La Germania riempe la Grecia di armi

Angela Merkel
Angela Merkel

I greci sono sul lastrico.
Ogni giorno che passa si inaspriscono i loro sacrifici per restare nell’euro.
Devono risparmiare, tagliare, stringere la cinghia, altrimenti ritorna la dracma che il 70 per cento della popolazione non vuole più.
Il tandem Merkozy ieri ha ribadito l’urgenza di una cura da cavallo. Angela Merkel è inesorabile per scongiurare il default del paese affidato nell’emergenza al premier “tecnico” Lucas Papademos.

Ad Atene, tutti i bilanci ministeriali sono stati rasati con sforbiciate spaventose, tranne quello della Difesa.
Sfidando un’insurrezione popolare, il welfare per il 2012 è stato ulteriormente ridotto del 9 per cento, al limite della macelleria sociale.
Per le spese correnti della Difesa invece è previsto quest’anno addirittura un incremento del 18,2 per cento. Gli ultimi dati spiccano in un’inchiesta pubblicata online dal settimanale amburghese Die Zeit. L’avanzata delle intoccabili stellette ateniesi va a tutto vantaggio dell’export tedesco, dal momento che i greci, dopo i portoghesi (anch’essi sull’orlo del collasso economico) sono i migliori clienti dei richiestissimi armamenti made in Germany.
Ma su questo versante, i governanti berlinesi e gli ispettori della troika (Ue, Bce, Fmi) che montano la guardia alle promesse elleniche di risanamento, non appaiono particolarmente svegli.
«Dall’esterno, gli Stati dell’unione Europea interferiscono in tutti i diritti della Grecia», protesta Daniel Cohn-bendit, capogruppo dei Verdi nel Parlamento europeo, «Vengono tagliati perfino i salari più bassi e si vuole privatizzare tutto quanto. Soltanto sul bilancio della Difesa improvvisamente viene fuori che si tratta di un diritto sovrano dello Stato. Beh, questo è surreale».

Con un esercito di 130mila uomini, la Grecia spende per la Difesa più di sette miliardi di euro, pari al 3 per cento del Pil, nella Nato soltanto gli Stati Uniti fanno di più. È una mangiatoia formidabile per l’industria militare della Germania che negli ultimi anni ne ha approfittato per piazzare negli arsenali greci 170 panzer Leopard dell’ultima generazione (valore 1,7 miliardi) e 223 cannoni semoventi corazzati del tipo M 109 dismessi dalla Bundeswehr. Ottimi affari anche per i cantieri Howaldtswerke di Kiel sul mar Baltico, con la vendita alla flotta greca di quattro sommergibili per quasi 3 miliardi di euro. Come per i panzer, anche per i sommergibili Atene ha ottenuto dai costruttori tedeschi l’apertura in territorio greco di fabbriche di assemblaggio e di cantieri di rifinitura che hanno creato circa mille nuovi posti di lavoro.

Lo scoppio della crisi ha moltiplicato vertiginosamente i rischi delle banche tedesche che hanno finanziato le commesse.
Anche questo può spiegare l’indulgenza di Berlino verso i generali di Atene. Non tutto fila liscio. La Zeitriferisce che la Kanzlerin (ieri soprannominata marzialmente “Panzlerin” dalla rivista Freitag) si sarebbe molto risentita per la freddezza dell’allora premier Kostas Karamanlis verso gli Eurofighter quando la Grecia sembrava ancora a posto e non si decise ad acquistarne 90.

E’ giunta l’ora di aprire gli occhi : la Grecia è il banco di prova per l’europa del futuro. Considerando il trattato di Lisbona, il MES, Eurogendfor, Europool, trattato di Petersberg, trattato di Velsen, trattato di nizza, Eurocorps, le polemiche sugli armamenti italiani, gli occhi di Francia e Germania puntati sulle nostre industrie di punta e tutti gli accidenti che ancora non abbiamo scoperto …

A nessuno fischiano le orecchie?

2 commenti su “La Germania riempe la Grecia di armi

  1. I Greci sembra stiano mostrando di avere più senso dell’Onore e Dignità Nazionale degli Italiani. Un sindacato di polizia ha chiesto l’arresto degli emissari BCE e FMI per estorsione e vari altri reati contro la Sovranità Nazionale. Magari le armi tedesche verranno usate contro la Crucca di Berlino e la cricca di Bruxelles … 😉

  2. “Dall’esterno, gli Stati dell’unione Europea interferiscono in tutti i diritti della Grecia», protesta Daniel Cohn-bendit, capogruppo dei Verdi nel Parlamento europeo, «Vengono tagliati perfino i salari più bassi e si vuole privatizzare tutto quanto. Soltanto sul bilancio della Difesa improvvisamente viene fuori che si tratta di un diritto sovrano dello Stato. Beh, questo è surreale»
    Cohn-Bendit farebbe bene insieme al suo amico Martin Schulz, a farsi un solenne esame di coscienza. Non mi commuove per nulla il suo pentimento tardivo. Chi cavalca la tigre della Ue e del Trattato di Lisbona, poi non può più deciderne la direzione.

    D’accordo con Massimo: la Grecia mostra molta più dignità e fierezza dell’Italia.

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