La fonte e l’origine

(segue da : L’età d’oro dell’Islam)

Molti studiosi occidentali e orientali accettano la tesi che con l’avvento dell’Islam gli analfabeti della penisola arabica divennero improvvisamente scienziati e fanatici della cultura. Essi credono che con la religione islamica gli arabi diffusero il loro illuminante sapere per la gioia dei molti popoli determinando così una cosiddetta “età dell’oro dell’Islam”.
Niente di più falso.
La tesi muore sapendo che tutto è avvenuto come risultato di uno sviluppo armonioso e continuo dell’antica cultura e scienza persiana. Solo un elemento discordante interrompe questa catena di sviluppo: agli scienziati persiani fu ordinato dai conquistatori arabi di pubblicare i loro lavori solo in lingua araba. Così è stato per molti secoli. Quando questi libri scientifici arrivarono in Europa, gli occidentali presunsero e credettero che le opere erano state scritte da arabi musulmani. Ora, tutti gli scienziati autori dei libri, sono chiaramente identificabili come persiani come Ibn Sina (Avicenna), Zakaria Rasi (Rhases), Fakhr Razi, Biruni, Khayyam e molti altri.

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Rhases è stato un chimico e medico che andò oltre i confini della farmacologia basata sulle piante e introdusse per la prima volta al mondo sostanze di sintesi e quindi produsse prodotti farmaceutici importati.
Egli fu il primo farmacista a produrre alcool puro. Un altro scienziato persiano, Biruni, sviluppò un metodo per determinare il peso specifico di una sostanza inorganica, già nel 11° secolo. L’elenco degli scienziati persiani che hanno arricchito la chimica clinica, la farmacologia e la terapia medica e quindi la medicina, la matematica, la filosofia e l’architettura è quasi infinita. Purtroppo questo approfondimento va oltre la portata di questo articolo, basta solo sapere che si può scrivere una enciclopedia solo per gli scienziati persiani.
Facendo un’indagine approfondita delle più antiche letterature persiana e greca mettendo a confronto le metodologie della terapia medica e farmacologica dei due Paesi si dimostra che la medicina persiana era più sviluppata e progredita di quella greca già prima di Ippocrate. Gli scienziati odierni hanno concluso che i Greci, probabilmente, aggiunsero al loro patrimonio la scienza farmacologica persiana beneficiandone significativamente.

La situazione della scienza persiana durante l’occupazione araba

E’ sbagliato collegare i risultati scientifici dell’era persiana alla religione islamica. Non c’è nulla che possa giustificare un ‘”periodo d’oro dell’Islam”. In che modo l’Islam fu o è stato responsabile della fioritura della cultura e della scienza? Seguendo la logica degli inventori del cosiddetto “periodo d’oro dell’Islam”  la religione politeista greca dovrebbe essere eletta come la religione più elevata in occidente dato che le opere greche più sorprendenti in filosofia e architettura sono state scritte sotto il dominio di Zeus.
A nessuno passa per la mente di associare il pensiero e le realizzazioni dei filosofi greci, come Socrate e Aristotele, a degli dèi come Zeus e Afrodite.
Perché l’Islam dovrebbe essere il responsabile dei risultati scientifici nei territori islamici? Come mai improvvisamente, ad un certo punto storico, l’islam ha perso la sua capacità di definire la ricerca e non ha più prodotto pubblicazioni sui paradigmi scientifici?
La risposta è semplice semplice: l’inizio del “periodo d’oro dell’Islam” cade esattamente nel periodo che per 400 anni pongono la persia sotto la crudele occupazione araba dei califfati degli Omayyadi e Abbasidi. Quello che alcuni definiscono come “oro” non è altro che il furto di ciò Persiani hanno eseguito e realizzato in millenni di storia e cultura.
In quel periodo gli arabi non sapeva nulla di arte, ne di architettura e tanto meno di matematica, astronomia e cronologia. I conquistatori arabi restarono addirittura sorpresi quando rubarono le loro prime monete, non sapevano a cosa servissero. Così, dopo quattro secoli di islamizzazione la luce della scienza e della conoscenza persiana si è affievolita e lentamente è svanita.

Influenza araba sulla nascita dell’Islam

Gli storici del mondo islamico hanno a lungo dibattuto sulla questione se le loro conquiste furono basate su motivi religiosi o dalla necessità di espansione economica. Oggi, eventi famosi e innegabili degli arabi e del loro impero islamico possono essere capiti dagli scritti del famoso storico arabo Ibn Khaldun. Il più importante storico del 20° secolo, Arnold J. Toynbee, ritiene Ibn Khaldun come il vero fondatore della filosofia della storia araba. lo Scienziato Dr. Shojaedin Shafa cita Ibn Khaldun e il suo libro Al Moqaddama:
“Il talento naturale degli arabi è il saccheggio e lo sfruttamento degli altri. I Beni degli altri sono ispirazione di furto e rapina. Si alimentano attraverso le loro lance e le spade, rubano e saccheggiano, sul loro cammino, senza limiti morali. Essi, durante le loro conquiste, occupano un Paese senza prestare attenzione al patrimonio culturale di quel popolo, pertanto le proprietà degli occupati sono tutte violate e derubate. Questo processo riduce  la prosperità di un popolo e la civiltà si estingue. Essi sono il motivo per cui viene danneggiata la prosperità di una società, perché ignorano gli artisti, gli artigiani e li disprezzano […] la ricchezza di una società sparisce con la distruzione di queste professioni. Gli arabi non si sono mai preoccupati di applicare le leggi o le norme contro il furto o l’aggressione nei confronti dei cittadini. L’unica cosa di cui si sono curati è stato quello di ottenere la proprietà di altre persone attraverso l’estorsione e il ricatto. Non c’è mai stata l’intenzione di migliorare una comunità, ma di trovare nuovi modi per soddisfare la propria avidità e aumentare la propria ricchezza. In definitiva, una nazione controllata dagli arabi vive nel caos e nell’anarchia, come se non esistesse nessun potere legale. Caos e distruzione sono le cause della corruzione e dell’estinzione della salute cittadina, della ricchezza e della civiltà. La nazione occupata è naturalmente da saccheggiare e distruggere, tutto quello che trovano lo prendono come bottino […] A causa della loro natura è difficile per gli arabi accettare l’autorità poiché, in base delle loro caratteristiche, la legge e le regole dovrebbero avere la loro stessa brutalità, l’avidità e la rivalità che essi impongono agli altri. Accade raramente che essi siano d’accordo su qualcosa. Gli arabi si uniscono e lavorano insieme solo per questioni religiose, conquiste o per la vittoria. E così, questi arabi, che sono fieri di mangiare scorpioni e zecche, si sono riuniti sotto la bandiera del Profeta e si sono impegnati in conquiste in direzione dell’impero persiano e quello Bizantino. Dopo aver distrutto quegli imperi, gli arabi hanno raccolto enormi ricchezze. Ogni conquista araba ha automaticamente comportato la distruzione della sfortunata civiltà che li ha incontrati e così molte città sono state abbandonate dai loro abitanti. Campi coltivati si trasformarono in un deserto. Lo Yemen, un paese con una storia che risale ad almeno 3000 anni fa è stato ridotto in rovina dopo la conquista islamica. La civiltà persiana in Iraq è stata completamente distrutta. Lo stesso scenario si è svolto in Siria. Le tribù dell’Arabia del sud, la Banu Hilal e la Banu Sulaym, che penetrarono in Marocco e Tunisia combatterono tra di loro per più di 350 anni per ottenere l’egemonia locale. Essi distrussero completamente la vita agricola di quei luoghi riducendoli in deserto. Le aree tra il Mediterraneo e il Sudan, che erano state precedentemente costruite ed abitate, sono ormai solo un deserto dove restano solo rovine, terreni piatti e qualche villaggio a ricordarci che una volta l’ esisteva una civiltà.” (Al-Moqaddama di Ibn Khaldun, capitoli 27, 28 e 21).

Questi passi tratti dal “Al-Moqaddama” sono alcune delle critiche di Ibn Khaldun agli arabi. Nel Corano, in cui è riportata la parola del Profeta, è scritto, sulla natura degli arabi: “Quando vedono un commercio o un divertimento, si precipitano e ti lasciano ritto. Di’: “Quel che è presso Allah, è migliore del divertimento e del commercio e Allah è il Migliore dei sostentatori”. [Il versetto si riferisce ad un episodio avvenuto nel corso di una preghiera congregazionale. Mentre l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) stava ancora predicando, i musulmani furono distratti da uno strepito proveniente dall’esterno (un matrimonio secondo alcuni, l’arrivo di una carovana secondo altri). Spinti dalla curiosità corsero quasi tutti fuori dalla moschea per vedere cosa stava accadendo; solo dodici credenti rimasero ad ascoltare l’Inviato di Allah.]”

Gli arabi hanno imposto la loro ideologia di guerra, stupri, deportazioni, riduzione in schiavitù e omicidio sugli altri ed erano così arretrati, ignoranti e pieni di odio contro i Persiani civilizzati che non sapendo cosa fare con gli antichi tesori persiani, distrussero tutto. Il famoso tappeto Baharstan sarebbe oggi una delle meraviglie del mondo antico se non fosse stato fatto a pezzi e diviso come bottino di guerra.
Quei barbari non avevano né la capacità né la cultura né altro per motivare la nascita di una cosiddetta “età dell’oro”.
Gli arabi perseguitarono gli scienziati e gli studiosi persiani e li costrinsero a tradurre i loro libri in arabo. Ma obbligarono i persiani a tradurre i loro libri perchè riconobbero il valore dei testi scientifici solo dopo più di 100 anni di occupazione e distruzione. Leggere quei testi, nativi in persiano e tradotti in arabo ha prodotto la credenza che essi facessero parte del patrimonio islamico e arabo.

… continua su : Appropriazione della cultura persiana

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