Partigiani

28 novembre 2006
Francesco Saverio Nitti

Francesco Saverio Nitti

Ecco le parole di Francesco Saverio Nitti nel 1945, al suo rientro in Italia dopo l’esilio per la sua opposizione al Fascismo: “Gli italiani sono stati ubriacati con le menzogne per centocinquant’anni. […]
Anche il movimento partigiano, che agiva in nome della liberazione, era fondato su una menzogna. I partigiani italiani vorrebbero farci credere che la loro fu una lunga, nobile lotta contro i mali del Fascismo, dell’occupazione e della repressione durante la tremenda campagna invernale del 1944-45 […]
Alcuni gruppi della resistenza agirono con coraggio, e molti dei loro componenti pagarono a caro prezzo, ma la stragrande maggioranza dei partigiani, circa duecentomila elementi, entrò nei ranghi solo dopo il termine delle ostilità .

Ci è stato fatto credere per anni che il processo di opposizione al Fascismo fu continuo e presente anche durante il Ventennio, pronto per esplodere prima il 25 luglio 1943 e ancor più violento l’8 settembre 1943.
La contrapposizione tra la minoranza fascista e la maggioranza antifascista porterà  così alla lunga lotta armata di questi ultimi che si batteranno per la democrazia e per la libertà . In realtà , a parte pochissimi autentici e coerenti antifascisti nelle carceri o all’esilio, la maggioranza degli italiani fu con il Fascismo, fino a quando capì che era più conveniente cambiare posizione.

Non esistono dei dati precisi sul numero dei partigiani, ma secondo alcune stime nel dicembre 1944 il loro numero era attorno alle 100.000 unità ; di questi solo 10.000 operavano come veri guerriglieri, gli altri erano solo profughi o uomini rifugiatisi in montagna per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi. La maggior parte dei partigiani entrò a far parte del movimento solo alla fine delle ostilità , quando ormai la conclusione era scontata. Alcune fonti affermano addirittura che, dopo la fine del conflitto, in Italia furono distribuiti circa settecentomila certificati di militanza partigiana contro il pagamento di una modesta somma.

Inoltre bisogna considerare che il numero di partigiani aumentò ogni qualvolta veniva emesso un bando di chiamata alle armi dal governo della RSI. I giovani, per sottrarsi agli obblighi di leva, preferirono fuggire in montagna, ove furono poi assorbiti dai partigiani presenti. Non fu la loro una scelta di campo, ma una conseguenza derivante dalla situazione bellica.

Quale fu il contributo allo sforzo bellico di questi partigiani? Anche secondo gli Alleati fu scarso e non servì ad accelerare la fine della guerra in Italia. Il maresciallo Alexander, comandante delle forze alleate in Italia e nel Mediterraneo disse: “La loro collaborazione fu trascurabile e di poco conto“.

Giuseppe Osella, famoso industriale manifatturiere, fu fucilato per aver organizzato e finanziato i primi nuclei di partigiani comunisti della Valsesia; a lui furono dedicate piazze e vie e figura come “martire della libertà . Ma nessuno ricorda il suo passato di squadrista (quelli che manganellavano la gente e la riempivano di olio di ricino); fece la Marcia su Roma e fino al 25 luglio 1943 fu podestà  di Varallo Sesia.
Un tipico esempio di coerenza italica.

Davide Lajolo, giornalista e scrittore, discorrendo con Curzio Malaparte dichiarava: “Noi militanti del PCI dal fondo di una cella abbiamo capito dalle corrispondenze che lui mandava dal fronte che i tedeschi non ce l’avrebbero fatta …”. A dire il vero Lajolo non fu mai rinchiuso in nessuna cella, ma all’epoca dei fatti in riferimento, egli era un ufficiale volontario delle Camicie Nere, reduce da tutte le guerre mussoliniane e vicefederale fascista di Ancona fino al 25 luglio 1943.

Giorgio Pisanò ricorda nei suoi libri alcuni incontri con i partigiani: “Ponte Valtellina era si in mano ai partigiani. Ma appena ci videro scapparono via. Non ci fu nemmeno bisogno di sparare. Quei pochi che furono raggiunti dai nostri ragazzi gettarono le armi a terra e alzarono le braccia. Vennero liquidati a calci nel sedere. Erano le 10,30 del 28 aprile del 1945 […]
Quando fummo a circa seicento metri da Grosio, sentimmo alle nostre spalle alcuni colpi di fucile e delle raffiche di mitra. I partigiani, accortosi che in paese non c’era più un fascista, si erano decisi a liberarlo”.

Mazzantini in uno dei suoi libri rileva evidenti distorsioni dei fatti fra ciò che viene riportato dal Longo in un suo racconto e ciò che realmente è accaduto, essendo lui stesso protagonista di quegli episodi. “Diecimila fascisti, che dall’11 marzo erano stati trattenuti in valle dalle forze di Moscatelli, abbandonarono l’11 giugno la Valsesia”; in realtà  si parla della Legione Tagliamento composta da 1000 uomini che non abbandonava la Valsesia, ma veniva trasferita sulla linea Gotica. “A Camasco (Valsesia) il 63o Battaglione “M” per due giorni di seguito è attaccato dai nostri distaccamenti e obbligato alla fuga, dopo aver lasciato sul terreno il vicecomandante, trenta morti e la bandiera”; in realtà  si trattava di piccoli scontri con qualche morto e ferito e soprattutto senza nessuna bandiera lasciata sul terreno. Confrontando le sue personali esperienze con il libro “Il Monterosa è sceso a Milano” dei partigiani Pietro Secchia e Gino Moscatelli evidenzia come, delle sparatorie tipiche del modo di operare partigiano, siano trasformate in operazioni militari di grande portata. Anche in questo libro una compagnia di 90 uomini diventano delle colonne di migliaia di uomini e, durante uno scontro con una colonna tedesca di 500 uomini appoggiata da autoblinde e cannoni semoventi: “le nostre perdite ammontano a un morto, cinque feriti e due dispersi (gruppo Damiani). Le perdite nemiche a cento uomini”. Tutte queste falsità  e distorsioni dei fatti sono le basi sulle quali è stata impostata la “verità  ufficiale“.

La politica dei partigiani comunisti

Il 12 ed il 13 settembre 1943 i delegati del Partito Comunista Croato e quelli del Partito Comunista Italiano si riunirono a Pisono e decidero che l’Istria doveva far parte della Croazia alla fine della guerra. Di conseguenza tutti i partigiani comunisti italiani sarebbero passati sotto comando croato. Inoltre a metà  ottobre 1944 Palmiro Togliatti incontrò l’esponente dei partiti comunisti jugoslavi e consigliò allo stesso che sarebbe stato utile per la causa comunista che i partigiani di Tito occupassero tutta la Venezia Giulia. A chi dare la responsabilità  delle foibe e di tutte le atrocità  che subirono in seguito gli italiani presenti in quei territori?

Il 7 gennaio 1945, sulle montagne del Friuli, avvenne l’eccidio di Porzus. Quest’episodio per anni tenuto nascosto dai più, permette di comprendere quali erano gli atteggiamento e le finalità  dei partigiani comunisti in Italia. Essi consideravano nemici non solo i fascisti, ma chiunque non fosse comunista e non allineato con le loro posizioni. A Porzus i partigiani della brigata Osoppo vennero massacrati dai partigiani della brigata Garibaldi-Natisone, eseguendo così l’ordine del commissario delle formazioni garibaldine Mario Lazzero del Partito Comunista Italiano (nel dopoguerra segretario della Federazione Comunista di Udine e successivamente deputato al Parlamento). I partigiani della Osoppo vennero torturati, evirati e infine uccisi. I comunisti fecero capire in quel modo chi comandava e quale fine attendeva chi non si fosse adeguato.

Nei primi giorni dopo l’8 settembre fascisti ed antifascisti s’incontrarono per trovare una soluzione pacifica che non permettesse lo scontro fra le due fazioni. Sarà  la politica dei comunisti che porterà  allo scontro e alla guerra civile; non volendo scendere a patti per il bene di tutti, seguiranno la strada dell’assassinio. Sono evidenziate anche da parte antifascista sia la ricerca di una soluzione pacifica da parte dei non comunisti sia l’opposta scelta dei comunisti. La diffidenza dei moderati verso i comunisti e l’iniziale rifiuto alle loro pressanti sollecitazioni ad agire, ha a fondamento la consapevolezza che i comunisti, sostenuti in quella scelta dagli azionisti, si battono per un disegno, che va al di là  della vittoria sulla Germania. “Per i primi il capovolgimento degli attuali assetti sociali, per l’attuazione della rivoluzione proletaria, e per gli altri una rigenerazione radicale e altrettanto sanguinosa della società  in senso giacobino”.

A poco più di due mesi dall’armistizio, la situazione iniziale sembra si stia avviando verso uno stato di non belligeranza tra i due schieramenti, di una tregua nella quale dalla parte antifascista c’è una maggioranza moderata che non ha alcuna intenzione di venire ad una rottura cruenta, e da parte fascista, oltre a un’autentica aspirazione alla riconciliazione nazionale diffusa in vasti ambienti, tutto l’interesse che la situazione si stabilizzi, in modo da poter ricostituire le Forze Armate da portare sulla linea del fronte per riscattare con le armi la vergogna dell’8 settembre. Per i comunisti però, che la situazione si normalizzi su posizioni di tregua, è un pericolo da scongiurare a tutti i costi. Essi non possono accettare che la liberazione dai tedeschi e dai fascisti avvenga per mano degli eserciti alleati. Il compito specifico del PCI è realizzare un progetto rivoluzionario mondiale, mentre una soluzione del genere condurrebbe ad una sorta di restaurazione del governo precedente il periodo fascista, ove sono i partiti borghesi a gestire il potere. Permettere questo sarebbe per il PCI buttar via un occasione unica: quella cioè di una nazione disgregata e dalle strutture in pezzi, con tutto il sistema dei valori borghesi in crisi profonda; una situazione perfetta per gettare le basi di una rivoluzione. Questa è la reale meta dei comunisti, sia dei militanti, quanto dei dirigenti, formatisi nelle strutture organizzative del Comintern.

“Eravamo giovani ed idealisti, per noi l’obbiettivo era soltanto la sovietizzazione dell’Italia” confessava, ricordando quei tempi, l’ex capo partigiano Mendel a “Il Giornale” l’8 settembre 1990.

I comunisti quindi vanificarono qualsiasi progetto di ricomposizione, spinsero alle estreme conseguenze quella situazione di latente guerra civile, perchè la rivoluzione ovviamente non ha bisogno della composizione ma dello scontro, del taglio netto. Saranno i comunisti che provocheranno con le armi e smuoveranno l’apparente calma venutasi a creare; d’altronde ai fascisti non può che essere che conveniente quella quiete interna a prova del consenso e della rassegnazione popolare. Gli antifascisti che partecipano agli incontri tenuti a Milano, Venezia, Modena, Firenze, Ferrara, Bologna fanno un’opera di pacificazione con i fascisti, rifiutano quella strada che può portare ad una sanguinosa guerra civile. Chi determina la svolta a questa situazione è la direzione del PCI dando inizio ad una campagna di attentati terroristici e di agguati a uomo, allo scopo di esasperare le reazioni dell’avversario, di far esplodere la violenza latente, di zittire ed emarginare i moderati, quindi di far fallire il progetto di normalizzazione. Il terrorismo urbano è la prova di questa volontà ; non formazioni armate sui monti o nelle campagne per operazioni militari, sabotaggi ad installazioni tedesche, colpi di mano a colonne, ponti, ferrovie, ma il terrorismo urbano, l’agguato contro i fascisti, soprattutto la dove si ventilano possibilità  di intese, di convivenza tra le due parti.

Gli assassini del federale di Ferrara Igino Ghisellini, del federale di Milano Aldo Resega, del federale di Bologna Eugenio Facchini, del federale di Torino Ather Capelli, furono tipiche azioni di provocazione terroristica. E non a caso furono uccisi quei fascisti più moderati che avevano avviato degli incontri con gli esponenti antifascisti disposti al dialogo. Queste azioni ebbero la capacità  di suscitare puntualmente enormi risonanze e scatenare reazioni sproporzionate sia nella misura che nella violenza, come era nelle previsioni.

Gli uomini più avvisati, Mussolini in testa, si sforzeranno di placare gli animi, ben consci degli scopi che la strategia dell’assassinio politico si propone. Scrisse a proposito dei pensieri di Mussolini, Giovanni Dolfin suo segretario: “Mussolini è ben consapevole del rischio che la provocazione terroristica provoca. E invita a non rispondere a non lasciarsi trascinare nel gorgo della vendetta. Gli avversari che hanno da tempo inaugurato l’assassinio politico come sistema di lotta, fanno evidentemente il possibile per portarci sullo stesso terreno. Sarebbe da parte nostra un grave errore il seguirli, facendo il loro giuoco”.

Carlo Silvestri, il socialista che aveva capeggiato la campagna di stampa contro Mussolini all’epoca del delitto Matteotti, l’uomo che nel periodo delle RSI fu uno dei più attivi nel tentativo di gettare un ponte tra le due parti, dichiarò: “Affinchè non vi siano ombre sulla mia chiarezza, testimonio ancora una volta, che tutte queste uccisioni furono volute col criterio di esasperare la situazione e rendere inevitabile la guerra civile secondo il desiderio di Londra e di Mosca”.

Alberto Franceschini, uno dei capi storici delle BR, il quale da ex-partigiani comunisti, con la consegna delle vecchie armi di quelli, riceve l’investitura della continuità  della Resistenza, ha dichiarato: “La storia non si può negare. La mitologia del nucleo storico delle BR è fatta proprio di quegli episodi e di quei racconti [di ex gappisti]… Noi avevamo il mito dei GAP. A Milano alcuni entrarono nelle BR sull’onda dei racconti della Volante Rossa”.

Primavera di sangue

“I delitti gratuiti compiuti durante la Resistenza furono voluti e compiuti dai comunisti. Si pose un velo su di essi perchè non si ebbe la possibilità , o il coraggio di impedirli, nè di punirli nè di sconfessarli” (Don Luigi Sturzo, L’ultima crociata, La Nuova Cultura, 1956).

Per diversi mesi del 1945, il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia) ebbe mano libera nell’Italia settentrionale e fu una carneficina. Le formazioni partigiane saccheggiavano liberamente e massacravano chiunque fosse sospettato di essere fascista. Le pattuglie militari alleate fecero ben poco per ristabilire l’ordine fino a quando non si placò la sete di sangue. Ad oggi le autorità  italiane ammettono che i morti furono ufficialmente 17.322, ma si calcola che la cifra reale oscilli intorno alle 100.000 persone fra uomini, donne e bambini. In molti casi furono sterminate intere famiglie.

Il Comitato insurrezionale, avvalendosi della copertura e dell’appoggio del CLN e del CVL, indicò come nemico i fascisti che dovevano essere tutti ammazzati senza processo perchè “fuori legge”. Ecco il testo di una circolare segreta, dattiloscritto su carta intestata Comitato di Liberazione Nazionale: “Disposizioni sul trattamento da usarsi contro il nemico […] Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, X Mas e tutte le truppe volontarie, sono considerati fuorilegge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti […] In caso che si debbano fare dei prigionieri per interrogatori ecc., il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore”.

Poi c’erano i famigerati “Tribunali del popolo” composti dai più fanatici tra i capi partigiani comunisti. La procedura veniva inventata di volta in volta e l’unica pena prevista era la pena di morte. Era sufficiente essere fascista per essere condannato, anche se non veniva dimostrato nulla.

Il “tribunale del popolo” era composto da una decina di capi banda, quasi tutti comunisti. Il pubblico era formato in maggioranza di partigiani. Il processo fu rapidissimo. Un capo partigiano aveva pronunciato la requisitoria. L’imputato era fascista, ciò era sufficiente per essere condannato. Il presidente si era rivolto al pubblico e aveva gridato: “Lo volete vivo o lo volete morto?”. “Morto” fu la risposta. L’imputato fu fucilato il giorno dopo.

Le Corti d’Assise straordinarie, istituite con un decreto che portava la firma del Luogotenente generale del Regno il principe Umberto, contemplavano tutta una serie di reati per cui i tre quarti del popolo italiano avrebbero dovuto finire in galera, a cominciare dallo stesso Umberto. Anche essere stati figli della Lupa poteva essere considerato un reato: la legge infatti era retroattiva.

Per tutto l’inverno le Corti d’Assise straordinarie continuarono a lavorare a pieno ritmo, giudicando decine di migliaia di fascisti. Da un calcolo approssimativo effettuato nell’aprile del 1946 si stabilì che, senza considerare le numerosissime sentenze di morte, i giudici antifascisti, nel volgere di circa un anno, avevano emanato condanne per un totale di circa centocinquantamila anni di galera.

Scomparvero un cuciniere e quattro legionari del presidio di Mazzo. Nelle prime ore del pomeriggio furono ritrovati nella cantina di una casa di Sernio: massacrati a colpi di pugnale, con gli occhi strappati e gli organi genitali in bocca.

[…] si era iscritto al Fascio repubblicano mosso solo da un amore infinito per la sua Patria. Nel pomeriggio del 29 aprile, alcuni partigiani lo prelevarono da casa sotto gli occhi della moglie e dei figli; lo costrinsero a correre davanti a loro per le vie della cittadina, sparandogli tra le gambe. Alla fine lo gettarono contro un muro e l’ammazzarono come un cane tirandogli addosso una scarica di bombe a mano.

Pisanò in uno dei suoi libri ricorda di essere stato accusato da un partigiano valtellinese di essere stato visto mesi prima andare in giro con un barattolo pieno di occhi sinistri di partigiani. In realtà  egli era arrivato in Valtellina solo il 20 aprile.

Poi c’erano le ausiliarie. I partigiani entravano nelle prigioni dove le donne erano rinchiuse e ne abusavano per ore. Nessuno mai impedì quella vergogna.

Bardelli, reduce dal fronte di Nettuno e comandante del battaglione Barbarigo, cadde in un vile agguato e venne barbaramente ucciso con nove dei suoi uomini. Furono ritrovati i loro corpi spogliati degli indumenti e dei valori personali, strappati gli anelli dalle dita e i denti d’oro dalle bocche piene di terra e di erba in segno di sfregio.

Toccò al capitano […]. Accusarono anche lui di torture, sevizie, massacri. Tutto inventato. Rifiutò di difendersi. Quando il tribunale emise il verdetto di morte, gridò con quanto fiato aveva in gola: “Vigliacchi, viva l’Italia“. Lo fucilarono la mattina dopo.

Fu assolto. Era stato difeso da alcuni partigiani del suo paese e non fu accusato di nulla. La mattina seguente lo vennero a prendere poco prima dell’ora di aria e lo ammazzarono tre ore dopo. Lo misero insieme ad altri quattordici fascisti prelevati dalla ex Casa del Fascio. Dovettero scavarsi la fossa e poi dovettero ammucchiarsi dentro. I partigiani li mitragliarono alle gambe e, mentre quegli sventurati urlavano implorando il colpo di grazia, li irrorarono con decine di litri di benzina e li bruciarono vivi.

A Clusone un reparto di giovanissimi ufficiali della Guardia Nazionale, spontaneamente disarmatosi dietro promessa della libertà , fu interamente massacrato.
Ad Oderzo la compagnia anziani del battaglione Bologna, cui era stata garantita la vita all’atto del loro pacifico disarmo, furono freddamente trucidati sulle stesse vecchie trincee del Piave. In molti casi i partigiani entrarono negli ospedali militari, trascinarono giù dal letto i feriti e li fucilarono nei cortili o sulla strada davanti ai parenti che li assistevano.

Il 28 aprile 1945 a Rovetta, in provincia di Bergamo, vennero fucilati da partigiani comunisti tutti i componenti del presidio del passo della Presolana, composto da 43 militi di una compagnia della legione Tagliamento, i quali secondo le disposizioni del CLNAI si erano arresi e avevano consegnato le armi; ma una formazione di partigiani comunisti scesi dai monti si impose con le armi al CLN locale, ruppe i patti e fucilò tutti quei prigionieri.

Fascisti o presunti tali furono portati davanti a plotoni d’esecuzione, appesi a un cappio, linciati. Uomini adulti, ragazzi, donne, vecchi, civili e militari, mutilati, ciechi di guerra, giovani ausiliarie denudate e violentate, preti, giornalisti, poeti, attori. Presidi e interi reparti militari che si arresero, consegnarono le armi dopo regolari trattative con i CLN, in totale spregio ai patti stipulati, vennero passati per le armi dopo inenarrabili sevizie. Gente fu prelevata a forza dalle prigioni e scomparve nel nulla, per una rassomiglianza, un accusa senza alcun fondamento.

Sul quotidiano l'”Indipendente” dell’11 novembre 1993, Giampiero Mughini scriveva: “Ma diciamolo francamente, quella di Mussolini e della sua donna fu un’opera di macelleria. E ancor più lo era stato il massacro davanti al muretto di Dongo di gente in camicia nera che non aveva nulla di cui essere imputata”.

Giorgio Bocca ha dato una cifra approssimativa tra i dodici e i quindicimila uccisi. Già  “L’Opinione” del luglio 1945 riportava la notizia di ventimila “fascisti o presunti tali” eliminati, tra i quali 3.000 donne. Nel 1951 il giornalista Ferruccio Lanfranchi, testimone dei fatti, secondo i suoi calcoli, su “Il Tempo” (13 agosto) avanzava l’ipotesi di 50/60.000 uccisi. E Silvio Betoldi nel settembre 1990 sul “Corriere della Sera” riferiva che in un colloquio con Ferruccio Parri, poco prima della sua morte, questi, che era stato comandante dei volontari della Libertà , gli aveva confidato che si era trattato di “più di trentamila morti”. Escludendo gli uccisi nella Venezia Giulia ad opera dei partigiani titini (circa 23.000), E’ stato stabilito che, fra militari e civili, gli eliminati dal 25 aprile al 31 maggio 1945, furono circa 42.000!

I tedeschi e i partigiani

Nella Wehrmacht la tattica antipartigiana non mirava principalmente a ucciderli, ma a simulare azioni organizzate, costringendoli a tornare fra i monti, dove potevano causare pochi danni. In questo la Wehrmacht aveva un grande successo persino quando i partigiani erano più numerosi e meglio armati.

La rivolta di Napoli

Quando la retroguardia della Wehrmacht incominciò a evacuare la città , vi fu una specie di sollevazione, anche se non proprio all’altezza della leggenda popolare. Vi furono alcune scaramucce che si protrassero per quattro giorni e costarono la vita a cinquanta italiani e a meno di una dozzina di tedeschi. Con questo la città  si convinse di aver espiato con quel gesto il suo passato e di aver diritto al rispetto degli Alleati; ma non lo ottenne, soprattutto da parte dei britannici che continuarono a trattare gli italiani con disprezzo.

Gli Alleati e i partigiani

Nel maggio 1945 alcuni paracadutisti tedeschi si unirono alle truppe americane che pattugliavano le zone a nord del lago di Caldonazzo.
Gli Alleati avevano finito la guerra e non avevano intenzione di rischiare la pelle per intervenire nelle complicate vicende politiche di un popolo che disprezzavano, per cui assegnarono a questi soldati tedeschi il compito di sorvegliare e proteggere le proprietà  private e le grandi tenute agricole da un nemico comune: il partigiano italiano.

Pisanò racconta in un suo libro di come gli inglesi non potevano sopportare i partigiani. Se ne erano serviti e ora li disprezzavano. Li definivano senza tanti complimenti, carne venduta.
Quando poi il discorso cadeva sui partigiani comunisti, li avrebbero sbattuti in prigione al posto dei fascisti, visto che continuamente nascondevano armi in vista di una prossima rivoluzione bolscevica.

Ecco uno stralcio della testimonianza giurata del capitano di vascello Agostino Calosi resa nel corso del processo contro Borghese: “Come capo dell’ufficio informazioni della Marina del Sud, feci passare le linee a molte persone con incarichi militari; al Borghese, però, inviai degli emissari di mia iniziativa e senza il consenso degli anglo-americani, i quali, per questo fatto, minacciarono di rinchiudermi in un campo di concentramento. Gli anglo-americani solevano far passare le linee ad elementi di estrema sinistra o comunisti, talchè io mi vidi costretto a far figurare i miei uomini come militanti o simpatizzanti dei partiti di sinistra al fine di poterli inviare al Nord. Da tale situazione di fatto deriva la logica conseguenza che la lotta partigiana è stata provocata e accesa da elementi interessati al fine di inviperire vieppiù la guerra fratricida tra italiani e italiani”.

La grande bugia – Giampaolo Pansa

Il sangue dei vinti – Giampaolo Pansa

12 Comments

  • Giuro scrive:

    LA STORIA LA SCRIVONO I VINCITORI CON LA PENNA BAGNATA DAL SANGUE DEI VINTI . E’ LA STORIA E’ SEMPRE STATO COSI’ MI SEMBRA STUPIDO SCANDALIZZARSI.
    LA GUERRA E’ GUERRA ,non si può prentendere di vincerla non SPORCANOSI LE MANI ED E’ un INGENUO CHI PENSA CHE NELLA GUERRA DEBBANO ESSERE COINVOLTI SOLO I MILITARI E MILITANTI.
    POI LE CANAGLIE STANNO IN TUTTI E DUE I FRONTI , E’ LA CLASSICA FAVOLA PER BAMBINI ,IL BENE è IL NERO IL MALE è ROSSO, NON PURTROPPO IL MONDO E’ FATTO DI SFUMATURE.

    Per Monica,commento al post precedente.

    L’europa unita , forte con un unico esercito di dimensioni pari o superiori a quello americano , avrebbe la forza per imporre al mondo (non solo alla russia) le sue condizioni anche in campo energetico .
    Fino a che rimaniamo divisi e ognuno tira il suo carretto la russia potrà trattarci come gli pare , ma uniti non avremmo rivali .
    Infatti l’italia è dipendente dal gas russo, la francia ha il nucleare e solo per le richieste di picco dell’energia usa le centrali a gas, la germania fra qualche anno soddisferà la sua sete di energia con il rinnovabile oltre al nucleare,come al solito solo l’Italia è rimasta indietro , ma l’europa ci salverà.Siamo un popolo che non sa governarsi , è meglio che ci controlli l’europa.

  • Bisquì scrive:

    Giuro,
    hai le idee molto confuse. Tra guerra ed omicidio c’è una bella differenza. Ti ricordo che la guerra è finita nel ‘45, gli omicidi sono andati ben oltre gli anni ‘50.

    Tranquillo che la storia gira, ricordi i corsi e ricorsi storici? Oggi tocca a me ma domani potrebbe toccare a te.

    Per quanto riguarda la tua risposta a Monica, sarà lei a commentare. Io posso solo dirti che quello che affermi è aberrante, completamente fuori di ogni ragione. Se ti piacciono i fumetti è un problema tuo.
    L’Europa più forte degli USA e della Russia. Tsè! L’Europa non conta nulla, è sotto gli occhi di tutti. L’europa non ha un’identità e non è capace neanche di difendersi da se stessa. L’europa non ha “palle” e sarà sottomessa.

  • Giuro scrive:

    Allora chi credi che ci salverà L’italia , gli italiani , gli americani?
    Gli americani da grandi cavalieri Bianchi casti e puri verranno con i loro destrieri , smaniosi di salvarci dalla crisi che nascerà dalla fine del petrolio?
    Ci salverremo da soli? ma quando mai , siamo incapaci in qualsiasi campo che non sia la chiacchiera, i nostri carriarmati nella seconda guerra mondiale erano lo zimbello del mondo, la nostra tecnologia è al livello paleolitico rispetto a quella tedesca ,ancora oggi.
    Facciamo ridere anche con le portaerei giocattolo come la garibaldi . Se non ci uniamo con l’europa allora sì che verremo distrutti e saremo i primi a crollare.Perchè non possiamo avere il mito della razza , non abbiamo il culto dello stato e non riconosciamo nessuna ideologia come superiore al nostro personale interesse .

    Il post dell’autore del blog , non riguardava la seconda guerra mondiale, e la guerra civile che si è scatenata durante e successivamente ,e allora che c’entrano gli omocidi dopo gli anni 50???? sfarfalli come cronologia.

    Io “ho giustificato” il che non è vero , le morti che sono avvenute durante una guerra civile classificandole come normali , ed è logico che in una guerra civile si commettano le più assurde atrocità.
    Non giustifico affatto gli omicidi che sono avvenuti successivamente che per me sono frutto di menti malate , deviate dal fanatismo che è presente da ambo le parti.

    Senza dubbio i fanatici sono i più pericolosi , quelli con verità assolute , che invece di discutere preferiscono dare dell’imbecille ,o del pazzo a chi la pensa diversamente da loro !!
    Hitler secondo la sua logica aveva tutte buonissime e santissime ragioni per sterminare milioni di uomini , ma appunto perché era un fanatico ed in egual misura pure pol pot .Lungi da me questo atteggiamento , io voglio imparare qualcosa dalla storia , cercando di evitare che si ripetano errori che riportino ad uccidere altri uomini , quindi i famosi e gira e rigira che tu ti proponi come unica possibilità di evoluzione per l’uomo.
    E l’europa è quello che la storia ci propone per il futuro , il nazionalismo è ottocentesco come valore e non ha mai funzionato in italia tranne che per fare bieco populismo . Vogliamo andare avanti verso il futuro o torniamo indietro perché spaventati dall’avvenire.

  • Giuro scrive:

    mi sono sbagliato sul commento Monica non c’entra niente era Bisqui a cui dovevo replicare essendosi rivolto a me direttamente con il commento sul precendente post “afghanistan-iraq”.Quindi mi scuso con l’intressata chiamata in causa erroneamente.

    “Monica,
    si, i miei “brothers” me lo hanno raccontato, peggio dell’iraq.

    Giuro,
    l’europa comandare il mondo? In quale fumetto lo hai letto? L’Europa non solo non comanda ma non conta nulla e non conterà nulla fino a quando la Francia non la smetterà con il suo colonialismo.
    poi sempre se non te ne sia accorto è la capacità di produrre energia che fa grande una nazione e l’europa, grazie ai sinistri come te è dipendente dalla Russia in modo totale.
    Tu non lo sai ma se Putin chiudesse il rubinetto qui sarebbe il disastro, torneremmo all’economia rurale del medioevo.”

    Bisqui ,mi dispiace deluderti , ma purtroppo non sono di sinistra, nè di destra, mi piace prendere il meglio da tutti e due gli schieramenti,altrimenti non avrei perso tempo in questo blog.

  • Bisquì scrive:

    Giuro,
    io ho scritto : “Ti ricordo che la guerra è finita nel ‘45, gli omicidi sono andati ben oltre gli anni ‘50.”
    Se non hai capito non è colpa mia.

    Poi da chi si dovrebbe salvare l’Italia? C’è qualcuno che ci minaccia? C’è una guerra imminente e non me ne sono accorto? Dobbiamo necessariamente perdere la nostra identità ed essere inglobati in un’europa che tratta da “paria” perchè forze preponderanti ci stanno per distruggere?
    Insomma visto che non siamo capaci di fare da soli ci nascondiamo sotto le gonne di mamma, è così?

    Non sei un pò pessimista?

  • Bisquì scrive:

    Ok, non sei sinistro. Chiedo scusa.

  • Otimaster scrive:

    Spplendido stralcio di realtà storica rovinato da commenti idioti, porta pazienza fratello.

  • Eugenio scrive:

    Carissimo Bisqui, un’ennesima denuncia di ottimo spessore. Mi accresci culturalemnte, per questo ti ringrazio.
    Mi dipiace per alcuni commenti che stonano con la purezza del post. Capita, lo sai bene.
    Un abbraccio.

  • FabioC. scrive:

    Si, un’europa unita e determinata potrebbe dominare il mondo. E mia nonna potrebbe essere un carretto, se avesse le ruote.

    Ci credo che gli Inglesi disprezzavano i partigiani, e soprattutto quelli comunisti. Si vede da chi hanno apprezzato: quegli ufficiali di marina,con valore ed onore gli ahanno affondato una corazzata ad Alessandria…

  • Bisquì scrive:

    Master, Eugenio,
    grazie di essere passati. eh, si, ci vuole tanta pazienza :-)

    Fabio,
    certo che non si può fare un paragone tra quei vigliacchi dei partigiani e Luigi Duran De Lapenne o il Comandante Margottini o Con gli Equipaggi del Perla, del Tigri o con la Folgore. Tutti i soldati Italiani hanno dimostrato grande valore, l’unica nota positiva di un’avventura disastrosa.

  • monica scrive:

    Caro Bis,
    un post che definire interessante è riduttivo.

    Sui Tribunali del popolo, me ne viene in mente uno in particolare di giudice…l’integralista della moralità, il nemico della libertà, lo schiaffeggiatore di signore…

    Baci

    ps. infatti non mi tornavano le precisazioni di Giuro.

  • Bisquì scrive:

    Monica,
    Anche tu non scherzi, i tuoi post sono una miniera d’informazioni ed aiutano il dialogo :-)
    baci a te