In viaggio

Improvvisamente il mare si anima rompendo la monotonia del dondolio ritmico delle onde. Lì ad un centinaio di metri da noi l’acqua risale formando una lunga macchia scura.

… Ragazzi … andiamo!

Pagaiamo lentamente con gli occhi fissi su quella macchia che si avvicina sempre di più. Ed ecco che emerge,per un paio di metri d’altezza, la falsa torre di un sottomarino, . Ci accostiamo e spingiamo la donna su per la scala, mentre, dall’alto, forti braccia la aiutano a salire.Come gatti, saliamo a bordo anche noi.
All’interno del sottomarino regna un po’ di confusione, qualcuno vuole togliermi la bimba dalle braccia e viene scacciato con un movimento del braccio. Altri ci guardano incuriositi. Altri ancora ci ignorano completamente poiché assorti nei loro compiti. Ordini secchi, scanditi ad alta voce e ripetuti a pappagallo, due, tre volte. Pronti per l’immersione! Aprire le valvole! Macchina di dritta avanti adagio! Rotta 350. Immersione! Profondità 65!

Ci stiamo immergendo, sento lo scricchiolio dei cassoni di compensazione che si riempono ed il sibilo dell’aria che passa attraverso le valvole per essere compressa. Il ronzio dei motori, simile a quello di un’alveare di api riempie il tubo nel quale stiamo navigando. Sono un pò stordito e confuso guardo intorno la piccola folla che ci attornia. Alla faccia della missione segreta, adesso con tutti questi qui, saremo solo qualche centinaio di persone a sapere!

Si fa avanti l’ufficiale di guardia.  Tenente mi segua".

"Non adesso, devo portare il marinaio Annunziata in infermeria".

"Ma il Comandante vuole vederla subito!"

Con il corpo  proteso in avanti gli ringhio in faccia : "ho-de-tto-non-ade-sso!"

Gli volto le spalle e lasciando la bimba, tra le braccia di "Aquila", prendo per un braccio "Annunziata" dirigendomi a grandi passi verso l’infermeria. Lungo il corridoio Incontriamo il medico che ci stava venendo incontro.

“… dottore guardi qui”, lo apostrofo senza tanti preamboli. Il medico guarda gli occhi del ragazzo ed adesso anche io, in luce piena, posso vedere le grosse macchie marroni nel bianco del globo.

Il medico chiede ad Annunziata "sei caduto? Hai battuto la pancia, il petto, la schiena?"

"No, Signore!"
 
"Vieni con me"
 
Me lo porta via ma io li inseguo fin dentro l’infermeria. Tenente per piacere ci lasci soli". "Dottore, questo marinaio è un mio sottoposto ed io devo sorvegliare su di lui"

Il medico, vista la risolutezza, si rassegna e con un sospiro si mette a fare il suo mestiere. Dopo qualche minuto : "C’è un versamento nei nei polmoni causato dalla rottura di alcuni capillari, non è preoccupante, ma il ragazzo resta qui e non va da nessuna parte."

"Grazie" e rivolgendomi al marinaio "Annunziata fa quello che dice il dottore altrimenti te la vedi con me". Sorrido rilassato e mi avvio all’incontro con il comandante.

Percorro tutto lo scafo alla rovescia attraversando i portelloni che dividono le paratie stagne infilandomici dentro con un’oscillazione. Prima i piedi e poi il resto.   Sono davanti alla porta dell’ufficio, busso.

…"avanti".

Mi sembra di riconoscere quella voce e apro la porta un pò titubante ed on po’ curioso. Chi c’è in quel minuscolo ambiente seduto alla scrivania?

"Sig Stefanini!!!" … “Sig. Stefanini!!!” “Giulio, che gioia rivederti!”

Il Sig.Stefanini è stato il mio istruttore per un lungo anno. Egli è di poco più anziano di me. Noto le spalline con le greche e irrigidendomi sugli attenti assumo un atteggiamento più formale.

“Hhemmm, Signore, felice di rivederla"

Lui alza lo sguardo dalle carte che ha di fronte e mi guarda con un sorriso "Non sei cambiato di molto. Sei il solito indisciplinato, terribile ragazzaccio! Vieni qui e stringimi la mano”.

Mi vergogno un pochino, ha ragione da vendere, non sono mai stato un’amante delle formalità, anzi ammetto di essere un mezzo selvaggio. Vuole sapere tutto di me e di cosa ho combinato negli anni che non ci siamo visti anche se ci siamo scritti.

"Bè, adesso che ci siamo detti tutto di noi puoi anche fare il rapporto dell’operazione"

Gli espongo i fatti raccontando per filo e per segno tutto quello che è successo dalla partenza dal ponte di volo fino alla discesa nel sottomarino.

Lui resta un pò pensieroso e poi fa : "Ricordati di scrivere tutto così come lo hai detto a me e ricordati di riempire i moduli per lo scarico delle cartucce sparate, l’armiere ti darà una mano. Mi raccomando non una parola di troppo.

"Si, Signore, vado, Signore … Giulio, ci vediamo a colazione?"

"Passerò se avrò tempo … vediamo, … abbiamo una missione anche noi e questo intermezzo ci sta facendo perdere tantissimo tempo".

"che missione … se posso …?"

"Ci è stato segnalato un cargo sospetto e dobbiamo verificarlo. Ci stavamo dirigendo nel quadrante assegnato quando è arrivato l’ordine di recuperarvi. Ci avete fatto correre come dannati! Però non posso prendermela con te se fai parte delle squadre antiterrorismo. Adesso va!"

Esco dal suo ufficio e mentre attraverso di nuovo tutto il sottomarino penso a quando eravamo nello stesso reparto. Sono molto legato a lui che mi è stato amico prima di essere un superiore. Ricordo volentieri quando passò ore stando seduto di fianco al mio letto parlandomi come un fratello maggiore per aiutarmi a superare un momento di crisi fortissimo. Ero caduto in depressione per motivi personali e non ero più tanto convinto della permanenza nella marina da guerra. In più c’era il fatto di quanto era difficile, per me, il rispetto di una disciplina che non avevo mai avuto. Lui non era tenuto a starmi vicino, ma lo fece. Lo considero un ottimo comandante ma sopratutto un modello da seguire. Non è uno di quei comandanti che è tale solo perchè porta i gradi, è il suo carisma ed il suo esempio che ne fanno una guida naturale. E poi è un militare eccezionale, alla sua età è già comandante di un’unità da guerra, un sottomarino poi! Torno in infermeria a sincerarmi delle condizioni d’Annunziata. Visto che tutto è a posto vado dall’ufficiale di guardia, mi scuso con lui per la mia brutalità e gli domando di accompagnarmi a controllare la sistemazione dei miei ragazzi. Certo che potevano trovare un’altro posto per loro, la sala lanciasiluri non è un luogo propriamente adatto ma non potevo pretendere di più in fin dei conti lo spazio in un’unità da guerra è quello che è e questa non è particolarmente indicata per avere passeggeri in più e poi c’è da considerare che ci sono anche due allievi. Do un’altra occhiata alle amache ed ai ragazzi che stanno sistemando le loro cose e poi chiedo di accompagnarmi all’alloggio della donna. Lei è stata sistemata nella stanzetta del primo ufficiale, attigua alla plancia comando e questo mi fa molto piacere. Il tizio che mi accompagna non mi sta simpatico e sono contento di sapere che dovrà dormire su un’amaca nella stanzetta del sottufficiale di rotta. Questo è’ uno di quelli che porta i gradi in modo tale che tutti possano vederli. Detta alla maniera dei miei ragazzi è un "carrierista" per non dire altro. Finito il giro di controllo mi faccio accompagnare all’alloggio assegnatemi.

Mi faccio la doccia, una doccia lunghissima. Resto sotto l’acqua calda a godermi il tepore. Sto così, seduto sul fondo della doccia abbracciato alle gambe col naso tra le ginocchia a farmi scorrere l’acqua sulla testa per un tempo infinito. Non ho sonno, sono stanco si, ma ho ancora troppa adrenalina in corpo. Il bisogno più impellente è riempire lo stomaco e così indosso un’uniforme appena stirata che un marinaio ha lasciato sulla branda. Mi avvio al quadrato ufficiali che naturalmente a quest’ora è deserto. Al cuoco di servizio, che sta facendo le pulizie chiedo due uova, quattro fette di pane imburrato con la marmellata di mirtillo ed un bicchiere di te. Quello mi guarda e fa :

Tenente non siamo al ristorante, invece della marmellata della mamma le posso dare quella della marina”.

Ridiamo insieme. Intanto che aspetto giocherello con le posate, quando perso nei pensieri sono riportato alla realtà da una voce femminile che chiede "posso?"
 
– continua –

6 commenti su “In viaggio

  1. i soldati sono e rimangono uomini…perché non dovrebbero avere un’anima. Bisquì sei contrario o favorevole all’abolizione della leva obbligatoria?

  2. Govanni,
    ti sei un attimino distratto negli ultimi 5 anni? La leva non è più obbligatoria grazie ad una legge del centro destra ma è volontaria con ferma triennale.

    Questo governo di buffoni, invece, nel suo programma ha la reintroduzione dell’obbligatorietà. In questo caso mi trovi contrario. Il militare deve essere motivato ed in un periodo come questo, saturo di missioni, è bene che le forze armate siano costituite da persone che credono in quello che fanno.

  3. però era più giusto che tutti dovessero avere il dovere e l’obbligo di difendere la patria…..un esercito di professionisti è più offensivo che difensivo …si lo sapevo che la leva era stata abolita ,io sono per il rispristino perché le uniche motivzioni che vedo nei soldati professionisti sono solo i soldi…e infatti la maggior parte sono meridionali (vengono dalle regioni povere dell’italia)

  4. non metto in discussione che i corpi scelti siano motivati, ma tutti gli altri sono lì perché non hanno avuto scelta.Poi con questo nuovo metodo i figli di papà non andranno mai in guerra , le guerre le combatterammo i più poveri, la carne da cannone della nostra società.Ciao e grazie per la risposta.

  5. Giovanni,
    permettimi di dissentire. In una condizione di bilancio a dir poco disastrosa, far fare il servizio militare a tutti significa solo disperdere risorse ed energie che altrimenti potrebbero essere usate meglio e si otterrebbe solo una perdita di tempo per i giovani in cerca di lavoro.
    Anche guardando in un’ottica europea, la leva obbligatoria porterebbe ad un surplus di militari che non servirebbero a nulla dato che le forze armate di tuuti gli stati dell’ EU attualmente superano il milione di uomini.
    Inaccettabile per l’economia europea, sarebbe uno sforzo enorme, non siamo ne gli USA ne la Russia e tantomeno la Cina.

    Per quanto riguarda i ragazzi del sud, credo che tu abbia una visione un pò troppo antica. Non lo dico perchè sono siciliano ma perchè anche al nord ci sono persone che hanno bisogno. Invece, per quanto ne so le divisioni tra nord e sud sono sul piano strettamente di scelta d’arma.
    Credo che le scelte dipendano da un fatto culturale che ci si porta dietro dalla storia della regione e non da una volontà o necessità.
    Invece debbo dire che i ragazzi del sud sono più attaccati alla nazione di quelli del nord, in loro è più forte il sentimento di patria che comunque è fortissimo in tutti i ragazzi che scelgono di indossare un’uniforme.

    Carne da cannone? No, non lo sono adesso (se gli si danno i mezzi) e non lo saranno. Le dottrine sono cambiate non ci sono più i reggimenti napoleonici da 10.000 uomini. Oggi è la tecnologia a farla da padrona ed un solo soldato ha una capacità di fuoco immensamente superiore di quello della II guerra mondiale.
    Ti faccio un esempio per spiegarmi meglio.
    Una perdita di forze superiore al 3% è una sconfitta, significa che l’addestramento e la tattica sono andati a farsi benedire. Ok, sono numeri, per chi li vuole contare ma considerando i mezzi a disposizione le vite perse sono inaccettabili per le dottrine moderne.
    Un’altro esempio.
    Il numero più alto di perdite in Iraq è dovuto ad incidenti e non a combattimenti. Considerando che in Iraq tra tutti gli alleati hanno ruotato qualcosa come più di 500.000 uomini le perdite sono più che accettabili, molti meno di un anno di discoteca o di un anno di lavoro casalingo, non so se mi spiego.

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