4° giorno di navigazione

Non siamo riusciti a sbarcare Livia e la bambina, non abbiamo potuto perchè le condizioni climatiche sono peggiorate e sarebbe stato pericoloso trasbordarle. Abbiamo navigato a zigzag cercando d’intercettare il cargo prima che uscisse dalle acque internazionali o dal quadrante nel quale operiamo.

La natura si è scatenata in tutta la sua potenza, il mare è blu-nero e si può distinguere dal cielo perchè ogni tanto i lampi illuminano l’orizzonte. Piove orizzontale, con un vento che spira a raffiche improvvise e di intensità incredibile, mitragliandoci la faccia. La massa nera che ci circonda è agitata come poche volte ho potuto vedere e ci scuote in tutte le direzioni.

Gli uomini terminano il turno di guardia completamente zuppi ed appena smontano corrono ad asciugarsi in sala macchine. I miei ragazzi fanno i doppi turni : guardia e nursey per Beatrice che stando al chiuso per tutto questo tempo ha iniziato ad innervosirsi. Livia passa il suo tempo tra la bimba ed il sonno ristoratore. I nostri incontri sono limitati al sincronismo del suo sonno con i miei turni di guardia ma nonostante la frequentazione saltuaria abbiamo acquisito un’ottima intesa e passiamo tutto il tempo disponibile a chiacchierare fitto fitto come due comari. Per il resto mi annoio, la vita monotona e ripetitiva mi uccide e non vedo l’ora di arrivare in porto e ricominciare la vita spericolata di sempre. Potrebbe anche non succedere perchè il comandante ha chiesto l’aggregazione della squadra per le operazioni di controllo dei mercantili sospetti.
Servire con il Sig. Stefanini non mi dispiacerebbe ma io amo gli ampi spazi e non so quanto reggerò su questa bagnarola. Già mi sono stancato di seguire l’ufficiale di macchina nelle sue operazioni giornaliere, ormai conosco tutto di questa unità e la mia curiosità è stata esaudita fin nei minimi particolari.
E’ora del cambio turno e mi vesto per salire in plancia. Infilo gli stivali, chiudo i pantaloni impermeabili sovrapponendo le strisce di velcro e li lego sotto la suola, vesto il giacchetto di montone rovesciato, quindi il pipistrello ed il berretto di lana.

Sono sotto la scaletta e mentre mi infilo i guanti urlo verso l’alto :
"Un uomo in plancia?"
"Venga tenente!"
Chi mi risponde è il sottufficiale di rotta, oggi il turno lo condivido con lui. Mi arrampico sulla scaletta ed arrivo sulla sommità giusto in tempo per beccarmi un’ondona che per poco non mi sbatte contro la murata. Mentre mi aggrappo alla battagliola con una mano e con l’altra cerco di agganciare la fune di ritegno, urlo "Cazzo, neanche il tempo di arrivare, che razza d’accoglienza!"
A sua volta il sottufficiale urla :
"Si tenga forte Signore, stasera si balla per davvero!"
Riesco a mettere il naso al di sopra del bordo della murata e vedo il mare in tempesta. Non è la prima volta che mi capita ma una cosa è osservarlo stando belli alti su una nave, un’altra cosa è vederlo così da vicino, praticamente siamo con il naso appiccicato alla superficie. Mugghia e ruggisce, va ovunque e viene da tutti i lati. Ci sferza in un turbinio di schizzi, ci passa sopra, ci colpisce con tonnellate d’acqua nel tentativo di strapparci dal guscio nel quale stiamo. E’ emozionante, eccitante direi … adrenalitico. E’ una lotta continua, non ti puoi rilassare e quando precipitiamo giù dall’onda, ifilando la la prua in acqua come se dovessimo immergerci mi viene da urlare : "UUUUUUUUUWWWWUUUUUUUOOOOOOOHHHHHHH!" Siamo su un gigantesco ottovolante, tremo dall’eccitazione, la natura ci sfida ed io non sono il tipo da tirarsi indietro, vediamo chi vince!.
Passa il tempo, ho le mani congelate e sono scosso da tremori di freddo. Batto i denti talmente forte che non riesco a tenere fermo il binocolo sugli occhi. Mentre sto tirando su con il naso una voce femminile ben conosciuta, dal basso urla :
"Posso salire?"
Con il sottufficiale ci guardiamo un attimo e poi faccio :
"No! E’ pericoloso! Qui fuori c’è l’inferno!"
E la vocina da sotto :
"A me piace l’inferno e poi … è pericoloso solo per me?"
"Livia, non fare la bambina, lo so che sei coraggiosa ma il rischio è che il mare possa portarti via"
"Io so nuotare!"
"Ma guarda che sei testarda un bel pò, se solo ti facessi un graffio il comandante ci spellerà vivi e qui è facile fracassarsi le ossa"
"Mi sono stufata di respirare aria riciclata … salgo lo stesso permesso o no, che il comandante vada il diavolo!"
Altra occhiata col sottufficiale che sghigazza sotto i baffetti.
Rassegnato, mentre mi stendo sul boccaporto le intimo :
"FERMATI! FERMA! Ok, fermati … ASPETTA che ti prendo … ASPETTAAAAA, ti dico io quando salire … aspetta … Adesso svelta, adesso che scendiamo dall’onda … SVELTA!"

Infilo il braccio destro nel boccaporto e la prendo per il colletto come fosse un collare. La tiro su fino a che esce con la testa e mi metto sulle ginocchia.
"HEEEE, ma che maniere! Si tratta così una signora?"
"Livia, guarda che stiamo su un vascello da guerra e non in crociera. Hai indossato la fune di sicurezza?"
Intanto che parlo le passo velocemente le mani attorno la vita cercando la sagola che serve per assicurarsi quando il mare è in tempesta e trovo il grosso moschettone penzoloni sui glutei.
"Tenente, ma come è audace!"
"Livia smetti di giocare, qui ci si rimette la pelle"
"Ma come siamo seri!"
"Ok, vieni che ti lego, mettiti qui tra me e Ruggieri, resta attaccata al bordo e quando arriva l’onda seguila con le gambe, come andassi a cavallo, non restare rigida che ti sbalza fuori e sopratutto quando urliamo – ONDA! – abbassati sotto il bordo e schiacciati contro la parete, mi hai capito? Devi cavalcare questo puledro imbizzarrito, chiaro?"
La asssicuro al passante di sicurezza, lei si aggrappa alla battagliola ed in silenzio osserva il mare che continua a spazzare il ponte con violenza.
E’ giunta l’ora del cambio e Ruggieri appena sente il familiare urlo dal basso, saluta e sparisce in un attimo. Al suo posto monta Santamaria che saluta, inforca il binocolo e si mette a scrutare il mare.
Il tempo passa …
"Tenente guardi,  … a ore 22!"

Ruoto il busto alla mia sinistra e portando il binocolo agli occhi guardo nella direzione indicata. Tra un piovasco e l’altro, mentre siamo sulla cresta di un’onda noto  un pennone o perlomeno quello che sembra un pennone. Pochi centimetri di un qualcosa messo in verticale in mezzo al mare e che sparisce appena scendiamo dall’onda per riapparire appena risaliamo.
Urlo : "Sarà il mercantile che il comandante sta inseguendo? La rotta è compatibile, giusto?"
A sua volta Santamaria urla : "Credo di si, Signore, la rotta dovrebbe corrispondere : 30° est … 30.000 metri circa"
"Ok, avverta di sotto"
Intanto, Livia ha seguito tutto il discorso. Mettendosi in punta dei piedi ed allungando il collo mi strilla nell’orecchio sinistro, a raffica :
"Cosa avete visto? Come avete fatto? Io non vedo nulla. Come fate a sapere che è una nave?"
"Livia è difficile da spiegare, esperienza, abitudine, addestramento"
"Mi fai vedere?"
"Ok, vieni qui"
Con un gran sorriso si infila tra me e la murata passando sotto il braccio sinistro.
Per tenere il binocolo deve staccare le mani dalla battagliola ed allora per bloccarla e controllarla meglio, con il corpo la schiaccio contro la parete.
"Ecco, guarda"
Ed intanto le giro testa e binocolo nella direzione giusta. "Guarda verso l’orizzonte"
"Orizzonte? E’ tutto uguale, io non vedo nulla!"
Le parlo tenendo la guancia appoggiata all’ orecchio :
"Livia, laggiù dove il mare sfuma sul nero … c’è una riga dritta …  orizzontale … lo vedi tra i lampi … loro fanno su e giù come facciamo noi, devi avere un pò di pazienza, aspettare che siamo entrambi in alto e che un lampo illumini il cielo"
Mentre dico queste parole un muro d’acqua si alza proprio davanti a noi.
Santamaria urla – ONDA! –
Chino la testa in avanti a proteggere gli occhi, il naso e la bocca, non posso chinare il busto perchè Livia è tra le mie braccia. Le urlo : "reggito più forte che puoi"
L’onda precipita Mugghiando e spumeggiando. Si avventa su di noi e Blamh! Siamo sott’acqua, investiti in pieno da un turbine che ci passa sopra. Stringo allo spasimo, con entrambe le mani, la battagliola e contemporaneamente cerco di schiacciare ancora di più la donna. Colpito in pieno petto e con il risucchio che mi sta portando via le gambe perdo il contatto dal corpo che tenevo schiacciato contro la murata. Con il mento cerco la sua testa per verificarne la presenza.
… Passata …, è passata lasciando dietro di se mille mulinelli ed il mare completamente spianato, piatto e liscio come l’olio.

Riprendo fiato a bocca aperta e soffio via l’acqua dal naso. Guardo con ansia sotto di me, tra le mie braccia, perchè non sento più Livia. Incredibile! Lei è lì ma non contro la parete. Non riesco a capire come sia potuto succedere o abbia fatto. E’ girata verso di me, ficcata sotto il pipistrello. Mi stringe in vita aggrappata alla cinta dei pantaloni e tiene il viso schiacciato contro il mio petto. Si è fatta piccola piccola.
"Stai bene?"
"Si! … Accidenti che botta, ho dato una stretta! Veniva dritta contro di noi"
Mi viene da ridere.
"Hai parlato con il naso, soffia via l’acqua!"
Non mi rendo conto di cosa sto facendo mi viene naturale, le carezzo i capelli e la stringo al petto premendola sulla nuca … è un attimo, il mondo esterno sparisce, gli elementi non esistono più, sono felicissimo di quel contatto e sono diventato di roccia.
"Heeeiiii, Tenente ma come è vigoroso, lei!"
"Oddio, Livia perdonami ma io sono un uomo e tu una donna … e mi piaci … perdonami non volevo mancarti di rispetto"
"Lo so che sono una donna carina … dai, non mi manchi di rispetto, anzi sono onorata … ma è tutto qui quello che hai da farmi sentire?"
Passano una ventina di secondi di silenzio durante i quali cerco di capire se il tono era sarcastico o interrogativo, quando con un gran sospiro fa :
"Senti, Tenente, visto che non ti decidi a parlare te lo dico io. Tanto tu non me lo dirai mai anche se provi gli stessi sentimenti che provo io, hai troppo rispetto."
Tira su col naso e prosegue :
"Ho perso la testa, Tenente, ho provato a scacciare questa cosa ma non c’è stato nulla da fare. Sono terribilmente attratta da te e adesso non mi importa di morire affogata basta che avvenga mentre sono tra le tue braccia … Ho bisogno di starti appiccicata come l’edera alla quercia mi capisci?"
Sono basito, immaginavo che fossimo ottimi amici ma non fino a questo punto. La guardo costernato, imbarazzato, non avevo pensato ad un’eventualità del genere o forse si ma l’avevo scacciata dai pensieri.
Un’altra onda ci investe con tutta la sua forza. Riemergiamo abbracciati e mentre sto per aprire bocca, da sotto il nuovo turno urla "cambio in plancia!".
"Non guardarmi così, sono stupita anch’io della mia audacia ed un pò mi vergogno"
Tira di nuovo su col naso e continua :
"Sono certa che non incontrerò mai più una persona speciale e d’animo nobile come te e non voglio perdere l’occasione perchè presto mi porteranno via e forse non ci rivedremo mai più".
Mentre parla le svincolo il moschettone e tenendola per la cinta di canapa la guido sul boccaporto. Siamo di sotto, in camera di manovra. O mamma! La luce illumina un pulcino bagnato fradicio. Ha i capelli appiccicati al viso e le labbra viola ma è radiosa. E’ lì con le mani giunte in grembo che mi guarda in attesa di una risposta. Le dico :
"Corri a cambiarti, ci vediamo in sala macchine per scaldarci e chiarire questa situazione"
Con un lampo negli occhi risponde :
"Si … mio Signore!"

5 commenti su “4° giorno di navigazione

  1. Ciao!
    Antonio mi fa piacere che questa storia ti appassioni 🙂

    Monica,
    Sorellina, il tuo giudizio è per me molto importante.

    Sarcastycon
    é un piacere leggerti ed averti qui. Benvenuto. In un certo senso si

  2. Anch’io, lo confesso, ho avuto l’impressione che non fosse un racconto di pura fantasia. Troppo vivide certe immagini, troppo circostanziati certi particolari…
    In ogni caso, una bella storia. Scritta benissimo, poi.
    Ciao 🙂

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