"Oil for food" in Iraq

Le conclusioni del rapporto voluto da Kofi Annan, coivolto anche suo figlio

Il regime di Saddam pagò 1,8 miliardi di dollari in tangenti a 2 mila società  di tutto il mondo che fecero affari grazie all’embargo Onu

NEW YORK – La madre di tutti gli scandali, la madre di tutte le tangenti. Dal rapporto voluto dal segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan (che nello scandalo vede coinvolto anche suo figlio), si conclude che Saddam Hussein distrasse fondi per 1,8 miliardi di dollari per destinarli a tangenti e sovrapprezzi a favore di 2 mila delle circa 4.500 società  di tutto il mondo che trafficarono con l’Iraq durante il programma “oil for food”, istituito il 13 dicembre 1996 dalle Nazioni Unite (terminò nel 1003 dopo la caduta del regime di Saddam), per mitigare gli effetti sulla popolazione irachena dovuti all’embargo della vendita del petrolio iracheno dopo l’invasione del Kuwait nell’agosto del 1990. Il comitato di indagine indipendente guidato era presiedeuto dall’ex presidente della Federal Reserve americana Paul Volcker.

COINVOLTE GRANDI SOCIETà€ – Spiccano anche i marchi di colossi automobilistici come la Volvo e la Daimler Chrysler nella lista delle compagnie coinvolte nel giro di tangenti. Ma ci sono anche la Siemens, la Weir, l’Ufficio australiano del frumento, oltre a società  francesi, svizzere, tedesche, russe (le compagnie pretrolifere Lukoil, Zarubezhneft e Alfa-Eco) e cinesi. La più coinvolta sembra la malesiana Mastek. Ma non mancano la svizzera Vitol e la francese Bnp-Paribas. Tra i politici, oltre a Roberto Formigoni, si citano il leader nazionalista russo Vladimir Zhirinovsky, il capo del partito comunista Gennady Zyuganov e l’ex capo dello staff del Cremlino Alexander Voloshin.

RICICLAGGIO – Il rapporto Volcker si pone un’inquitante domanda sul ruolo che importanti istituzioni finanziarie di livello mondiale hanno avuto nel riciclaggio delle tangenti irachene. Nello scandalo sarebbe coinvolto anche padre Jean-Marie Benjamin, dal 1991 al 1994 assistente del segretario di Stato vaticano, cardinale Agostino Casaroli, amico dal 1998 dell’allora vice premier iracheno, Tareq Aziz. Quattro pagine del rapporto sono dedicate al sacerdote e ad Alain Bionda, un avvocato e petroliere svizzero che avrebbe utilizzato la sua amicizia con padre Benjamin per ottenere dal governo di Bagdad oltre due milioni di barili di petrolio.

AZIONE LEGALE SVIZZERA – La Svizzera intende avviare un’azione legale contro quattro persone presumibilmente coinvolte nello scandalo Oil for food. Lo annuncia il ministero dell’Economia svizzero in un comunicato. L’ufficio del procuratore generale ha inoltre bloccato i conti bancari legati al caso, prosegue la nota. Le autorità  elvetiche hanno già  multato per un valore di 50 mila franchi svizzeri (32 mila euro) una compagnia petrolifera con sede a Ginevra legata allo scandalo.

Corriere della sera

27 ottobre 2005

7 Comments

  1. MindPrison

    MILANO – “Confermo di non aver mai ricevuto dall’Iraq nè una goccia di petrolio nè un solo centesimo”. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, risponde così alla pubblicazione del rapporto Volcker sulla vicenda “oil for food”. E’ il quinto e ultimo rapporto (dopo 18 mesi di lavoro) della commissione indipendente che riferisce all’Onu. Rapporto atteso e già “saccheggiato” da molte indiscrezioni. Ecco la citazione più importante che riguarda il governatore lombardo: “Documenti ufficiali iracheni e del ministero del petrolio indicano che il governo iracheno ha accordato oltre 27 milioni di barili di petrolio in undici fasi nel nome di Roberto Formigoni, presidente della Lombardia”

    Da oggi il dossier è pubblico. E’ stato consegnato alla stampa a New York: “Oltre 24,1 milioni di barili sono stati utilizzati – vi si legge -. Queste quote di petrolio tuttavia non furono trattate da Formigoni ma da Marco Mazzarino De Petro amico di Formigoni da 30 anni, che a quei tempi stava lavorando come consulente pagato nell’ufficio del presidente della Regione”.

    L’esame delle informazioni ottenute dalla commissione Volcker “non rivela che Formigoni ricevette profitti dalla vendita di questo petrolio”. Ma, nota il documento “nonostante molti tentativi il comitato non è stato in grado di ottenere la cooperazione di Formigoni o della Cogep”.

    Con oltre 1500 pagine tra testo e tavole, il dossier fa i nomi delle società esterne all’Onu coinvolte nello scandalo oil for food. Tra queste c’è quella di Mazzarino De Petro: “Attraverso un accordo con una compagnia locale Costieri Genovesi Petroliferi (Cogep) De Petro ricavò almeno 800 mila dollari di profitti dalla vendita di questo petrolio attraverso una serie di conti a nome Candonly Ldt., il nome dato a tre compagnie di facciata che lui controllava”, si afferma nel capitolo che riguarda il presidente della Regione Lombardia.

    “De Petro – prosegue il rapporto – ha detto di aver contattato l’ufficio di Tareq Aziz per fare altri acquisti di petrolio nell’ambito del programma e ha ricordato che Formigoni menzionò la Cogep a funzionari iracheni durante la loro visita ufficiale in Italia nel 1998, ma asserì di non aver dato una lira da questa attività a Formigoni”.

    Il governatore ha reagito con forza: “Come tutti sanno – ha dichiarato – sono andato in Iraq per liberare 300 ostaggi italiani colà detenuti e della cui sorte nessuno si interessava”.

    Poi, Formigoni fa capire cosa, secondo lui, potrebbe essere accaduto: “Come ho sempre dichiarato, nelle mie missioni internazionali (parecchie decine in questi anni) ho accompagnato e segnalato i nomi di aziende lombarde e italiane, grandi e piccole, desiderose di lavorare con l’estero. Se queste aziende hanno ottenuto lavoro, come spesso è capitato, ne sono orgoglioso, ma le modalità con cui ciò è avvenuto sono sotto la loro totale responsabilità”.

    “Nel caso dell’Iraq – aggiunge Formigoni – sono doppiamente orgoglioso in quanto mi sono mosso in risposta ad un appello umanitario dell’ONU che invitava a comprare petrolio dall’Iraq per salvare dalla fame quelle popolazioni, dal momento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già denunciato la morte di un milione di bambini”.

    “Confermo – conclude il governatore lombardo – di non aver mai ricevuto dall’Iraq nè una goccia di petrolio, nè un solo centesimo”.

  2. utente anonimo

    Mind,

    Abbiamo due modi di vedere la giustizia completamente differenti. Per me le notizie sono solo notizie. Ne riparliamo quando avrà ricevuto una condanna, fini a quel momento Formigoni è innocente.

  3. Marygio

    che famiglia strana…..:-) tua moglie ringhia, tu ti chiami Bisqui che come Odixeus ha precisato è un mangime per cani….!!!!

    anche a te BUUUUUOOOOOOOONNNNNNNNN WWWWWWEEEEEEEKKKKK EEEEEEENNNNNDDDDDDD

    luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunnnnnnnnnnnnnnnnnnnngo!!

  4. Odixeus

    … un bel quadretto desolante, soprattutto se si pensa che nel frattempo la povera gente moriva di fame e di malattia

  5. MindPrison

    ho riportato la notizia come aggiunta a quella che hai pubblicato tu Bisquì. solo x rendere l’informazione più completa. non ho commentato apposta.

  6. Bisqui

    Ok!

  7. EugenioCazzidui

    Ma dai, ero convinto che Saddam fosse un pazzo sanguinario che voleva far morire di fame e/o di gasamento il popolo iracheno!

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