La donna

Giro la testa di traverso, "Certo, prego" e con un gesto della mano la invito a sedersi di fronte a me.

Con un gesto agile si infila tra la parete ed il tavolino e si mette seduta guardandomi dritto negli occhi. La guardo anch’io. E’ una bella donna della quale è difficile dare un’età. Capelli corvini, di carnagione abbronzata con occhi chiari, leggermente a mandorla, obliqui, penetranti. … Che occhi! Sono gli occhi che amo, gli occhi da lupo.

Non è di una bellezza sconvolgente, ma ha un portamento regale, i tratti nobili e tutto il resto al posto giusto. Mi piace, è armonica nel complesso, perfettamente equilibrata, magra ma non legnosa veste una tuta da meccanico, leggermente aperta sul seno e stretta da una cinta che le mette in risalto la vita. Restiamo in silenzio per interminabili minuti. Alla fine è lei ad iniziare a parlare guardandomi di sottecchi : "Lei è così silenzioso, … non ha nulla da dire?"

La scruto per un pò e poi : "Signora, non so chi è lei e che relazioni abbia con lo stato maggiore o il governo, io ho fatto il mio dovere … tutti noi abbiamo rischiato la vita per salvare la sua, avevamo un ordine e lo abbiamo eseguito, con questo non voglio mortificarla o farle un ricatto morale, voglio che sappia come la pensiamo, nulla di più".

Resta un attimo a pensare e poi risponde : "Non era esattamente l’argomento che volevo affrontare, ma la capisco, forse le devo qualche spiegazione".

E’ una persona forte d’animo e molto sicura di se. Normalmente le persone restano interdette dalla mia aggressività e dai modi spicci ma lei non si è intimidita. C’è anche un altro fatto, chiunque che ha sopportato una detenzione necessita di supporto psicologico, ma lei è perfettamente lucida. Le cose sono due o è addestrata o la natura l’ha dotata di una forza d’animo eccezionale. Questo fatto mi incuriosisce : "Di cosa voleva parlare? Abbiamo argomenti da discutere?" "Bè, intanto diamoci del tu, io sono Livia". "Livia, un nome latino. Io sono C… Zaccaria, per gli amici". "Zaccaria" … "un nome biblico. Zaccaria… Volevo ringraziarla … anche a nome della bimba che sembra le stia simpatica". "Un momento di tenerezza, … con i bambini me lo posso permettere, sono innocenti e vanno protetti".

Ho mandato il messaggio, vediamo come reagisce.

“Credo che lei debba sapere chi sono veramente, si sarà già domandato…”. "Non mi faccio e non faccio domande, eseguo gli ordini, sono pagato per questo".

Mi scruta e poi fa : lei mi stupisce non capisco se è veramente così duro …  Lascia in sospeso la riflessione e cambiando argomento racconta di se stessa e così vengo a sapere che è un agente dei servizi segreti e che era in missione, quando fu rapita. In realtà i rapitori non potevano sapere del suo ruolo, ma scoprendolo avrebbero potuto rivenderla ad altri gruppi di terroristi. Naturalmente il governo che non poteva e non voleva correre il rischio che in qualche modo fosse rivelata la sua identità. Mi sembrava una storia strana, ma pensandoci bene mi tornò alla mente quello che era sottolineato tra gli ordini da eseguire : sopprimere se necessario.

Quella frase mi era scoppiata nella testa. Sopprimere, ma come sopprimere! Come se fosse facile a sangue freddo, come se fossimo degli assassini, non siamo addestrati per questo. Quella frase mi aveva fatto venire in mente un bel funerale con tante personalità, parole di circostanza e qualche lacrima d’occasione, insomma la solita ipocrisia di quando si commemora un servitore dello stato.

Pensieri che mi frullano nella testa ed intanto lei continua a parlare con la sua vocina da bambina soffiando le vocali alla fine delle parole. Non posso fare a meno di ascoltarla, mi incuriosisce, mi piace e così, senza che possa rendermene conto lei riesce ad entrare nel mio spazio vitale ed io abbasso lo scudo che mi protegge dal mondo. Parla come lo stesse facendo con un vecchio amico. La osservo studiandola fin nei minimi particolari. Osservo come muove le mani, come sta seduta, come si appoggia alla parete mantenendo la schiena dritta, come osserva a sua volta le mie reazioni. Insomma ci studiamo a vicenda così come fanno i combattenti di razza. Ha i capelli raccolti sulla nuca e tenuti insieme da una matita, non sono il massimo dell’acconciatura e dell’ordine, ma fanno da cornice al viso e quell’ordine "scomposto" non mi disturba, anzi! Ascolto attentamente l’inflessione della voce e cerco di capire se è sincera o se recita. Si muove con eleganza ed i suoi gesti sono misurati. Perché si sta svelando con me? Non era necessario che lo facesse.

Insomma un pò mi attira ed un pò mi irrita, vorrei alzarmi ed andarmene ma quello sguardo magnetico mi tiene inchiodato alla panca e, mio malgrado resto ad ascoltarla.

Mi risveglio dai pensieri appena in tempo per sentire una domanda : "E tu … ho capito benissimo che non ti chiami Zaccaria ma va bene così… Dicevo, e tu come mai hai scelto di appartenere ai reparti speciali?"

Ommioddio! Che razza di domanda è questa? Che ne so, non lo so neanche io perchè! Non me lo sono mai chiesto. L’ho fatto e basta. Qualsiasi motivazione sarebbe banale. Che dico? La verità, non posso fare diversamente e così rispondo : " ci sono finito, non avevo programmato nulla, qualsiasi specializzazione poteva andare bene. Avevo una preferenza per il pilota da guerra ma poi sono finito qui. Ha scelto la marina per me". Mi guarda come se davanti avesse davanti a se un marziano.

"Possibile? Sembri una persona così decisa, padrona delle sue scelte!"

"No guarda che non ci siamo capiti. Non ho subito nessuna scelta. Mi si è prospettata una possibilità ed ho accettato. Qualsiasi cosa sarebbe andata bene purchè non fosse stato morire di noia in un’ufficio o in una caserma. Quelli sono posti riservati a chi vuole una vita comoda.

Intanto che dicevo così pensavo a come sarebbe stato essere imbarcati con il Sig. Stefanini. No, troppo amici, non sarebbe stato possibile.

A mia madre sarebbe piaciuta una sistemazione più tranquilla ed invece eccomi qui a gettarmi da 8000 metri, ammarare, nuotare come un coccodrillo, arrampicarmi come una scimmia, strisciare come un serpente, balzare sugli avversari come una pantera, fuggire come una gazzella… per salvare una sconosciuta …

"Capisco", fa lei abbassando lo sguardo.
Restiamo così, in silenzio, entrambi immersi nei propri pensieri.

Ci pensa il cuoco a riportarci alla realtà posando sul tavolo il vassoio con la mia colazione.

Lei guarda il contenuto e poi alzando gli occhi sorridenti e sporgendosi in avanti, con una carezza sulla guancia, mi apostrofa : "Ma questa è la colazione di un pupo!"

Emetto un ruggito : "Ma che pupo e pupo. Adesso mi prendi in giro? Ho consumato una quantità enorme di energie per colpa tua ed adesso devo recuperare!"

Mi viene da ridere, la menzogna è evidente perché in effetti sono un pupo e pure viziato. Quando vivevo con la nonna avevo ben tre zie che si prendevano cura di me. Sono viziato come pochi. Solo dopo l’ingresso in marina ho imparato a badare a me stesso e soprattutto a tagliarmi la carne e sbucciare la frutta!

Rido di cuore e lei con me. Ha dei denti bellissimi, bianchi, così bianchi che sembrano cangianti.

"Vuoi una fetta burro e marmellata?" ho appena pronunciato la frase che immediatamente resto interdetto, stupito di me stesso. Capperi, mi sono offerto di spalmare il burro e la marmellata ad un’estranea, mai fatto in vita mia, decisamente questa donna mi ha conquistato. Da quando il rapporto con la mia ragazza è finito non ho più provato sentimenti per altre donne, ma questa … questa mi ha colpito già dal momento che l’ho vista nel letto coricata a pancia in su dimostrando una sicurezza fuori dal comune. Mi aspettavo di trovare una povera donna distrutta, coricata in una posizione difensiva, fetale, ed invece … Anche la reazione da felino … Insomma ne sono rimasto colpito, profondamente colpito. Mi piacciono le donne coraggiose e di questa mi piace tutto.

Resto così, col pane nella mano sinistra ed il coltello della destra, a guardarla mentre sghignazza prendendomi in giro.

8 commenti su “La donna

  1. Devo dire che diventa sempre meglio. In questo capitolo anche se non c’è azione si resta inchiodati alla pagina lo stesso. Mi sa che hai davvero del talento come narratore.:-)

  2. Confermo Wellington!

    Il nostro caro fratello è un talento…il fatto è che si resta col fiato sospeso ad ogni capitolo, cosa accadrà al lettore quando saremo all’epilogo ?

    Bis, io lascio correre la mia intuizione e la mia immaginazione…credo (e spero) di aver adesso più chiara l’intera “vicenda”.
    Affascinante come sempre.

    Bacioni

  3. Mi fate arrossire.
    Questa è la prima volta che scrivo qualcosa che non sia un compito in classe 🙂
    Mi fa felice sapere che vi sto trasmettendo delle sensazioni positive e vi giuro che non mi sto impegnando neanche un pò, tutto fluisce dalla testa agli indici senza che me ne renda conto.

I commenti sono chiusi.