la Germania e il fallimento del multiculturalismo

Angela Merkel

Angela Merkel

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato in una riunione del 16 ottobre, ai giovani membri del suo partito,  l’Unione Cristiano-Democratica, che il multiculturalismo, o Multikulti, come i tedeschi usno dire “è fallito completamente.”
Horst Seehofer, ministro-presidente della Baviera e il presidente di un’altro partito di centro, ha detto nella stessa riunione che le due parti erano “impegnate per una cultura dominante tedesca unica opposta ad una multiculturale».
La Merkel ha anche detto che è la marea degli immigrati a frenare l’economia tedesca perchè la Germania ha bisogno di specialisti altamente qualificati invece di bassa manovalanza in cerca di vantaggi economici.
Le dichiarazioni sono state sorprendenti nella loro schiettezza e nella loro disponibilità a parlare di una cultura dominante tedesca, un concetto che per ovvie ragioni è stato assopito nei tedeschi a causa dalla seconda guerra mondiale.
La dichiarazione deve essere presa con la massima serietà ed attenzione considerando le sue implicazioni sociali e geopolitiche. Va inoltre considerata nel contesto più ampio della risposta europea in materia di immigrazione.
Le origini dell’immigrazione in Germania iniziano con le origini del problema. Dopo la seconda guerra mondiale la Germania ha dovuto affrontare una grave penuria di lavoro per due ragioni: un bacino di lavoratori impoverito dalla guerra devastante, dal gran numero di prigionieri e il miracolo economico che ha avuto inizio sul finire del 1950.
Inizialmente, la Germania è stata in grado di compensare alla penuria di uomini attraverso l’immissione di cittadini di etnia tedesca in fuga dall’Europa centrale e dalla Germania Est comunista ma l’afflusso ha contribuito solo a mitigare la perdita di popolazione della Seconda Guerra Mondiale e non a risolverlo.
La Germania aveva bisogno di più lavoratori per sfamare la sua fiorente industria d’esportazione ed in particolare di lavoratori qualificati per la fabbricazione e la costruzione di altre industrie. Per risolvere la carenza di lavoratori ci si rivolse a una serie di operazioni successive di assunzioni in primo luogo con l’Italia (1955). Prosciugatosi il bacino italiano, a causa della ripresa economica in Italia, la Germania si rivolse alla Spagna (1960), alla Grecia (1960), alla Turchia (1961) e poi alla Jugoslavia (1968).
Il reclutamento di manodopera da queste nazioni ha portato nella società tedesca un massiccio afflusso di “Gastarbeiter”, in tedesco : “lavoratori ospiti”. I tedeschi non si sono mai preoccupati di questo afflusso d’immigranti come di un qualcosa che avrebbe cambiato la loro società perché  essi sono stati sempre considerati come ospiti o manovalanza temporanea e non immigranti nel vero senso della parola.
Quindi escudendo “l’immigrazione vera” si supponeva che i lavoratori ospiti sarebbero tornati ai loro paesi di origine (come fecero molti spagnoli, italiani e portoghesi).
I lavoratori europei si occupavano prevalentemente di lavorare e quindi andavano e venivano e questo non ha mai creato problemi ai tedeschi perché semplicemente non si aspettavano che l’immigrazione per lavoro divenisse un problema a lungo termine.
I tedeschi non ritenevano di dover assimilare questi migranti ed il tema fù raramente dibattuto in politica. Nel frattempo però, nel corso del 1960 la presenza del lavoro migrante permise a milioni di tedeschi di passare da lavori non qualificati a lavori più qualificati.
Purtroppo un rallentamento dell’attività economica nel 1966 e la recessione dopo lo shock petrolifero del 1973 cambiarono le condizioni. La Germania non aveva più bisogno di quel flusso continuo di manodopera non qualificata e si trovò di fronte al problema della disoccupazione degli autoctoni e dei i migranti portando alla “Anwerbestopp,” in tedesco “fermare il lavoro di reclutamento”.
Nel frattempo, intorno al 1970, erano arrivati migliaia di migranti non lavoratori a causa delle “ricongiunzioni familiari” ed il governo tedesco una volta accortasi si affrettò a chiudere la lacuna legislativa in merito. Così successe che gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi tornarono a casa lasciando però che i turchi musulmani diventassero la stragrande maggioranza degli immigrati anche perché essi erano proprio quelli che avevano sfruttato le leggi sull’ “l’asilo” ed il “ricongiungimento familiare” anche se non erano in fuga da persecuzioni.
La Germania, col senso di colpa per l’Olocausto, aveva leggi d’asilo particolarmente aperte che diedero una scappatoia ai migranti turchi che le sfruttarono in massa. Così i migranti si trasformarono da una esigenza temporanea in una comunità multi-generazionale.
Il popolo tedesco non voleva che i migranti diventassero parte della Germania ma i turchi non avevano nessuna intenzione di andarsene e quindi Berlino si trovò a doversi assicurare che i migranti diventassero fedeli alla Germania e venissero assorbiti dalla società.
L’onere dell”assimilazione nella società tedesca però provocò il malcontento musulmano (troppe differenze culturali e di religione). Nel medio-tardo 1980, i governi tedeschi trovarono una soluzione/compromesso tra il multiculturalismo ed la concezione liberale/umanistica offrendo ai migranti un patto: tu mantieni la tua cultura ma dai fedeltà allo Stato che ti accoglie.
Con questo patto si esimevano gli immigrati turchi musulmani dal’ assimilazione della cultura tedesca permettendo loro di mantenere la propria compresa la lingua e la religione. Tutto questo nella speranza che i musulmani potessero coesistere con la cultura autoctona tedesca ma con il risultato che attualmente, in Germania, ci sono un gran numero di tedeschi che non parlano il tedesco e non condividono i valori tedeschi ed europei. Pur di rispettare la diversità la politica ci si dimenticò dell’importanza della lealtà dei migranti ma sopratutto che il popolo tedesco non voleva assimilare culturalmente, linguisticamente, religiosamente e moralmente persone troppo diverse da loro.
Il multiculturalismo, alla resa dei fatti, non rappresentava il rispetto per la diversità, quanto un modo per sfuggire alla questione di cosa significasse essere tedesco e di cosa avrebbero dovuto fare gli stranieri per diventare tedeschi.
Tutto questo ci riporta al concetto europeo di “Nazione” che è sostanzialmente diverso dal concetto americano.
Gli Stati Uniti, a causa della loro storia, vedono se stessi come una nazione di immigrati ma con una cultura di base che gli immigrati arricchivano in un processo multiculturale. Chiunque poteva diventare un americano, bastava accettarne la lingua e la cultura dominante del momento. Questo modo di fare ha lasciato spazio per le unicità ma con alcuni valori condivisi. Però la cittadinanza diventò un concetto giuridico e per ottenerla era necessario un semplice giuramento sui valori condivisi, addirittura la si poteva acquisire pagandola.
Al contrario essere Italiano, polacco o greco significa non solo che hai imparato le rispettive lingue e adottati i loro valori ma vuol dire che sei Italiano, polacco o greco perché i tuoi genitori lo erano così come lo erano i loro genitori e tutti gli antenati. Discendenza diretta non migrazione.
Essere cittadini di una nazione europea significa avere una storia comune di sofferenza e di vittorie ed una cultura comune o quasi sviluppata nei secoli. Non si può acquisire tutto questo con un’atto giuridico perché è impossibile acquisire la discendenza di sangue.
Per gli europei il multiculturalismo non è un concetto liberale ed il rispetto umano per le altre culture che esso pretende di essere, esso è un modo di affrontare la realtà di un’invasione di migranti invitati in qualità di lavoratori.
Il multiculturalismo è stato un grande patto, destinato a costringere nella lealtà alla nazione ospite i migranti, in cambio del permesso di mantenere la loro cultura e per proteggere la cultura autoctona da influenze straniere.
I tedeschi hanno fallito nel cercare di avere al tempo stesso lavoratori immigrati ed una identità tedesca e il multiculturalismo ha portato alla alienazione permanente degli immigrati perché permettendo la conservazione della loro identità, essi, non avevano e non hanno alcun interesse comune al destino della Germania.
I migranti hanno continuato ad identificarsi con il paese di provenienza molto più che con la Germania perché per loro “casa” era la Turchia e non la Germania. Per loro non c’era legame affettivo con la Germania ma solo convenienza.
Ne consegue che la lealtà era ed è rivolta alla propria casa e non alla Germania. L’idea superficiale e semplicistica dei politici era che un impegno al rispetto della cultura “aliena” fosse compatibile con la lealtà politica a quella della nazione ospite. Le cose non hanno funzionano e non funzionano così.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti : la Germania non ha semplicemente una massa estranea al suo interno ma vista l’attuale situazione tra il mondo islamico e l’Occidente i musulmani con nazionalità tedesca sono impegnati nel terrorismo islamico.
Il multiculturalismo crea profonde divisioni e questo è ormai assodato ed è interessante constatare il fatto che tra i leader europei sia stato il cancelliere tedesco ad essere stato il più aggressivo nel mettere in chiaro il fallimento dell’ideologia del siamo tutti uguali e possiamo convivere in pace.
Le ragioni, politiche e sociali, sono evidenti ma bisogna anche ricordare che la Germania ha affrontato il problema dell’Olocausto (e bisogna riflettere molto su questo punto e sull’umiliazioni subite). Nei 65 anni trascorsi dalla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi sono stati estremamente attenti ad evitare discussioni su questo problema ed i dirigenti tedeschi non si sono mai impegnati in dibattiti su una cultura dominante tedesca in Germania. Quanto detto ci obbliga a guardare al fallimento del multiculturalismo in Germania da un’altra ottica e cioè da quella di una Germania che sta tornando indietro nella storia ritrovando il suo orgoglio e la sua identità nazionale.
Essa ha trascorso gli ultimi 65 anni cercando disperatamente di non affrontare la questione della identità nazionale e dei diritti delle minoranze, dimenticando completamente il proprio interesse di Nazione.
I tedeschi si sono integrati in gruppi multinazionali come l’Unione Europea e la NATO per cercare di evitare una discussione interna su un concetto semplice e profondo: il nazionalismo.
Due cose hanno determinato il riemergere della coscienza nazionale tedesca :
La prima è naturalmente il rigetto di una massa indigesta di turchi e di altri musulmani
La seconda è la partecipazione alle organizzazioni multinazionali che hanno limitato il nazionalismo tedesco come  la NATO che è un’alleanza militare costituita principalmente da paesi privi di forze armate e degne di nota e lo stato dell’Unione europea.
Dopo la crisi economica greca le certezze di una Europa unita non sono poi più così fondate. La nazione tedesca non si considera più il garante delle finanze dell’Unione europea e questo costringe il governo a pensare ad una Germania al di là delle sue relazioni con l’Europa. (vedi le ultime visite in Russia).
E’ impossibile, per la Germania, rivedere la sua posizione sul multiculturalismo senza al tempo stesso affermare il principio di nazione tedesca. Una volta che esiste il principio di “Nazione”, esiste anche un interesse nazionale ed una volta che esiste l’interesse nazionale la Germania è nel contesto dell’Unione europea solo come ciò che Goethe definì un ‘”affinità elettiva”. Quindi così come è già stato durante la guerra fredda, l’Europa diventa un’opzione e non una soluzione.
Se l’Europa diventa solo un’opzione significa che la nazione tedesca sta tornando alle origini storiche ma dato che la Germania è la prima potenza europea anche la storia nazionale europea ricomincia con essa perché condizionata. Questo non vuol dire che la Germania debba seguire una politica estera diversa dall’Europa ma possono scegliere molti percorsi, al di là della polemica sul multiculturalismo. Un attacco al multiculturalismo è una affermazione di identità nazionale tedesca.
Adesso consideriamo che la Merkel ha dichiarato che la Germania ha bisogno di 400.000 specialisti. Consideriamo inoltre che la Germania ha estremo bisogno dei lavoratori di tutti i tipi e che non siano musulmani (che creano problemi e non ultimo quello dell’incremento demografico).
Se per la Germania non è possibile importare lavoratori per ragioni sociali è però possibile esportare le fabbriche, i call center, i laboratori di analisi mediche, il supporto IT etc.
Non lontano ad est si trova la Russia che ha grandi capacità lavorative e se si tratta di contare sui lavoratori russi e a sua volta la Russia deve fare affidamento sugli investimenti tedeschi allora la mappa d’Europa potrebbe essere ridisegnata.
In questa ottica, ancora una volta, la storia europea torna indietro agli anni 30.
La dichiarazione della Merkel è quindi di enorme importanza su due livelli :
In primo luogo ha detto ad alta voce ciò che i leader europei sanno ma non hanno il coraggio di dire e cioè che il multiculturalismo può diventare una catastrofe nazionale.
In secondo luogo affermandolo mette in moto altri processi che potrebbero avere un profondo impatto non solo sulla Germania e in Europa ma anche nell’equilibrio globale del potere.
Non è chiaro in questo momento quale sia il suo intento. Potrebbe essere quello di aumentare la popolarità al suo governo di coalizione di centro destra ma potrebbe anche essere il riaffermarsi di un nazionalismo che vuole una Germania dominante in Europa.

La traduzione dell’articolo Germany and the Failure of Multiculturalism è pubblicata ed adattata con il permesso di STRATFOR.

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