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Pericolosi sbandamenti

Enduring Freedom
Enduring Freedom

Fuggiamo dall’Iraq, rinforziamo in silenzio i contingenti in Afghanistan e offriamo truppe per il nuovo fronte libanese. La politica estera e di difesa del governo dell’Unione mostra segni di schizofrenia non sempre facili da interpretare. Il ritiro dall’Iraq anche della missione a guida civile ha messo in serio imbarazzo l’Italia di fronte ai suoi principali partners i quali, come è accaduto con la Spagna del premier Zapatero nel 2004, hanno preteso un rafforzamento dell’impegno in Afghanistan che l’Italia ha dovuto accettare per non restare tagliata fuori dai grandi giochi. Come è apparso chiaro nel lungo, travagliato e a tratti poco edificante iter d’approvazione del rifinanziamento delle missioni all’estero, l’Afghanistan è divenuto terreno di scontro tra le due anime del governo con forze non proprio irrisorie della maggioranza che chiedono a gran voce il ritiro delle nostre truppe anche da quel teatro operativo. Così da un lato si è approvato un impegno a “superare Enduring Freedom” e dall’altro è stata rinnovata la presenza militare in Afghanistan sotto comando NATO addirittura con l’invio “sottobanco” di rinforzi.
Il “superamento” di Enduring Freedom non è frutto delle iniziative della Sinistra italiana ma del progressivo allargamento delle competenze della NATO che in Afghanistan ha rilevato a fine luglio dal comando statunitense il settore meridionale e in settembre assorbirà anche le province orientali. Difficile quantificare il rafforzamento del contingente italiano in Afghanistan: le fonti ufficiali tacciono mentre si infittiscono le indiscrezioni circa l’invio di forze speciali (peraltro già anticipato da “Analisi Difesa” nel febbraio scorso) ma anche di reparti di fanteria ed elicotteri. Considerati gli impegni di delle forze NATO in Afghanistan sarebbe stato auspicabile un dibattito schietto e aperto, tipico di un paese “normale”, nel quale si esaminasse anche il possibile impiego di forze italiane nel settore meridionale dove il comandante britannico delle truppe alleate in Afghanistan potrebbe dover utilizzare anche forze schierate in altri settori. E’ accaduto al piccolo contingente danese, solitamente schierato a Kabul, di essere trasferito al sud. Potrebbe capitare anche ai nostri militari considerato che le nuove regole d’ingaggio “combat” sono comuni a tutte le forze alleate ? Un dibattito come quello in corso in Olanda dove il Parlamento ha approvato dopo un sofferto confronto politico l’invio di 1.400 militari nella provincia calda di Oruzgan e dove la questione è dibattuta apertamente sui media al punto che un recente sondaggio ci informa che molti olandesi temono rappresaglie terroristiche di al Qaeda a causa di questo impegno militare. Una situazione che non ha impedito al capo di stato maggiore dell’esercito olandese, generale  Dick Berlijn, di annunciare il 21 luglio che i suoi uomini in Afghanistan hanno ucciso 18 talebani  nella valle del Baluchi,  circa 10 chilometri a nord di una  base delle truppe olandesi in allestimento. Nessuna “autodifesa”, né giustificazione “di pace” e neppure un “uso proporzionato della forza” nelle parole di Berlijn ma semplicemente l’annuncio che  “la Valle del Baluchi è in una posizione strategica e se non fossimo intervenuti avremmo rischiato molto”.  Benché delusi, non siamo purtroppo stupiti dall’atteggiamento del governo italiano a questo proposito, che sembra pronto a ripercorrere la strada del governo D’Alema che nel 1999 negò con l’escamotage della “difesa attiva” il ruolo di primo piano dei jet italiani nel bombardare Serbia, Montenegro e Kosovo al pari delle forze aeree degli altri partners della NATO. All’ambiguità nell’impiego delle forze militari nei teatri attuali si accompagnano confusi atteggiamenti nei confronti dei nuovi fronti come hanno dimostrato le dichiarazioni sul possibile invio di un contingente italiano in una forza multinazionale in Libano. Ancora una volta è stato Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, a dare il  meglio sul piano dell’acrobazia linguistica. Dopo aver inventato “l’equivicinanza” nella crisi che in Medio Oriente oppone Israele a movimenti terroristici che nei loro statuti dichiarano di volere la distruzione dello stato ebraico, il titolare della Farnesina è riuscito a immaginare una forza (ovviamente “di pace”) che  dovrà essere “consistente” ma non “combattente” negando come non accertata  l’evidenza del supporto militare iraniano a Hezbollah. Mentre ci si arrabatta tra cerchiobottismo e aria fritta non è superfluo ricordare che una forza multinazionale schierata in Libano dovrebbe necessariamente disarmare le milizie sciite filo-iraniane come previsto dalle risoluzioni dell’ONU. Un compito che richiederebbe scontri e perdite dolorose che nei fatti nessuno in Europa (Italia in testa) è pronto a sostenere.  Tanto vale allora che il lavoro sporco lo faccia Israele mentre il nostro governo e l’Europa criticano duramente i raids aerei, i danni collaterali e le violenze chiedendo un cessate il fuoco che servirebbero solo a salvare in extremis Hezbollah e appellandosi a Israele perché usi modo “non sproporzionato” la forza. Quasi come se la guerra fosse una partita di calcio, dove le regole impongono di giocare 11 contro 11 con un arbitro imparziale a punire falli e irregolarità.  Nelle operazioni militari vige semmai il principio contrario che prevede di applicare il massimo della forza a disposizione per raggiungere gli obiettivi (e con essi la vittoria) e terminare al più presto le ostilità. La crisi libanese ha poi evidenziato ancora una volta la sudditanza del governo italiano nei confronti dell’Iran. L’Unione non ha mai puntato il dito su Teheran neppure quando i miliziani addestrati dai pasdaran hanno ucciso i nostri soldati a Nassiryah e colpito il PRT a Herat. Figuriamoci se ora alzerà la  voce per le armi e i consiglieri militari inviati in aiuto agli hezbollah libanesi da Teheran. Anzi, D’Alema è riuscito persino a mettere in dubbio il ruolo iraniano a supporto dei miliziani sciiti. Un silenzio forse dovuto ai forti interessi italiani nel business del gas e del petrolio iraniano, più probabilmente consigliato dalla semplice paura di subire altri attacchi terroristici che però non giustifica il fatto che Prodi abbia persino inventato la proposta di una mediazione iraniana, come se Teheran fosse estranea al conflitto invece che parte belligerante. Infine vale la pena spendere due parole sull’ipotesi di impiegare truppe italiane in Libano, teoricamente realizzabile una volta stroncato Hezbollah nell’ambito di una forza multinazionale che controlli i confini con Israele e Siria e aiuti l’esercito regolare libanese ad assumere il controllo del territorio.  Ricordiamoci però che le nostre Forze Armate sono a pezzi. Per alimentare gli ultimi impegni oltremare sono state esaurite le scorte di pezzi di ricambio e scarseggia persino il carburante mentre da anni non  ci sono i soldi per addestrare seriamente i reparti al combattimento, come denunciò qualche tempo fa il generale Giulio Fraticelli, all’epoca capo di stato maggiore dell’Esercito.  Potremmo raccontare tanti episodi circa la situazione disperata in cui versano le Forze Armate il cui bilancio serve per tre quarti a pagare gli stipendi ma ci basta citare le parole dell’onorevole Roberta Pinotti (DS), presidente della Commissione Difesa della Camera che ha dichiarato: «Ho incontrato nei giorni scorsi il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Non hanno neanche i soldi per far lavare le divise o pulire le caserme, la situazione è drammatica». Un problema certo ereditato dal governo Berlusconi ma è un peccato che invece di scelte strutturali in materia finanziaria unite nel caso alla riduzione dell’apparato militare complessivo l’esecutivo dell’Unione punti invece a recuperare denaro vendendo ai comuni le caserme inutilizzate.
In queste condizioni uomini e mezzi sarebbe meglio tenerli a casa.

di Gianandrea Gaiani

Aggiornamento 1 : Ancora Wellington, da lui potete leggere sulla violazione del “cessate il fuoco

Aggiornamento: un altro filmetto da vedere e commentare con i pacifinti senzabretelle

Aggiornamento : per fecc8 e tutti i senzabretelle pacifinti, Questi sono i vostri signori della guerra

Aggiornamento : se vi fosse sfuggito sui Diavoli Rossi sono riportate le regole d’ingaggio dei nostri soldati in Afganistan

Aggiornamento : Wellington affronta il problema del disarmo delle milizie terroristiche in Libano


6 comments

  1. mammamia says:

    Hai perfettamente ragione. Sono rimasta di sasso quando ho visto che la Francia manda solo 200 uomini e noi 3000.

    Ma che razza di politica estera é questa? Il massimo del rischio. Non sanno dove andare e non sanno che fare…

  2. Tavorminha says:

    a me invece la decisione della francia di mandare 200/400 militari non mi ha affatto stupito.

    Non è una novità che, a turno, gli stati facenti parte qualsisasi operazione ONU promettano un tot di militari e poi ritrattino subito dopo.

    é questo uno dei grossi problemi dell’ONU, ovvero il non avere un esercito suo.

  3. facc8 says:

    E se smettessimo di giocare ai soldatini e cominciassimo a “diventare grandi”? Magari non ci rimetterebbero la vita migliaia di civili innocenti sacrificati dai porci-militaristi-signori-della-guerra. O no?

  4. EleonoraM says:

    L’ ONU non vale niente e l’unione europea idem… ma, stavo pensando, com’è che i pacifisti non fanno i loro caroselli?

    Facc8, quello che speri tu, si chiama UTOPIA e comunque ti ricordo che muoiono anche i soldati insieme ai civili.

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