palestina sotto il mandato inglese nel 1920

Storia d’Israele

Palestina : Il Piano di Partizione ONU

palestina sotto il mandato inglese nel 1920
palestina sotto il mandato inglese nel 1920. Come si può notare il territorio composto dalla transjordania più il territorio da assegnare ad Israele è chiamato genericamente palestina

Colpiti dalla violenza e trovatisi ad affrontare crisi politiche che scaturirono dai problemi economici causati dalla Seconda guerra mondiale, gli inglesi abbandonarono la maggior parte del loro impero e decisero di rimettere la “questione palestinese” nelle mani delle Nazioni Unite. Nel 1947 varie missioni esplorative dell’ONU giunsero alle stesse conclusioni tratte da Lord Peel una decade prima.
Il 29 novembre 1947 l’ONU proclamò la nascita di due stati: un stato per gli arabi su circa il 45% della terra rimasta [dopo la nascita del Regno Hashemita di Giordania del 25 maggio 1946, n.d.t.], e lo stato di Israele per gli ebrei approssimativamente sul 55%. Ma più della metà della parte ebraica (circa il 60%) era costituito dal deserto del Negev e da terre della Corona largamente disabitate e ritenute prive di valore.
Il Piano di Partizione ONU (Originale Risoluzione n. 181 con cartine allegate) creò confini incerti tra i due stati nascenti, basati sulla proprietà della terra e sulle densità delle rispettive popolazioni dei due gruppi. Gli stati arabi erano membri dell’ONU. Tale appartenenza avrebbe dovuto comportare almeno la buona volontà di attenersi alle decisioni prese dalla maggioranza dell’unione mondiale di stati formatasi da poco.
Ma non lo fecero.
In sprezzante rifiuto del piano di partizione ONU, lanciarono una guerra di aggressione che, secondo la loro propaganda ufficiale, doveva essere una guerra di annientamento. La loro intenzione non era correggere qualche disputa di confine o reclamare un campo fertile perso in una prima battaglia. La loro intenzione era distruggere lo stato di Israele appena creato e disfarsi dei suoi 605.000 ebrei, a qualunque costo.
Ma, per il loro dispiacere, gli stati arabi persero la guerra di aggressione da essi scatenata. La sconfitta gli costò molto del territorio che l’ONU aveva designato per lo stato della Palestina.
E molto ancora di ciò che doveva essere la Palestina (la West Bank e la Striscia di Gaza) fu annesso dai due stati arabi vicini. L’Egitto mantenne l’occupazione illegale della Striscia di Gaza, e la Giordania annesse illegalmente la West Bank. Ambo le annessioni erano in spregio alla legge internazionale e alle Risoluzioni ONU nn. 181 e 194.
Non vi fu protesta araba o palestinese per questo. Perchè? L’unica spiegazione plausibile è che nel 1949, i palestinesi non si consideravano “palestinesi” ma arabi, ed infatti il termine “Palestina” veniva usato universalmente per riferirsi allo stato ebraico.
Ad aggiungere ulteriore imbarazzo per gli stati arabi, arrivò l’offerta di Israele del 1949 per un trattato di pace formale in cambio del quale Israele avrebbe restituito molta della terra conquistata nella guerra, permettendo il rimpatrio della reale quota di rifugiati arabi creati dalla guerra (colloqui in occasione dell’Armistizio di Rodi, febbraio-luglio 1949).
Ma se le nazioni arabe fossero state disposte ad accettare il piano di ripartizione ONU, o ad accettare l’offerta di pace israeliana, non solo uno Stato della Palestina esisterebbe dal 1947, ma ci non sarebbe mai stato il problema dei rifugiati arabi.
Comunque, la risposta araba fu: niente pace. I rifugiati sarebbero tornati alle loro case solo quando avessero potuto sventolare la bandiera con la mezzaluna sui cadaveri degli ebrei.
Meglio costringere i palestinesi a rimanere accampati in squallidi campi profughi piuttosto che costringere gli stati arabi a riconoscere uno stato non musulmano in mezzo a loro.
Come nel 1937, i leader arabi rifiutarono la possibilità di uno stato palestinese scegliendo l’aggressione continuata contro Israele. Non fu la creazione dello Stato di Israele a provocare il problema dei rifugiati e gli altri problemi susseguenti; fu la guerra di annientamento intrapresa dagli stati arabi a creare i rifugiati, respingendo la seconda opportunità per la creazione di uno stato palestinese.
Da Informazione Corretta Christian Rocca
In occasione del 57° anniversario dell’indipendenza d’Israele, Yom Atzmauth, festeggiato ieri, pubblichiamo il capitolo intitolato: “Nazioni Unite nell’antisemitismo”, tratto dal libro “Contro l’Onu “il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un’alleanza tra le democrazie” (Edizioni Lindau, 13,50 euro, in libreria) scritto da Christian Rocca, giornalista del Foglio. L’Onu è profondamente antisraeliana, antisionista e quindi antisemita. Eppure Israele è l’unico Stato nato in seguito a una risoluzione dell’assemblea generale dell’Onu, nel novembre del 1947 (33 voti a favore, tredici contrari, dieci astensioni). Ma è anche l’unico Stato al mondo il cui diritto all’esistenza sia stato messo in discussione da una successiva risoluzione, l’unico Stato membro cui non è consentito partecipare pienamente ai lavori delle Nazioni Unite. Israele, per prassi consolidata, non ha gli stessi diritti degli altri paesi membri, nonostante la Carta delle Nazioni Unite stabilisca che l’organizzazione “si fonda sul principio dell’uguaglianza dei suoi membri”. Israele è meno uguale degli altri. Fino a pochi mesi fa Israele non faceva parte di nessun gruppo regionale, così da non poter essere eletto nè al Consiglio di sicurezza nè in nessun altro comitato o commissione. Diciotto Stati arabi su ventitrè non accettano l’esistenza dello Stato d’Israele, figuriamoci l’idea di poterci lavorare fianco a fianco nello stesso gruppo regionale. Ora, grazie ai soliti americani, Israele è entrato nell’onnicomprensivo supergruppo dei paesi occidentali che comunque non consente ancora la partecipazione a gran parte delle attività delle Nazioni Unite. In un’intervista al quotidiano israeliano Yediot Ahronoth, Kofi Annan ha dato una clamorosa conferma di questo status di inferiorità dello Stato ebraico. Il giornalista gli aveva chiesto se riusciva “a immaginare Israele seduto nel Consiglio di sicurezza’ e Annan ha risposto: “Sì, non escludo la possibilità che un giorno Israele diventi un membro del Consiglio di sicurezza”. Ma invece che denunciare la vergognosa esclusione cinquantennale, Annan ha posto una condizione alla piena partecipazione di Israele ai lavori delle Nazioni Unite: “Dipende dai progressi che riuscirete a conseguire nel risolvere il conflitto con i palestinesi”. Condizione, ovviamente, mai posta alla Siria, all’Egitto, all’Iraq, all’Arabia Saudita, alla Giordania, all’Iran e a tutti gli altri paesi coinvolti al pari di Israele nel conflitto mediorientale. Israele non può far parte della commissione sui diritti umani di Ginevra, pur essendo l’unico paese del medio oriente che li rispetta. L’accesso gli è precluso, ma Israele è argomento di costante attenzione da parte degli altri membri, anzi occupa metà del tempo dei lavori della commissione. Nonostante la popolazione israeliana sia pari allo 0,10 per cento della popolazione mondiale, lo Stato ebraico è al centro del 40 per cento dei voti dell’assemblea generale. La commissione Diritti umani non batte ciglio sugli abusi nei paesi dittatoriali, ma ogni anno approva quattro, cinque, talvolta otto, risoluzioni contro Israele, per violazioni dei diritti umani che fanno sorridere se paragonate alla barbarie professata e attuata dai suoi accusatori. L’uccisione dell’ispiratore dei terroristi kamikaze, lo sceicco Ahmed Yassin, solo per citare il caso più grave, è stata condannata con 31 voti, 18 astenuti e il solo voto contrario di Stati Uniti e Australia. Neutralità addio Le dittature islamiche e i regimi comunisti, se c’è di mezzo lo Stato ebraico, abbandonano improvvisamente la “neutralità” invocata in altre occasioni e non lesinano condanne per “la disperata situazione” dei palestinesi creata da Israele col “pretesto” di distruggere la rete degli assassini suicidi. (…) Le Nazioni Unite non sono mai riuscite a rendere onore alle vittime dell’Olocausto nazista prima del 2005, nonostante il Segretario Generale Annan abbia ricordato che l’Onu è nato proprio come risposta ai lager nazisti. In occasione del cinquantenario della liberazione di Auschwitz, nel 1995, i russi e i paesi arabi si opposero a una sessione ad hoc sull’Olocausto. Annan c’è riuscito nel 2005, dopo mesi di trattative e di sforzi diplomatici e convincendo infine solo 150 Stati su 191 ad accettare la proposta di onorare il sessantesimo anniversario. E’ impossibile sapere quali paesi abbiano detto di no. L’Onu ha fatto sapere che quel voto era segreto. Il Corriere della Sera ha scritto: “C’è da notare che per ottenere l’assenso del blocco arabo-musulmano, contrarissimo alla commemorazione, è avvenuto un segreto do ut des: in cambio del ricordo dell’Olocausto, Kofi Annan ha dato il via alla risoluzione contro il Muro israeliano”. Il giorno della commemorazione, il 24 gennaio del 2005, i banchi dei paesi arabi e musulmani sono rimasti vuoti. Gli unici presenti sono stati l’Afghanistan appena liberato dagli americani, la Turchia e la Giordania.