Un salto nel buio

Una notte d’estate in un punto non meglio precisato dell’emisfero boreale.

Ho dormito male, ho tutti i muscoli indolenziti e la testa completamente vuota. Il briefing di qualche ora fà  mi ha improvvisamente messo di fronte alla realtà . Non è un’esercitazione, sono finiti i giochi di guerra adesso bisogna andare, ho scelto questo mestiere e non posso tirarmi indietro.

Mi vesto lentamente, accuratamente. Controllo e ricontrollo gli stivaletti, il cinturone e che tutto quello che ho attaccato addosso sia ben fermo. Mi appoggio le mani sui pettorali e controllo che nei taschini ci sia l’occorrente. Faccio scivolare le mani lungo i fianchi e sempre tastando con i polpastrelli controllo che anche le altre tasche siano in ordine. Ripasso sul velcro e controllo che tutto lo strech sia ben chuso. Gomitiere. Ginocchiere. Moschettoni. Bussola. Cartina.

Mi allaccio l’orologio al polso destro, l’altimetro a quello sinistro.

Ricontrollo tutto l’equipaggiamento. Guardo lungo il mio MP5SD dal calcio alla piccola tacca rossa in cima alla canna, mi sfugge un sorriso, la canna è dritta.

Attacco il mio amico al fianco destro e vado.

L’aria della sera è calda, gli uomini mi stanno aspettando … “Signore, bella serata vero Signore?”

Li guardo in viso, uno per uno, sono nervosi anche loro ma fanno finta di nulla proprio come me.

Credo di dare un tono sicuro ed invece con un soffio di voce dico “Andiamo che ci aspettano”.

L’ascensore è lì. La sagoma si staglia sull’orizzonte e non posso non notare che quelle gobbe viste così somigliano ad un reggiseno. Capperi mi dico, non lo avevo mai notato.

La notte è buia, senza luna, il cielo è nero come la pece, le nuvole coprono tutte le stelle ma qui col naso appiccicato al livello del mare il colore è di un blu bellissimo.

Mi giro ed osservo sulla mia sinistra la scia di poppa … è fluorescente.

Il secondo mi bisbiglia nell’orecchio “è ora Signore”.

Siamo tutti, sei con me.

L’ascensore ci sta portando in alto con un fragore assordante….

Passa il tempo ed i pensieri affollano questa zucca vuota… non può succedermi nulla, nonna mi aveva soprannominato Zaccaria per questo… Sono immune alla morte, io.

… Ci siamo, il pilota ha fatto il segno.

Tutti con un sincronismo non voluto controlliamo la taratura degli altimetri, ci guardiamo negli occhi, il momento è sempre più vicino…

Altro segno, luce rossa.

Ci avviciniamo alla rampa posteriore e ci mettiamo in ordine su due file.

La rampa scende.

Luce verde, il militare che mi sta di fronte si gira fa un saltello e sparisce nel buio. Uno alla volta vengono tutti inghiottiti da quel nulla che sta fuori dal CH47. Tocca a me. Oohp e sono fuori, nel vento.

Mamma, quanto tempo è che non ti scrivo? Quanto tempo che non sento la tua voce? Quando tornerò a casa poggerò la testa sulle tue ginocchia che ho tanto bisogno di tornare bambino. Non per tanto, giusto il tempo per ritrovare l’innocenza.

…l’altimetro dice che è ora d’aprire, una manona ferma la caduta da 180km/h  e passo a poco più di 20 in un attimo.

Dove saranno gli altri? Riusciranno a riunirsi? Ci ritroveremo tutti?

… Guardo in basso e cerco di capire se sto ancora sul mare o sulla terra. Non si vede nulla, rapidamente faccio due conti, controllo l’altimetro, l’orologio e la bussola … dovrei essere sul mare.

50 metri – 20 – 10 … sgancio e cado in acqua. Gambe strette, un piede sull’altro, come i bambini in imbarazzo. Tirato, duro … tutto stretto in uno spasmo.

Maledizione!.

Entrando in acqua il mio “amico” mi si è infilato sotto l’ascella colpendomi prima sul fianco e poi sulle costole, un dolore bestiale.

Riemergo, respiro, prendo aria, mi giro a pancia in su. Che male! … che male! … Non sono rotte, no, le costole sono sane ma respiro a fatica. Il fegato ed il diaframma mi fanno un male cane.

Resto un pò così galleggiando e stringendo i denti.

Mi scuoto, – via – raggiungiamo il punto di raduno. Nuoto con calma, non riesco a muovere bene il braccio destro e la gamba destra ma non posso abbandonarmi al dolore 5 uomini mi stanno aspettando.

… Un latrato.

Porca miseria questo disgraziato sta facendo un casino!

Mi lascio immergere per poi riemergere tenendo solo gli occhi al di sopra del pelo dell’acqua.

Quella bestia mi ha fiutato, non può vedermi!

Lui latra e latra e latra.

Con calma avvito prima il silenziatore e poi l’ottica laser. Selettore sul tre. Lo cerco fino a che il puntino rosso non mi dice che l’ho trovato. Tre flop in rapida successione. Un rumore soffocato tipo quello del tappo di spumante quando lo controlli con la mano.

… il cane smette di latrare. Si lamenta per un pò e poi non lo sento più.

Tendo l’oreccho e strizzo gli occhi nell’oscurità . Scivolo nell’acqua e mi confondo col rumore della risacca. Mi avvicino alla battigia, quanto tempo sarà  passato?

Certo che con un braccio e mezzo e senza una gamba ho impiegato più tempo del necessario, dove saranno i miei?

Questo è il momento più difficile, devo uscire dall’acqua, mi devo trascinare, devo restare basso, ma dove saranno i miei?

Ok, sono sotto la scogliera.

Sono con le spalle appoggiate alla roccia, da questa posizione ho un ottimo controllo della zona circostante.

Prendo la bussola. I marker fluorescenti sono deformati dalle goccioline d’acqua che scivolano via dal quadrante.

Non sono distante. Mi muovo dirigendomi al punto d’incontro.

Guardo l’orologio e … terrore! Sono in ritardo di un’ora! Ma come ho fatto, come è successo che non mi sono accorto del tempo che passava!

…I 3 kg dell’arma sono troppi per il braccio offeso, sono costretto a portarlo con la sinistra.

Mi muovo lentamente cercando di rimanere il più possibile all’ombra della roccia…

Un rumore sopra di me.

Mi appiattisco e divento un tutt’uno con la scogliera. Il cuore impazzisce. In bocca ho un sapore metallico. Mi scoppiano le tempie. Non ho più saliva.

Un’ombra scivola verso il basso, non distinguo chi è e cosa potrebbe essere.

L’ombra resta sospesa sopra di me.

La canna del mitra è puntata ,  il dito rattrappito … Scivolo lentamente e silenziosamente verso il basso piegandomi sulle ginocchia strusciando con la schiena sulla roccia cercando di guardare sopra di me.

Un sibilo …

“Signore?”

Riconosco la voce e deglutisco.

Nella testa si formano parole che non riesco a proferire perchè le labbra sono troppo serrate per fare il loro lavoro, “Rivosecchi … Rivosecchi”.

…Signore, eravamo preoccupati ed io ho deciso di venirla a cercare … poi il cane ha smesso di abbaiare di colpo e così abbiamo capito…

…Rivosecchi, lei ha messo in pericolo tutta la squadra! Siete tutti qui?

Si, signore ma lei…

Io un corno, io sono uno e uno si può perdere ma 5 sono troppi non le pare?

Si Signore ha ragione Signore, mi deferirà ?

Rivosecchi lei è un pazzo ma io non rinuncio facilmente al mio secondo, adesso mi aiuti che ho subito un trauma.

L’arma Signore?

Gli ringhio in faccia “che resti tra noi…”

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Un salto nel buio by Bisqui is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at http://diavolineri.net/ospitalieri//racconti/un-salto-nel-buio/

6 commenti su “Un salto nel buio

  1. Ciao Bisqui

    tra le tante cose, anche scrittore……. grande
    anche io aspetto il seguito.

    un saluto
    antonio

  2. Ma c’ero anch’io? Impossibile, eppure mi sembrava di essere lì!
    Periodi brevi e secchi come brevi e secchi sono i dialoghi tra i soldati di sempre.

    quindi, continua……..

    Un bacio con la lacrimuccia.

    Perla

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