Segue da : la fonte e l’origine

libro persiano di ibn khaldun Appropriazione della cultura persiana

libro persiano di ibn khaldun

Molti di questi grandi scienziati persiani furono assassinati dopo aver lavorato molti anni per gli occupanti. Altri, come Ibn Sina (Aviccena), sono stati sempre in fuga, hanno trascorso del tempo in prigione o hanno dovuto scrivere le loro opere a rischio della propria vita.
Uomini come Ibn Sina sono stati utilizzati e sfruttati dai turchi e dagli arabi per arricchire l’immagine divina dell’Islam non ostante il disprezzo che l’Islam ortodosso avesse per gli uomini di scienza.
Il teologo Al-Baghdadi Magd Dine scrisse: “Ho visto il Profeta nel mio sogno. Gli ho chiesto: Cosa ne pensi di Ibn Sina? Egli rispose: Questo è un uomo che pretende di raggiungere Dio, e crede di non avere bisogno del mio aiuto. Pertanto, Io, l’ho spazzato via con la mia mano facendolo cadere all’inferno”.
Un altro teologo, Ibn Al-Athir, menziona i nomi dei defunti nel corso dell’anno 1037 e scrive: “Durante il mese, Shaban Abu Ali Ibn Sina il famoso medico e filosofo è morto. Non vi è dubbio che egli fosse un infedele che ha avuto l’ardire di pubblicare le sue opere eretiche contro le leggi divine”.
Il corpus di opere di Avicenna è immenso, oltre 130, purtroppo in gran parte perduto ma quello che rimane è sufficiente per offrire un saggio della sua conoscenza e erudizione che sommato alla constatazione di come egli fosse spesso in fuga e senza i necessari testi di riscontro, lo rende uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi.
La più grande opera di Ibn Sina “il Canone della Medicina” è divenuta per i successivi 600 anni un testo di riferimento nelle università europee come Montpellier, Parigi e Jena.
Purtroppo i governanti islamici hanno perseguitato uomini come Ferdowsi, Hafez, Saadi, Khayyam, Ibn Sina, Razi e Biruni che apostrofati  “Mortad” (eretici) hanno avuto la vita resa la più amara possibile se non addirittura impossibile dalla cecità della dottrina islamica.

Il primo Rinascimento persiano

Gli stati più piccoli dell’impero islamico si resero sempre più indipendenti dai califfi arabi che persero il controllo sulla scienza e sulla filosofia che ripresero a fiorire. Il poeta persiano Ferdowsi compose nell’11° secolo la sua famosa opera Shahnameh, il “Libro dei Re“.
In questo libro il poeta riesuma e resuscita l’originale lingua persiana ben 300 anni dopo la distruzione dell’impero sasanide che torna ad essere la lingua letteraria salvandola dalla sopraffazione dalla lingua dei conquistatori che la stava cancellando del tutto. (tutt’oggi i Persiani si rivolgono agli arabi parlando in farsi e non in arabo).
Mentre la maggior parte dei paesi conquistati da parte dei paesi barbari musulmani hanno perso la loro lingua e cultura per sempre (vedi tutto il nord africa in particolare) il poeta persiano Ferdowsi evitò alla Persia questa tragedia.
Il libro di Ferdowsi è la storia dell’ascesa e la la caduta di una cinquantina di famiglie nobili (dinastie). Inizia con la narrazione dei tempi mitici e termina con la catastrofe nazionale della conquista araba islamica.
Il libro dei re trasmette, usando frasi e rime, i valori persiani, le avventure di Rostam, Sohrab, Siawaschs e altri eroi, di gesta eroiche, le relazioni con le donne iraniane dalla bellezza mozzafiato, sottili come cipressi, radiose come la luna e dalla vita esuberante (come le islamiche – ndB). Descrive la vita di corte piena di musica, danze e vino ma sopratutto del dramma di tante brave persone che hanno sofferto sotto governati irrispettosi della cultura, delle usanze locali e sopratutto crudeli.
Ferdowsi ricorda ai Persiani le radici della loro identità e da allora fino ad oggi il suo grande lavoro e risuonato e risuona nella mente di tanti Persiani.
A volte, la pena per portare avanti il prezioso lavoro degli scienziati iraniani era la prigione, altre l’esilio ma spesso la morte. Di volta in volta le loro opere sono state gettate nel fuoco o nell’acqua e distrutte oppure utilizzate in conformità alla consuetudine islamica per colpire violentemente i loro autori e batterli fino a ferirli gravemente od ad ucciderli.
Tutto questo è durato per tutti i 400 anni di carcere dell’invasione araba ma essi non hanno mai ceduto pur di continuare il prezioso lavoro scientifico.
Sotto la bandiera dell’Islam, i filosofi, gli scienziati, gli artisti, gli scrittori, semplicemente non avevano altra scelta per mostrare i loro talenti e le loro capacità intellettuali. Il libro del Dr. Zabihollah SAFAS, “Târixe Adabiyyâte Iran” descrive la vita e la tragica fine di una cinquantina di scienziati e pensatori persiani. L’ostilità islamica contro i filosofi in generale e dei filosofi iraniani, in particolare, si protasse fino al 1218, anno dell’invasione mongola.
Molto prima dell’invasione mongola gli scienziati persiani avevano già codificato il diritto islamico e la grammatica della lingua araba (gente neanche sapeva cosa fossero, entrambe).
Essi avevano già iniziato la traduzione in arabo della nuova libreria della biblioteca di Baghdad. Nel corso dei successivi tre secoli, essi, tradussero i testi di Aristotele, Platone, Galeno e altri pensatori dell’antichità. Tutti libri tradotti dalle lingue originali in arabo.
Il risultato fu un canonico della conoscenza in filosofia, matematica, medicina, storia e letteratura che divulgandosi attraverso la Spagna, la Sicilia e quindi l’Europa, facilitò la rinascita delle scienze del continente occidentale creando i presupposti del Rinascimento.
Come premio del lavoro di tanti Persiani il risultato è che oggi i 400 anni di brutale occupazione dell’Iran sotto i sanguinari Omayiden e abbasidi, sono definiti come “l’età dell’oro dell’Islam”.
Età dell’oro dell’Islam che oggigiorno è presa come riferimento da molte fonti scritte da islamisti o simpatizzanti o emeriti ignoranti (in malafede) che descrivono i grandi scienziati persiani Ibn Sina, Omar Khayyam, Ferdowsi, Biruni, Razi e molti altri come arabi o turchi.

Tradotto ed adattato dall’originale in tedesco di Tangsir 2569

Nota :
Al gruppo semitico appartengono i Babilonesi, gli Assiri, gli Ebrei, i Fenici. (gli arabi sono di discendenza semitica)
Il gruppo camitico comprendeva le tribu’ egizie.
Il gruppo giapetico, detto oggi piu’ comunemente indoeuropeo, perche’ dalle originarie pianure dell’Asia Centrale si diffuse e stanzio’ in India ed in Europa, si distingueva in vari popoli, come gli Ittiti, i Medi, i Persiani, gli Elleni (o Greci), gli Italici. Agli Indoeuropei fu dato anche il nome di Arii o Ariani, nome che essi assunsero in India e che vuol dire “nobile”.

1 Trackback or Pingback