padri del comunismo Comunismo 6° parte

Gli autori teorici e pratici della ideologia d’odio e morte che ha prodotto centinaia di milioni di morti atroci in qualsiasi parte del mondo si sia affermata

… Per quanto riguarda il primo punto, la storia di questo secolo ha rivelato che la pratica dello sterminio di massa da parte dello Stato o di partiti-Stato non è stata un’esclusiva nazista.
La Bosnia e il Ruanda dimostrano che tali pratiche perdurano e che probabilmente costituiranno una delle principali caratteristiche del nostro secolo.
In merito al secondo punto, è evidente che non si può tornare all’impostazione del diciannovesimo secolo, quando lo storico cercava di giudicare più che di capire. Ma di fronte alle immense tragedie umane, direttamente provocate da determinate concezioni ideologiche e politiche, egli può forse abbandonare ogni riferimento a una mentalità umanistica – legata alla nostra civiltà giudaico-cristiana e alla nostra cultura democratica – che si fonda, per esempio, sul rispetto della persona umana?
Molti storici famosi non esitano a usare l’espressione «crimine contro l’umanità» per definire i crimini nazisti, come Jean-Pierre Azema nella voce su Auschwitz o Pierre Vidal-Naquet a proposito del processo Touvier.
Ci sembra, quindi, che il ricorso a queste nozioni per caratterizzare alcuni crimini commessi dai regimi comunisti non sia illegittimo.

Oltre alla questione della responsabilità diretta dei comunisti al potere si pone anche quella della complicità.
Il Codice penale canadese, rimaneggiato nel 1987, all’articolo 7 (3.77) considera che si incorre nel crimine contro l’umanità nei casi di tentativo, complicità, consiglio, aiuto, “incoraggiamento o complicità di fatto“.
Sono parimenti assimilati agli atti di crimine contro l’umanità – articolo 7 (3.76) – «il tentativo, il complotto, “la complicità dopo il fatto“, il consiglio, l’aiuto o l’incoraggiamento riguardante il fatto stesso».
Ora, dagli anni Venti agli anni Cinquanta, i comunisti di tutto il mondo e molte altre persone hanno applaudito la politica di Lenin e poi quella di Stalin.
Centinaia di migliaia di uomini si sono arruolate nelle file dell’Internazionale comunista delle sezioni locali del «partito mondiale della rivoluzione».
Negli anni Cinquanta-Settanta altre centinaia di migliaia di uomini hanno incensato il Grande timoniere della Rivoluzione cinese e hanno tessuto le lodi del Grande balzo in avanti della Rivoluzione culturale.
Per giungere a tempi ancora più recenti, l’ascesa al potere di Pol Pot è stata salutata da un diffuso entusiasmo.
Molti risponderanno che «non sapevano». Ed è vero che non era sempre facile sapere, poiché i regimi comunisti avevano fatto del segreto uno dei loro mezzi di difesa preferiti. Ma, spesso, quest’ignoranza era solo il risultato di una cecità dovuta alla fede militante: fin dagli anni Quaranta e Cinquanta, infatti, molti accadimenti erano noti e inconfutabili.
E se molti di questi incensatori hanno oggi abbandonato i loro idoli di ieri, lo hanno fatto nel silenzio e nella discrezione. Ma che cosa si deve pensare dell’amoralismo innato di chi abbandona nel segreto del proprio animo un impegno pubblico senza trarne la debita lezione?

1 Comment

  • Edmund scrive:

    E’ un periodo che sono molto preso per il lavoro e non ho molto tempo di leggere e commentare, però al vizio di leggere quando sono in bagno non rinuncio. l’altro giorno stavo appunto leggendo un romanzo che mi sono ritrovato nel mucchio di quelli che ho inconsciamente acquistato in una delle mie ultime incursioni in libreria. Il romanzo si intitola “Il mio nome è nessuno” ed è una “Globale Nobel” ovvero un romanzo scritto a più mani ove ogni scrittore scrive un capitolo, in questo caso sono quattordici scrittori e ad ognuno è toccato due capitoli non consecutivi.

    Nel secondo capitolo e leggo il brano che sotto ti riporto e mi ha subito fatto pensare alla tua “storia del Comunismo”, te lo ricopio, senza commenti.

    “”- Ti risparmierò tutta la storia di quanto odiassi mio padre e quanta tristezza ho causato a mia madre, perché e come sono diventata comunista poi partigiana durante la guerra civile in Grecia: niente di tutto ciò ha un senso per la tua generazione. Il comunismo come voi lo conoscete è Stalin o la cortina di ferro, un incubo di idoli pietrificati e carri armati. Chi può dire che la colpa è vostra, se la memoria della vostra infanzia ha registrato solo immagini televisive della gioia che scaturiva dalla distruzione di muri e di statue? La maggior parte di quelle statue e ciò che in seguito venne definito “cortina di ferro” negli anni Quaranta non esisteva ancora, almeno per chi non era stato in Unione Sovietica e, ingenuamente, leggeva del socialismo come di un progetto futuro. Per noi il comunismo era una cosa viva, non ferro e pietre. Sì, ero comunista e ne sono orgogliosa, anche se non so se mi definirei ancora così. Persino le parole sono carne e sangue, si stancano e muoiono. Scolpire i mortali nelle pietra è inutile. -””

    Il Capitolo è di: Feride Cicekoglu.