L’incontro a Teheran tra il venezuelano Chavez e Ahmadinejad

Chavez e Ahmadinejad
Chavez e Ahmadinejad ovvero comunismo a braccetto con l’islam

Il 30 luglio scorso il presidente venezuelano Hugo Chavez si è incontrato a Teheran con il suo omologo iraniano Mahmoud Amadinejad. L’incontro, tappa di un viaggio che ha portato il rappresentante di Caracas in Russia da Vladimir Putin e in Bielorussia da Alexander Lukashennko, ha avuto grande risalto sulla stampa interna ed estera. Molti commentatori hanno sottolineato le parole di amicizia espresse da Chavez nei confronti del leader iraniano e altri hanno dato ampio spazio al paragone fatto dal presidente venezuelano tra gli ebrei, che hanno attaccato il Libano per eliminare le postazioni di lancio dei missili lanciati da Hezbollah verso Israele, e Hitler.

Ad esempio Magdi Allam che in un articolo sul Corriere della Sera di lunedì ha sottolineato questi aspetti, intitolando il suo pezzo “La prima Internazionale dell’odio”.

Al di là  delle dichiarazioni amichevoli di Chavez nei confronti di Amadinejad e delle espressioni minacciose di entrambi contro il nemico comune indicato negli Stati Uniti, con le conseguenti preoccupazioni espresse dalla comunità  internazionale, il significato dell’incontro tra i due presidenti potrebbe essere di diverso contenuto. Risponde a verità  che, sin dal tentato golpe contro il suo governo del 2002 in cui il ruolo di Washington non fu di semplice spettatore, Chavez stia tentando di prendere contatti con molte delle nazioni che non vedono di buon occhio gli Stati Uniti e la loro politica di influenza globale. Tuttavia, tralasciando la sua retorica contro l’impero americano, il presidente venezuelano non può dimenticare che il destino del suo Paese è strettamente collegato a quello di Washington.

Il Venezuela rappresenta il quarto maggiore fornitore di petrolio degli Stati Uniti: ogni giorno 1,5 milioni di barili vengono estratti dal suolo del Paese caraibico e vengono inviati verso gli Usa. Di conseguenza Chavez non può permettersi di mettere in pericolo in modo definitivo le relazioni bilaterali con il vicino del nord: vi sarebbero troppe conseguenze negative per l’economia del suo Paese. D’altra parte, tenuto conto della continua tensione nei rapporti tra i due Paesi, Chavez ha avviato da tempo una strategia fondata sulla diversificazione del proprio export petrolifero, in modo da ridurre la dipendenza venezuelana dal mercato statunitense. Ad esempio: gli accordi con la Cina. Ma tale corso d’azione richiede tempo perchè se ne possano sentire gli effetti. A conferma della mancata volontà  di Chavez di non voler aggravare ancora le tensioni con Washington, malgrado i toni bellicosi, va ricordato che l’itinerario iniziale del suo viaggio avrebbe dovuto toccare anche la Corea del Nord di Kim Jong Il, ma tale tappa è stata cancellata dopo i recenti test missilistici di Pyongyang. D’altra parte lo stesso Chavez ha affermato che, con il viaggio per incontrare il suo omologo, era ormai la quinta volta che si recava in Iran e visto che Amadinejad è stato eletto nella scorsa estate, le precedenti volte il venezuelano non ha incontrato lui, ma altri esponenti iraniani che, pur se non ben accetti da Washington, mai avevano raggiunto il livello di contrasto e polemica anti-statunitense adoperato dall’attuale dirigente iraniano. In realtà , i presidenti dei due Paesi si sono incontrati, non tanto per costruire un tassello di una “internazionale dell’odio” contro gli Stati Uniti e gli ebrei – come sostiene Allam – ma per motivi più tipicamente economici. In particolare Chavez ha voluto fare del viaggio in Persia, una tappa della sua ricerca di partner in grado di fornirgli sufficiente sostegno per realizzare i propri obiettivi energetici in Sudamerica. I due Stati sono entrambi membri fondatori dell’Opec e lo scorso anno il loro interscambio commerciale e finanziario ha superato i 790 milioni di euro ed è loro intenzione accrescerlo ancora. Entrambi i leader hanno puntualizzato più volte la complementarietà  dei loro Paesi sia in termini finanziari sia tecnologici. Ad esempio, l’Iran non possiede, malgrado la ricchezza di idrocarburi, tecnologie adatte a massimizzare le rendite in questo settore, soprattutto per ciò che riguarda le attività  di raffinazione del prodotto grezzo, mentre il Venezuela potrebbe essere in grado di fornirle. E’ noto che il Paese mediorientale è costretto a importare benzina proprio in quanto deficitario di tali tecniche. Su 70 milioni di litri di carburante bruciati ogni giorno, 30 devono essere importati. La collaborazione petrolifera tra i due Paesi ha iniziato a svilupparsi anche riguardo lo sfruttamento delle enormi risorse di greggio ancora in gran parte inutilizzate della zona dell’Orinoco in Venezuela. Sin dallo scorso anno la Pdvsa (società  petrolifera di Stato del Paese caraibico) ha costituito joint venture con le omologhe iraniane per l’estrazione del greggio presente in quella regione. Nell’incontro di Teheran sono stati conclusi accordi riguardo questo aspetto. L’ampia liquidità  iraniana potrebbe essere molto utile anche per il finanziamento del progetto del grandioso gasdotto con cui Chavez vorrebbe fornire gas naturale a Brasile, Argentina e Uruguay. Nelle intenzioni del leader venezuelano, il “gasdotto del sur” dovrebbe essere uno strumento per garantire l’integrazione energetica dell’America Latina, primo passo per ulteriori progressi nel campo della unificazione dell’intero continente sudamericano. Tuttavia l’opera, lunga quasi ottomila chilometri, richiede grandi quantità  di denaro per essere costruita e l’Iran potrebbe essere un partner adeguato in questo settore. Lo stesso Chavez, al termine dell’incontro con Amadinejad, ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’Iran nella realizzazione del gasdotto. Le stesse considerazioni potrebbero essere fatte riguardo l’uso della tecnologia nucleare a scopi civili. Alla fine dello scorso anno, Chavez sostenne che il suo Paese, in vista di un futuro possibile esaurimento delle scorte di idrocarburi, avrebbe voluto sviluppare l’uso dell’energia nucleare per finalità  civili e non militari. L’Iran è riuscito a completare il procedimento di arricchimento dell’uranio, primo passo verso lo sfruttamento a fini energetici dell’atomo, mentre il Paese latino-americano dispone solo di elevate quantità  di uranio che potrebbero però essere utilizzate da entrambi i Paesi per le loro necessità  nucleari.

Pier Francesco Galgani, 5 agosto 2006.