Le nostre bombe anche sui talebani

Mobilitazione nazionale contro i bombardamenti

Mobilitazione nazionale contro i bombardamenti

Dove aveva fallito Ignazio La Russa, preoccupato di perdere l’appoggio del PD per rinnovare i finanziamento delle missioni all’estero, è riuscito il sobrio ministro della Difesa Giampaolo Di Paola del sobrio governo Monti. Da alcuni giorni Roma ha dato il via libera all’impiego delle bombe per i quattro cacciabombardieri italiani Amx Acol schierati ad Herat e finora costretti a limitare le operazioni a ricognizioni fotografiche o a sporadici e poco efficaci interventi a fuoco con i cannoncini di bordo. Dopo estenuanti e inconcludenti dibattiti e polemiche durante il precedente governo l’attuale ministro della Difesa. Giampaolo di Paola , ha informato la settimana scorsa le commissioni parlamentari di Esteri e Difesa della necessità di impiegare ‘tutti gli assetti presenti nel teatro operativo afgano senza limitazioni”. Un modo un po’ sibillino, senza utilizzare la parole “bombe” per comunicare il nuovo impiego dei jet ma al tempo stesso un atto che scavalca il Parlamento che viene informato quasi “tra le righe” e non viene coinvolto in un dibattito sul provvedimento. Eppure solo l’anno scorso la questione delle bombe degli Amx era considerata di rilievo strategico dal centro-sinistra e l’ex ministro della Difesa dell’Unione, Arturo Parisi, considerava l’impiego delle bombe come una modifica sostanziale dell’impegno del nostro contingente militare. Il tema, più volte sollevato proprio sulle pagine web di Analisi Difesa, rivestiva quindi un significato politico  quando poteva essere utilizzato per dipingere come guerrafondaio e bellicista il governo Berlusconi, oggi che regna sull’Italia il sobrio governo Monti imposto  dalle potenze occupanti euro-americane possiamo bombardare anche i talebani come abbiamo del resto già fatto con i libici. L’intervento dei cacciabombardieri alleati è di ruotine in Afghanistan dove le pattuglie vengono spesso attaccate o cadono nelle imboscate talebane. Il nostro contingente ha usufruito in più occasioni dell’intervento dei jet alleati mentre i nostri velivoli non sono mai potuti intervenire né in appoggio ai nostri né agli alleati. Armare i jet è quindi non solo giusto ma necessario. Dopo aver inviato i jet in Afghanistan autorizzandoli a impiegare il solo cannoncino (che costringe i piloti a volare a quote pericolosamente basse) l’allora ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aprì nel settembre 2010 il dibattito in Parlamento sulla necessità di autorizzare anche l’impiego delle bombe. Innanzitutto  per garantire maggiore supporto ai nostri militari e a quelli alleati sotto attacco talebano e per impiegare i costosi aerei da guerra al meglio delle loro potenzialità mentre il rischio di danni collaterali, cioè di provocare vittime civili involontarie, non è certo causato solo dai raids aerei. Anzi, le regole d’ingaggio adottate dal comando alleato di Kabul negli ultimi due anni sono molto ristrettive e vietano l’impiego di bombe d’aereo in presenza di civili o in prossimità di villaggi.  La dura reazione dell’opposizione indusse però la Russa a rinunciare a rimuovere questo “caveat” anche per non rischiare di compromettere l’appoggio del Partito democratico al rifinanziamento delle missioni all’estero come sottolineò all’epoca il sottosegretario Guido Crosetto. ”La missione in Afghanistan non cambia assolutamente. I nostri aerei sono già intervenuti con i cannoni di bordo. Il fatto di impiegare queste munizioni implica soltanto il fatto di dare maggior sicurezza ai nostri uomini” ha detto il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Biagio Abrate. La decisione di Di Paola, presa senza consultare il Parlamento ma semplicemente informandone due commissioni, non è piaciuta a verdi e comunisti  ma neppure al capogruppo PD nella commissione Difesa del Senato, Gian Piero Scanu. “I caveat c´erano e ci sono ancora. Ogni cambiamento dev´essere deciso in modo formale, davanti alle Camere, e non notificato durante un´audizione” ha dichiarato anche se la questione difficilmente determinerà conseguenze e forti contestazioni a sinistra. Forse le bombe di Di Paola sono  più sobrie di quelle di La Russa.

di Gianandrea Gaiani 30 gennaio

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