Nassirya 4

Pubblicità alle elezioni democratiche nella quale figura un soldato italiano
Pubblicità alle elezioni democratiche nella quale figura un soldato italiano

Nei giorni passati si sono tenute le elezioni in Iraq. Un evento storico visto che erano decenni che non si tenevano elezioni democratiche. Questa volta dovevano votare per scegliersi un parlamento, in un’elezione in gran parte pacifica, e con i numeri degli elettori aumentati anche dalla partecipazione della minoranza degli arabi sunniti che hanno riconosciuto che il loro precedente boicottaggio ha solo dato più potere ai rivali sciiti e curdi. Con i ribelli nazionalisti che hanno sostenuto le elezioni e hanno anche promesso di proteggere gli elettori sunniti, ci sono stati solo episodi sporadici di violenza, ben sotto i normali livelli iracheni. L’affluenza in dieci ore di votazione è stata di almeno 10 milioni di persone, o il 67%, ha detto a Reuters la Commissione elettorale per l’Iraq, molto di più del 58% che ha votato nelle elezioni precedenti a gennaio, boicottate dalla maggior parte degli arabi sunniti. Nella provincia dove è nato Saddam Hussein si sono presentati oltre l’80% dei votanti, ha detto un funzionario locale . I seggi in parte dell’Iraq sono rimasti aperti per un’ora in più in alcune zone del Paese per consentire alla gente in coda di raggiungere le urne. Le votazioni, per lo più pacifiche, che aumenteranno le speranze degli Stati Uniti che un governo stabile possa aprire la strada al ritiro delle truppe americane, si sono svolte in chiaro contrasto rispetto alle elezioni di gennaio per il parlamento provvisorio, durante le quali sono morte 40 persone. A Fallujia, roccaforte sunnita, la presenza è stata del 70%, hanno detto funzionari, ed è stata alta anche nelle regioni curde e nel sud sciita.
Ci sono state alcune denunce di irregolarità nei voti e sono arrivate accuse di tentativi di influenzare i votanti o distorcere l’equilibrio etnico in città del nord, ma in generale il processo si è svolto tranquillamente, ha detto la Commissione elettorale a Baghdad.

“E’ un giorno di libertà per noi”, ha detto Selima Khalif, una donna anziana nella provincia povera di Maysan.
“Siamo così felici. La cosa più importante di cui abbiamo bisogno è la sicurezza. Vogliamo che i nostri figli abbiano una vita migliore”
.

Genio militare impegnato nella creazione di una strada asfaltata
Genio militare impegnato nella creazione di una strada asfaltata

Tutti i seggi hanno chiuso poco dopo le sei ora locale (16:00 in Italia) e il conteggio è iniziato immediatamente. Quando gli scrutatori hanno aperto le scatole elettorali, hanno detto velocemente una preghiera. I risultati definitivi si attendono tra due settimane o di più, ha detto la Commissione elettorale.L’inviato delle Nazioni unite Ashraf Qazi si è detto soddisfatto: “E’ stata una buona giornata e una data storica”, ha detto a Reuters. Anche l’ambasciatore Usa in Iraq, Zalmay Khalilzad, è rimasto sorpreso: “L’affluenza è stata enorme”, ha detto a Reuters.
Un divieto di circolazione di tre giorni, e la presenza di 200mila soldati iracheni oltre alle truppe Usa, sono riusciti a proteggere i 6mila seggi. Fonti diplomatiche Usa sperano che se i sunniti vengono coinvolti nel processo politico, la rivolta verrà minata alla base, e ciò consentirà agli iracheni di prendere lentamente in mano la questione della sicurezza senza provocare una guerra civile.
“Le urne sono una vittoria della democrazia sulla dittatura”, ha detto il primo ministro Ibrahim al Jafaari dopo aver votato, con il dito viola dell’inchiostro che evita che la gente possa votare due volte ed è diventato il simbolo della democrazia irachena. “Hanno scelto il voto anziché le bombe”. (reuters)

Non si può fare a meno di paragonare queste elezioni a quelle che si sono tenute in Venezuela, paese che si dichiara democratico. Ebbene il popolo venezuelano per protesta al regime di sinistra non ha votato, degli aventi diritto solo un misero 10% ha partecipato alla tornata elettorale. Un governo veramente democratico e sopratutto un presidente che si dichiara democratico si sarebbe dimesso e non si sarebbe ripresentato ma si sà a sinistra non hanno volto. Fanno gruppo col presidente venezuelano tutti gli altri governi e presidenti “democratici” a cominciare da Castro, Mogabe, Lula, tutti conivolti in scandali o denunce dell’ONU che non si dimettono non ostante la mancanza di consenso, tutti sostenuti da Zapatero, dalla Cina “democratica”, dalla Corea del nord “democratica” anch’essa. A chi sostiene questo tipo di democrazia c’è da chiedere, non vi vergognate?

Intanto gli Italiani continuano il loro lavoro di supporto alla popolazione, costruendo infrastrutture che in quel paese non ci sono mai state se non nelle grandi città.

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48 commenti su “Nassirya 4

  1. Sono anche le prime elezioni democratiche con un esercito straniero che presidia le operazioni elettorali.

    Sotto il fascismo noi, invece, ci limitavamo a usare una milizia nazionale.

    Ma il progresso, si sa, procede alla velocità della luce….

  2. vabbè ho capito, si ricomincia.

    Che barrba che noia e che mal di testa, uff!

    Wellington, lasciali perdere. E’ la balla prenatalizia. Vogliono arrivare a settimana prossima belli carichi, fra un po’ sentirai il ben noto “scriiiii scriiiiiii” segno che si stanno facendo le unghie sugli specchi.

    Non so perché, stasera sono acida.

    :))))))))

  3. Rabbia he? Elezioni con una partecipazione incredibile del popolo e non si può dire altrettanto dei tuoi riferimenti politici.

    Fai il piacere, torna quando saprai quanti osservatori ONU erano presenti e sopratutto quando avrai imparato a memoria l’ultima risoluzione sull’IRAQ

  4. Squitto e Wellington,

    fanno bile dalla bocca, lasciateli stare poverini anche perchè stavolta non possono avere neanche orgasmi con la morte di qualche centinaio di persone.

    Per loro è finita la festa, adesso dovranno sostenere altri terroristi.

  5. Un tempo era più semplice scambiare quattro chiacchere con te, ora ci si perde fra i commenti, non importa è giusto che tu abbia raggiunto la visibilità che ti meriti.

    Buona settimana.

  6. Fratellino,

    non riconosco il personaggio e non conosco la foto, comunque mi sembra il bel riferimento.

    Hai letto la prima puntata della storia del S.Marco?

  7. ho fatto un po’ di confusione…

    sarei interessato alla storia dei reggimenti di marina (di ogni paese)nella prima guerra mondiale…

    un mau articolista

  8. Eppure è sotto gli occhi di tutti: a Falluja ora che i terroristi sono stati “bruciati con il fosforo estratto dai cervelli dei malati pro-terroristi”

    la popolazione può finalmente andare a votare.

    Prima non poteva, infatti Falluja erap iena di camere di torture, ma meglio parlare dell’unico errore degli USA (tra l’altro severamente punito da loro stessi) che parlare degli assassini seriali che loro con tanto romanticismo chiamavano “resistenti”

    Ecco ora chi ha dimostrato di essere resistente vero: il popolo iracheno.

    Buona notte, anzi buon giorno e buona settimana a tutti.

  9. Carissimi Weelington, Squitti, Bisqui, etc.,

    capisco che la cossa possa suonarvi strana per la vostra tendenza a semplificare in modo impressionante un mondo troppo complesso rispetto alle vostre miserabili risorse intellettuali e culturali, ma io non ho nessun “riferimento ideologico” (basta vedere il mio recente post su schedabianca.splinder.com) e non sono certamento un pupazzo come voi. Possiedo, invece, una conoscenza nolto articolata (tra l’altro) della complessa questione medio-orientale (dalla dominazione ottomana alla presenza prebellica nella penisola di francia e francia, dalla provvisoria unificazione sirio-egiziana alla presenza dei cristiano maroniti del Libano, e via discorrendo).

    Mi sono limitato a un faceto e misericordioso intervento natalizio sopra un post sommario e cialtrone per rappresentare che la questione (nella specie quella irachena) è lievemente più complessa e contraddittoria di quanto risulta dalle semplificazioni imbecilli e bambinesche che voi – per limiti obiettivi, mi rendo conto – usate fare (è ovvio che ci vorrebbe una sede più adeguata per approfondire il discorso) e che, sulla scena politica internazionale, l’esportazione di valori di civiltà e democrazia occidentale viene improvvisamente (e ingiustificatamente) meno quando emergono comprensibili rivendicazioni in Guatemala, o dai ceceni, o dai curdi (anche in Turchia), o dal Sahara spagnolo o dai Tuareg.

    Non faccio, quindi, nessuna bile e mi limito solo ad essere informato, colto, puntuale e non ideologico quando tratto di queste (come di altre cose) cose. Immagino che questo possa colpire quella ridicola marionetta di Wellington, abituata ad applicare logiche di sottosviluppo mentale, tipiche degli spalti calcistici dell’entroterra partenopeo, a fatti che hanno, invece, un rilievo, anche umano, di una certa proporzione.

    Ovviamente non ho orgasmi con la morte di nessuno e le ignobili, ignorantissime, sgrammaticate parole di Bisqui mi lasciano in uno stato di vera prostrazione. Ho sempre avuto comprensione (al Liceo, all’Università, e nelle mie molte esperienze post-universitarie) nei confronti di chi arrancava perplesso dinanzi a un noumento, la curva di Gauss, principi di termodinamica, monadi, ottativi.

    Ma un tale livello di miseria cerebrale e di indecente, sperticata, scimmiesca faziosità non me lo sarei mai immaginato.

    Soprattutto dinanzi al mio piccolo regalo di Natale: ero sceso con tanto affetto e turandomi il naso nei vostri nauseabondi bassifondi di ebetismo, analfabetismo e Novella 2000…

    Ma resisti, Bisqui, ti prego, non mollare. Non pensare (questo ti viene facile), non studiare e continua a ripetere a memoria quello che dicono i tuoi idoli di pastafrolla in televisione. Lo facevo anch’io a quattro anni ed era molto confortante.

    Resisti.

    Abbi fede.

    (Emilio Fede, magari).

    p.s.) Buon Natale

  10. “Errata corrige” (è latino, non inglese, nè romanaccio): 1) “presenza prebellica nella penisola di francia e inghilterra”, non “di francia e francia”, ovviamente; 2) “noumeno”, non “noumento”, ovviamente (ovviamente?).

  11. Shemale,

    sei così colto e preparato che non hai saputo leggere che l’articolo è della Reuters.

    Non te ne faccio una colpa, sei vittima della cultura di sinistra e come tale non sei responsabile di te stesso. Non puoi renderti conto che scrivo in un modo semplice così i colti come te possano leggermi. Vedi sei talmente borioso e presuntuoso che ti sei permesso di giudicare dall’alto del tuo olimpo senza conoscere lo scrivente. Quelli come te li conosco bene, avete la puzza sotto il naso perchè quando vi lavate la faccia (resto al tuo livello di insulti) vi resta sempre un pò di merxa sotto il naso.

    “Sono anche le prime elezioni democratiche con un esercito straniero che presidia le operazioni elettorali.

    Sotto il fascismo noi, invece, ci limitavamo a usare una milizia nazionale.

    Ma il progresso, si sa, procede alla velocità della luce….”

    Vedi io sò a malapena leggere ma nel tuo scritto non riesco trovare riferimenti al Buon Natale che vai blaterando, leggo invece un tono polemico ed un riferimento al fascismo completamente fuori luogo. Tra l’altro nella foga hai “dimenticato” ma io direi omesso volontariamente, tutte le elezione presiedite dall’armata rossa in paesi non tanto distanti dal nostro. Magari questa informazione non fà parte della tua cultura ma solo della nostra.

    Invece di partecipare alla festa del popolo Irakeno, sei venuto qui ad insultare, evidentemente a te essere liberi di esprimersi con un voto dispiace molto, forse preferivi la dittatura di Saddam oppure quella dei Terroristi o quella dei Talebani o Mujaeddin o magari stai aspettando un ritorno di Stalin e accoliti.

    Boun Natale anche a te e che Gesù bambino faccia la grazia di farti tornare umano così potrai godere delle gioie di vivere al di fuori dell’olimpo.

    P.S. la misericordia lasciala a chi ti conosce.

  12. “Sò a malapena leggere…”

    “So” si scrive senza accento.

    E ti ripeto che non sono di sinistra, neanche un briciolo. Mai stato di sinistra (tu non lo so) e le elezioni presidiate dall’Armata Rossa non le ho citate, perchè mi sembrava fuori luogo confondere simulacri di elezioni democratiche con grotteschi plebisciti. Ma oltre a non saper scrivere, evidentemente non sai neanche leggere (nemmeno “a malapena”).

    In Fede.

  13. Senti, facciamo così, se sei d’accordo.

    Io riconosco di essermi inviperito e di aver trasceso.

    Tu, da parte tua, riconosci che espressioni come “fanno bile dalla bocca, lasciateli stare poverini anche perchè stavolta non possono avere neanche orgasmi con la morte di qualche centinaio di persone” non c’entrano niente in un colloquio di questo genere e sono tragicamente offensive.

    Non lo dico perchè è Natale, ma perchè mi sembra una soluzione equa.

    Che ne dici?

    P.S.): E io non sono di sinistra….

  14. Shemale,

    ok mi trovi d’accordo. Comunque per chiarezza il riferimento alla bile non era personalmente rivolto a te.

    Se non sei di sinistra ed usi il tuo cervello sono contento per te, così come qui noi tutti siamo di destra ma usiamo il nostro cervello.

    Adesso, appurato che siamo indipendenti dalle ideologie politiche e che auguriamo un futuro di pace per l’Iraq e tutti gli altri paesi che aspirano a diventare democratici, scambiamoci un segno di pace.

    Auguri anche a te e scusa la mia aggressività ma se ti leggi i post passati magari riusciresti a comprenderla.

    Ciao

  15. Soprattutto dinanzi al mio piccolo regalo di Natale: ero sceso con tanto affetto e turandomi il naso nei vostri nauseabondi bassifondi di ebetismo, analfabetismo e Novella 2000…

    oh, ragazzi, stiamo calmi, niente niente fosse il nuovo Messia, che figura ci facciamo?

  16. @ Shemale:

    sono ormai mesi che su questo blog vengono pubblicati post di FATTI, non di opinioni, di FATTI, e che questi post vengono fatti oggetto di travisamenti, accuse di militarismo, filoamericanismo, quando non fascismo direttamente, i fatti riportati vengono riletti in chiave cospirativa, la maggior parte di coloro che sono intervenuti ha portato documenti tendenziosi provenienti da fonti politicizzate e non garantite, foto taroccate, ipotesi complottistiche e pseudopacifiste di ogni ordine e grado, ma alla fine nessuno è mai riuscito a confutare i FATTI.

    Ora, visto che nel tuo # 16 ci hai tenuto così tanto a farci presente la tua indiscussa superiorità e hai utilizzato un centinaio di righe per raccontarci la tua storia, la tua preparazione, le tue esperienze, riuscendo solo per altro a dimostrare la tua prosopopea e la tua abilità ad offendere (caratteristica che ho appurato appartenere specialmente a chi non ha un tubo di argomento da opporre) a quanto viene detto, dato che è così, dicevo, la prossima volta parla dei fatti, e non di te, che sinceramente non ci interessa, e non è necessario che chi interviene porti il suo curriculum vitae; il tuo valore e la tua esperienza potrai efficacemente comunicarli attenendoti alla discussione, a meno che tu non sia un altro dei soliti “tutti chiacchiere e distintivo” ai quali mi riferivo al mio #3.

  17. Shemale: non sei di sinistra? beh, la stupidità è un valore bipartisan, come l’arroganza, e su entrambe sei messo benino, mi sembra.

    Comunque sei divertente, in un modo morboso, ma divertente: continua a scrivere le tue invettive, per favore, così ci movimenti il dibattito senza peraltro impegnarci troppo intellettualmente (ho sentito argomenti e insulti più elaborati da ragazzini pre-adolescenti).

    Cordialmente,

    Hermes

  18. “capisco che la cossa possa suonarvi strana per la vostra tendenza a semplificare in modo impressionante un mondo troppo complesso rispetto alle vostre miserabili risorse intellettuali e culturali, ma io non ho nessun “riferimento ideologico” (basta vedere il mio recente post su schedabianca.splinder.com) e non sono certamento un pupazzo come voi. Possiedo, invece, una conoscenza nolto articolata (tra l’altro) della complessa questione medio-orientale (dalla dominazione ottomana alla presenza prebellica nella penisola di francia e francia, dalla provvisoria unificazione sirio-egiziana alla presenza dei cristiano maroniti del Libano, e via discorrendo).” e ancora “

    “Errata corrige” (è latino, non inglese, nè romanaccio) (ohh grazie! Grazie!! Non attendevamo altro che questa precisazione, NdEdLP) : 1) “presenza prebellica nella penisola di francia e inghilterra”, non “di francia e francia”” ed infine “Io riconosco di essermi inviperito e di aver trasceso….”

    Non c’é che dire un’entrata in gran pompa! Complimenti Shemale. Peccato che sì tanta inteligenza e conosconza venga vanificata dalla supponenza con la quale si é presentato, e meno male che ha riconosciuto di aver trasceso! Ma é possibile trascendere in modo così repentino in un blog che appena si conosce, e affibiare epiteti così poco eleganti a persone che non si conoscono o si conoscono appena?

    Quel che é certo, mister Shemale, é che si é presentato maluccio per una persona “colta”. Credo, che Lei come tanti sia solo un cattivo maestro, se tanta cultura sfocia in questa grettezza dello spirito…

  19. Cara Squitto,

    se ti rileggi con attenzione tutti i post(s?) precedenti, comprenderai perchè si è trasceso. A volte capita e, comunque, io ho già fatto le mie scuse (e scambiato un segno di pace con Bisqui).

    Quanto ai fatti, l’intervento occidentale in Iraq mi lascia perplesso, fondamentalmente, per alcune ragioni, che ti esporrò (almeno le più importanti) in estrema sintesi.

    Difficilissimo gestire il territorio iracheno da un punto di vista militare e garantire davvvero ordine pubblico e sicurezza. Troppo frastagliata la composizione sociale, religiosa, politica ed etnica di quella società (sciti, sunniti, curdi, nostalgici baath, ma anche iracheni laici indipendenti, non dimentichiamolo). Il fanatismo e l’intolleranza si annidano ovunque e la presenza di soldati stranieri alimenta la rappresaglia, ostacola il dialogo e fomenta il terrorismo e la violenza.

    E’ ovvio che la questione Saddam andava risolta in qualche modo, ma, al di là del tanto invocato ombrello delle Nazioni Unite, non era il caso di cercare qualche più esplicita solidarietà ed alleanza proprio dentro il mondo arabo? Non scordiamoci che Saddam, prima di cavalcare per ragioni di opportunismo l’ideologia panaraba, ha fortemente laicizzato l’Iraq e promosso una campagna di emancipazione delle donne senza precedenti in tutto il mondo islamico (se escludiamo casi isolati che non fanno testo, come quello della Tunisia). La sua politica sociale era stata guardata con sfavore non solo dai talebani, ma anche da altre parti del mondo islamico e il suo nervosismo sullo scacchiere internazionale gli aveva alienato in medio-oriente non solo le simpatie di nemici storici, come l’Iran, ma anche quelle di stati moderati come l’Egitto o la Giordania, tanto per fare qualche esempio.

    Visto che queste benedette armi chimiche alla fine non c’erano, non sarebbe stato più opportuno, per toglerlo di mezzo, seguire una strategia diversa, invece di intervenire di gran corsa, in barba agli avvisi espressi dagli inviati dell’ONU?

    Viaggio parecchio e registro in giro un crescente (e ingiustificato, ovviamente) sentimento antiamericano che mi fa tornare alla mente i tempi cupi del Vietnam. Chi fa politica (come Bush, Coondoleza Rice o Blair) non dovrebbe anche preoccuparsi dell’impatto che certe scelte (seppure nella sostanza giuste) provocano sull’opinione pubblica internazionale?

    Non avete notato che sull’Afghanistam nessuno ha mai avuto niente da ridire? Non è legittimo ipotizzare che sulla questione irachena ci sia stato, invece, un grossolano errore tattico?

    Anche il futuro senza occidente resta una bella incognita laggiù. Al di là delle degenerazioni imposte da Saddam, il partito Baaht rappresentava, nelle premesse ideologiche, il massimo di laicità e di occidente che si potesse immaginare, mentre gli sciti e i sunniti, che adesso – giustamente – lamentano di esser state vittime e pretendono una ricompensa per il sofferto martirio, sono, per evidenti ragioni teologiche e religiose, partners molto meno tranquilizzanti. E i Curdi? La questione curda potrà restare solo un problema iracheno?

    Non era, poi, il caso di profondere contestualmente il massimo sforzo per cercare di sanare la questione della Palestina e di risolvere una volta per tutte la vergogna dei campi-profughi. Non avrebbe questo lasciato un segno diverso per l’interpretazione delle logiche di interferenza occidentale sulle questioni mediorentali? Persino il bellicoso Sharon se ne è fatto una ragione e sta percorrendo la strada della medazione e del compromesso. Stati Uniti e occidente non potevano spendere la loro leadership prestigiosa anche per promuovere questo faticoso processo? Sicuramente ci sarebbero stati meno pettegolezzi sul presunto interesse di sottofondo (il petrolio) nell’operazione anti-Saddam.

    Non occorre, infine, globalizzare la politica di ordine pubblico internazionale, al fine rimuovere qualsiasi sospetto di faziosità ed egoismi? Baschi, nord-irlandesi cattolici, curdi e quant’altro, non son questioni che vanno gestite da un terzo “super partes”, visto che lo Stato di turno non può fare l’arbitro in quanto è già schierato contro i suoi avversari? Intervenire alla rinfusa contro Milosevic e Saddam non è sbagliato in sè, ma risulta equivoco nel più ampio contesto del diritto internazionale, dove la gente finisce per riscontrare delle differenze non spiegabili fra situazioni analoghe (quando non identiche) e a sviluppare sospetti. L’Occidente è certamente chiamato ad esercitare la propria autorità (storica, civile, morale, oltre che militare), ma lo deve fare anche curando i profili diplomatici delle proprie scelte, gli effetti delle sue decisione sulla psicologica collettiva e l’immagine di sè che si diffonde nel mondo.

    Altrimenti corre il rischio di non essere più percepito come autorevole, ma come autoritario.

    In sintesi.

    Scusa la confusione.

  20. Shemale ha detto:

    “Sono anche le prime elezioni democratiche con un esercito straniero che presidia le operazioni elettorali. Sotto il fascismo noi, invece, ci limitavamo a usare una milizia nazionale.

    Ma il progresso, si sa, procede alla velocità della luce….”

    Io ho replicato:

    “Fammi capire, qual’è la tua teoria?”

    Semplice e pertinente domanda in ogni caso.

    “Che i militari americani erano li per minacciare i votanti?”

    Domanda secondo me logica se si sottolinea che c’era un esercito straniero a presidiare i seggi e si tracciano paragoni con le milizie fasciste.

    “Ma certi tizi non si stancano mai di rendersi ridicoli?”

    Forse avrei potuto essere meno arcigno nondimeno, si può dissentire, ma secondo me il paragone è ridicolo. Shemale è l’autore del paragone. Ergo Shemale (e non qualcun altro) si rende ridicolo.

    Al che Shemale commenta: “Non faccio, quindi, nessuna bile e mi limito solo ad essere informato, colto, puntuale e non ideologico quando tratto di queste (come di altre cose) cose. Immagino che questo possa colpire quella ridicola marionetta di Wellington”.

    Insulto a parte, non c’è niente nel commento che mi abbia colpito come “informato, colto, puntuale e non ideologico”. Di fatto in quel commento c’è molto poco che ti possa colpire in generale, tranne il paragono tra l’Esercito degli Stati Uniti e le milizie fasciste che non ha niente di “informato, colto, puntuale e non ideologico”. Se dare del sottosviluppato mentale e della ridicola marionetta a uno che ti ha fatto due domande non è questione di bile, allora è un modo di fare consueto, e pertanto il soggetto è inadatto alla comunicazione.

    Shemale continua: “abituata ad applicare logiche di sottosviluppo mentale, tipiche degli spalti calcistici dell’entroterra partenopeo a fatti che hanno, invece, un rilievo, anche umano, di una certa proporzione””

    Altro insulto + insulti che sfiorano il razzismo verso i tifosi campani, il tutto indiscriminato e male indirizzato perchè non sono ne’ sottosviluppato, ne’ campano, ne’ tifoso di calcio + accusa gratutita di incapacità a capire fatti complessi solo per aver fatto tre semplici e pertinenti domande in seguito a un quantomai criptico e un po’ allusivo commento.

    Visto che poi Shemale ha fatto le sue scuse per queste intemperanze e avendo io risposto, come mi pare giusto, per quanto in esse mi riguardava, non insisterò su questo punto.

    Quello che non riesco invece capire è cosa impediva a Shemale, nel corso della sua missione di discesa con tanto affetto e turandosi il naso nei nostri nauseabondi bassifondi di ebetismo, analfabetismo e Novella 2000, di scrivere fin da subito quello che ha scritto nel commento 27.

    O quantomeno qualcosa di segno similare, invece di postare il criptico, sarcastico e allusorio: “Sotto il fascismo noi, invece, ci limitavamo a usare una milizia nazionale. Ma il progresso, si sa, procede alla velocità della luce….” che niente affatto stranamente ha provocato commenti altrettanto sarcastici e allusori.

    Wellington

  21. Shemale,

    innanzi tutto gli argomenti che proponi sono stati già ampiamente discussi in questo blog in occasione di post precedenti, comunque cerco di sintetizzare il mio pensiero.

    Difficilissimo gestire il territorio iracheno da un punto di vista militare, ecc. Il territorio iraqeno è attualmente gestito militarmente solo ed esclusivamente per evitare che succeda il peggio. Tutti noi saremmo felici che l’Iraq cominciasse a camminare con le proprie gambe senza l’aiuto di nessuno. Proprio perché la sua composizione etnica è così complessa, è necessario salvaguardare l’ordine per sostenere il paese nel suo cammino verso la stabilità. L’ONU si è espressamente pronunciata su questo.

    Il fanatismo e l’intolleranza si annidano ovunque e la presenza di soldati stranieri alimenta la rappresaglia, ostacola il dialogo e fomenta il terrorismo e la violenza. Dove sono le prove di ciò che dici? Non abbiamo il controesempio, non sappiamo cosa sarebbe successo se. Forse l’attentato di Nassiriya può essere inquadrato in un atto di terrorismo contro le truppe straniere, ma le autobombe in mezzo ai civili cosa c’entrano?

    Visto che queste benedette armi chimiche alla fine non c’erano,… non c’erano, ma sono state usate. Le WMD non c’erano, ma Saddam aveva acquistato uranio arricchito (da Francia e Russia). Non c’erano, ma c’erano le ultracentrifughe. Non c’erano, ma forse si potrebbero cercare oltre confine.

    non sarebbe stato più opportuno, per toglerlo di mezzo, seguire una strategia diversa, invece di intervenire di gran corsa, in barba agli avvisi espressi dagli inviati dell’ONU? Doveva essere levato di mezzo nel ’91, ma non fu possibile proprio perché l’ONU si mise di mezzo, ONU in cui Francia e Russia hanno diritto di veto, se non mi sbaglio.

    Viaggio parecchio e registro in giro un crescente (e ingiustificato, ovviamente) sentimento antiamericano che mi fa tornare alla mente i tempi cupi del Vietnam. Certo, lo si vede anche senza viaggiare. Ma non c’era bisogno della guerra in Iraq per accorgersene. E’ da tutto il dopoguerra che qualcuno se la deve prendere con l’imperialismo americano, salvo poi non sapere neanche di cosa si sta parlando, in modo del tutto acritico e aprioristico. L’Iraq come il Vietnam? Ma su, non scherziamo. Innanzitutto, volendola dire tutta, la guerra in Vietnam la dichiarò un presidente Democratico, così come quella in Kosovo. Non c’è bisogno di tirare fuori la solita filastrocca di Bush, Rice e compagnia bella. Quando si deve incolpare l’America di qualcosa (cioè sempre) bisogna sempre tirare fuori sta storia del Vietnam. Ripeto fino alla nausea che in Iraq non ci sono solo AmeriKani ma anche un regolare esercito del nuovo Iraq. Perché non si parla mai del Kosovo, quando il presidente era Clinton e quando anche il governo D’Alema spedì soldati italiani non per una missione di pace, ma di guerra dichiarata, in quel caso, PRIMA ANCORA che l’Onu si pronunciasse? Perché questo diffuso antiamericanismo è evidentemente pilotato, e sfrutta la scarsa (quando non totalmente assente) capacità di senso critico e storico delle masse. Ecco perché.

    il partito Baaht rappresentava, nelle premesse ideologiche, il massimo di laicità e di occidente che si potesse immaginare, certo, un nazimarxismo arabo niente male, provvisto di armi atomiche e gas nervini. Fantastico.

    E i Curdi? La questione curda potrà restare solo un problema iracheno?

    No, qui concordo, la questione curda non può restare solo un problema iraqeno.

    Non era, poi, il caso di profondere contestualmente il massimo sforzo per cercare di sanare la questione della Palestina… (…) Stati Uniti e occidente non potevano spendere la loro leadership prestigiosa anche per promuovere questo faticoso processo?

    Finché dei deficienti daranno premi Nobel a gente come Arafat, sinceramente ne dubito. Sicuramente ci sarebbero stati meno pettegolezzi sul presunto interesse di sottofondo (il petrolio) nell’operazione anti-Saddam. Dubito anche di questo. Uno dei cliché preferiti da chi recita versetti che anche se non son coranici hanno lo stesso effetto, è: “america imperialista volere tuo petrolio augh”

    Non occorre, infine, globalizzare la politica (…) dove la gente finisce per riscontrare delle differenze non spiegabili fra situazioni analoghe (quando non identiche) e a sviluppare sospetti.

    Perché la gente ha la malsana tendenza ad ascoltare solo la campana che gli pare e a non usare il senso critico (che forse per lo più non ha). Non c’è ambiguità nelle azioni, c’è faziosità nelle loro interpretazioni. L’opinione pubblica si ferma alla scorza, e si mangia solo quella. Poi dice che è amara. Tant’è, potevano sbucciarla, l’arancia.

    L’Occidente è certamente chiamato ad esercitare la propria autorità (storica, civile, morale, oltre che militare), ma lo deve fare anche curando i profili diplomatici delle proprie scelte, gli effetti delle sue decisione sulla psicologica collettiva e l’immagine di sè che si diffonde nel mondo.

    Non comprendo. Stai affermando che l’Occidente è superiore?

    Scusa la frammentarietà e l’eccessiva sintesi. Già il commento è lungo così…

  22. Shemale,

    pur condividendo molto di quello che scrivi, bisogna fare delle distinzioni.

    Se tu conosci davvero la realtà medioorientale, saprai che per quelle genti la religione ha un’importanza nemmeno lontanamente paragonabile a quella che le diamo noi. Premesso il fatto, bisogna dire che il laicismo non è tollerato, il concetto di religione è così radicato che saltando completamente il naturale evolversi filosofico-spirituale si crea inevitabilmente una spaccatura nella società. Prendere a paragone gli stati “moderati” può indurre nell’errore che essi siano simili al nostro ordinamento politico. Nulla di più sbagliato. Ovunque c’è una forma di assolutismo mascherata da democrazia. L’Iraq, diventa un esperimento. L’esperimento di affiancare la democrazia al concetto teologico puro della sharia. Se l’esperimento funziona è esportabile in tutti i paesi mediorientali, questo modello permette di avere nel rispetto della religione anche i valori occidentali di democrazia. La costituzione è il giusto, anche se perfettibile, compromesso tra le due cose. Il federalismo è anch’esso il compromesso che permetterà a divesi credo religiosi ed a diverse etnie di convivere senza conflitti sociali. le basi esistono, adesso ci vuole la volontà delle persone, a me sembra che se si lasciano crescere in pace il risultato sarà più che positivo. La grande affluenza alle urne è il segnale che quel popolo vuole camminare con le proprie forze. Di tutto questo noi ne siamo compiaciuti dato che tutti crediamo nell’autonomia enell’autodeterminazione. Anche l’Italia alla fine della seconda guerra mondiale si è trovata nelle stesse condizioni. Dopo secoli di regno e dopo una dittatura, la democrazia è stata una scommessa. Ancora siamo in una fase di crescita ma credo che il seme abbia germogliato e che sopravviva anche alle derive assolutiste dell’estremismo.

    Altro discorso è la Palestina. Il popolo palestinese poteva tornare nelle proprie abitazioni già da molto tempo. Tenerli nei campi profughi è una scelta politica fatta da chi ha l’interesse di fomentare il terrorismo. Tenere quelle persone in uno stato di bisogno è una chiara scelta. Nessun buon presidente avrebbe tenuto per così tanti anni il proprio popolo nelle baracche. Gli aiuti dell’europa e degli USA non sono stati mai utilizzati per il popolo palestinese se non fosse così la famiglia di Arafat adesso non vivrebbe nell’oro. Se quei soldi fossero stati usati per la ricostruzione e la pacificazione adesso non esisterebbe un problema palestinese, ma tant’è.

    Ultimamenta non so se lo sai, a Gaza è stato costruito un casinò. Dimmi a che serve una cosa del genere quando centinaia di persone vivono nell’indigenza. E’ assurdo creare una struttura turistica in una zona dove ad alto rischio, achi serve? Non ai palestinesi, non si sono creati posti di lavoro, il centro è gestito dagli Austriaci, achi serve? Gli aiuti europei potevano essere spesi diversamente? Io dico di si, intanto in infrastrutture, per completare l’opera degli Isdraeliani nella striscia, per esempio. Ancora una volta nulla è stato fatto, Isdraele ha lasciato tutto quello che era possibile lasciare sui terreni della striscia tranne le case. Adesso che sono tornati in possesso del loro territorio, che uso ne stanno facendo? Lavorano nelle serre? Lavorano i campi? O hanno distrutto tutto quello che c’era di distruggere e continuano a tirare i missili?

    Questa è la grande differenza tra l’Iraq e la Palestina. I 2 popoli intendono in due modi diversi l’autodeterminazione, i primi dandosi una democrazia i secondi rifiutandola in tutti i modi.

    Ricordati che noi diciamo aiutati che Dio ti aiuta, se nessuno comincia non si farà mai nulla. Noi possiamo affogare i Palestinasi in vagonate d’oro ma se loro non hanno nessuna intenzione di fare pace non c’è più nulla da fare, lì la pace e la democrazia non ci saranno mai.

  23. Cara Squitto,

    è impossibile proseguire quest’interessantisima conversazione tramite semplici commenti a un post. Ripeto solo (ma è la quinta volta…) che non faccio distinzioni ideologiche (ma sono ideologiche, poi?) tra Clinton e Bush, Berlusconi e D’Alema (e infatti avevo messo Blair accanto a Bush e la Rice).

    E le autobombe in mezzo ai civili (mi dispiace dirlo ma è così) sono, nell’accezione perversa di chi sparge sangue e terrore (non nella mia, sia ben chiaro), una forma estrema, ingiustificabile e ovviamente pazzesca di “resistenza”.

    Ci tengo, infine, a rispondere al tuo ultimo quesito.

    Non intendo affermare che l’Occidente è ontologicamente superiore ad altre società o culture. Mi limito a prendere atto che la politica è solo in linea di principio un dialogo “inter pares”. In concreto, si sono visti protterati giuridiamente sanciti dalle Nazioni Uniti (e altri avallati in via di fatto) anche dopo Yalta e tutte le belle chiacchiere antifasciste del dopoguerra. E’ irrealistico pensare che la posizione internazionale degli Stati Uniti o della Francia sia identica a quella della Papuasia o del Malawi. Per questo chi ha potere deve disporne con attenzione e responsabilità.

    Ma mi sto dilungando nuovamente.

    Leggerti, però, è stato un vero piacere.

    p.s.) scusami la facezia (sicuramente inopportuna visto il tenore degli argomenti che stiamo trattando), ma è molto carino quel micio che fa il verso a Sandra Mondaini….

  24. Shemale, le autobombe in mezzo ai civili sono un ignominia e una deliberata forma d’inciviltà. Sono condannabili senza se e senza ma.

    Resistenza é ormai un termine usato abusato, che parte da Borrelli ad arriva ai terroristi di al Qaeda, e serve ormai ad identificare nell’immaginario collettivo della sinistra ogni sintomo che suona alle orecchie come “opposizione” all’occidente.

    I veri resistenti si rivoltano nelle loro tombe.

  25. Utente anonimo,

    ho letto con attenzione il tuo post e vorrei fare solo un paio di precisazioni.

    Il mondo islamico è una realtà molto articolata e anche variabile nel tempo. In Algeria, tanto per dirne una, il fondamentalismo del FIS è uscito fuori solo dopo che la rivoluzione laica e socialista antifrancese ha cominciato a puzzare di corruzione dalla testa ai piedi. Prima, nessuno si sognava di affermare che il Corano non fosse coniugabile con uno stato sostanzialmente laico. Idem dicasi per l’Iraq, prima che Saddam desse fuori di testa. Nè essere integralisti vuol dire assumere per forza un atteggiamento antioccidentale. Altrimenti come spiegare l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati, il Bahrein, il Kuwait? Lì non c’è democrazia, però c’è pace e un’allenza di ferro e acciaio con l’Occidente.

    Insomma, le variabili sono tante e si combinano in schemi assai variegati.

    Quanto all’oro di Arafat, non posso che darti ragione. Ma il problema è ancor più complesso, se solo pensi che anche la Siria ha assunto in tempi molto recenti atteggiamenti decisamente ostili nei confronti dei palestinesi. Qui, il problema risiede non solo nell’inaffidabilità di singoli personaggi, ma anche nell’instabilità endogena che caratterizza il mondo islamico, dove sono troppi – e a volte infuocatissimi – i dissidi interni (Iraq e Iran, tanto per dire). Per questo l’Occidente, a mio avviso, avrebbe dovuto esercitare la sua autorità (nel senso che ho spiegato nel precedente post) e la sua leadership per affrontare e risolvere il problema (stavolta fare solo il mediatore non era proprio sufficiente).

    Quanto al casinò di Gaza, il fatto è che la striscia, ci piaccia o no, sta in Libano e il Libano, che mal sopporta per suo conto i profughi della Palestina, ha ripreso – anche giustamente – la propria corsa verso la più sfrenata occidentalizzazione, già intrapresa in passato, visto che prima della guerra Beirut era (comìè tronata adesso) la Parigi del Medio Oriente.

    Il tuo giudizio sui palestinesi, poi, mi sembra un po’ ingeneroso, se consideri il loro livello di alfabetizzazione, altissimo in relazione alle condizioni in cui si trovano, e la grande esportazione di cervelli palestinesi nel mondo, che puoi comodamente riscontrare inmolti ospedali di Parigi o in tante università anglosassoni.

    Non credo che i palestinesi vogliano usare l’autodeterminazione per rifiutare la democrazia. E’ vero, invece, che anche la migliore offerta israeliana contempla la creazione di uno stato palestinese spezzettato in tantissime, microscopiche isole (e non risolve la questione di Gerusalemme), come se per andare da Prato a Firenze uno dovesse traversare quattro volte la dogana. Non dico che la colpa sia tutta di Sharon, ovviamente, però una soluzione di questo tipo, indubbiamente, non favorisce il dialogo e finisce per incendiare ulteriormente animi già esasperati.

    Non credo che i Palestinesi non vogliano la pace e neppure che non la vogliano gli Israeliani.

    Credo che non vogliano farla tra di loro, ecco.

    E che dobbiamo fargliela fare noi.

    Anche per forza.

  26. Vorrei solo aggiungere una cosa a quanto detto da Squitto:

    “Non avete notato che sull’Afghanistam nessuno ha mai avuto niente da ridire?”

    Dai Shemale, non facciamo ridere i polli… Si è incominciato a dire che la causa di tutto era l’imperialismo Amerikano subito dopo l’11Settembre 2001. Ti sei dimenticato le opinioni di Dario Fo, di Padre Benjamin, di Gino Strada, di Gore Vidal, di Noam Chomsky? Dei no global che bruciarono le bandiere USA in piazza appena le prime bombe caddero sulla testa dei Talebani? Degli editoriali di Colombani “oggi siamo tutti americani ma…”? Degli articoli di Jean Baudrillaurd? Non mi far fare tutto l’elenco ti prego, è ancora molto lungo.

    Visto che ti dichiari una persona sofisticata non potrai non aver notato che per molti, troppi, ci furono soltanto i dieci minuti regolamentari di cordoglio per le vittime dell’11 Settembre e pacifismo prima di riprendere la strada dell’antiamericanismo tradizionale.

    E’ vero, c’erano anche i Gad Lerner di turno, favorevoli alla guerra in Afghanistan ma poi contrari all’Iraq, come pure molte persone combattute sull’argomento che dopo la decisione di andare in Iraq virarono decisamente verso il pacifi(nti)smo.

    Ciò che io rimprovero veramente a queste persone non è essere state contraria all’invasione, bensì proprio l’essersi accodati al pensiero pacifi(nto)sta delle frange estreme “antimperiali” invece di cercare una propria strada alternativa sia all’interventismo sia al pacifintismo. Dal che io posso dedurre solo due cose: o sono degli incapaci oppure sono in realtà anche loro estremisti, solo travestiti da moderati.

    Non c’è il minimo dubbio che gli Americani abbiano commesso dei gravi errori nell’ Iraq del dopo Saddam, ma quelle che gli venivano rivolte erano critiche costruttive?

    A me è parso di vedere che ci si sia accomodati sulla riva del fiume ad aspettare di veder passare il cadavere del nuovo Iraq pur di avere la soddisfazione di umiliare la superpotenza arrogante. E magari adesso che le cose iniziano a stabilizzarsi in Iraq gli stessi o glissano oppure dicono anche che è tutto merito loro.

    Quelli come me che pur appoggiando in pieno la guerra al terrorismo hanno criticato l’esistenza di Guantanamo, che pur avendo messo in dubbio le modalità della decisione di invadere l’Iraq non si sono accodati al conformismo della bandiera arcobaleno alla finestra e che dopo la caduta di Saddam hanno supportato in toto la ricostruzione pur continuando a sottolineare gli errori di percorso hanno fatto delle critiche costruttive.

    Il resto delle critiche che ho visto erano, in senso largo, o antiamericanismo puro e semplice, o antiamericanismo di ritorno oppure interessi particolari.

    Wellington

  27. Senti Ephrem,

    mi scuso per tutto quello che vuoi.

    Però, ho solo detto che PER LORO è una “forma di resistenza”. E’ ovvio che è una forma di sanguinaria inciviltà, figuriamoci. Il problema è che, PER LORO, non lo è. Continueranno a farlo, perchè LORO pensano di essere le vittime. Allora, nell’impossibilità materiale di impedire qualsiasi forma di sanguinaria inciviltà (a meno di non pensare di militarizzare ogni millimetro quadrato di globo), bisogna AGGIUNGERE alla difesa militare una forma di dialogo con chi – pacificamente – è disposto a rappresentare le istanze che sono a fondamento dei (MA NON GIUSTIFICANO I) comportamento stragisti e irresponsabili di questi assassini.

    Poi, basta.

    Ti imploro.

    Te lo chiedo in ginocchio.

    Non mi mettere più insieme a Borrelli e all’immaginario collettivo della sinistra…

    Mi dispiace moltissimo.

    Ma io non sono di sinistra.

  28. non sei di sinistra, ma sei un idealista.

    …che pur avendo messo in dubbio le modalità della decisione di invadere l’Iraq non si sono accodati al conformismo della bandiera arcobaleno alla finestra e che dopo la caduta di Saddam hanno supportato in toto la ricostruzione pur continuando a sottolineare gli errori di percorso hanno fatto delle critiche costruttive. questa è una frase di Wellington che io sottoscrivo appieno.

    Ci sono ambienti dove si può campare di chiacchiere, ce ne sono altri dove le chiacchiere sono tempo rubato, mentre la gente muore.

    Dialogo? Con chi? Con i terroristi? Scegliere a mediatore qualche stato moderato? Come detto dall’anonimo #30 (che penso essere Bisqui), il loro concetto di moderazione è sempre e comunque diverso dal nostro, e questo non è particolare da poco. E poi, chi è che ha devastato Sharm, e ha fatto attentati in altri paesi così detti moderati? Allora anche questi moderati adesso dovrebbero andare a dire a questi delinquenti “per favore, se possibile evitate di mettere le bombe?”.

    Scusa Shemale, ma comincio ad esere veramente allergica ad un idealismo che, per quanto nobile e puro, mi sa che fa più danni della grandine (come si dice qui da noi).

    Questo non significa mettersi a fare guerre cieche, ma neanche, se mi permetti, sedersi sulla riva del fiume come dice Well per lavarsi le mani e vedere che vento tirerà domani.

  29. “Quanto al casinò di Gaza, il fatto è che la striscia, ci piaccia o no, sta in Libano e il Libano” A meno di aver letto male, apprendiamo da cului che ha “una conoscenza molto articolata della complessa questione medio-orientale (dalla dominazione ottomana alla presenza prebellica nella penisola di francia e inghilterra, dalla provvisoria unificazione sirio-egiziana alla presenza dei cristiano maroniti del Libano, e via discorrendo).”

    che la striscia di Gaza é in Libano…

  30. Wellngton,

    le mie scuse valevano anche per te.

    Posso considerarmi esonerato dal ripercorrere filologicamente l’evolversi del nostro spiacevole alterco (più mio che tuo, a quel che dici…)?

    Sulla questione dell’Afghanistan, invece, non mi sembri onesto (intelletualmente).

    Dario Fo, il quale che passerà alla storia più per la pubblicità che per il Nobel, Padre Benjamin, Gino Strada, Gore Vidal, Noam Chomsky, etc., sono state voci anche autorevoli (alcune), ma nel complesso isolate. L’opinione pubblica e la politica internazionale erano tutte con gli Stati Uniti (persino il Pakistan!).

    Poteva esserci qualche specifica riserva sui particolari, ma in sostanza

    erano quasi tutti d’accordo (tranne i no global, ovviamente: ma esisterà mai una società senza qualche no global?).

    E non è vero che ci sono stati “dieci minuti regolamentari di cordoglio per le vittime dell’11 Settembre

    prima di riprendere la strada dell’antiamericanismo tradizionale”.

    Basta andare oggi a New York e recarsi a Ground Zero. E’ pieno di gente da tutto il mondo che fa la fila per testimoniare (e non certo per scandalismo o pettegolezzo). E’ esattamente come visitare Auschwitz o Dakau. Nessun antiamericanismo, nessun cordoglio di rito, nessun sensazionalismo.

    Nessuna parola, direi.

    Tanto silenzio, piuttosto.

    Un assordante, commosso silenzio.

  31. Scusami Ephrem,

    ho scritto una cazzata, ma stavo pensando ai campi profughi libanesi a ridosso del confine israeliano. La striscia è – ovviamente – a ridosso del confine egiziano. Mi hanno confuso i casinò (Beirut ne è piena).

    Però ho scritto una cazzata.

  32. @Shemale:

    per quanto riguarda le scuse, avevo capito che riguardavano anche me ma per una questione, diciamo così, di equilibrio, ho voluto ribattere benchè in ritardo alle tue intemperanze iniziali nei miei confronti, come tu avevi risposto alla mia. In ogni caso tutto sistemato.

    Per quanto riguarda il resto, senza farla tanto lunga diciamo che analizzando gli stessi fatti arriviamo a conclusioni diverse.

    Secondo me quelle non erano voci isolate bensì le voci di un sentimento già serpeggiante in sordina che non aveva il coraggio di tirare fuori la testa finchè la questione dell’Iraq non glielo ha dato.

    In ogni caso dovremo dirci d’accordo di non essere d’accordo perchè ciascuno di noi può di certo arrivare a conclusioni diverse.

    Wellington

  33. Brutta cosa lasciarsi prendere dalla furia, prima si trascende e si usano epiteti poco carini nei confronti dei propri interlocutori, poi sfuggono topiche madornali, poi si é costretti a chiedere ripetutamente scusa, e la ragionevolezza in tutto questo?

    ephrem

  34. Shemale,

    al #30 ero io, non so perchè mi ha sloggato, ma ti assicuro ero io.

    Hai ragione, sono severo. Lo sono con me stesso e lo sono con gli altri, non sopporto chi si lagna aspettando chissà quale miracolo. Mi piace la gente che si rimbocca le maniche e che lavora a testa bassa, questi per me sono volenterosi che vanno aiutati, tutti gli altri possono anche estinguersi. Non dirmi che sono impietoso, lo so da me, pur comprendendo le motivazioni per le quali un popolo può essere infelice, non capirò mai perchè resta nell’indigenza senza reagire in alcun modo. Ripeto, ai palestinesi è stata data più di un’occasione di una pace duratura, addirittura si era prospettata la possibilità di uno stato confederato. L’ultima volta a Camp David gli Isdraeliani offrirono il 98% del territorio pur di ottenere la pace. Le motivazioni delle sofferenze dei palestinesi vanno ricercate nei continui rifiuti di Arafat a qualsiasi forma di pace. Per come la vedo io, il vero motivo è la sete assoluta di potere e di onnipotenza. La consapevolezza di avere un popolo fanatico della sua immagine lo ha portato a giudarlo nelle sofferenze più indicibili in una dispora fine a se stessa. Già la Giordania aveva offerto di confederare i due stati ma chissà comè da una proposta di pace si passò alla cacciata del popolo di Arafat che lasciò sul campo più di 10.000 morti. La migrazione in Libano non ha portato migliori consigli, tantè che anche lì l’esasperazione ha portato la cacciata del popolo d’Arafat con il disastro di Sabra e Chatila. Si può raccontare quello che si vuole e si può continuare a dare la colpa dell’accaduto ad Isdraele, restano i fatti. Ovunque si sia spostato Arafat ha portato disordine, morte e distruzione. Non ultimo il suo esilio in Algeria (sicuramente mi sbaglio, adesso mi sfugge…) anche da lì è stato cacciato in malo modo e lui ha fatto ritorno in Palestina. Tutti quegli anni di esilio e di insuccessi pagati col sangue del suo popolo non sono serviti ad indurlo a redimere la questione stando seduto intorno ad un tavolo. Chi ama il suo popolo, china la testa qualche volta pur di arrivare ad una pace duratura. Nulla di sensato è stato fatto nella storia di un dittatore che è diventato martire (lui, non il suo popolo) grazie alla fantasia rivoluzionaria della sinistra mondiale. Anc’egli come il Che è diventato un simbolo, di cosa, io ancora me lo sto chiedendo.

    Se i simboli della nostra società sono quelli dell’esportazione della morte e delle sofferenze, allora mi dispiace, questa non è la mia società.

    Comunque sono contento che il tono sia tornato su livelli più civili, adesso stiamo discutendo e magari qualcosa di buono ne viene fuori.

  35. Ho letto anche questo con attenzione, Bisqui.

    Capisco il tuo punto di vista sulla questione palestinese, ma non è – per intero – il mio.

    E’ per intero mio, invece, il tuo punto di vista sul disordine, l’improvvisazione e anche la morte che Arafat ha finito per portare in Palestina e nel mondo, per la sua costante ambiguità e doppiezza nell’impossibile dialogo che tesseva con Hamas da un lato e Israle dall’altro.

    Martire, però, lo è diventato non grazie alla fantasia rivoluzionaria della sinistra mondiale, ma per una ragione, a mio avviso, assai più semplice. I popoli arabi tendono alla sovraeccitazione, alla retorica e anche all’idolatria, così come quelli scandinavi tendono alla misura, alla sintesi e alla sdrammatizzazione. E’ una questione di differenza di linguaggi e culture, non di superiorità o inferiorità, ovviamente. E Arafat da morto, per una questione inevitabilmente emozionale, si è subito trasformato per i palestinesi in quell’eroe che non era mai stato in vita. Odiatissimo da almeno metà del suo popolo, è stato subito collocato all’unanimità nel paradiso degli eroi. Ma non c’entra nessuna propaganda comunista (non dimentichiamoci che uno dei migliori amici di Arafat è stato Bettino Craxi), quanto lo spirito, forse generoso, ma anche isterico, del suo popolo.

    Mi sembra che già ne sia uscito qualcosa di buono, no? Anzi, di molto buono.

  36. Cioè, esco dall’ufficio un paio d’ore e mi ritrovo con una serie di post che coime lunghezza manco gli incartamenti del processo andreotti?

    Mi dispiace ma per oggi mi sa che mi chiamo fuori dall’arena, che se mi metto a leggere tutto faccio prima a chiudere l’azienda per natale… 🙂

    Hermes

  37. @Bisquì: “Non ultimo il suo esilio in Algeria (sicuramente mi sbaglio, adesso mi sfugge…)”

    Tunisia mi pare.

    @Shemale:

    “Martire, però, lo è diventato non grazie alla fantasia rivoluzionaria della sinistra mondiale, ma per una ragione, a mio avviso, assai più semplice. I popoli arabi tendono alla sovraeccitazione, alla retorica e anche all’idolatria”

    Vera la seconda, parzialmente vera la prima.

    La fantasia rivoluzionaria della Sinistra mondiale ha contribuito eccome. Non solo su Arafat, ma su tutta la questione Palestinese.

    Per fare un esempio a caso, ecco che dice André Glucksmann nel suo libro “Il discorso dell’odio” (quando si tratta di fare un esempio a caso io scelgo sempre Glucksmann, chissà perchè…)

    Quanto segue è tratto da una mia recensione del libro apparsa mesi fa sul mio blog:

    i tenta ancora di mettere in atto la rivoluzione fallita, in parte si beve la favola che la pace globale permanente dipenderebbe dal destino di una striscia di deserto.
    br
    brE così un qualunque conflitto etnico/territoriale, come ce ne sono a dozzine, è stato elevato tramite l’ideologia e l’esasperazione della violenza senza limiti a problema supremo dell’umanità. Comunque vada a finire, i posteri hanno una lezione da imparare: più diventi estremista, più ti danno retta. Alleluja.>

    Wellington

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