L'operazione Achille coinvolge gli Italiani

La furia di Achille complica la vita al governo italiano.
Come ampiamente previsto dagli analisti militari l’offensiva scatenata da 4.500 soldati britannici, statunitensi canadesi e olandesi affiancati da un migliaio di governativi afgani nelle province di Helmand e Oruzgan sta spingendo i talebani nella provincia di Farah che rientra nel Comando regionale Ovest a guida italiana. Il coinvolgimento delle truppe italiane e spagnole era stato del resto pianificato dal quartier generale dell’International Security Assistance Force proprio per chiudere la via di fuga ai talebani nell’area di confine tra Helmand e Farah e soprattutto lungo la strada che conduce a Laskargah, già utilizzata in febbraio dai talebani per occupare temporaneamente il distretto di Bakwa, dove in un attentato sono stati uccisi il capo della polizia e nove agenti.

Sul ruolo italiano nell’operazione bellica si è scatenato l’ormai consueto balletto di conferme internazionali e mezze smentite italiane. Fonti militari al comando Sud della NATO di Kandahar hanno confermato, il 14 marzo che “i militari italiani e quelli spagnoli operano lungo il confine tra la provincia di Farah e quella di Helmand a supporto dell’operazione Achilleâ€Â. Una notizia già anticipata da alcune indiscrezioni e confermata da un portavoce di Madrid che aveva rivelato che forze spagnole e italiane erano state schierate lunedì a Farah per rendere “impermeabileâ€Â il confine con Helmand alle forze talebane. Con una mezza rettifica la Difesa spagnola non ha poi voluto confermare ufficialmente la notizia.

Confusa anche la rettifica del Ministero della Difesa italiano, che conferma l’operazione in corso ma con l’impiego di sole truppe spagnole, senza riuscire ad evitare la richiesta di chiarimenti in Parlamento da parte di Rifondazione Comunista e PDCI. I chiarimenti sono arrivati dal sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, che ha confermato le attività militari in corso lungo i confini del settore ovest negando che gli italiani conducano “operazioni d’attaccoâ€Â e che vi siano violazioni delle regole d’ingaggio. D’altra parte se i “caveatâ€Â impediscono alla NATO di impiegare i soldati italiani e spagnoli fuori dal settore occidentale (salvo nei casi d’emergenza, e l’Operazione Achille lo è sicuramente), le regole d’ingaggio dall’aprile scorso sono comuni a tutti i contingenti alleati e prevedono anche l’attacco preventivo contro le formazioni talebane.

Sul piano operativo l’Operazione Achille prevedeva fin dall’inizio l’impiego delle truppe guidate dal generale Antonio Satta quanto meno per sigillare l’area di confine con Helmand. Una pianificazione che ha ovviamente coinvolto il Comando Regionale Ovest di Herat e lo stesso quartier generale di Kabul dove lavorano una cinquantina di ufficiali e sottufficiali italiani incluso il generale di divisione Vincenzo Lops che è uno dei vice capi di stato maggiore di ISAF.
Difficile quindi affermare che l’Italia non è coinvolta nelle operazioni alleate, anche in quelle offensive, indipendentemente dalla presenza o meno di nostri reparti sul campo di battaglia.
In termini tattici a Farah è stata dispiegata la forza di reazione rapida italo-spagnola dotata di veicoli Lince e BMR oltre a 3 elicotteri CH-47 italiani e 6 Couguar iberici. Di fatto l’unica pedina di manovra a disposizione del generale Satta che deve controllare quattro province con appena 2.000 militari, si tratta di una compagnia di fanteria aeromobile spagnola e una di fanti del 151° reggimento (brigata “Sassariâ€Â), reparto che schiera ad Herat altre due compagnie necessarie però al presidio delle basi e del Provincial reconstruction team. Il 15 marzo il colonnello Pierluigi Monteduro, comandante del 151° Reggimento della Brigata Sassari, ha assunto la guida del PRT di Herat, il Team di ricostruzione provinciale che opera nell’area occidentale dell’Afghanistan.
Monteduro, che è stato da poco decorato per il ruolo sostenuto durante la battaglia dei ponti a Nassiryah, è subentrato al colonnello Filippo Ferrandu al vertice del PRT impegnato tra l’altro in un programma che prevede la costruzione di 13 scuole in diversi distretti della provincia, con un budget di 2,4 milioni di euro. Alle dipendenze di Monteduro operano 300 militari del 151° Reggimento ”Sassari”, 11 dei quali donne, inclusa una compagnia assegnata alla Forza di Reazione Rapida italo-spagnola. Dopo che negli ultimi mesi la situazione a Farah si è fatta più incandescente una delle due compagnie, a rotazione, è stata dislocata nella provincia. Attualmente è il turno degli spagnoli, che verranno avvicendati a fine marzo dai fanti italiani che però schierano ormai da tempo proprio a Farah anche alcuni distaccamenti del Task Group di forze speciali assegnato al settore ovest e che collaborano con le special forces americane di “Enduring Freedomâ€Â. Secondo indiscrezioni gli incursori del Col Moschin e del COMSUBIN insieme ai ranger del 4° reggimento effettuano pattugliamenti a lungo raggio lungo il confine con Helmand mentre i team del 185° reggimento acquisizione obiettivi controllano le vie d’accesso a Farah per individuare i movimenti talebani.

Da

7 Comments

  1. Antonio

    Grande Bisqui, gran bell’articolo,
    questi sono gli argomenti in cui dai il meglio di te. Complimenti

    un saluto
    antonio

  2. Salo

    No Bisquì! Con questi articoli rischi di infrangere il sogno in cui vivono pacifinti e comunisti: quello in cui i Talebani sono buoni e simpatici, i nostri militari invasori inutili ma pacifici, i militari americani invasori crudeli perchè non solo sparano per difendersi, ma addirittura osano portare la democrazia liberale (quella che finchè Caruso siede in Parlamento non esisterà neanche in Italia)!
    Apparte gli scherzi, bell’articolo. Come sempre.

    Ciao a presto!

  3. antonio

    Off-Topic: aspetto con grande curiosita’ il post
    di Bisqui sul grande passo diplomatico messo in atto
    dalla speaker della camera USA, l’italo-americana
    Nancy Pelosi, con la sua visita in Siria. Ma come?
    Gli americani negoziano anziche’ bombardare? Questa
    si e’ una notizia 🙂

  4. Bisquì

    Antonio,
    non farò un articolo sull’argomento. Strano che tu non sappia che il titolare della politica estera sia il presidente e non una pelosa qualsiasi presidente della Camera dei Rappresentanti Usa.

    Già questo basta per valutare le dichiarazioni ma sopratutto l’abitudine a certa sinistra a prevaricare senza averne titolo.

  5. monica

    Sempre forte fratello.

    Ma non sarebbe il caso di dotare i nostri anche di spray al peperoncino ?

    (ma tu pensa se la Polizia deve difendersi peggio di Stanlio e Ollio…! Mah!)

    Bacioni

    (ps. Bellissima la tua nuova casa)

  6. antonio

    Si ma il vento sta cambiando miei cari, e Bush, che vi piaccia o no, non ha piu’ il sostegno della maggioranza degli americani. Finora si e’ fatto a modo vostro, con la politica del “prima bombardo, poi chiedo spiegazioni”, adesso e’ tempo di cambiare musica. E’ in gioco la sicurezza e il futuro dell’Occidente.

    Non capisco, infine, perche’ Bisqui debba mancare di rispetto a Nancy Pelosi, poi, un’italo-americana speaker della Camera, di cui dovremmo andare fierissimi. Perche’ chiamarla “una pelosa qualsiasi”? Boh?

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