Missili antisatellite Cinesi e scudo antimissile in basi europee

Il primo lancio operativo di un missile antisatellite cinese e l’avvio delle installazioni europee per il programma di difesa antimissile USA riaprono la questione della militarizzazione dello spazio e pone nuovamente l’accento sulle crescenti capacità militari di Pechino anche nei settori a maggiore sofisticazione tecnologica nei quali fino ad oggi operavano solo statunitensi e, con capacità più limitate, russi ed europei. Un missile KT-2, lanciato da una postazione terrestre situata nel centro spaziale Xichiang, nella provincia di Sichuan, ha distrutto l’11 gennaio un vecchio satellite FY-1C in orbita dal 1999.
Washington ha espresso disappunto ma non sorpresa per il test cinese dal momento che il Pentagono ha sempre tenuto sotto stretta osservazione i progressi cinesi nei settori missilistico e spaziale. Lo sviluppo del KT-2 rientra nel più vasto programma di aggiornamento tecnologico dell’apparato militare cinese, che include la realizzazione di una portaerei e di una flotta con capacità oceaniche e l’ingresso in servizio di nuovi jet da combattimento J-10, ma apre anche pericolosi interrogativi circa la capacità di Pechino di contrastare la supremazia spaziale di Washington.

Del resto la Casa Bianca ha sempre respinto le proposte russe e cinesi per una messa al bando delle attività militari spaziali e nell’ottobre scorso ha reso nota una nuova dottrina strategica che prevede la possibilità di impedire l’accesso allo spazio a paesi ostili.
La sfida cinese non riguarda tanto le caratteristiche tecnologiche del missile quanto la sua capacità di distruggere i sofisticati satelliti da osservazione statunitensi (ma anche europei, israeliani, russi e giapponesi) che tengono sotto costante controllo la Repubblica Popolare e soprattutto i suoi siti militari e industriali.
Dalle prime indiscrezioni il KT-2 sembrerebbe essere un grande e pesante vettore derivato da un missile balistico a medio raggio, lanciabile quindi solo da grandi rampe terrestri facilmente vulnerabili in caso di guerra.
Nulla a che vedere con il missile antisatellite ASAT sviluppato dagli statunitensi per l’imbarco sui caccia intercettori F-15 Eagle nella seconda metà degli anni ’80. Forse nel vettore cinese c’è qualcosa della tecnologia sovietica che sviluppò missili sperimentali antisatellite a partire dagli anni ’70. Armi ufficialmente mai entrate in servizio attivo e tecnologicamente rese superate dai nuovi sistemi laser, in fase avanzata di sviluppo negli USA anche per abbattere missili balistici, considerati più efficaci e precisi per accecare o distruggere satelliti.
A preoccupare non è quindi la sofisticazione del vettore cinese che ha comunque colpito il bersaglio a 530 miglia dalla Terra ma la raggiunta capacità di Pechino, se non di competere con i suoi potenziali rivali spaziali, quanto meno di poterne ostacolare militarmente le attività.
Reazioni preoccupate al lancio del KT-2 si registrano anche in Gran Bretagna, Australia, Giappone Canada, Corea del Sud e Israele; alcuni di questi paesi hanno in passato fornito, insieme alla Russia, tecnologie “dual use” a Pechino applicabili ai sistemi spaziali e missilistici.

Riflessi strategici
Al di là degli aspetti tecnici del riuscito test cinese restano da interpretare gli effetti strategici. Pechino punta probabilmente a impressionare Washington per indurre la Casa Bianca a negoziare il disarmo dello spazio ma non è detto che il lancio del KT-2 non ottenga l’effetto opposto, accelerando i programmi statunitensi di difesa strategica allargati ai principali alleati.
Un rischio non trascurabile riguarda il possibile export della tecnologia del KT-2 in altri paesi, in particolare l’Iran di cui Pechino è il principale fornitore di equipaggiamenti militari e che soffre particolarmente il sorvolo dei satelliti spia occidentali sui suoi siti nucleari. La vicenda potrebbe poi imporre una nuova analisi della lunga crisi nucleare in atto con la Corea del Nord che ha catalizzato l’attenzione e la preoccupazione non solo di Washington ma anche di Tokyo e Seul. Il regime di Pyongyang dipende in toto dalla Cina per la sua sopravvivenza e non è detto che il tira e mola sulle armi atomiche non abbia costituito un diversivo utile alla Cina per distogliere almeno parzialmente l’attenzione internazionale dai suoi programmi militari. A conferma di questa ipotesi è giunta il 13 febbraio la firma, proprio a Pechino, dell’accordo con il quale Pyongyang si è impegnata a smantellare il suo arsenale nucleare in cambio di aiuti energetici.
Dall’intera vicenda poi dovrebbero trarre qualche buon insegnamento alcuni paesi europei, Italia in testa, che per concludere buoni affari premono per abrogare l’embargo sulle tecnologie militari alla Cina.

Lo “scudo” USA in Est EuropaNon è forse un caso che il test cinese abbia coinciso con l’iniziativa USA di stringere i tempi per la realizzazione di due basi nell’Europa orientale per i sistemi antimissile balistici. Le richieste di Washington ai governi di Repubblica Ceca e Polonia sono giunte dopo oltre due anni di negoziati e le ispezioni effettuate nell’estate scorsa da un team di 22 esperti americani in numerose installazioni nei due paesi membri della NATO. Repubblica Ceca e Polonia si erano resi disponibili, insieme all’Ungheria, ad ospitare basi del sistema di difesa antimissile concepito per difendere gli Stati Uniti e gli alleati dalla minaccia portata dai missili strategici che imbarcano testate chimiche, biologiche o nucleari. Armi sempre più diffuse anche presso potenze emergenti e stati potenzialmente ostili come Iran e Corea del Nord. Il premier ceco Mirek Topolanek, ha confermato la disponibilità ad ospitare (a Jince, vicino Praga, o nell’ex base militare di Libava, in Moravia) una stazione radar in grado di individuare rapidamente la presenza di missili balistici in volo: un’installazione che “servirà a rafforzare la sicurezza dell’Europa”.
Una richiesta analoga è stata inviata dagli Stati Uniti anche alla Polonia per realizzare, probabilmente a Wick Morski, nella Pomerania occidentale, una base di missili intercettori Ground Based Interceptor. Vettori già schierati nelle due basi americane di Fort Greeley (Alaska) e Vandenberg (California), custoditi in silos di lancio sotterranei e capaci di colpire in volo e a lunga distanza i missili balistici.
Il progetto di allargare ai partners della NATO la copertura del National Missile Defense, più noto come “scudo antimissile”, caldeggiato da anni da Washington, ha finora raccolto un cauto interessamento dagli alleati europei alcuni dei quali rivestono però una particolare importanza territoriale per gli Stati Uniti proprio per l’installazione di radar d’allarme precoce capaci di individuare la minaccia missilistica. Richieste per realizzare stazioni radar di questo tipo sono state poste alla Gran Bretagna e alla Danimarca, quest’ultima per una base da costruire in Groenlandia, oltre ai due siti in Repubblica Ceca e Polonia che risultano però troppo vicini ai confini orientali dell’Alleanza Atlantica per non preoccupare Russia e Bielorussia.
Mosca, già infastidita dall’ampliamento della NATO agli stati Baltici e agli ex membri del Patto di Varsavia aveva già definito le basi americane “una seria minaccia per la sicurezza nazionale” ritenendo che radar ad elevate prestazioni come quello che sarà istallato i Repubblica Ceca consentano soprattutto di controllare in profondità ogni movimento nei cieli russi. La reazione del Cremlino è stata definita “pura propaganda”da Topolanek ma non c’è dubbio che incuta serie preoccupazioni anche a Varsavia. Il ministro della difesa polacco, Radoslaw Sikorski ha affermato che “se Varsavia accetterà la proposta americana, dovrà essere certa che il livello di sicurezza nazionale verrà incrementato”. Un chiaro riferimento alla richiesta di ottenere da Washington ampie garanzie contro possibile reazioni di Mosca, maggiori forniture militari e soprattutto batterie antimissile Patriot in grado di difendere la Polonia anche dalla monaccia dei missili balistici a breve raggio russi.

Scudo allargato
Le costruzione delle due basi richiederà almeno tre anni e investimenti superiori ai 4 miliardi di dollari ma porterà alla creazione di mille posti di lavoro solo in Repubblica Ceca e notevoli ricadute economiche.
La piena operatività dipenderà però dal completamento del programma NMD previsto per il 2012 con un costo complessivo stimato in 100 miliardi di dollari.
Prima ancora di aver dimostrato la sua validità operativa, il programma di difesa antimissile sta modificando a vantaggio degli Stati Uniti alcuni equilibri strategici. Washington punta a coinvolgere nell’ombrello antimissile anche gli alleati del Pacifico. Lo sviluppo dell’arsenale strategico nordcoreano e la crescente potenza cinese anche nel settore spaziale ha indotto Giappone, Australia, e Corea del Sud ad aderire al programma nel quale vorrebbe essere pienamente integrata anche Taiwan. Un’adesione vista con interesse anche da Tokyo, interessata a contenere la potenza cinese, ma che ha già provocato la dura reazione di Pechino.

Da

3 Comments

  1. monica

    E l’Italia ?
    L’Italia di D’alema e Prodi, che fa ?

    Continua a passeggiare, sorniona, sottobraccio al nemico dando un calcio al suo principale alleato.
    Poi magari, con il solito sfottò, chiederà di essere inserita nello spazio delle scudo antimissile in qualità di “atto dovuto” come “fedele alleato” della Nato.

    In caso di risposta negativa, è già pronto ad intervenire il nostro salvatore: Gino Strada, il Gladiatore rosso.

  2. monica

    E l’Italia ?
    L’Italia di D’alema e Prodi, che fa ?

    Continua a passeggiare, sorniona, sottobraccio al nemico dando un calcio al suo principale alleato.
    Poi magari, con il solito sfottò, chiederà di essere inserita nello spazio delle scudo antimissile in qualità di “atto dovuto” come “fedele alleato” della Nato.

    In caso di risposta negativa, è già pronto ad intervenire il nostro salvatore: Gino Strada, il Gladiatore rosso. Tanto uno scudo vale l’altro…

  3. Bisquì

    Moni,
    sai che c’è? Un’ipocrisia gigantesca. Questo governo per fare cassa ha allentato i cordoni della vendita di armi. Si sono scontrati pure con l’UE perchè volevano ritirare l’embargo alla Cina. Questi sono folli mettono il coltello in mano a chi ce lo pianterà nella pancia e litigano con chi è disposto a difenderci.
    Sono degli imbelli ed imbecilli.

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