La strage dei Cosacchi

Ricordiamo a chi urla che la Russia ha rubato la Crimea che i cosacchi sono già stati traditi una volta da quelli che hanno finto di fare qualcosa per loro.

Il cimitero dei Cosacchi si trova a Lienz, nella località detta “Peggetz”, accanto alla Drau (Drava). Qui, nel 1945, si verificò una tragedia che molti dimenticano volentieri e molti non conoscono: la morte di 25.000 Cosacchi. Ogni anno, il 2 giugno, centinaia di Cosacchi provenienti da tutto il mondo ricordano questo dramma e si ritrovano in questo cimitero, dove i sepolti sono soltanto trecento.

I Cosacchi sono una popolazione che viveva soprattutto nelle steppe meridionali della Russia e dell’Ucraina; possedevano una propria cultura ed una propria lingua, che è una lingua slava con interferenze linguistiche di altre lingue, turco compreso, da cui proviene la parola Cosacco: il guardiano. I Cosacchi, a differenza degli altri territori russi, non conoscevano la servitù della gleba, si amministravano autonomamente ed eleggevano i loro comandanti. Fino al 1700 persone di origine cosacca e non, perseguitati dai Russi e dagli Ucraini, potevano trovare asilo nei paesi dei Cosacchi. Dal 1721, quando la Russia diventa Impero, i Cosacchi cominciano a perdere la loro indipendenza e vengono dichiarati ufficialmente “Russi”,mantengono però la loro cultura e i loro usi e costumi. Durante la guerra civile i Cosacchi, fedeli allo Zar, combattono con i “Bianchi”, pochissimi con i “Rossi”, i bolscevichi. Per questo motivo furono perseguitati in massa sotto la dominazione comunista. Circa un milione di Cosacchi, ¼ della popolazione, fu uccisa negli anni ’20; chi poté scappò all’Ovest.

E’ quindi ben comprensibile che nel 1941, quando Hitler attaccò l’Unione Sovietica, molti Cosacchi sperarono in una liberazione e che i Nazisti avrebbero restituito loro gli antichi diritti: la pratica della religione ortodossa, vietata dai Comunisti, ma anche l’amministrazione autonoma dei loro territori. Per questo motivo la maggior parte dei Cosacchi era pronta a combattere assieme alla Germania contro l’Unione Sovietica: interi reggimenti di Cosacchi passarono compatti nelle fila dei Tedeschi, i Cosacchi che vivevano all’Ovest si offrirono volontari. Inizialmente Hitler rifiutò il loro appoggio, poiché in quanto “Slavi” li riteneva una sottospecie. Ma dal 1942 ogni uomo divenne importante, ed i Cosacchi, pronti a combattere con i Tedeschi, vennero integrati nella Wehrmacht. Nei paesi cosacchi sulle rive del Don ritornarono per breve tempo l’antica libertà e l’ordine; a nord di Kuban la Wehrmacht costruì un dipartimento cosacco autonomo, in cui vivevano circa 160.000 persone che si amministravano autonomamente.

Con il ritiro della Wehrmacht dall’Unione Sovietica si ritirarono anche le famiglie di quei Cosacchi che avevano combattuto per la Germania. A migliaia, soprattutto donne e bambini, così come Padri ortodossi, furono portati dai Tedeschi nel 1944 nella zona di Tolmezzo, dove dovevano insediarsi. In Friuli si trovavano già circa 23.000 soldati cosacchi provenienti dalla Jugoslavia. A fine aprile 1945, poco prima della fine della guerra, 25.000 tra uomini, donne e bambini, con migliaia di cavalli e centinaia di cammelli si diressero verso il Passo Plöcken nella Gailtal carinziana, procedendo sul difficile percorso innevato verso Oberdrauburg nella Drautal: non si volevano arrendere ai Partigiani italiani, perché temevano di essere uccisi da loro oppure di essere consegnati ai Partigiani di Tito, che avrebbero riservato loro lo stesso trattamento. Così si arresero agli Inglesi, che avevano messo loro a disposizione la Drautal da Oberdrauburg fino a Lienz per accamparsi e avevano accennato ad una loro possibile evacuazione in Canada. Presso Dellach, sempre lungo la Drau ma nell’altra direzione, erano già accampati migliaia di Caucasici che avevano combattuto per la Germania. Tutti questi Cosacchi e Caucasici furono consegnati ai Sovietici; a Bleiburg, in Carinzia, 150.000 Croati e cittadini di origine tedesca furono consegnati dagli Inglesi ai Partigiani di Tito.

Gli Inglesi avevano promesso ai Sovietici (Patti di Jalta) di consegnare loro tutti i cittadini sovietici catturati. Dei Cosacchi che avevano combattuto per la Germania molti non erano cittadini sovietici: questo interessava agli Inglesi meno di zero; e neppure disturbava gli Inglesi il fatto che questi prigionieri , consegnati contro ogni diritto internazionale ai Sovietici, non sarebbero sopravvissuti.

Questa la strategia degli Inglesi per consegnare i Cosacchi ai Russi: il 28 maggio 1945 gli Inglesi invitarono molto cordialmente gli ufficiali Cosacchi ad una conferenza a Spittal an der Drau, dove si doveva parlare del loro futuro. All’ingresso della sala predisposta per la conferenza gli ufficiali cosacchi dovevano deporre le armi. Subito dopo vennero fatti prigionieri dagli Inglesi e consegnati ai Sovietici a Judenburg. Dei 1500 ufficiali la maggior parte venne uccisa ancora in territorio austriaco dai Sovietici; solo 12 arrivarono in Unione Sovietica, dove, dopo un processo vennero impiccati nel 1947: tra di loro il Comandante, Generale Helmuth von Pannwitz.

Dopo l’eliminazione degli ufficiali si verificarono scene terribili nella Drautal all’inizio di giugno. Gli Inglesi cercarono con la violenza di far salire i Cosacchi sui treni che li avrebbero portati in Unione Sovietica. Molti uomini, ma anche donne e bambini, vennero uccisi sul momento dagli Inglesi, altri si suicidarono: tra questi tante mamme con i loro bambini. Tutti sapevano che cosa li aspettava in Unione Sovietica.

La Drau era piena di cadaveri e rossa di sangue. Centinaia di persone morirono qui, gli altri furono trasportati in Siberia, dove morirono quasi tutti. Nel 1948, a seguito di una amnistia, i pochi sopravvissuti furono obbligati a vivere in Siberia. I sopravvissuti del personale tedesco ritornarono in Germania nel 1955.

Non sappiamo quanti Cosacchi riuscirono a salvarsi scappando. In parte trovarono rifugio presso i contadini dell’Osttirol. Ma gli Inglesi fecero controlli a tappeto in tutto il circondario per molto tempo, e riuscirono a trovare molti di quelli che erano riusciti a scappare.

Questa tragedia rimase a lungo sconosciuta e negata. Continuava a vivere solo nei racconti dei testimoni tirolesi e dei pochissimi sopravvissuti. In Inghilterra non si parla di questo neppure oggi. Solo recentemente si è cominciato a rielaborare in modo scientifico l’accaduto, tramite documenti ma anche grazie a tanti oggetti personali di origine cosacca che riemergono casualmente in occasione di scavi. I pezzi più belli e preziosi, soprattutto gioielli, sono probabilmente in Inghilterra.

Copiato da : http://www.welschtirol.eu/la-strage-dei-cosacchi/

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