La casa

Segue da “un salto nel buio

Rivosecchi mi guarda con un sorrisetto. Capisco che ha qualcosa da dire.

… Dica e si sbrighi. Mi rivolgo a lui con insofferenza. Signore, intanto che che aspettavamo … e la cercavamo … ,  non siamo stati con le mani in mano.

Già ! … ebbene? Immaginavo che avrebbe sottolineato il mio errore. E lui : abbiamo effettuato una ricognizione, perlustrato l’intorno e controllato il territorio per lo sganciamento. E’ di età  poco più giovane di me, ma ammetto che è il miglior sottufficiale che abbia mai conosciuto, con i suoi 22 anni egli è un militare con un’incredibile talento.

Rivosecchi, fortunatamente, ogni tanto … le capita di fare qualcosa di buono! Quindi, immagino che gli uomini sono già  in posizione … bene … adesso andiamo.

Ormai il dolore è un ricordo, si sono indolenzito ma non ci penso ed affronto la scalata. In pochissimo tempo arriviamo alla sommità . La parete era più facile del previsto. C’erano molti appigli e questo ci ha risparmiato il rumore di una scalata classica con chiodi e “ammenniccoli” vari. Per una volta ho un pensiero positivo nei confronti degli “informatori”. La via verso il nostro obiettivo è sgombra ed anche avanzando con sospetto e circospezione, arriviamo al limitare dell’accampamento in poco tempo. I ragazzi della squadra blu ci informano di una ronda, distratta, con periodo di 45 minuti. Tutto sommato il mio ritardo non ha avuto conseguenze, anzi!

“… parlano e fumano … ed uno addirittura ascolta della pessima musica con la radiolina”. Questi ragazzi mi fanno sorridere, non perdono mai il buon umore. Ottimo, nessuno si aspetta un’incursione e tanto meno di lì!

Accendiamo i microfoni laringei e ci dividiamo. ” Blu”, si allontana velocemente e noi andiamo dal lato opposto. Ci appostiamo in un gruppo di cespugli. Passano i minuti e finalmente :

… Crrrr svviiishhh … Aquila in posizione…

… Crrrr svviiishhh .. Falco in posizione …

… Crrrr svviiishhh … Grifo in posizione …

Bene sono arrivati. Guardo l’orologio. I 45 minuti stanno per scadere. Eccoli! Sono due, ciondolano e strusciano i piedi. Portano l’arma come fosse una mazza da baseball, poco ci manca che la trascinino. Effettivamente la musica che ascoltano è pessima! Li seguiamo tenendoli bene al centro del mirino elettronico ad intensificatore d’immagine.

Si allontanano e spariscono nel buio.

Crrrh sviisssshhh … Rosso … avanziamo.

Crrrh sviisssshhh … Blu … good go!

La recinzione è una semplice rete da pollaio, non è illuminata o allarmata, la apriamo come si fa con un pacco regalo. Imbecilli, penso tra me e me.

Ci muoviamo come fantasmi passando da un’ombra all’altra. Se non avessi il visore avrei difficoltà  a vedere i miei compagni. Ombre nell’ombra! Mi torna in mente un film in bianco è nero, “Belfagor”. Ne ero terrorizzato ed adesso il fantasma sono io, chissa  che effetto farebbe incontrarmi? Il lungo addestramento sta da  i suoi frutti, abbiamo un passo leggerissimo, ci muoviamo agili come pantere nere. Ok, la squadra blu sta coprendo l’area dell’edificio entro il quale dobbiamo penetrare. Fortunatamente su un lato dell’ingresso principale c’è un patio con una finestra, è in alto, forse è di un bagno o di un corridoio.

Gli ordini sono perentori, non entrare in contatto con l’avversario e tantomeno ingaggiare combattimento. Come se fosse facile, vista la situazione. Quando tre giorni prima mi ritrovai con gli ordini in mano, pensai ad una nuova esercitazione ma le due lettere stampate in blu sull’angolo in alto a sinistra mi avevano messo un dubbio amletico. Perchè “SS” se si tratta di un’esercitazione? Intanto che pensavo queste cose arrivò la chiamata a rapporto. Il comandante della nave è un uomo di altezza superiore alla media, un tipo burbero, con un cuore grosso così e di poche parole.

…Tenente, avrà  ricevuto gli ordini.

Si Signore.

Li ha letti?

Si Signore.

Cosa ne pensa?

Non so Signore, mi sembra un’esercitazione ma l’informazione è segretissima, che significa Signore?

Significa che non è un’esercitazione, noi siamo quelli più vicini, stiamo già  dirigendo verso la zona delle operazioni, preparate i vostri uomini.

Signore…

Uscii e mi andai a rifugiare in sala macchine, l’unico posto caldo di tutta l’unità . Tutto quel caldo mi dava una benevola sensazione e mi aiutava a pensare con calma. Feci chiamare Rivosecchi che si presentò come al solito con le mani in tasca ed il berretto appoggiato sulla nuca.

Rivosecchi!!! Ma possibile mai che la devo sempre riprendere! Le sembra il modo, questo, di presentarsi?

Ero nervoso, vero ma quell’atteggiamento mi irritava terribilmente.

Si, Signore … ehm, cioè nooo, Signore.

Lo guardai con uno sguardo feroce. ‘Sto ragazzino mi stava tremendamente simpatico ma mi infastidiva il suo modo scanzonato e poco militaresco di comportarsi.

Rivosecchi, faccia preparare gli uomini, abbiamo una missione da affrontare, vi aspetto tra 10 minuti nel corridoio della mia cabina.

Corridoio, Signore??

Restò un attimo interdetto e poi anticipando la mia ira : corro Signore.

I ragazzi, i miei ragazzi, erano già  tutti lì ad aspettare. Avevano tutti gli occhi tondi come due piatti con sul fondo dipinto un’enorme punto interrogativo.

Non capita spesso di trovarsi su un’unità  da guerra, in dodici, tutti contemporaneamente in un corridoio che è un budello di un metro di larghezza.

… Prego, isolate la zona.

Due marinai, bloccarono i portelloni stagni del corridoio. Scrutai i miei uomini che a loro volta scrutavano me.

Guardandoli dritti negli occhi dissi : Ragazzi, questa volta si fa sul serio! Nei loro occhi, nulla! Ancora quell’aria interrogativa. Li misi al corrente della missione e comunicai i nomi dei partecipanti invitandoli al briefing col comandante dell’unità  e con i piloti dell’elicottero. Gli altri sei ebbero un moto di delusione ma immediatamente si strinsero intorno ai loro colleghi.

… Una cartina a 25.000 ed una a 5.000 erano appoggiate sul tavolo. Mostrai l’obiettivo e con l’ausilio delle previsioni del tempo decidemmo con i piloti l’orario d’inizio dell’operazione e le sue fasi. Con i marinai ricontrollammo le informazioni dell’intelligence, con esse tracciammo i percorsi da seguire secondo l’orografia del terreno e decidemmo i componenti delle due squadre da tre ed i singoli compiti operativi. Decidemmo pure l’equipaggiamento occorrente. Una missione di poche ore, in ambiente stretto … insomma dovevamo essere leggeri. Ognuno avrebbe imparato a memoria le informazioni operative, al nostro seguito avremmo avuto solo una cartina topografica a 5.000, senza alcun riferimento riportato a mano.

…Crrrr svviiishhh …Rosso … parete est.

Non vedo i “rapaci” ma so che ci stanno coprendo da eventuali sorprese.

… Siamo appoggiati alla parete, in pieno buio. Respiriamo lentamente. Le gambe sono rigide. La finestra…, è da lì che entreremo nell’edificio.

Uno sguardo d’intesa ed il marinaio si appende al davanzale. Un rapido movimento, si tira su di potenza e per un attimo resta con gli occhi all’altezza del davanzale, guarda all’interno e scivola dentro come un serpente.

Crrrr svviiishhh … Cobra … ok

L’ambiente è sicuro.

Rivosecchi si arrampica come un gatto ed entra anche lui.

Crrrr svviiishhh …  Mamba … ok

Mi arrampico e sono dentro.

Il buio è totale, sono le 03.00 del mattino, l’ora nella quale il sonno è più profondo, abbiamo ancora mezz’ora.

Non ci sono luci che filtrano da sotto le porte. e questo è male perchè dobbiamo metterci a cercare eventuali guardie ma è anche un bene perchè noi vediamo nel buio e possiamo giocare sulla sorpresa.

Respiriamo a tratti, il pomo d’adamo inchiodato.

Prima porta…siamo in apnea.

Cobra ed io ci posizioniamo ai lati.

Rivosecchi passa la fibra ottica della microtelecamera sotto la fessura e controlla l’ambiente. Un segno con le dita della mano destra … nulla. Silenziosamente ci spostiamo sull’altra parete ruotando col passo del fantasma. Di nuovo apnea, le orecche tese ad ascoltare il minimo rumore. Seconda porta, stessa operazione. L’ansia comincia a farsi sentire ed il sudore inzuppa la schiena. Goccioline scendono dalla fronte e seguendo il bordo del visore notturno cadono sulla tuta . Un segno con le dita … indice e mignolo alzati … due uomini! Segno d’intesa con un’altra rotazione siamo ai lati della terza porta. Diventa sempre più difficile sentire, il sangue scorre così veloce che possiamo contare i battiti cardiaci. Svoooshh, svoosssh, ritmico. Tra una pulsazione e l’altra sentiamo un fischio continuo, più un sibilo che un fischio. Rivosecchi fa passare lentissimamente la fibra ottica. La tensione è al massimo, vorrei strappargli di mano la telecamera per vedere dentro.

Alza il pollice.

Mi viene da urlare, il nostro obiettivo e lì.

Ci materializziamo davanti alla seconda porta, ormai siamo sicuri, quelli dentro sono gli unici “bersagli” all’interno dell’edificio. A quelli fuori ci pensano i “rapaci”

— segue —

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7 commenti su “La casa

  1. Grande Bisqui…….. e mò sò C***I tuoi…… 🙂
    ricordati che “””Zaccaria non deve morire”””…
    altrimenti vengo da te e ti “martello” le caviglie….. 🙂

    ps non farci aspettare troppo il terzo capitolo………

    un saluto
    antonio

  2. Antonio,
    Zaccaria non può morire perchè ha un rapporto con la morte un pò particolare, i riferimenti biblici sono evidenti 🙂

    Wellington,
    faccio del mio meglio 🙂

    Salo,
    ciao! Felice di appassionarti

    Monica,
    No, non ho nominato il luogo perchè il documento è “SS” segretissimo! 🙂

  3. Caro Signor “I diavoli negri„,
    usando il mio povero italiano e con l’aiuto di alcuni traduttori on-line ho letto alcune pagine del vostro blog bello: Realmente lo apprezzo e accosento con molte della tesi che proponete. Gradite dare uno sguardo alla mia stanza ed esprimermi il vostro parere? Potrei aggiungere il vostro blog al mio blogroll? Potreste fare lo stesso con mine? Quello sarebbe un tal onore per me! Rispettoso il vostro
    Shelleytherepubblican

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