L'ipocrisia della pace

Negli ultimi anni locuzioni come ‘missioni militari di pace‘, ‘soldati di pace‘ e persino ‘ministero della Pace‘ al posto di quello ‘della Difesa’ (ritenuto forse non sufficientemente pacifico) hanno trovato larghi consensi, purtroppo, non solo in certe frange pseudo pacifiste ma più in generale nel linguaggio politico e mass mediatico italiano. àˆ necessario sottolineare come una tale operazione, oltre a essere un inganno verso i cittadini, insinui un enorme pericolo all’interno delle Forze armate.

Il soldato deve applicare un principio di avalutatività  nell’esercizio della propria professione, rispettando solo le regole d’ingaggio e i principi umanitari delle convenzioni e del diritto internazionali. In un paese democratico, le valutazioni di altra natura, spettano esclusivamente alla politica. Il giovane soldato, se da una parte è sottoposto a un addestramento militare di durata relativamente breve, dall’altra subisce costantemente sia un ormai consolidato processo di svilimento dei valori patriottici sia un più recente fenomeno di condizionamento consistente nell’esagerata evidenziazione del ruolo pacifico del soldato e della missione, ovvero della pace come unico elemento giustificativo per imbracciare un fucile, sempre che questo sillogismo possa avere una qualche coerenza interna.

Per commemorare il 4 novembre, il logo ufficiale della Difesa è stato quello di un soldato donna che stringe fra le braccia un bambino. Sul mensile ‘Il nuovo giornale dei militari’ altro soldato e altro bambino. A meno di non voler sostenere che il soldato sia un automa, è necessario riflettere seriamente su come la psiche dell’uomo soldato elaborerà  questi due contrastanti messaggi e sottolineare come il dubbio potrà  pericolosamente insorgere anche nel momento peggiore, quello della battaglia, pregiudicando la necessità  di un’alta prontezza operativa, del riflesso automatico al combattimento, mettendo in grave pericolo sia se stesso che i commilitoni e gli eventuali alleati, che non sanno a priori quanto chi gli sta affianco abbia più o meno ‘assorbito’ questi concetti. Dubbio che si aggiungerà  poi a quello di quanto potrebbe costargli un fatale errore di valutazione sul campo di battaglia (accadimento fisiologico in quei frangenti), come ben sanno quei soldati accusati di aver sparato a un’ambulanza nella cosiddetta ‘battaglia dei ponti’ in Iraq.

Se invece si da  per assodato che il soldato non è un essere avulso dalla società  in cui vive e che deve obbligatoriamente essere interpretato nella sua sfera psicologica, allora lo si deve salvaguardare dal costante e pesante bombardamento tendenzialmente negativo e devalorizzante, in modo da non creare divergenti interpretazioni sulle modalità  di esplicazione del proprio ruolo all’interno delle Forze armate e della società  civile. Segnale d’allarme di una situazione ormai giunta alla saturazione, è dato dal fatto che gli stessi militari (si vedano recenti interviste a giovani soldati) parlano di loro stessi con un linguaggio che non si addice a una forza combattente, bensì ad altri meritori organismi che però nulla hanno da spartire con le Forze armate. Perfino osservatori non particolarmente vicini ai militari hanno segnalato il fenomeno.

Sarebbe bello poter risolvere il problema esercitando forme di censura, ma il lavoro da fare è molto più lungo e faticoso, di carattere squisitamente politico attraverso la ricostruzione morale e civile del nostro Paese. In caso contrario, viene da domandarsi da dove attingeranno le future Forze armate i loro soldati. Dai giovani no global, pacifisti, disobbedienti? E se parte di questi giovani, per assurdo, si piegherà  giocoforza a un lavoro come militare per sbarcare il lunario, le Forze Armate e la nazione quale affidamento potranno mai fare su tale personale?

O ci si dichiara totalmente pacifisti e si abrogano le Forze armate oppure si accetta l’esigenza di avere ‘soldati di guerra’, il che certo non fomenterebbe la creazione di truppe assetate di sangue o di mercenari, bensì darebbe al Paese strumenti tecnici d’offesa adeguati. Quanto detto non significa che i militari non possano essere impiegati in operazioni di peace-keeping o peace-enforcing e neppure che non debbano essere in prima linea in caso di calamità  o in situazioni ove è necessaria una azione congiunta con le forze di polizia. Le missioni militari di pace sono d’altronde sancite dal combinato disposto degli articoli 41 e 42 della Carta delle Nazioni Unite e dall’articolo 11 della Costituzione italiana.

Significa invece che, dopo aver ribadito con forza che anche in questo tipo di impiego devono essere garantiti ai militari tutti i mezzi strumentali, politici e giuridici per esercitare il loro mandato in piena sicurezza, ben venga la chiamata a questi compiti extra, purchà© nessuno (mass-media e mondo politico) strumentalizzi il mondo militare affibbiandogli etichette che non gli competono e che i soldati aborriscono.

Roberto Iannarelli

18 Comments

  1. Otimaster

    Il post mi piace, il contenuto un po’ meno, noi eravamo fatti di un’altra pasta, anzi no la pasta è la stessa solo che chi l’amalgama non è altrettanto sapiente e questi poveri ragazzi si trovano impreparati al loro battesimo del fuoco.
    Ciao fratello

  2. Lo PseudoSauro

    Il Master ha (sempre) ragione. 🙂 A noi nessuno e’ mai venuto a dire che l’esercito era una specie di ONG che girava il mondo per fare opere di bene.. Il lavoro del soldato e’ quello di combattere le guerre. Punto. E le guerre ci sono sempre, perche’ la pace senza se e senza ma non esiste. Almeno da 500.000 anni di permanenza dell’uomo sulla terra, la pace e’ seguita alla guerra e viceversa. L’educare i militari al modo dei castrati e’ un disastro per loro, per chi essi devono difendere e per l’esempio che se ne da alla societa’. Una civilta’ che si rifugia nei sogni e rifiuta la realta’, e’ gia’ morta. 

  3. Lo PseudoSauro

    P.S.in casi come questi e’ necessaria la “sveglia”… ma di quelle vigorose. 🙂 

  4. monica

    Lo svilimento delle nostre FFAA è in crescendo, grazie anche a chi oggi detiene il comando della politica in Italia.
    Il silenzioso Parisi fa qualche timido tentativo che viene tempestivamente represso da coloro che hanno maggior credito all’interno del governo, come D’Alema e Prodi che non disdegnano rapporti privilegiati con i nemici dell’Occidente. Tra no-global al Parlamento, ex terroristi alle istituzioni e amnesie, lo SME (che lo scorso anno registrò un numero record di richieste di arruolamento) ma anche i Carabinieri (vedi l’obolo concesso ai militari nella Manovra) saranno via via relegati a ruoli di ultim’ordine nella società.
    C’è una maggioranza che, tra legittimare il proprio protagonismo e tutelare i nostri soldati, opta per la prima possibilità come ha ben evidenziato nella missione Unifil. A breve ne pagheremo le conseguenze in termini umani.
    Allargo e devìo il tema, ma lo stesso trattamento è riservato anche alla Polizia e ai VV.F. Poi mi rendo conto che la nota non si allinea al concetto che volevi sottolineare.
    Comunque, caro Bisquì, sono comportamenti che fanno male a chi crede nei valori che la sinistra vorrebbe confinare nell’oblio.

  5. Hermes

    in realtà è solo logico che se la politica tratta il proprio strumento più estremo, le forse armate, come se fossero una forza di polizia, queste alla fine comincino a pensare a sè stesse come tali.
    E’ un triste dato di fatto (almeno per me) che da noi per mandare dei ragazzi sulla linea del fuoco si debba sempre invocare qualche feticcio, qualche idolo tipo l’ONU o la pace. Così poi si finisce sopra Belgrado con “bombardamenti difensivi” (cito testuale), in Somalia a combattere battaglie campali senza poterlo poi raccontare in pubblico (a me l’ha raccontato chi c’era), sotto le fogne di Bagdad nel 2003 E nel 1991 (idem) quando “non abbiamo soldati in guerra” e non ultimo in Libano, a interporsi non si sa a chi e cosa, in attesa che a qualcuno scappi un’autobomba o che qualche artigliere di leva faccia male i calcoli di tiro…
     

  6. Alex Marra

    io personalmente credo che sia ormai troppo tardi per far intendere al paese che cosa significhi servire nelle forze (acc… scusate la parola) armate. la stessa idea che la difesa di un interesse nazionale primario passi per l’uso della forza non viene più accettata, e le forze politiche ne hanno talmente paura che  la stessa commemorazione dei nostri soldati uccisi a Nassiriya nel corso di una missione armata viene compiuta usando la parola “martiri.” ora, a parte che da qualche tempo la stessa parola “martiri” utilizzata sempre per parlare di assassini suicidi mi fa un po’ schifo, è chiaro che parlare di “martiri di Nassiriya” è improprio e rivela grande confusione mentale e soprattutto enorme ipocrisia. non si può più parlare all’opinione pubblica di soldati caduti nell’adempimento del proprio dovere: un dovere che contempla l’uso delle armi e la possibilità di morire o di uccidere. allora si usa la parola “martiri”, come fa l’on. Fini. dei politici della sinistra non parliamo neppure, dato che loro ai funerali dei militari caduti sono soliti sghignazzare come scolaretti in gita.

  7. sanna66

    Ciao Bisqui
    credo che questa sia una polemica inutile…………….. noi sappiamo che i soldati, per il loro addestramento, per la loro professionalità non subiranno mai influenze esterne che possano in alcun modo alterare il loro “”lavoro””, per quanto riguarda i mezzi giuridici………………. in Italia siamo al medio evo…………………….
    un saluto
    antonio
     
     

  8. ZCZC

    500.000 anni di permanenza

    500.000???????

  9. Bisquì

    Ragazzi, Monica,Il tema è difficile da affrontare e da esplorare in tutti i suoi risvolti. I militari sono addestrati per usare le armi, non in modo indiscriminato (altrimenti non sarebbero addestrati) ma la loro professione si svolge con un’arma e non una penna.L’addestramento fa si che i convogli umanitari che attraversano territori ostili siano protetti. Il militare è addestrato a reagire ma contemporaneamente a controllare la reazione per non farla diventare sproporzionata. Il condizionamento della parola pace è pericolosissimo, distorce la realtà alla quale un militare è stato addestrato rendendolo meno reattivo ed attento nello svolgimento del proprio lavoro. Una reazione sbagliata o addirittura la mancanza di reazione può avere conseguenze gravissime e per chi dovrebbe essere difeso e per chi fa parte della squadra che si ritrova improvvisamente con un’elemento che non si muove in sincronismo con gli altri. E’ lungo spiegarvi come ci si aiuta uno con l’altro, forse scriverò un post sull’argomento, vi basti sapere però che la “cilecca” di uno si può tramutare nella morte di tutti. Ovviamente quando si parla di militari la mente corre immediatamente alla fanteria ma situazioni analoghe si possono creare anche in un equipaggio della marina o dell’aeronautica.Nell’articolo è scritto benissimo o i soldati si addestrano e li si fa vivere nella loro realtà che è fatta di violenza, sopravvivenza o li si lascia a casa davanti al televisore assumendosene poi tutte le responsabilità nel caso di bisogno di una forza armata che poi non c’è.Vedete, io sono dell’opinione che tutti quelli che parlano di “pace” vivano in una realtà parallela. La pace è condizionata e non assoluta. Il paradiso terrestre è descritto benissimo nei libri ma non ha un corrispettivo nella realtà. Allora ai chiaccheroni che si riempono la bocca io li manderei in Ruanda a dividere i belligeranti o a fermare i pirati (perchè ancora esistono) o a fermare un qualsiasi conflitto con le loro belle parole.Vorrei tanto vedere i nostri “pacifinti” narcotizzare con le loro chiacchiere i “cattivi” che non hanno nessuna idea di cosa sia la pace. 

  10. Siro

    Che discorso di grande buonsenso.
    Ma proprio per questo, caro Bisquì, non ti puoi aspettare che un no global o un sedicente pacifista lo capiscano.
    Loro il buonsenso non sanno neanche dove sta di casa.

  11. Chip Hazard

    Bell’articolo, e giuste parole.

    In effetti la via è quella che porta al disfacimento.
    Churchill diceva che l’Esercito è come la salute: ci si accorge della sua importanza solo quando non la si ha più.
    E noi siamo sulla buona strada per non avere più Forze Armate.
    Avremo invece il solito scatolone di soddisfatti clientelismi, un ammortizzatore sociale, un parcheggio per disoccupati.
    Diciamoci la verità: in Irak (a parte i Carabinieri e il loro encomiabile e rischiosissimo addestramento alle forze di polizia locali) i soldati italiani non escono MAI dai loro campi, e l’unico addestramento che fanno è quello alla playstation.
    Se si chiama lo Stato Maggiore a Nassiria tra l’una e le 5 non risponde nessuno perché stanno tutti facendo la siesta.
    Due elicotteristi deferiti all’Autorità Giudiziaria Militare perché si erano rifiutati di compiere una missione, da loro giudicata “troppo pericolosa”, sono stati assolti perché è stato accertato che la missione era, in effetti, pericolosa (ma va?).
    Quando morì l’Alpino della Taurinense in Afghanistan, il TG trasmise un’intervista a un’Alpina in divisa che piangeva.
    MA DANNAZIONE!
    Un soldato può piangere DA SOLO in un angolo della trincea, o DA SOLO sulle spoglie di Patroclo, MA NON IN DIRETTA DAVANTI A MILIONI DI TELESPETTATORI, con indosso una divisa dentro la quale sono morti con onore migliaia e migliaia di commilitoni. Come può lo SME consentire una cosa simile?
    Evidentemente vuole lanciare quel pernicioso messaggio così ben descritto nell’articolo, che porta allo sminuimento, alla banalizzazione e all’omologazione del soldato, col preciso intento di far intendere che il soldato è un lavoro come un altro, come l’impiegato del catasto o il salumiere.

    Mi fermo qui perché mi sto inquietando.

  12. Lo PseudoSauro

    Caro Tenente di Corvetta… purtroppo le nazioni stanno sparendo, quindi gli eserciti si avviano a diventare una specie di polizia in quanto i conflitti non sono piu’ tra Stati, ma all’interno di essi. Un militare serio sa bene che i teatri piu’ pericolosi sono quelli in cui vige un sistema multiculturale nel quale tutti sono contro tutti… ebbene: questa e’ ormai la realta’ globale. Manca il collante nazionale che non e’ stato sostituito con niente; manca un governo mondiale in quanto e’ ormai il Diritto Privato a prevalere. In un sistema globale in cui il Diritto Pubblico viene sostituito con il Diritto Privato non hanno piu’ senso ne’ le nazioni, ne’ gli eserciti, e magari fosse perche vige la “pace senza se e senza ma”… il problema sta nel fatto che lo stato di guerriglia e’ destinato a divenire permanente. Credo che tu sappia bene cio’ che questo significa… Un disastro immane.

  13. Lo PseudoSauro

    Chiedo scusa Signore: Capitano di Corvetta. 🙂

  14. Bisquì

    Chip,quello che fai notare tu è giustissimo. Ho il ricordo delle parole del mio comandante quando tantissimi anni fa, da cadetto, ebbi un grandissimo dispiacere. In sostanza mi fece capire che un buon comandante si dispera in privato ma in pubblico deve mantenere l’autocontrollo per non abbattere il morale dei sottoposti. A pensarci bene è logico anche se può sembrare poco umano ma “il riferimento” deve infondere fiducia a chi gli affida la propria vita. Nello stesso modo il semplice militare deve dare alla popolazione che fa affidamento su di lui, della propria sorte, la stessa fiducia e sicurezza. Di esempi nella storia ce ne sono e tanti ma questi “generali” sono più politici che militari veri ed anche se non approvano nel loro intimo permettono cose che fanno piacere ai politici. Sauro,:-) figurati se mi offendo, sono ben altre le cose importanti su questa terra. Ha centrato una parte del problema. Nei decenni le formazioni di combattenti si sono sempre più assottigliate nella ricerca di un’agilità che le permettesse di adeguarsi rapidamente alle necessità della situazione. Il divenire “agili” è dettato anche dal fatto che la controparte diventa sempre più sfuggente.Ci sarebbe da fare un trattato della dottrina militare della Whermacht ma non c’è spazio. Comunque, con il dilagare della dottrina marxista del terrorismo le forze armate di tutto il mondo hanno dovuto adeguarsi a questa nuova minaccia. Contro un nemico sfuggente, che si nasconde tra i civili le grandi formazioni da schierare sui campi di battaglia non servono a nulla. La conseguenza è che devono essere impegnati piccoli gruppi che collaborino tra di loro e con l’”intelligence”.L’addestramento di oggi si basa proprio su questo. Tu sai cosa significa un addestramento controguerriglia, lo stress al quale si è sottoposti nei pattugliamenti o nei rastrellamenti, più per non coinvolgere i civili che non per un’effettiva pericolosità dell’avversario. Ecco, all’avversario non importa un fico secco se per la loro vigliaccheria i civili paghino un tributo di sangue. In un’operazione di controguerriglia non ci si può affidare ad un commilitone che non ha la giusta determinazione e freddezza. Determinazione e freddezza che lo mette al riparo dalle idiozie che si fanno quando si perde la testa o si ha paura. Un soldato è freddo quando ha la consapevolezza di quello che sta facendo, un soldato sa che può anche uccidere ed essere ucciso. I nostri soldati questa consapevolezza non l’hanno, loro sono in missione di pace, nelle loro “canne” ci sono i fiori e di conseguenza la loro formazione mentale, la resistenza allo stress è 0 se non meno. Ecco perchè piangono ed ecco perchè lo fanno in pubblico, sono figli da consolare perchè sottoposti a stress. Un mondo alla rovescia, come al solito. Loro piangono perchè sono stressati quando un soldato dovrebbe saper controllare lo stress e sono giustificati per questo non commiserati perchè non si sono addestrati bene o perchè non sono idenei a queste missioni.Nell’ambiente militare si è insinuato il virus del “giustificatismo a tutti i costi”, proprio lì dove l’assunzione di responsabilità dovrebbe essere assoluta. Questo è lo “sbraco” di un’istituzione che vive solo per la volontà dei soldati che ci credono in quello che fanno ma che non si rendono conto che nella realtà sono impiegati “dello stato” alla pari dei ministeriali.La storia è questa e non cambierà fino a quando non cambierà il modo supino dei nostri comandanti di asservirsi alla politica. Piccoli comandanti, insignificanti, pavidi, incompetenti e troppo impegnati ai cavoli loro hanno fatto morire una quantità di soldati enorme durante la 2° guerra mondiale. I livelli di comando più bassi e la truppa però hanno mantenuto la loro dignità ed hanno dimostrato sul campo di quanto siano coraggiosi i combattenti Italiani (non italioti). Ridare dignità alle nostre FFAA sarà un bene sopratutto per quelle popolazioni che oltre alla nostra “umanità” abbisognano anche di difensori pronti a tutto.

  15. Lo PseudoSauro

    Bisqui’: mi ricordi “il profumo del napalm alla mattina presto”… ho un idea di cosa sia la controguerriglia e fino di cosa siano le PSY-OPS, ma per i manuali, addirittura dall’antica Persia fino a von Clausevitz, non si dovrebbe mai arrivare alla guerriglia ma stabilire dei fronti che garantiscano una guerra meno feroce nella quale i civili stiano fuori. Purtroppo, dalla campagna di Spagna di Napoleone si evidenzio’ il fatto che la guerriglia puo’ vincere anche contro eserciti potentissimi e organizzati perche’ usa strategie non convenzionali. Certo sai dei S&D in Nam… che non facevano altro che la stessa guerra feroce della controparte. Ebbene, in una democrazia non si puo’ usare di questi mezzi, dunque si rischia di perdere le guerre anche se la superiorita’ e’ immensa. E’ un problema serio, in quanto in guerra ci vuole duttilita’ e il comando non deve risentire di condizionamenti ideologici. Speriamo in bene, ma io la vedo male con la globalizzazione. 🙂

  16. Bisquì

    Sauro,è una questione di coraggio. Vero che contro la guerriglia si può vincere solo usando gli stessi mezzi ma se il bersaglio invece della guerriglia diventassero gli stati che l’appoggiano?Il problema di “oggi” è che non si va alla radice del problema. Si agisce con timidezza, impauriti delle conseguenze o peggio ancora di essere tacciati di fascismo.Una bella styrigliata a chi organizza e sostiene la guerriglia e vedrai che una volta stroncati gli “approvvigionamenti” si estingue da sola. Ma come adesso c’è il rischio di beccarsi un’atomica sporca e stiamo ad aspettare invece di nuclearizzare immediatamente chi vorrebbe farlo a noi?Sai dopo in quanti abbasserebbero le orecchie? Quanti abbandonerebbero l’idea di diventare una potenza nucleare o soltanto sostenitori di terroristi? Fine dei giochi, PAX ROMANA e non se ne parla più. Infine il medico se hai una cancrena Amputa non ti lascia morire. 

  17. FabioC.

    Il logo giusto sarebbe un soldato che esulta schiacciando la testa di un mujaheddin sotto lo stivale. Ma siamo in un’era di troppa mollezza.

  18. Giovanni

    ci sono due cose inutlii in Italia : i coglioni del papa e le nostre forze armate.

    Se le abbiamo è ora che iniziamo ad usarle senza ipocrisia, 18 morti per mantenere un pozzo di petrolio sono accettabili ,personalmente mi interessa di più che il costo del petrolio rimanga basso , al costo di qualsiasi vita umana , sia nigeriana che irachena che italiana (se aumenta l’inflazione a causa del petrolio fanno la ame 56mln di persone ).
    Chi sceglie di fare il soldato sa che può morire in missione , è questo il bello altrimenti tutti faremmo i giardinieri .
    E’ ora di utilizzare i legionari , quelli hanno veramente le palle di morire senza lamentarsi come femminuccie.

    La morte i battaglia è onorevole più di mille vite .
    Mi dispiace solamente che abbiamo imbrogliato “i nostri” (il che non è vero ,non sono i nostri ragazzi: non siamo stati noi a farli crescere, non abbiamo pagato noi i loro studi ,non li conosciamo , sono nomi anonimi senza un volto ,ti scorrono davanti come le figurine dei calciatori di serie c della panini,senza nessun interesse nei loro confronti) mandandoli a combattere con le jeep giocattolo (gli scarrafone).

    Le forze armate ci servono per i nostri interessi ,ed è ora di usarle con questo scopo : se in niger all’eni serve protezione diamogliela, dobbiamo proteggere i nostri interessi economici , quelli morali e pacifisti non esistono.

    Per il conflitto israeliano -palestinese la soluzione è semplice il più forte deve prevalere altrimenti la zona rimarrà instabile per secoli (senza che però nessuno intervenga a favore dell’uno o dell’altro altrimenti peggioriamo la situazione).Quindi che ci sia guerra fra israeliani e palistinesi, senza nessuna intereferenza esterna, senza nessuna supervisione umanitaria , e che vincerà avrà il controllo della regione ; è il principio più giusto e il più logico , tutte le altre possibilità alimenteranno per secoli un focolare che non si spegnerà mai.
    La guerra ha una sua funzione di regolazione fra organismi sociali che purtroppo dobbiamo riconoscergli senza essere ipocriti.

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