alle pallottole.
    Finisco col confessarti la mia ammirazione per i militari che come te difendono i nostri valori ed i diritti che i nostri padri hanno conquistato. Meno ammirazione nutro per quei politici che usano la forza degli eserciti per meschinissime lotte egemoniche. Ma anche la categoria dei politici onesti è un tantino in ribasso :-))
    Ti saluto e comunque grazie per le notizie.

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