La Turchia di Atatürk verso lo scontro tra laicità  e islamismo

Dopo il No della Grande Assemblea Nazionale Turca di Ankara, il primo maggio è arrivato il verdetto della Corte Costituzionale, la Yüce Divan, a fermare la corsa di del ministro degli Esteri Abdullah Gül alla presidenza della Repubblica della Turchia. A decidere l’esito della votazione parlamentare è stata l’opposizione laica che, boicottando la seduta, ha fatto mancare il numero legale e ha reso vano lo scrutinio. I 357 voti, 354 dei quali espressi dal Partito islamico della giustizia e dello sviluppo (Apk) e tre di deputati indipendenti, non sono bastati a sancire la vittoria del candidato filo-islamico appoggiato dal premier Tayyip Erdogan. AI termine della chiamata sono stati contati 361 deputati sui 550 eletti, sei in meno del numero minimo richiesto, e questo ha dato modo ai socialdemocratici del Partito del popolo repubblicano (Chp) di presentare ricorso alla Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato nullo il primo turno delle controverse elezioni presidenziali ( tanto per confermare che la sinistra è alleata con i fondamentalisti, NdB).

Il verdetto della Yüce Divan, dove sette membri su 11 sono laici eletti dall’attuale presidente della Repubblica, è stato chiaro: i poteri dello Stato sono laici. Ma in parlamento e per le strade lo scontro con gli islamici potrebbe segnare profondamente il futuro della Turchia. L’opposizione vede in Gül un vero pericolo per la laicità dello Stato, principio fondamentale ispirato al pensiero ideologico del fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal Atatürk, il Padre dei Turchi. Il Kemalismo, così venne chiamato il pensiero riformista dello statista turco, abolì il califfato, riconobbe la parità dei sessi, adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano e il sistema metrico decimale, diede l’impulso decisivo che portò la Turchia verso Europa trasformandola in uno Paese laico ispirato all’Occidente. Un modello del quale i militari sono stati da sempre custodi e al quale non vogliono rinunciare.

L’esercito turco, che lo stesso Atatürk aveva posto a baluardo della laicità della Repubblica, ha giocato un ruolo centrale nella storia moderna del Paese e non ha esitato a intervenire nelle complesse dinamiche parlamentari, incluso l’intervento militare avvenuto in tre diverse circostanze: 1960, 1971, 1980. Alla fine degli anni 90 ha impedito nuovamente che la Turchia fosse consegnata agli islamici e, avvalendosi del Consiglio di sicurezza nazionale (Mgk), ha applicato la propria influenza affinché questo venisse disciolto. Nell’attuale crisi politica potrebbe avvenire la stesa cosa; il 12 aprile scorso infatti il generale Yasar Buyukanit, capo si stato maggiore dell’esercito, ha fatto capire che le forze armate mal gradirebbero un rappresentante islamico alla presidenza della Repubblica.

Dando ragione all’opposizione laica, la Corte non ha comunque risolto la crisi politica e non sembra aver evitato l’elezione di un candidato dell’Apk. Il premier Erdogan, conscio del fatto che da uno scontro con l’esercito gli islamici uscirebbero sicuramente sconfitti e il Paese rischierebbe il tracollo, sembra pronto a trovare nuove soluzioni. Come riportato dall’agenzia Turkishpress, dalla una riunione tra il Premier e i vertici di partito, tenutasi dopo la decisione della Corte Costituzionale, sono scaturite alcune soluzioni che potrebbero cambiare il quadro generale della situazione: riduzione del mandato presidenziale da sette a cinque anni, eleggibilità al parlamento ridotta a 25 anni di età, elezione del presidente della Repubblica con voto popolare.

Erdogan sembra quindi aver rinunciato allo scontro diretto, preferendo rimandare alla piazza il duello con i laici. Uno scontro politico che lo vede sicuramente vincente ma le sorti del Paese sono anche legate alle decisioni dell’esercito, ultimo baluardo della secolarità e della laicità, elementi fondamentali della Repubblica Turca rimessi in discussione a 84 anni dalla sua costituzione.

Eugenio Roscini Vitali, 2 maggio 2007

3 Comments

  1. l'Occidentale

    Anche noi della redazione de l’Occidentale ci siamo occupati dell’argomento. In particolare un nostro collaboratore, Carlo Panella, già editorialista di diverse testate, ha scritto un pezzo interessantissimo che analizza la situazione in Turchia, e propone anche alcuni spunti di riflessione molto interessanti.

    http://www.loccidentale.it/node/1704

  2. monica

    Non sono molto ferrata sulla materia, e il pezzo che riporti è particolarmente interessante.

    I miei dubbi sull’ingresso della Turchia nella UE si fanno sempre più fondati.

    Un abbraccio

    ps. “NdB” è fantastica!!!!

    Ciao fratello. Tutto confermato come da accordi.

  3. Bisquì

    Ciao sorellina 🙂
    Mi sei sfuggita per un microsecondo, ero qui mentre scrivevi 🙂

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