olterra

Nave Olterra

Nave Olterra
Nave Olterra

Vogliamo raccontare in queste brevi note la storia di una nave gloriosa, della quale purtroppo si sta perdendo il ricordo, dopo averne permesso la demolizione, mentre sarebbe stato doveroso fare di questa unità un museo, per non dimenticare uno dei  più fulgidi momenti di eroismo della seconda guerra mondiale, che ha visto uniti dagli stessi ideali, ufficiali e  marinai della marina  militare e della marina mercantile.
Costruita da Palmer’s Co. Ltd. a Hebburn-on-Tyne, varata il 22.5.1913 e completata nel giugno 1913: una nave cisterna di 4929 o 4973 tsl, 8082 tpl. Il primo nome era OSAGE (una tribù pellerossa), e il primo armatore era la Deutsch-Amerikanische Petroleum Ges. di Amburgo, una affiliata della Standard Oil Co. of New Jersey (la futura Esso Standard).
Nel 1914, per evitare che la nave venisse bloccata dalla guerra come tutte le navi con bandiera tedesca, la casa madre la trasferisce al registro americano e se la intesta direttamente come Standard Oil Co. of NJ con il nuovo nome BATON ROUGE, che è il nome del capoluogo della Louisiana.
La nave era infatti americana, e non francese come scrive il “Navi Mercantili perdute” dell’USMM.
Mantiene quel nome fino al 1924, poi nel 1925 diviene OLTERRA per B. Rappoport (bandiera inglese?).
Nel 1930 OLTERRA viene acquistato dall’armatore Andrea Zanchi di Genova.
Secondo il “Repertorio di Marina Mercantile” avrebbe allora cambiato nome in EMMA, per poi ritornare OLTERRA nel 1931. Secondo il “Miramar Ship Index” e il Jordan, invece, questo scambio di nomi avrebbe avuto luogo nel 1947/48.
L’armatore Andrea Zanchi aveva iniziato la propria attività intorno al 1925 con sede a Genova, in Piazza Banchi 5r,  specializzandosi nel trasporto di carne congelata dal Sud America, Argentina e Uruguay, con le prime navi frigorifere della nostra marina mercantile, ottenendo un notevole successo commerciale, tanto che il Consorzio Autonomo del Porto di Genova aveva autorizzato la costruzione di un grande magazzino frigorifero a Calata Gadda, chiamato appunto “Frigorifero Andrea Zanchi”, con attracco preferenziale delle sue navi a quella banchina. Alcuni anni fa, sul frontone di questo capannone, era ancora visibile la scritta “ZANCHI”.
Il 10 giugno 1940 una nave cisterna italiana “OLTERRA” si trovava nella baia di ALGESIRAS in attesa di scaricare nel porto di GIBILTERRA, quando arrivò un dispaccio cifrato che comunicò l’entrata in guerra dell’Italia e l’ordine di affondare la nave.
Il Comandante, invece, conduce la sua nave su una secca verso la costa  fa esplodere una piccola carica in carena per renderla inutilizzabile.
I documenti vengono distrutti e l’equipaggio si allontana , lasciando a bordo 5 marinai per salvaguardare la proprietà.
La nave rimase così per circa 600 giorni, fin quando arrivarono dall’Italia alcuni palombari che tamponarono la falla finché il relitto si rialzò in superficie. Esso venne rimorchiato fino al porto e lì ormeggiato.
Lo scopo fu quello di approfittare della vicinanza della nave alla base navale di GIBILTERRA per utilizzarla come base operativa di partenza per i futuri attacchi alla base inglese, l’originale idea passò subito alla fase di realizzazione.
Si era così realizzato un punto di appoggio italiano di fronte a GIBILTERRA, dall’altra parte della rada, a 6 miglia dalla piazzaforte.

spaccato dell'Olterra
spaccato dell’Olterra

Il T.V. Licio Visintini propose di farne una base fissa per i nostri mezzi d’assalto: L’OLTERRA avrebbe, con enormi vantaggi, sostituito il sommergibile avvicinatore nelle sue funzioni di stazione di lancio dei siluri a lenta corsa, i maiali. La proposta fu accolta e iniziò l’allestimento della nave a questo scopo.
Nell’autunno del 1942  Ufficiali ed ingegneri navali giunsero segretamente ad Algesiras e fecero dell’Olterra una base per gli attacchi a Gibilterra. Agli Spagnoli si disse che la nave era in riparazione, e sarebbe salpata appena finita la guerra.
Si effettuò un taglio di otto metri circa nella paratia che divideva il compartimento di prua dalla stiva, si ripiegò la lastra d’acciaio in modo che pendesse a falda. Si provvide a pompare acqua dai  serbatoi anteriori sino a quando la prua non fu completamente  riemersa. Un altro lembo di poco più di un metro fu  anch’esso ripiegato, fu tagliato nel fianco della nave  in corrispondenza del compartimento prodiero, circa due  metri al di  sotto della linea d’acqua normale.
Quando la nave riassunse la sua posizione normale, la stiva era a secco e il compartimento di prua allagato. Nella stiva furono collocati i “maiali”, che potevano essere calati nel compartimento prodiero e di lì  fuoriuscire dalla nave attraverso l’apertura a cerniera due metri sott’acqua.
Gli Operatori arrivavano in Spagna per vie diverse , salivano a bordo camuffando la loro fisionomia come tecnici e operai, cioè addetti ai lavori della petroliera. La squadriglia  comandata dal T.V. Licio Visintini, fu chiamata dell’Orsa Maggiore”.
Quella diventò la base dei mezzi d’assalto italiani nell’assedio di Gibilterra, e  da essa partirono  le seguenti missioni :

  • 11 luglio 1942: la notte dei sommozzatori partirono dal piroscafo verso la spiaggia spagnola per armarsi e ricevere gli obbiettivi navali da colpire poi dalla spiaggia partirono con gli ordigni; la missione ebbe successo e nell’occasione vennero danneggiati i mercantili “Meta” di 1.575 tonn., “Shuma” di 1.494 tonn.,”Empire Snipe” di 2.499 e “Baron Douglas” di 3.899  tonn
  • 13-14 settembre 1942: venero affondati 4 piroscafi per un totale di 10000 t
  • 5 dicembre 1942:partirono dei sommozzatori dal piroscafo per affondare le navi inglesi (presso porto di Gibilterra): corazzata Nelson, portaerei Formidable e la Furious. La missione fallì poiché sfortunatamente i sommozzatori vennero scoperti e avvenne la reazione nemica con la conseguente morte di 3 militari italiani
  • 8 maggio 1943: altro attacco a navi alleate presso il porto di Gibilterra: la Pat Harrison, la Mashud e la Camerata, tutte affondate;
  • 24 agosto 1943:attacco a navi alleate sempre in Gibilterra; navi affondate: petroliera Thorshøvdi, piroscafo Stanridge, piroscafo Harrison Gray Otis
http://youtu.be/vc8kvLV_XqE

Gibilterra Organizzazione Italiana