Dal Sionismo ad Israele

OBIETTIVO DEL SIONISMO

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Theodor Herzl

L’obiettivo del SIONISMO politico fu formulato mezzo secolo prima da THEODOR HERZL (lui il fondatore; famoso il suo libro Der Judenstaat – Lo Stato degli Ebrei – 1896).Sosteneva che perdurando l’odio verso gli ebrei anche dopo un’eventuale assimilazione, l’unica soluzione della questione ebraica doveva essere cercata nella formazione di uno stato nazionale ebraico. (una tesi già avanzata da MOSES MONTEFIOREe da altri). Il progetto suscitò immediato interesse tra gli ebrei dell’Europa orientale, tanto che già l’anno dopo, nel 1897 si potè organizzare a Basilea il primo congresso sionista. Herzl con il suo carisma, la sua intensa attività diplomatica, anda² a creare un organismo quasi permanente, che assunse – con il “Programma di Basilea” il carattere di un’assemblea costituente. Herzl acquistò così tanto prestigio che era ormai paragonabile a quello di un capo di stato; capo di un “popolo senza terra” che Herzl voleva trasferire in una “terra senza popolo”. Il suo progetto “nazionale” dalla forte carica ideologica, tendeva a combattere l’antisemitismo mediante il trasferimento degli ebrei in una sede autonoma garantita dal diritto internazionale; un modello laico, nazionalista, in luogo delle motivazioni religiose (“Ritorno a Sion” Terra Promessa). Quindi piuttosto pragmatico, e forse proprio per questo avversato apertamente dai religiosi ferventi che giudicavano blasfemo il tentativo di ricostruire uno stato ebraico prima del ritorno del Messia. Herzl voleva comunque trasformare in realtà il suo progetto, e per realizzarlo si rivolse al Kaiser Guglielmo II nella speranza che esercitasse pressioni sull’impero ottomano per una soluzione palestinese; poi si rivolse allo stesso sultano Abdulhamid II, infine nel 1903 alla Russia. Ma nel 1904 morì, lasciando in eredità il suo grande progetto politico. Quello dell’italiano Montefiore (1784- 1885- pentato lord inglese) era solo un piccolo progetto; puntando sulla piccola comunità ebraica già esistente (5000 nel 1770 – 10.000 all’inizio dell’Ottocento) il suo era più che altro una colonizzazione economica; infatti acquistò dei terreni costruendoci un villaggio; in buona parte con capitali britannici. Contemporaneamente nel 1882 in risposta alle frequenti persecuzioni religiose antiebraiche sorsero in Russia, Polonia, Romania numerose società di “Amanti di Sion” (Howevei Zion) che ebbero un discreto successo fondando in Giudea realmente la prima colonia sionista; quella di Rishon. Seguirono poi altri insediamenti, ma sempre sovvenzionati da ricchi ebrei europei, tra i quali i Rothschild (imparentato con Montefiore) e i von Hirsch. La svolta sionistica politica però avvenne con il sopra accennato Herzl. Ma come già accennato gli oppositori non mancarono. Oltre ostili per motivi religiosi (destra religiosa), c’erano i fautori dell’ebraismo riformista, forti in Germania e in Ungheria, favorevoli piuttosto all’integrazione degli ebrei negli stati di appartenenza; quindi svincolati da fattori storico-geografici. Della stessa idea gli esponenti dell’ebraismo americano, che addirittura sostenevano che erano gli Usa la terra promessa. I seguaci di Herzl non si scoraggiarono, rimasero legati al suo progetto, lo ratificarono al VII Congresso di Basilea nel 1905, poi la svolta fu nel 1917, grazie alla Dichiarazione di Balfur, fatta propria dalla Società delle Nazioni. Terminata come sappiamo la Grande Guerra, alla Gran Bretagna vincitrice nel 1922 fu affidato il mandato sulla Palestina. Questo sancì il principio di collaborazione tra sionismo (in buona parte inglese) e l’amministrazione britannica. Tra gli attivissimi dirigenti sionisti troviamo Ben Gurion, Weizman e David, che si dedicarono alacremente a gettare le fondamenta del futuro stato ebraico. L’Inghilterra -conoscendo i famosi progetti autonomistici di Herzl – iniziò a preoccuparsi. Ed ecco infatti il manifestarsi dei primi contrasti. Gli inglesi non desideravano la nascita di uno stato (che ormai era già di fatto) tutto ebraico, ma lo voleva integrato con la popolazione araba. Solo così (con questo dualismo) avrebbe potuto mantenere il suo protettorato. Ora se già nei primi anni del secolo l’immigrazione era già considerevole, quando negli anni Trenta, con l’avvento del nazismo, questa aumentò, e riversa² in terra promessa un numero considerevole di favorevoli allo stato “binazionale”. E fra questi i marxisti di Hashomer Hatsair che dal 1935 in poi misero infatti in minoranza gli altri. Dopo gli sconvolgenti anni della seconda guerra mondiale, a ritornare sulla breccia (dopo essere usciti proprio nel ’35 dall’Organizzazione sionista mondiale) furono ancora una volta quelli che volevano la creazione di una maggioranza ebraica e uno stato ebraico in terra promessa, da realizzarsi mediante un massiccio confluire di esuli nella Terra di Israele, che avrebbe permesso di creare con l’alto numero una unità di popolo ebraico molto forte. Definizione degli scopi di questa unità e dentro questa unità il ruolo dei sionisti del movimento mondiale, crearono molti contrasti negli anni precedenti e i seguenti alla nascita dello stato di Israele. Ben Gurion (e il rabbino statunitense Habba Hillel Silver) pur di raggiungere il suo scopo, iniziò a prendere le distanze dal movimento sionista mondiale. Non desiderava da questo una tutela, anche se riceveva da ogni parte del mondo aiuti economici ed ogni altra forma di assistenza. Infatti Ben Gurion riuscì a fare un distinguo sul movimento. Tutti gli ebrei della dispora sparsi per il mondo erano sì “sionisti” cioè “Amici di Israele”, ma considerava sionisti in senso stretto soltanto gli ebrei che si erano trasferiti o si volevano trasferire in terra promessa. Inutile dire che queste dispute di carattere politico e religioso (appoggiando il nuovo governo una o l’altra fazione) crearono pisioni dentro lo stesso stato di Israele mentre era in fase di realizzazione la grande opera concepita da Herzl.”Guarda la terra di Canaan, dice il Signore, che io darò in possesso ai figli di Israele… questa è la terra che io giurai ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe dicendo ‘Io la darò alla tua progenie’”. Sono le quattro del pomeriggio del 14 maggio 1948 e queste parole, che Mosè ascoltò dall’alto del monte Nebo prima di morire (Antico Testamento, Deuteronomio). Per il popolo ebreo, condannato ad errare nel mondo per secoli, perseguitato, umiliato, carcerato nei mostruosi e pestilenziali ghetti, privato dei più elementari diritti umani, vittima dei massacri perpetrati dalle legioni romane, dalle pie schiere dei Crociati, dalle orde musulmane e infine da quella macchina criminale rappresentata dalle SS germaniche, questo è un momento di profonda, inesprimibile commozione. Eretz Israel (la Terra d’Israele, ndr.) fu la culla del popolo ebraico. Fu qui che si plasmò la sua identità spirituale, religiosa e politica. Fu qui che gli ebrei formarono il loro Stato, crearono valori d’importanza nazionale e universale e diedero al mondo il Libro dei Libri. Dopo esser stato esiliato con la forza dalla sua terra, il popolo ebraico mantenne la propria fede per tutta la diaspora e non cessa² mai di pregare e sperare di poter, un giorno, far ritorno nella sua patria e riottenervi la sua libertà politica”. “Legati da questi vincoli storici e tradizionali, gli ebrei, una generazione dopo l’altra, lottarono per stabilirsi nell’antica patria. Negli ultimi decenni sono tornati in massa. Pionieri, maapilim (gli immigrati giunti in Israele infrangendo le leggi restrittive, ndr.) e difensori hanno fatto fiorire il deserto, hanno riportato a nuova vita la lingua ebraica, costruito villaggi e città e creato una prospera comunità che controlla la propria economia e la propria cultura, che ama la pace ma è in grado di difendersi, che reca i benefici del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspira all’indipendenza… Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che sanciva la costituzione di uno Stato ebraico in Eretz Israel; l’Assemblea generale chiese agli abitanti di Eretz Israel di compiere tutti i passi che da parte loro fossero necessari per l’applicazione di tale risoluzione. Il riconoscimento da parte dell’ONU del diritto del popolo ebraico alla fondazione del proprio Stato è irrevocabile”. “Questo è un diritto naturale del popolo ebraico: il diritto di poter disporre del proprio destino, come tutti gli altri popoli, nel proprio Stato sovrano”.

NASCITA DELLO STATO D’ISRAELE

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Mappa Israele (1000, 950 AC), come si nota la palestina non esiste

Poche ore dopo la dichiarazione di indipendenza riprendono in grande stile i mai interrotti attacchi contro la comunità ebraica in terra promessa. Questa volta — il 15 maggio — si forma una “grande armata” nella quale sono riuniti gli eserciti egiziano, giordano, irakeno, siriano e libanese, affiancati da un contingente dell’Arabia Saudita. Con la massiccia aggressione, portata all’interno del nuovo Stato, gli arabi vogliono dimostrare in modo clamoroso il loro rifiuto del Piano di spartizione approvato dall’Onu nel novembre del 1947. La guerra, che viene combattuta in perse riprese, dura tredici mesi. Le Forze di difesa israeliane, che sono male armate e inferiori numericamente ma perfettamente addestrate, respingono la “grande armata” fuori dai confini di Eretz Israel. E nel luglio del 1949 il giovane Stato firma accordi separati di armistizio con l’Egitto, la Giordania, il Libano e la Siria. Come ha potuto questo David-Israel — 650.000 abitanti, un esercito popolare di qualche decina di migliaia di soldati — sostenere il colpo d’ariete del Golia arabo?

Per rispondere alla domanda, prima di continuare questa breve storia dello Stato ebraico, è necessario retrocedere nel tempo di oltre un centinaio d’anni. Partiamo dal 1840, che vede Israele ancora inglobato nel già declinante impero ottomano. Le condizioni di vita degli ebrei che sono rimasti nella loro terra d’origine — sono poche migliaia — migliorano lentamente e la situazione favorisce l’immigrazione dall’Europa. Nascono nuovi insediamenti ma Gerusalemme, Nablus e Haifa continuano a essere i maggiori poli di attrazione. Con l’aiuto degli ebrei che sono sparsi in tutto il mondo vengono acquistati persi terreni agricoli. Non sono certo terre “buone”: gli effendi, i latifondisti che vivono al Cairo, a Damasco o a Beirut vendono — e a caro prezzo — soltanto dune e paludi, non le fertili terre della Samaria. Ma lentamente quei fondi si trasformano e il duro lavoro dei nuovi proprietari li rende fecondi. Per impostare l’attività in modo più razionale e aumentare quindi la produttività , viene fondata a Mikveh Israel la prima scuola di agricoltura.

E’ il periodo in cui si forma l’ossatura dell’Yshuv, ossia l’insediamento ebraico organizzato. Nel 1860 appare anche la prima stampa ebraica. Questo lento e sofferto momento storico è la matrice dalla quale nasce il “grande sogno”: la costituzione di uno Stato. La prima proposta viene lanciata già nel 1839 da sir Moses Montefiore, finanziere ebreo inglese di origine italiana, che contribuisce generosamente agli sforzi dei suoi fratelli di fede che ogni giorno compiono il miracolo di far fiorire la vita dalla nemica sabbia del deserto. E se non uno Stato — dice sir Moses — almeno una comunità autonoma. Ma chi fa scattare il meccanismo inarrestabile che porterà alla realizzazione del sogno — quanto antico! — è il giornalista ebreo francese Theodor Herzl. Nel 1896 scrive un libretto che, pur accolto da qualcuno e da qualche ambiente come “un documento bizzarro, una curiosità storica più che un programma di azione”, cade come una scintilla in una situazione combustibilissima. L’Yshuv sta irrobustendosi. Nel 1878 ha cominciato a prendere una fisionomia precisa con la fondazione di Petah Tikva, madre degli insediamenti agricoli ebraici.

Nel 1887 la popolazione aumenta sensibilmente con l’arrivo della massa di ebrei della prima alià (letteralmente la “salita” alla terra promessa): sono coloro che fuggono dai grandi pogrom scatenati in Russia e Romania contro le comunità “giudee”, pogrom che vengono presentate come “furia spontanea di popolo”, ma che in realtà sono ispirati dalle autorità per scaricare i malumori di una popolazione vessata dalla spietata tirannide dello zar. E queste “furie spontanee” si lasciano dietro negozi distrutti, case bruciate, sinagoghe devastate e saccheggiate, donne violentate, morti e feriti; dal 1881 al 1921 si contano oltre duemila pogrom duemila massacri, duemila fiumi di sangue che inondano la società civile di tutto il mondo. La comunità fuggita dall’inferno russo si sparpaglia nei villaggi agricoli esistenti e ne fonda di nuovi nella Giudea (Rishon le Zion, Ekron, Edera), in Samaria (Zichron Ya’acov) e in Alta Galilea. Una parte va a vivere in città . E il lavoro per la ricostruzione dell’identità , nazionale e personale, prende impulso anche grazie a questi profughi provati nel corpo ma non nello spirito, perchè nei loro miserabili ghetti hanno tenuto accesa la fiamma della cultura nazionale, della religione, hanno continuato a insegnare ai loro figli la dotta lingua ebraica, la gloriosa storia dei regni e dei re dell’antica terra di Israele.

Nell’Yshuv la lingua ebraica torna a vivere per tutti, e penta elemento unificante, riscoperta dell’ebraicità . Nel 1892 un’assemblea di insegnanti fissa i termini ebraici da usare nella matematica e nelle scienze naturali e progetta un piano di studi scolastici unificato. Dopo circa dieci anni l’ebraico penta la principale lingua di una comunità che prima comunicava faticosamente attraverso i vari dialetti o quella specie di neolingua rappresentata dall’yiddish, un cocktail di ebraico e tedesco nato dalla diaspora. Tuttavia l’Yshuv vive una vita dura. La popolazione è scarsa e dispersa, le comunicazioni e i trasporti carenti e insicuri, gran parte del suolo ancora in un profondo stato di abbandono, la malaria è endemica per la presenza di molte paludi, l’atteggiamento dell’amministrazione turco-ottomana è ostile e oppressivo. All’inizio del 1882 viene emessa una legge che vieta l’insediamento degli ebrei dell’Europa orientale. L’acquisto delle terre viene sottoposto a restrizioni, penta impossibile la costruzione di edifici senza uno speciale permesso che deve essere richiesto a Costantinopoli. L’opprimente politica del governo ottomano rende più difficile lo sviluppo agricolo e produttivo dell’Yshuv, ma non lo ferma. Anzi. La situazione è un terreno fecondo per la crescita dell’idea lanciata da Herzl nell’ironizzato libretto che corre nel mondo con quel suo esaltante titolo:”Lo Stato ebraico”.

Nel 1897 Theodor Herzl organizza il primo congresso sionista e fonda a Basilea l’Organizzazione sionista mondiale. In questo movimento viene organizzata e prende forza la millenaria pulsione del popolo ebraico a ritornare alla sua terra. Il sionismo, movimento di liberazione nazionale, penta la risposta moderna a secoli di discriminazione e ostracismo, di oppressione e persecuzione omicida e alla crescente coscienza che il popolo ebraico può liberarsi soltanto con l’autodeterminazione. Gli scopi dell’Osm sono precisi: ritorno degli ebrei alla terra d’Israele; rinascita, sul suolo patrio, della vita nazionale ebraica; raggiungimento di una dimora riconosciuta e legalmente assicurata agli ebrei nella loro patria storica. Da quell’anno la marcia verso la vittoria finale si fa più rapida. L’Yshuv riceve nuova linfa dall’arrivo di migliaia di ebrei che, delusi dal fallimento della rivoluzione russa del 1905, costituiscono la seconda ondata di immigrazione nel paese. Socialisti e sionisti entusiasti puntano a dar vita a una classe operaia ebraica, a riscattare la terra con “il sudore della fronte” e a impegnarsi in ogni tipo di lavoro manuale al fine di edificare una società pienamente produttiva e autosufficiente. L’influenza dei gruppi socialisti è determinante: la comunità ebraica comincia a darsi un’organizzazione politica.

Il primo kibbutz (così viene definita la colonia agricola collettiva di grandi proporzioni) viene fondato nel 1909 sulla riva meridionale del lago Kinneret (Tiberiade) sulla terra acquistata dal Keren Kayemet (Fondo nazionale ebraico). Quasi contemporaneamente viene fondato il primo gruppo ebraico di autodifesa, l’Hashomer (il Guardiano) che si assume la responsabilità della sicurezza dei nuovi villaggi ebraici dagli attacchi degli arabi. E’ l’embrione di un futuro esercito che darà lezioni di tattica e strategia al mondo intero. Qualche tempo dopo, sulle dune a nord di Jaffa, sorge Tel Aviv. La vita degli uomini dell’Yshuv è dura, da pionieri; molti dei nuovi arrivati ripartono alla ricerca di una condizione meno stressante, ma la maggioranza resta a battersi. E’ il 1914 e in Eretz Israel ci sono 85.000 ebrei. Nel 1800 erano 10.000. Il 1914 è un anno nefasto per il mondo e per la comunità ebraica che vive in terra d’Israele. Scoppia la prima guerra mondiale che investe anche il Medio Oriente, dove sono in gioco grossi interessi europei: uno dei più importanti è rappresentato dal canale di Suez. E la situazione d’emergenza — sono in marcia le truppe russe, inglesi e francesi — fa scattare i primi provvedimenti. Nel dicembre del 1914 il governo turco da ordine di deportare gli ebrei stranieri, nella primavera successiva il sionismo viene messo fuori legge e i suoi sostenitori condannati all’esilio. Fra coloro che vengono cacciati vi sono David Ben Gurion e Ytzhak Ben-Zvi, futuro presidente della repubblica.

Alla fine del 1915 circa 12.000 ebrei sono costretti ad abbandonare Eretz Israel: La maggioranza finisce ammassata nei campi profughi dell’Egitto, 500 si arruolano nel Corpo sionista mulattieri che combatte con gli Alleati a Gallipoli. Non è il solo contributo che gli ebrei danno alla guerra contro i turchi. Del corpo di spedizione inglese, comandato dal generale Allenby, fa parte anche la Legione ebraica, formata da due battaglioni di fucilieri reali (il 38º London e il 39º American). E c’è un terzo battaglione, formato da 850 volontari locali, il First Judean. L’11 dicembre 1917 questi soldati assieme agli ebrei di tutto il mondo vivono un altro dei grandi momenti storici che nel giro di pochi anni modificheranno il destino del “popolo errante”: il generale Allenby entra in Gerusalemme alla testa dei suoi uomini.

Dopo quattro secoli l’impero ottomano deve rinunciare al dominio sulla Terra Santa

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Mappa impero ottomano nel 1683, come si nota la palestina non esiste

Questa vittoria segna una svolta. Già nei primi mesi della guerra Herbert Samuel, un ministro del governo, Herbert Asquith aveva dimostrato ai suoi colleghi che l’Inghilterra e gli ebrei avevano un interesse comune a staccare la terra promessa dall’impero turco, ragion per cui le aspirazioni sioniste andavano incoraggiate. Nel 1917 il ministro degli Esteri inglese, lord Balfour, formula la sua famosa dichiarazione nella quale viene riconosciuto il legame storico del popolo ebraico con la terra promessa e che impegna l’Inghilterra ad appoggiare l’insediamento in terra promessa di un national home (focolare nazionale). Questi punti vengono approvati dai vari governi alleati e nel giugno del 1922 vengono ribaditi da una risoluzione del Congresso degli Stati Uniti. Nel luglio dello stesso anno la Società delle Nazioni conferisce ufficialmente alla Gran Bretagna un mandato del quale la dichiarazione Balfour fa parte integrante.

Anche se costantemente in stato di allarme per le continue incursioni e le azioni di disturbo degli arabi, l’Yshuv, ossia l’insediamento ebraico organizzato, continua a costruirsi una patria. Tra il 1919 e il 1929 la popolazione ebraica quasi raddoppia, raggiungendo la quota dei 160.000 abitanti. Sono stati acquistati 120.000 ettari di terra e da Metulla al nord e da Be’er Tuvia al sud vi è una fascia continua di territorio che, popolata da ebrei, costituisce già un vero e proprio territorio nazionale, anche se di ridotte dimensioni. E a poco a poco l’insediamento prende i connotati di un piccolo Stato organizzato. La cultura, classica e scientifica (che gli ebrei della diaspora hanno sempre considerato come valore primario, un valore che è stato un prezioso strumento di sopravvivenza morale e materiale) viene coltivata febbrilmente e con la stessa cura con la quale vengono coltivati i campi strappati al deserto. Letteratura, giornali e teatro ebraico sono una realtà : l’università ebraica di Gerusalemme e il Technion (il politecnico) di Haifa sono in piena attività .

Nel 1927 l’Yshuv viene riconosciuto come entità a sé e di conseguenza si da le istituzioni tipiche di uno stato democratico: l’assemblea rappresentativa e quella esecutiva, il consiglio nazionale i cui membri vengono scelti dall’assemblea rappresentativa. L’Agenzia Ebraica, impiegando i fondi raccolti all’estero, finanzia l’immigrazione, assicura il sistema scolastico, da forte impulso all’agricoltura, all’industria e al commercio e coordina il lavoro dell’organizzazione medica Hadassah, la cassa malattie, e di altre organizzazioni sanitarie.

Nel 1920 viene fondata l’Haganà , una nuova organizzazione di autodifesa, per proteggere la comunità durante le rivolte arabe di Gerusalemme e di Haifa: decisione necessaria, considerato che l’Yshuv non può contare sulla protezione delle truppe inglesi dato che il governo britannico del momento da corda alle sommosse arabe. Proprio per le contraddittorie posizioni assunte dagli inglesi nel corso del mandato, gli ebrei di Eretz Israel prendono coscienza che per conquistare l’indipendenza debbono difendersi su due fronti. Il terrorismo arabo, infatti, non conosce soste: il 24 agosto 1929, un sabato, gruppi di musulmani assassinano a sangue freddo 67 ebrei di Hebron — uomini, donne e bambini — e distruggono le sinagoghe, mettendo fine alla permanenza della comunità ebraica in quella città dei patriarchi dov’era vissuta per duemila anni. Quanto al governo inglese, cede sempre più all’aggressività degli arabi e raggiunge il limite quando blocca l’immigrazione degli ebrei in terra promessa, impedendo addirittura lo sbarco di 4.500 reduci dai campi di sterminio nazisti giunti davanti alla costa palestinese, davanti alla Terra Promessa, a bordo del piroscafo battezzato simbolicamente “Exodus 47”.

Exodus 47

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Nave Exodus piena di ex deportati dei campi di sterminio nazisti (1947) che fu rispedita in Germania

La nave viene rimandata sotto scorta ad Amburgo. Un fatto che lascia esterrefatti gli stessi tedeschi. Un episodio che porta l’Yshuv alla decisione inevitabile: organizzare la resistenza per liberare il territorio dal dominio inglese. E’ l’unico modo per conquistare l’indipendenza definitiva e dar modo agli ebrei della diaspora, ai vari profughi, di tornare in Israele. E resistenza è, dura e decisa: la conducono l’Haganà , l’Irgun Zvai Leumi (Organizzazione militare nazionale) e il Lohamei Herut àŒsrael (Combattenti d’Israele per la libertà ). Le organizzazioni agiscono indipendentemente, ma ognuna di loro conduce con maestria una guerriglia che, per la fulminea mobilità dei commandos, per l’intelligenza tattico-strategica con la quale questa task force si muove sui terreni più difficili, mette in ginocchio le truppe inglesi e porta a quel grande giorno che è il 14 maggio del 1948. Da queste tre organizzazioni, quando l’appena sorto stato ebraico si trova davanti all’attacco arabo, nascono le Forze di difesa israeliane che, l’abbiamo visto, anche se dotate di potenza di fuoco e mezzi decisamente minori rispetto alla “grande armata” scatenata contro Israele, hanno dalla loro la velocità d’intervento e un tipo di addestramento prezioso: non quello acquistato nelle caserme o nelle scuole militari, ma quello appreso sul campo di battaglia. Ecco dunque le ragioni di questa incredibile vittoria. Dopo lo scontro del 1948 Israele gode di qualche anno di relativa pace e si dedica al perfezionamento delle sue istituzioni e della propria organizzazione in generale. Viene riconosciuto il diritto di ogni ebreo di vivere in Israele. àˆ un punto fondamentale della legge dello stato ebraico: la “legge del ritorno” del 1950 accorda piena e automatica cittadinanza a ogni nuovo immigrato ebreo.

Alla fine del 1951 l’Yshuv raddoppia la popolazione con l’arrivo di oltre 750.000 persone: la metà sono ebrei fuggiti dai paesi musulmani. Di fronte a questo massiccio aumento della popolazione il pionierismo agricolo penta una necessità , quindi viene dato forte impulso all’agricoltura e alle scienze funzionali a questo settore produttivo. Il paese da dimostrazione di una grande capacità creativa nell’elaborare tecniche di ogni genere per superare gli ostacoli dati da un terreno arido e che nessuno prima aveva tentato di far rendere (e a questo proposito va ricordato un documento del 1937 stilato dalla Commissione inglese Peel nel quale si constatava che la Palestina, tradizionalmente paese di emigrazione araba, era pentato un paese di immigrazione araba a causa del rapido sviluppo economico ebraico). Vengono risolti persi problemi sociali. La Knesset (il parlamento) vara come prima misura la legge sull’istruzione obbligatoria e nel 1951 viene sancita l’eguaglianza dei diritti delle donne. E’ il periodo che vede presidente del consiglio BEN GURION e presidente della repubblica CHAIM WEIZMANN, illustre scienziato vissuto in Inghilterra che ha avuto una grande influenza su lord Balfour, l’autore della famosa dichiarazione. Altro passo importante, la creazione della scuola di stato. Questo periodo di pace e di intenso lavoro, che vede impegnato ogni israeliano alla crescita della nazione, non dura molto.

Terrorismo arabo contro gli ebrei

Si moltiplicano le azioni terroristiche scatenate dai feddayn, i guerriglieri arabi addestrati in Egitto. Le moderne armi con le quali i feddayn uccidono provengono dall’arsenale militare egiziano, massicciamente rifornito dall’Unione Sovietica. Sul conflitto israelo-arabo la posizione del Cremlino è bizantina: all’epoca dello scontro del 1948 la Pravda ha scritto che “l’Urss sostiene l’indipendenza dei popoli arabi, ma dev’essere però chiaro che gli arabi non si battono oggi per i loro interessi nazionali e per la loro indipendenza ma contro il diritto degli ebrei a costituire un loro stato indipendente. L’opinione pubblica sovietica non può quindi che condannare l’aggressione araba contro Israele”. La situazione è tesissima. La propaganda sugli arabi rimasti in territorio israeliano è tambureggiante e ha un certo gioco soprattutto a causa di un tragico incidente accaduto nella notte del 9-10 aprile 1948.

L’episodio è annotato in “Israele: quarant’anni di storia”, un ottimo libro scritto da Fausto Coen con ritmo giornalistico e rigore storico. In quella notte “nel villaggio arabo di Deir Yassin forze miste dell’Irgun e del gruppo Stern si macchiarono di un grave crimine uccidendo 250 arabi fra armati e civili. Il villaggio di Deir Yassin si trovava lungo la strada di Gerusalemme non lontano da Castel ma non era considerato posizione strategica vitale. Il fatto è però che le due formazioni autonome, la Irgun e la Stern volevano ottenere un loro successo personale in battaglia. Gli attaccanti lasciarono un corridoio nel villaggio per consentire alla popolazione non armata — avvisata con altoparlanti — di uscire. Più di 200 abitanti lo fecero e coloro che erano rimasti finsero di arrendersi. Quando però i reparti dell’Irgun avanzarono, vennero accolti da un fuoco nutrito scatenato dalle case piene di armi e di munizioni.

I reparti ebraici, che non si aspettavano l’agguato, perdono il quaranta per cento dei loro effettivi. E perdono anche la testa. La reazione è a questo punto violenta e irragionevole ma non premeditata. Gli uomini dell’Irgun investono il villaggio sparando all’impazzata. Molti civili rimangono uccisi. Tra i 250 cadaveri, al termine della battaglia, si scoprono anche i corpi di donne e bambini. Fu l’unica atrocità della guerra di indipendenza e anche l’azione che aveva meno giustificazioni tattiche. “L’Haganà , per ordine di Ben Gurion che già mal sopportava le due formazioni irregolari, entrò nel villaggio ingiungendo all’Irgun di abbandonarlo.
Più tardi Ben Gurion scioglierà le due formazioni incorporandole nell’esercito. La radio ebraica è la prima a dare l’annuncio: “Non vogliamo più vittorie come quella di Deir Yassin”. Ben Gurion telegrafa all’emiro Abdullah di Transgiordania esprimendo “la sua profonda riprovazione” per il massacro e il Gran Rabbino di Gerusalemme ne maledice gli autori. “Nonostante la deplorazione ufficiale da parte ebraica e la sincera unanime condanna che si levò dal paese, pochi giorni dopo, il 13 aprile, forze arabe davano una risposta non meno crudele.
A un convoglio di medici e infermieri che si stavano recando all’ospedale di Monte Scopus, che domina la città di Gerusalemme, fu teso un agguato. Circondati, furono tutti massacrati con bombe a mano e fucili mitragliatori. Restarono sul terreno 77 morti, tutti ebrei, tutti medici e sanitari che correvano in soccorso di malati e feriti. Molti degli uccisi erano miracolosamente sfuggiti ai campi di sterminio nazisti (come l’italiana Anna Di Gioacchino Cassuto) e alcuni di essi erano giunti da pochi giorni in terra d’Israele. Fra le vittime un illustre pioniere della psicanalisi italiana, il fiorentino professor Enzo Bonaventura”. Gli arabi sfruttano la strage di Deir Yassin per seminare il terrore nella popolazione musulmana e convincerla ad abbandonare i territori controllati dagli ebrei. àˆ un grande esodo. Lunghe colonne di arabi lasciano Haifa, Safed, Tiberiade, Jaffa: dal 15 aprile al 15 maggio del 1948 fuggono 250.000 arabi. Che non saranno certo sistemati dignitosamente, non avranno condizioni di vita civili, ma verranno ammassati in campi profughi dove vegeteranno in condizioni penose, privi di avvenire.
Naturalmente il malcontento, la tensione provocate da questa situazione verranno indirizzate dalla propaganda degli alti comandi arabi verso l’Yshuv.

Nel 1956 l’attività dei feddayn si fa sempre più intensa e feroce, aleggia la minaccia di un’offensiva congiunta fra Egitto, Siria e Giordania. Con un rapido attacco, tipico delle Forze di difesa israeliane, vengono eliminate le basi dei feddayn dalla striscia di Gaza e l’esercito irrompe nella penisola del Sinai. Resta aperto il problema della libertà di navigazione nel canale di Suez, che il presidente egiziano Nasser ha nazionalizzato nel luglio di quell’anno, un problema che interessa non soltanto Israele ma anche molte altre nazioni, soprattutto Francia e Inghilterra. Dopo un intenso lavoro di mediazione diplomatica al quale prendono parte le grandi potenze, Israele accetta di ritirarsi purchà© gli vengano date precise garanzie. Siamo agli inizi del 1957. Viene creata una zona cuscinetto fra Egitto e Israele sorvegliata da una forza di emergenza delle Nazioni Unite. A Israele viene assicurato che le forze egiziane non torneranno nella striscia di Gaza: il giorno dopo l’accordo le truppe di Nasser marciano nuovamente sulla striscia. A Israele viene assicurato che il canale rimarrà aperto al passaggio delle merci da e per Israele, ma la promessa resta sulla carta. Di fronte a questa posizione gli Stati Uniti e altri quattordici paesi marittimi dichiarano pubblicamente il diritto di Israele al libero passaggio attraverso il golfo di Eilat (piso dal canale di Suez dalla penisola del Sinai). Israele ammonisce che considererà un casus belli ogni interferenza contro questa libertà e alla Knesset viene sottolineato il diritto all’autodifesa nazionale garantito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. La campagna del Sinai è durata tre giorni. E stata diretta dal generale Moshe Dayan: le chiavi di volta della sua vittoria sono state rapidità e audacia. La blitzkrieg è costata ad Israele 180 morti e quattro prigionieri.

All’Egitto oltre mille caduti e seimila prigionieri e la perdita quasi totale dell’arsenale bellico. Tre giorni di guerra fruttano quasi dieci anni di pace. Gli atti terroristici in questo periodo non mancano ma pur in questa atmosfera di continuo allarme, di provvisorietà , di inquietudine, Israele progredisce velocemente. Il tenore di vita dei circa tre milioni di abitanti è abbastanza buono. Il paese non solo produce ma esporta — scrive Coen nel libro citato — e la bilancia dei pagamenti, per uno stato costretto a sostenere l’onerosa spesa di un esercito efficiente e sempre all’erta, è meno catastrofica di quanto potrebbe essere. “E soprattutto in agricoltura si fanno grandi cose. Le terre produttive non solo si sono estese ma, grazie alla ricerca, si fanno grandi progressi nella qualità , Israele riesce a produrre già l’85 per cento di quanto consuma e riesce a esportare sui mercati esteri frutta e ortaggi sempre più apprezzati”.

Ma la grande impresa, quella che da linfa vitale al corpo di questo piccolo stato, è il completamento della costruzione dell’acquedotto nazionale che assicura l’approvvigionamento idrico a vaste zone per secoli deserte. Con un paziente lavoro diplomatico, aiutato soprattutto dalla stima e dal peso che la guerra-lampo del Sinai hanno dato al paese, i rapporti con la Francia e l’Inghilterra — che assicurano notevoli forniture di materiale militare per controbilanciare i massicci invii di armi sovietiche e cecoslovacche ai paesi arabi — e con gli Stati Uniti pentano più stretti.
Vengono stabilite relazioni anche con l’Etiopia, la Turchia e l’Iran. E Coen mette in evidenza un fatto inaspettato. “Fu soprattutto con i paesi in via di sviluppo che Israele riuscì in questo periodo a creare stretti legami.

Scrive Ben Gurion che molti temevano che la campagna del Sinai suscitasse l’antagonismo dei popoli asiatici e africani mentre al contrario “Israele si è conquistato il rispetto e l’ammirazione di questi popoli”.
Prima la Birmania e il Ghana, poi via via in Africa, in Asia, in America centrale ben presto 65 paesi non solo allacciarono relazioni diplomatiche, ma soprattutto intense collaborazioni specialmente in campo agricolo. Israele per questi paesi era non solo un grande esempio di sviluppo tecnologico ma anche la dimostrazione di come un piccolo paese nato da un’atroce esperienza poteva “farsi da solo”.
La preparazione dell’esercito fu in quegli anni un compito preminente. Prima con Ben Gurion e forse ancor più con colui che gli succedette, Levi Eshkol, il sistema di difesa israeliano venne potenziato e altamente modernizzato”. Ma nel corso di questi anni la propaganda araba non ha smesso di lavorare. Nasser, che ha condotto l’Egitto sull’orlo della crisi economica, capisce che l’unico modo per distogliere l’attenzione di critici e oppositori e del paese stesso dai suoi errori è quello di ritirare fuori dal solaio il consunto ma sempre valido spauracchio del “pericolo ebreo”. Nel 1964 il leader egiziano riesce a promuovere un vertice che ha come fine quello di impedire il completamento dell’acquedotto nazionale israeliano. Un giornale di Tel Aviv scrive che per gli arabi quel “giocare con l’acqua vuol dire giocare col fuoco”. E ai convenuti si fa capire chiaramente che non sarebbe tollerata la minacciata deviazione delle fonti del fiume che alimentano l’acquedotto, fonti che si trovano in Siria e in Libano.

Nascita dell’OLP

Un successivo vertice si conclude in modo più preciso: viene costituita l’ OLP, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Nell’atto costitutivo il gruppo si pone due obiettivi: primo, liberare dal regime di re HUSSEIN la Giordania, paese abitato in grande maggioranza da palestinesi; secondo, spazzare dal territorio lo stato di Israele sgretolandolo in tempi anche lunghi con l’azione terroristica. Ma nell’Olp è subito discordia e dalla contrapposizione di due correnti nasce AL FARTAH, gruppo giovane e fortemente politicizzato che guiderà il movimento e alla cui testa si pone YASSER ARAFAT. Dopo questi vertici nel giro di qualche anno la situazione precipita. Al Fatah comincia a svolgere il suo programma di incursioni terroristiche avendo come basi Siria, Libano e Giordania.

Nel 1966 la Siria proclama la “guerra popolare di liberazione contro Israele”. Nel frattempo Nasser concentra il meglio del suo esercito nel Sinai e chiede che le forze d’emergenza delle Nazioni Unite vengano ritirate. Stranamente, considerata la situazione, la sua richiesta viene soddisfatta il 16 maggio del 1967. La marcia verso il conflitto assume tempi sempre più brevi. Il 22 maggio il presidente egiziano annuncia che lo stretto di Tiran viene chiuso alla navigazione da e per Israele. Subito dopo gli eserciti giordani, iracheni e siriani si ammassano lungo i confini israeliani. Alla fine di maggio re Hussein di Giordania respinge un’offerta di neutralità formulata dal primo ministro israeliano Eshkol e mette le sue truppe a disposizione dell’alto comando egiziano.

Ed è la “guerra dei sei giorni”. Il generale MOSHE DAYAN, nominato ministro della Difesa, ordina l’intervento difensivo-preventivo. E’ la mattina del 5 giugno. L’aviazione israeliana piomba fulmineamente sugli aeroporti egiziani, siriani e giordani: distruggendo a terra l’intera armata aerea di Nasser e alleati, conquista l’assoluto controllo dello spazio aereo. A terra la situazione è allarmante. La Giordania attacca Israele sul fianco orientale e la Siria scatena un’offensiva dal nord. Ma gli israeliani rispondono con una velocissima controffensiva e in pochi giorni travolgono i tre fronti e assumono il controllo della Giudea-Samaria, della zona di Gaza e del Sinai, delle alture del Golan. Viene riunificata Gerusalemme, prima pisa in zona ebraica e araba, il famoso “muro del pianto” è restituito alla fede di tutti gli ebrei. Davanti a quell’antichissimo resto si vedono soldati con le lacrime agli occhi. Yael Dayan, soldato delle Forze di difesa, figlia del generale, scrive sul suo diario: “Era la gioia che faceva piangere i soldati più incalliti? L’orgoglio o il senso della storia?”. Davanti a quel muro — ricorda Coen — Moshe Dayan dice: “Siamo tornati nei nostri luoghi più sacri. E tendiamo la mano ancora oggi ai nostri vicini arabi e con più solennità che mai”.

Alla fine di questa fulminea operazione militare viene riaperto alla navigazione lo stretto di Tiran. Ma in Israele si continua ancora a vivere sotto tensione. Alla fine del vertice di Khartum del 1º settembre 1967 gli arabi rispondono con tre secche negazioni: “No al riconoscimento dello Stato di Israele No alle trattative No alla pace”. E sarà di nuovo guerra.

1970 : l’OLP scatena il terrorismo anche tra gli stati arabi

Nella guerra civile che ne segue L’OLP ha il supporto della Siria che invia in territorio giordano una forza di circa 200 carri armati. Gli scontri avvengono principalmente tra forze giordane edOLP sebbene gli USA dislochino la sesta flotta nel mediterraneo dell’est e Israele metta a disposizione della Giordania alcuni reparti militari. Il 24 settembre l’esercito giordano riesce a prevalere e l’OLP è costretto a chiedere una serie di cessate il fuoco. Durante le azioni militari l’esercito giordano attacca anche i campi profughi dove i civili palestinesi si sono rifugiati dopo la Guerra dei sei giorni: le vittime sono migliaia. Questo massacro viene ricordato dai palestinesi come “il settembre nero”. In seguito alla sconfitta, l’OLP si sposta dalla Giordania al Libano. Grazie alla debolezza del governo centrale libanese, l’OLP potà© operare in uno stato virtualmente indipendente (chiamato infatti da Israele Terra di Fatah). L’OLP inizia ad usare il territorio libanese per lanciare attacchi di artiglieria contro Israele e come base per le infiltrazioni di guerriglieri. A queste azioni corrispondono attacchi di ritorsione israeliani in Libano. Nel settembre 1972 il gruppo “Settembre Nero” (che si ritiene, peraltro senza alcuna prova certa, aver avuto la copertura di Al Fatah) rapisce ed uccide undici atleti israeliani durante i Giochi Olimpici di Monaco di Baviera. La condanna internazionale per l’attacco porta Arafat a dissociarsi pubblicamente da tali atti.

Lo Yom Kippur

Dopo una relativa quiete di tre anni nell’ottobre del 1973, nel giorno del kippur (una ricorrenza sacra per gli ebrei, dedicata all’espiazione) l’Egitto e la Siria investono con un’offensiva a sorpresa i fronti di Suez e del Golan. Nei primi tre giorni di guerra le forze israeliane si trovano in difficoltà . Il rapporto numerico gioca a favore degli arabi nella misura di 1 a 12 poichà©, non essendo stato previsto l’attacco, le riserve non sono ancora state mobilitate. Ma appena la forza d’urto dell’esercito viene ricostituita, la reazione si scatena con una serie di azioni tattiche che costringono gli arabi in posizione di stallo. L’intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite intima il cessate il fuoco e chiede l’applicazione della Risoluzione 242 con la perentoria richiesta di negoziati fra le parti. C’è una schiarita. Gli accordi con l’Egitto, l’avversario più temibile e potente, vengono perfezionati tra il 1974 e il 1975 e sfoceranno nel trattato di pace israelo-egiziana firmato a Washington fra il primo ministro israeliano Menahem BEGIN e il presidente egiziano Anwar SADAT il 26 marzo del 1979. Con gli altri stati arabi solo accordi formali: una situazione ancora nebulosa per la quale si può parlare, sostanzialmente, di non belligeranza.

Resta operante l’Organizzazione per la liberazione della Palestina che a un certo punto si installa nel, Libano meridionale stabilendo basi militari nel territorio adiacente alla regione settentrionale di Israele, la Galilea.

Nel 1974, Arafat ordina all’OLP di sospendere qualsiasi azione militare al di fuori di Israele, della West Bank (la riva ovest del Giordano, o Cisgiordania) e della striscia di Gaza. Nello stesso anno il leader palestinese piene il primo rappresentante di un’organizzazione non governativa a parlare ad una sessione generale delle Nazioni Unite.
Intanto continuavano a ripetersi, da alcune parti, le accuse verso Arafat di una dissociazione solo di facciata dal terrorismo. Sta di fatto che il movimento Al Fatah continuò a lanciare attacchi contro obiettivi israeliani.
Gli anni Settanta furono caratterizzati in Medio Oriente dalla comparsa di numerosi gruppi palestinesi estremisti pronti a compiere attacchi sia in Israele che altrove. Israele dichiarò che dietro tutti questi gruppi vi era Arafat il quale però smentì sempre tali ipotesi.
In Libano, intanto, la situazione degenera in una vera e propria guerra civile tra la componente cristiano maronita e quella musulmana appoggiata dell’OLP.
I cristiano maroniti accusano Arafat e l’OLP di essere responsabili della morte di decine di migliaia di membri del loro popolo. Israele si allea con i cristiano maroniti mettendo in atto due azioni di invasione del Libano: la prima (nel 1978), chiamata Operazione Litani porterà una stretta striscia di terra (detta fascia di sicurezza) ad essere conquistata ed annessa con l’aiuto del IDF e dell’esercito sud-libanese (ELB); la seconda (nel 1982), detta Pace in Galilea, vedrà Israele occupare la maggior parte del sud del Libano per ritirarsi poi, tre anni dopo, nella fascia di sicurezza.

I Palestinesi attaccano Damour, 1976

La strage di Damour è la più feroce e ignobile fra le molte commesse dai palestino-comunisti.
Questo villaggio si trova a 25 km a sud dalla capitale, a metà strada tra Beirut e la principale città del sud, Sidone. I suoi abitanti, fra cui si potevano contare numerosi progressisti, erano fieri di coesistere con i vicini musulmani (drusi, sciiti e sanniti). Ma ciò non bastò a placare la rabbia omicida dei palestinesi, che attaccarono il villaggio il 13 gennaio 1976, assediandolo con più di 10.000 uomini, armati dalle perse organizzazioni palestinesi, in particolar modo dalla Saika, pro-siriana, e appoggiati da musulmani e progressisti (comunisti camuffati).
Il 16 ed il 18 settembre 1982 i cristiano-libanesi per ritorsione alle stragi nei villaggi cristiani operati dalle truppe siriano-palestinesi dell’OLP attaccano e massacrano la popolazione di Sabra e Chatila.
Le truppe Israeliane che controllano il territorio non intervengono per mettere fine ai massacri. Il resto è storia conosciuta ma se volete do seguito al post scrivendo sulle cause della mancata costituzione dello stato di Palestina.

40 commenti su “Dal Sionismo ad Israele

  1. Bisquì tu che sei leale adesso mi spieghi sul serio la differenza tra resistenza e terrorismo.

    leggo dal tuo post:

    “…organizzare la resistenza per liberare il territorio dal dominio inglese. E’ l’unico modo per conquistare l’indipendenza definitiva e dar modo agli ebrei della diaspora, ai vari profughi, di tornare in Israele. E resistenza è, dura e decisa: la conducono l’Haganà, l’Irgun Zvai Leumi…”

    non riporti, per brevità voglio sperare, cosa intendeva per resistenza l’irgun.

    ti riporto io alcuni degli episodi che l’ha visto protagonisto tratti integralmente dal libro “vittime” di benny morris (docente israeliano, a scanso di equivoci)

    12 novembre 1937

    A Gerusalemme, in via Giaffa, l’Irgun compie il primo attentato terroristico facendo esplodere un ordigno nei pressi di un’autostazione provocando la morte di 2 arabi ed il ferimento di altri 5.

    6 luglio 1938

    Ad Haifa, l’Irgun colloca due contenitori per il latte pieni di tritolo e shrapenl all’interno del mercato arabo, provocando 21 morti e 52 feriti.

    15 luglio 1938

    A Gerusalemme, nella città vecchia, l’Irgun fa esplodere una bomba in via Davide, uccidendo 10 arabi e ferendone più di 30.

    25 luglio 1938

    Ad Haifa, l’Irgun fa esplodere una bomba nascosta in un cesto di cocomeri, che uccide 39 arabi e ne ferisce almeno 70.

    26 agosto 1938

    A Giaffa, l’Irgun fa esplodere una bomba all’interno del mercato ortofrutticolo.

    22 luglio 1946

    A Gerusalemme, gli uomini di Menachem Begin collocano contenitori di latte pieni di esplosivo nei sotterranei dell’hotel King David, dove sono ospitati il quartiere generale militare e civile della Gran Bretagna. Il bilancio dell’esplosione, che demolisce un’intera ala dell’edificio, è di 91 morti, in maggioranza civili.

    tra parentesi: io mi sono sempre chiesta chi e in quale periodo avesse inventato il moderno concetto di terrorismo che mira a colpire indiscriminatamente civili, militari o politici, chi avesse predisposto le prime autobombe… tu?

  2. Gabrielita,

    la differenza non è così difficile da vedere. La resistenza colpisce obiettivi militari, il terrorismo quelli civili.

    Chi ha inventato il terrorismo? I bolshevichi che lo hanno poi insegnato a tutto il mondo. La miglior espressione del terrorismo?

    Quello che è stato attuato e sviluppato a Cuba e nell’america centrale.

    Se controlli bene le date dei fatti che hai menzionato ti accorgi che in quel periodo non esisteva uno stato d’israele e che la gerriglia era rivolta contro gli inglesi. nel mio post è spiegato benissimo. Le bande irregolari furono sciolte con la sopravvenuta legalità della costituzione di uno stato sovrano.

    Allora mettiamola così, Ebrei e palestinesi hanno avuto ambedue l’occasione per avere il proprio stato. La differenza è che gli Ebrei se lo sono fatti da soli, i palestinesi hanno sempre aspettato che qualcuno facesse il lavoro per loro cadendo vittime degli interessi degli stessi salvatori arabi.

    Se vuoi cercare un colpevole in questa situazione cercalo in egitto, giordania, siria e nella persona di arafat (non dimenticare l’URSS prima e la Russia dopo).

  3. non mettiamola in nessun modo caro!

    mi parli di guerriglia quando io ti ho elencato una serie di vili attentati terroristici (solo una parte bada) compiuta dai sionisti.

    non ci può essere dialogo, mi spiace.

    a napoli si dice “addò vedi e addò cechi” ed è questo il caso tuo.

    i sionisti che mettevano bombe ai mercati e negli hotel sono resistenti o fanno guerriglia, i palestinesi che sacrificano la loro vita (e già questo dovrebbe far meditare su quanto siano vessati da tzahal quotidianamente) sono sporchi terroristi, solo loro.

    addio

  4. guerriglia?

    usi eufemismi per non dire chiaramente terrorismo.

    Gli atti violenti contro i civili si chiamano terrorismo, punto. Fatti da uno o fatti da altri sono terrorismo.

    Se poi vuoi fare un’insalata di tutto, senza tenere conto dei governi e dei popoli, non è colpa mia. Hai preso come esempio un periodo storico immediatamente successivo alla dominazione turca. le nazioni esistevano solo perchè disegnate a tavolino dalle nazioni vincenti. Bisogna mettere un punto da dove partire, allora in quale anno partiamo? Prima della dominazione turca? Le nazioni che ti stanno tanto a cuore non esistevano, dopo la dominazione? Perchè escludere israele se lì gli ebrei hanno sempre vissuto?

  5. Bisquì, per la seconda volta “chapeau”. Splendido post!

    Ma c’è chi leggere non sa non può non vuole. Non perderci tempo Bisquì, fanno solo ridere: non si rendono conto che, se fosse come dicono loro, dovrebbero esser proprio loro ad ADORARE i “terroristi” sionisti, che si sarebbero comportati paro paro ai loro adorati palestinesi … so’ patetici. Oltre che disumani e falsi: non riescono ad ammemtterlo, ma giustifichebbero stupri e infanticidio, purchè fatti contro amerikani o loro amici.

    Pensa che conosco uno di queste zecche che ad alta voce se n’esce ogni tanto con un “‘Sti ebrei, se tutti li odiano e li perseguitano, si vede che qualcosa di male devono aver fatto”. Decerebrato.

    ciao, Abr

  6. Per te e per questo… (cacchio, non posso nemmeno chiamarlo coglione dal momento che silvio l’ha elevato a rango di complimento) di abr:

    chi accosta le parole “resistenza” e “guerriglia” a vili atti terroristici sei tu e non io!

    nel post scrivi: “…organizzare la resistenza per liberare il territorio dal dominio inglese. E’ l’unico modo per conquistare l’indipendenza definitiva e dar modo agli ebrei della diaspora, ai vari profughi, di tornare in Israele. E resistenza è, dura e decisa: la conducono l’Haganà, l’Irgun Zvai Leumi…”

    e nel commento #3: “la gerriglia era rivolta contro gli inglesi”

    caro (eufemismo) abr, io magari non saprò leggere quello che scrivi tu (e sarei anche giustificata dal momento che il tuo italiano fa pena) ma tu, voi, non sapete leggere manco quello che vi scrivete da voi…

    buona domenica

  7. se vogliamo dirla tutta, l’Haganà (che mise in atto, penso in alcuni casi non si possa negare, atti di terrorismo) venne però creata dopo il massacro di Hebron, compiuto da palestinesi a danno di coloni ebrei (che avevano regolarmente comprato le terre che occupavano) e che mi risulta essere il primo atto di violenza organizzata nella questione israelo-palestinese.

    Insomma: bisogna decidersi…

    se “giochiamo” a chi ha iniziato prima, sono stati sicuramente gli arabi

    se giochiamo a chi ha costruito l’organizzazione sociale e statale migliore, sono sicuramente gli israeliani

    se giochiamo a chi ha rotto più i coglioni a noi europei, ritornano a vincere gli arabi

    ma soprattutto: se giochiamo a chi è stato più colossalmente, madornalmente stupido nell’azione politica, beh i palestinesi e l’OLP vincono a man bassa anche contando solo Camp David o l’appoggio a Saddam…

    Hermes

  8. Gabrielita, la quasi totalità degli attacchi dell’Irgun che tu riporti avvencono durante (e molto dopo l’inizio) della “grande rivolta araba”, orchestrata da al-Husseini, gran Muftì di Gerusalemme e burattino della Germania hitleriana.

    Quindi il tuo “vili attentati terroristici” è quantomeno discutibile, visto che nello stesso lasso di tempo insediamenti ebraici venivano attaccati ed ebrei venivano linciati. Sarebbe il caso di guardare alla storia con meno strabismo, ma è vana speraza nei confronti di chi si presenta con un simile avatar.

  9. grendel non guardare al mio strabismo, cerca piuttosto di capire quale buon padrone t’ha trattato da mulo mettendoti quel paraocchi che t’impedisce una sana visione globale della faccenda!

    l’hanno o non l’hanno piazzata una bomba a tradimento all’hotel king david quei pazzoidi fondamentalisti ebraici di sionisti?

    hanno o non hanno ammazzato 91 persone che stavano per i fatti loro in un albergo e non su un fronte di guerra?

    è o non è un atto terroristico?

  10. Il fatto che l’Irgun abbia piazzato una bomba al King David NON vuol dire che tutti i sionisti siano dei fanatici terroristi.

    Cos’è, fai di tutta un erba un fascio? Già che c’eri, perchè non hai scritto “porci ebrei”? Paraocchi io? E tu che ti firmi con la stella rossa e giustifichi dei neonazisti, che cos’hai?

    Ah, dimenticavo, voialtri siete solo camerati che hanno sbagliato…

    …candeggio.

  11. Io toglierei la patria potestà a tutti coloro che sfruttano e usano i minori, sopratutto bambini, per fini politici e terroristici. I Palestinesi lo fanno e li disprezzo e disprezzo le madri palestinesi che permettono ai padri di indottrinare i bambini, di far loro imbracciare fucili e li mandano allo sbaraglio per farne dei martiri. Per questo non sarò mai dalla parte di questi barbari.

    Quando vedo certe scene mi arrabbio troppo, dove sono le associazioni dei diritti umani? Quelle in difesa dei bambini?

    Un caro saluto, sempre dotti i tuoi post, Bisquì! 🙂

    Lontana

  12. Lontana,

    ciao, è sempre un piacere averti qui. In effetti anche io mi innervosisco alla vista di bambini armati e vestiti come soldati. Il blog lo avevo cominciato per questo : denunciare l’uso di bambini come armi improprie.

    Anonimo,

    le ricerche in caratteri orientali solo tu puoi farle, almeno potevi lasciare l’argomento

  13. Fammi capire Bisquì, voglio sceglierti coma mia guida: dovrei disprezzare gli arabi perché sotto sotto erano alleati di hitler e dovrei inchinarmi ai repubblichini che hanno dato la vita per lo stesso hitler, è così?

    comunque avevo fatto una domanda semplice ergo chiedevo un semplice sì o un semplice no!

    l’hanno o non l’hanno piazzata una bomba a tradimento all’hotel king david quei pazzoidi fondamentalisti ebraici di sionisti?

    hanno o non hanno ammazzato 91 persone che stavano per i fatti loro in un albergo e non su un fronte di guerra?

    è o non è un atto terroristico?

  14. Gabrielita,

    ma chi sei un magistrato per rivolgerti così a me? Vuoi aver ragione? Che ragione sia. I fatti non cambiano gli ebrei combattevano per la loro sopravvivenza, combattevano gli alleati dei nazisti. I musulmani erano alleati dei nazisti. Hitler è morto mentre i musulmani continuano la politica di nazisti. Se vuoi stravolgere la storia ed i fatti perchè vuoi aver ragine, accomodati. Capisco che la tua stella rossa ti impedisce di ragionare in modo equo ma i fatti sono fatti e la storia è fatta di fatti non di mistificazioni.

    Voi a sinistra avete una lunga storia di mistificazioni, bugie, menzogne a cominciare dalle fosse di Katyn.

    Cosa cìentrano i repubblichini in questo discorso poi lo sai solo tu, ed anche qui mistifichi. I repubblichini hanno dato la vita per Hitler? Questa mi è assolutamente nuova.

    Allora, l’Irgun ha piazzato una bomba? Sono morte delle persone? C’era una guerra se non lo sapessi, la stessa guerra delle fosse di Katyn, la stessa guerra delle Foibe. La guerra è guerra,fine.

    I palestinesi, che non sono mai esistiti, perche lo stato palestinese è la Giordania, il loro esercito lo hanno avuto.

    Hanno perso, hanno perso contro re Hussein perchè il tuo eroe e ricchissimo Arafat ha tentato un colpo di stato in Giordania. Hanno perso in Libano contro i Cristiani prima e contri i Siriani poi perchè anche in Libano volevano prendere il potere. Si sono trasferiti in Tunisia e sono stati cacciati anche di là.

    I tuoi eroi hanno lasciato una striscia di sangue lunghissima. Sangue dei loro fratelli e solo per l’ambizione di un dittatore. I palestinesi, come tu li chiami, non li vuole nessuno neanche gli altri musulmani. Sono usati e sempre saranno usati fino a che esisterà gente che come te li aizza. Se avessero accettato 1, una sola delle centinaia di proposte di pace adesso non stavamo qui a scrivere. Quando esisteva il regno d’Israele non esisteva nessuna altro. Gli ebrei da lì non si sono mai mossi, non ostante le deportazioni. Loro si che hanno da reclamare.

    Ristudiati la storia, quella vera e non quella dei centri sociali o dei bolschevichi e se devi prendere parte per qualche popolo, prendila per il tuo che gli altri non ti daranno mai nulla indietro.

    Aspetto l’atomica dell’Iran e poi ne riparliamo. Guarda come salutano i tuoi amici e vergognati! http://grendelfromthemoor.splinder.com/post/7904832/Istigazione+a+delinquere , vergognati e vergognati. Sei vuoi tornare qui fallo con umiltà e non con la tua aria inquisitrice che mi hai stancato.

  15. Bellissimo post Bisqui.

    Talmente bello e documentato da suscitare reazioni esasperate…

    Gabrielita, riflettici, ti accorgi di chi stai appoggiando?

    Vale la pena di sponsorizzare chi vorrebbe l’instaurazione di regimi teocratici e misogini in mezzo mondo?

  16. Bisqui sei un’enciclopedia vivente… non so che lavoro fai,ma ci vorrebbero dei professori di storia con la tua sapienza a scuola!

    Mi hai insegnato molto…davvero!Grazie!

  17. MI COMPLIMENTO PER LA TUA LINEARE OBIETTIVITA’.QUESTA E’ UNA VERA BATTAGLIA CONTRO I GIORNALISTI SCHIERATI NEL SISTEMA CATTOCOMUNISTA CHE TENDONO SOLO A GUARDARE LA SOFFERENZA CON 2 PESI E 2 MISURE.L’OPPORTUNISMO FA PARTE DI LORO.L’ANTISEMITISMO DI SINISTRA SI E’ SCOPERTO E NON E’ DA SOTTOVALUTARE.GUARDATE A MILANO IL 25 APRILE.GABRIELITA SE CI TIENI VAI IN ISRAELE E FATTI SALTARE IN ARIA A NOME DEL POPOLO PALESTINESE.

  18. Sai qual’è la cosa che mi fa più pena? Le sperticate lodi dei tuoi ingenui lettori.

    Uno spudorato copia e incolla, questo è ’sto post. Uno spudorato copincolla senza nemmeno citare le fonti.

    Spudorato perché hai avuto anche l’accortenza di eliminare quei pur brevi passi che erano a favore dei palestinesi e propinare ai tuoi lettori solo il resoconto adulterato.

    Onore Bisquì, questo ti fa molto onore, bravo, bravissimo!

    Ragazzi se vi interessa sapere quali sono le fonti di tanto scopiazzamento, eccovene un paio:

    http://www.storiain.net/arret/num18/isra18.htm

    http://www.cronologia.it/storia/mondiale/pales001.htm

  19. Buongiorno a tutti,

    Gabrielita,

    classico delle persone come te addomesticare la storia e delegittimare chi non è “allineato”. Vedi le tue accuse fanno ridere me ed i miei amici. Qui tutti sanno che faccio lavoro di ricerca, daltra parte la storia è storia e non c’è nulla da inventarsi. Solo voi la inventate e la distorcete a vantaggio delle vostre teorie e teoremi. Avete perso, mettitelo in testa, avete perso e siete nella pattumiera della storia. I vostri sogni pieni di demagogia si sono agonfiati in un bagno di sangue. Vorrei sapere quand’è che capirete di aver sbagliato e quando deciderete di affrontare una politica più aderente alla realta che non alle utopie. Quello che fai citando i link è quantomeno meschino, chiunque avrebbe potuto fare una ricerca come hai fatto tu. Allora te la menziono io una ricerca seria riferita al post sul muftì di Gerusalemme, lì sono riportate tutte le fonti per chiarezza e perchè non verificabili in iternet. Questa si chiama onestà, quella che non conosci tu. Vedi, hai sbagliato persona, sei l’unica che mi denigra perchè anche i tuoi compagni hanno stima e rispetto di me. Questo per me è il miglior riconoscimento e motivo d’orgoglio. Tra l’altro offfendi anche l’intelligenza dei miei amici che sono tutte persone degnissime che sanno articolare un pensiero meglio di tanti altri, tra l’altro persone con una cultura infinita dalle quali ho solo da imparare.

    Questo post è quello che è, lunghissimo, una sofferenza per chi legge ma necessario per avere una visione globale, se lo avessi spezzato si sarebbe perso il filo logico degli avvenimenti.

    Se questa è l’unica risposta che sai dare sei ben poca misera persona, mi dispiace per te l’intelligenza non ti manca ma la usi malissimo.

    All’elenco dei link hai dimenticato questo http://www.forze-libanesi.com/HTML/11-i%20crimini%20palestinesi.html Sito Libanese.

    In ogni caso resta il fatto che tu non puoi conoscere, perchè l’umiltà non fa parte del tuo bagaglio umano che io l’ì ci sono stato. Tu no. Io ho potuto controllare che le fonti riportassero una reantà più simile al vero, tu no. Tu ripeti a pappagallo quello che ti viene ficcato in testa, non controlli e non verifichi.

    Ti saluto

    Ele,

    Tesoro mio è tanto che non passo da te ma con un modem a 56k mi riesce veramente difficile passare a salutare tutti. Maggio si avvicina. A che punto satai con la preparazione?

    Bourbaki,

    è sempre un piacere sapere che mi leggi.

    Wat,

    la ragazza è conosciuta, non solo da te.

    Grendel,

    sei o non sei un’orco? Mi sembra che ti stai ingentilendo un pò troppo 🙂

    Mi serve una mano per una ricerca, ti scrivo quanto prima.

    Twins,

    siete…lasciamo perdere che poi arrossite

  20. Siete voi che fate ridere! Ahahah io addomestico la storia e tu fai ricerca? Eheh rigorosamente senza citare fonti e avendo cura di scartare tutto quello che non ti piace e pubblicare solo quello che fa comodo alla tua causa?

    Carino, la storia non si racconta come fai tu, fattelo dire da chi lo fa per mestiere seppur in un campo un po’ più ludico se mi passi il termine…

    Pubblichi ottimo materiale per far ridere i polli, peccato che su queste cose la gente, quella quotidianamente massacrata e quella che soffre da lontano, ci pianga, ci pianga lacrime di sangue.

    Come si dice a Detroit: passateve ‘a mano pa’ cuscienza!

  21. Gabrielita,

    non siamo noi quelli che difendono chi saluta alla nazista. Chi nega la shoà. Non siamo noi quelli che abbracciamo le cause degli ebrei secondo convenienza. Li avete usati per denigrare i nazisti e adesso vi rimangiate tutto accusandoli di chissà quali nefandezze. Non siamo noi che disprezzando un popolo bruciamo le loro bandiere.

    A te ed a quelli come te farebbe bene un pò di Dachau e di Auschwitz per poter capire, magari passando per qualche gulag in siberia.

    Ridi, fallo adesso finchè sei in tempo perchè i tempi con la vostra storia non saranno più gli stessi. Avrete la vostra vittoria di Pirro ma ancora una volta milioni d’innocenti pagheranno per i vostri errori. Non imparate mai e non imparare dai propri errori denota stupidità.

    Risus abundat in ore stultorum

  22. Ce ne vuole di faccia di bronzo per fare la morale a noi.

    Non accetto morale o accuse da chi giustifica ed abbraccia un sogno che ha fatto centinaia di milioni di morti.

    Passatela tu la mano sulla coscienza e pentiti per il passato, presente e futuro della tua ideologia.

  23. sai qual’è l’ironia della sorte? che a dachau io ho avuto internati i parenti e sai perché? perché combattevano i nazisti alleati dei tuoi repubblichini…

    sai qual’è l’altra ironia della sorte? che ho avuto parenti che ad ogni piè sospinto finivano in galera perché denigravano le leggi razziali, quelle leggi razziali che i fascisti come voi (ops eroi repubblichini) hanno promulgato e difeso…

    gabriela

  24. Bene, Gabrielita. Dimostri quello che ho detto. Vi contraddicete e usate della storia quello che più si confà alle vostre mire.

    Vedi la differenza è tutta qui. C’è chi ammette gli errori e fa ammenda e chi come voi è convinto di non sbagliare mai e di essere sempre dalla parte del giusto.

    Il vostro giusto è essere contro i nazisti per le persecuzioni contro gli ebrei e poi essere alleati con chi quegli stessi ebrei li vorrebbe di nuovo nei forni crematori. Voi siete alleati con quelli che vogliono cancellare gli ebrei dalla faccia della terra, voi siete i nazisti del xx secolo

    Un pò di vergogna no?

  25. Incollo un commento che è stato postato da un’altra parte :

    non vorrei entrare come un’intrusa fuori luogo in questo discorso ma dopo aver letto questa discussione posso solo far notare una piccola cosa a Gabrielita…ti preoccupi tanto dei poveri pacifinti terroriristi rivoltosi senza regole che per loro voluta disgrazia si trovano sulla famosa striscia ma…perchè noi dovremo preoccuparci di ridare qualche cosa a questi terroristi quando i nostri esuli istri, giuliano e dalmati dopo 52anni(e metto la data del ritorno di trieste all’Italia”1954″)stanno ancora combattendo per la loro famiglia e riavere non la terra ma i propri cari? pensaci su forse veramente la tua ottica storica è vicina al manifesto…non vuol essere un’offesa ma una riflessione…preoccupiamoci di loro che almeno sono civili ed italiani.

    utente anonimo

  26. Siete proprio fuori di testa e dalla storia! Cosa cavolo c’entra l’istria con il medioriente? Cosa le condizioni degli italiani d’ivi con quelle dei palestinesi massacrati ogni giorno?

    ma vi rendete conto che il paragone è assurdo? che la slovenia è già europa e la croazia lo sarà fra poco?

    vi rendete conto che non parliamo di occupazioni militari e di check point umilianti?

    post scriptum: da storica che quando pubblica qualcosa (non la paccottiglia che gira in rete naturalmente) rispetta sempre il lavoro di chi l’ha preceduta in qualche ricerca ti consiglierei di segnalare le fonti da cui hai tratto il materiale per comporre il post e specificare attraverso il virgolettato quando è farina del tuo sacco e quanto è riportato integralmente da altre fonti.

    Saluti, passo e chiudo

  27. Occupazione militare? Tu parli di occupazione militare? Che faccia tosta. Dove stavano i tuoi paladini della pace e della libertà quando i carri armati sovietici invadevano le nazioni dell’est? Dov’eri tu quando gli stessi carri armati invadevano l’Afganistan? Dov’eri tu quando i carri armati comunisti, in Cina passavano sopra gli studenti in piazza?

    Ma sei fuori? Smettila di guardare solo quello che ti fanno vedere, è per il tuo bene.

    Non ti sta bene quello che fanno gli Isdraeliani sulla loro terra? Vai a combatterli, sii coerente almeno questa volta.

    E non darmi consigli, non sei tu che me ne può dare. Se tu avessi letto i miei post precedenti o le risposte ai commenti, scopriresti che quando non è farina del mio sacco lo scrivo in chiare lettere. Ma dato che ti ergi a giudice, nella tua immensa presupponenza non c’è spazio per un dubbio. E se fossi stato io a scrivere quegli articoli? Gli pseudonimi si usano normalmente, lo sapevi?

    Potrebbe anche essere che ho un rapporto privilegiato con gli autori, tu che ne sai?

    Continua a fare l’inquisitrice, ti si addice perfettamente, si sposa con la stella rossa.

  28. Ciao Inyqua 🙂

    si bello, peccato che funziona solo con IE. Non capisco perchè con Mozilla fa i capricci.

  29. Passo per un saluto ed un abbraccio, non temere non mi sono dimenticato dell’Header è quasi pronto ; )

  30. Carissimo Carlo,

    ho letto con attenzione la tua bellissima analisi, che mette in evidenza la chiara volontà da parte degli stati isaraeliani di ricercare sempre dalla costituzione di israele in poi, una soluzione drastica e violenta nei confronti dello stato israeliano.

    la tua analisi è bellissima, e oltretutto obiettiva.

    Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se Israele non avesse avuto la forza militare per rispondere agli attacchi militari dei vicini stati arabi.

    Mi piacerebbe che tu continuassi, ed in particolare che arrivassi agli accordi rabin.arafat. Che a mio parere sancirono la mancanza di volontà di una pace vera da parte di Arafat.

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