Prodi e Kgb, la commissione conferma i sospetti

Avevamo, in effetti, notizie sul fatto che Prodi fosse considerato dai sovietici “our man”, ma alla commissione non è stato possibile fare riscontri su fonti di seconda mano, per cui non ne ho parlato, nè ho citato questi elementi non sufficientemente provati…
Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia e presidente della commissione Mitrokhin, ammette come l’ipotesi che il Professore potesse esser stato uomo del Kgb, fatta piombare ieri con fragore nell’aula di Strasburgo ad opera dell’euroscettico inglese Gerard Batten, sia giunta qualche tempo fa anche a Roma, ma spiega d’averla bloccata al “protocollo”, vista la mancanza di tempo e di modi per controllarla in modo efficace.
Ma rivela anche Guzzanti che il generale Trofinov, colui che assicurò l’esistenza di “molti politici italiani” al servizio del Kgb e l’aggancio di Prodi con i servizi segreti sovietici al tenente colonnello Litvinenko, “è stato ucciso recentemente a Mosca nel corso di un agguato” e aggiunge che anche un altro agente del Kgb passato in Occidente, tale Oleg Gordievsky, sostenne la stessa identica tesi, informato a quanto pare da suoi colleghi che lavoravano in Danimarca.
Il sospetto su Prodi c’era, insomma. Mancavano conferme spendibili che Guzzanti fa capire di non aver rinvenuto anche per via della necessità  di chiudere l’indagine vista la fine della legislatura. Batten, che ha fatto esplodere il caso all’Europarlamento, dice a sua volta di non sapere più di quanto gli ha riferito qualche tempo fa proprio Litvinenko, di cui dice di fidarsi pienamente, ma assicura anche che farà  di tutto per cercare di ottenere una commissione d’inchiesta,”visto che non mi sembra una cosa di secondaria importanza”.
E Litvinenko? Che dice l’ex-agente Kgb e poi Fsb che scelse la fuga e ha ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna che è poi il protagonista numero uno del lancio del macigno nello stagno? Dall’altro capo del filo, a Londra, non vorrebbe far sapere più di quanto è stato detto a Strasburgo e pubblicato. “Posso confermarle – si limita ad osservare – che ho incontrato l’eurodeputato Batten e che gli ho parlato. Posso confermare che quello che lui ha riferito rientra nelle questioni che ho trattato con lui e che ha correttamente citato quanto mi disse Trofimov”. Niente di più? Nemmeno un briciolo d’ulteriore spiegazione? “Bisogna che l’Europarlamento indaghi, che in Italia la commissione preposta allarghi il suo raggio d’azione. Indagate e scoprirete…” si limita a ripetere al microfono.
In realtà  cè chi ha cominciato a farlo e ha notato – andando indietro nel tempo – una “anomala” intervista del Corriere della Sera proprio a Romano Prodi nei giorni del golpe estivo del ’91 ai danni di Gorbaciov. Stranamente, il Professore pareva prendere le difese dei golpisti visto che parlava dell’ultimo inquilino comunista del Cremlino come di un gran personaggio, ma assolutamente inviso ai russi e comunque incapace di mobilitare le masse contro i golpisti al pari d’Eltsin, ipotizzando che il capo dei rivoltosi Pavlov (“Lo conosco bene, è un tecnocrate”) potesse in qualche modo assumere il comando a Mosca. In realtà , come risulta chiaro da quella intervista, Prodi era preoccupato soprattutto dalle sorti dell’accordo da lui firmato tra Nomisma e l’Urss e che lo vedeva consulente dei sovietici e promotore di una scuola per manager.E’ forse per quell’accordo che a Mosca lo ritenevano “uno dei loro”? O l’accostamento era precedente, a partire dai tempi della guida Iri? Se lo chiedono in parecchi oggi, a cominciare dagli uffici di Bruxelles e di Strasburgo, dove intanto a quella di Batten si cominciano ad aggiungere altre voci: “Quale credibilità  potrebbe avere l’Europa se si scoprisse che il presidente della commissione era in qualche modo collegato ai russi? Una indagine è doverosa” hanno scritto al presidente dell’europarlamento Tatarella e La Russa (Uen/An).

1 Comment

  1. Lo PseudoSauro

    In effetti se leggi Bukovskij alla luce di queste rivelazioni e’ tutto piu’ chiaro. Storicamente chi comanda e’ il grigio burocrate, non il personaggio di primo piano. L’invio di Prodi a Brussels cambierebbe dunque di significato: non sarebbe stato fatto fuori da D’Alema, ma sarebbe andato alla guida della macchina per cui adesso succede tutto ’sto casino. Infatti la mobilitazione generale per il governo di un paese ormai a sovranita’ limitata sarebbe cosa per cui non varrebbe l’esposizione di tutte le pedine come avviene ora. Evidentemente e’ in gioco il controllo della macchina che sta passando dai socialisti ai liberali. E’ lo stesso progetto per cui le due internazionali si sono giocate anche le mutande. Senza dire della storia di Gradoli… Comunque l’Italia e’ ancora fra tutti i paesi europei quello piu’ intasato di agenti KGB che lavorano ora come ai tempi del muro. Non si lasceranno far fuori gratis; le proveranno tutte.

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