Israele nella NATO?

Blocco navale a gaza

Blocco navale a gaza

Di voci in proposito ne corrono da tempo sulle due sponde del Mediterraneo e dell’Atlantico, ma a dare piena dignità di proposta politica all’ingresso di Israele nell’Alleanza Atlantica è stato a inizio anno il vice primo ministro e ministro per le “minacce strategiche” israeliano Avigdor Lieberman, che in un’intervista radiofonica ha giudicato prioritaria l’adesione alla NATO e all’Unione Europea per rafforzare militarmente lo stato ebraico.
Nei giorni scorsi la questione è stata rilanciata dal quotidiano Jerusalem Post che ha rivelato un piano del governo presieduto da Ehud Olmert che punta a preparare le iniziative politiche e diplomatiche necessarie alla richiesta di adesione di Israele alla NATO; un piano che dovrebbe essere discusso a febbraio dall’esecutivo e dal parlamento di Gerusalemme.

Nonostante non siano mai mancate strette cooperazioni sul piano dell’intelligence e dell’addestramento militare, Israele non ha mai avuto fino ad ora un forte interesse nell’aderire alla NATO a causa del rischio di subire troppe limitazioni politiche e militari per un paese che ha sempre dovuto e saputo difendersi con aggressività dai vicini arabi e che soprattutto non ha mai accettato ingerenze sulle iniziative da assumere contro il terrorismo.

La degenerazione dell’Intifada in guerriglia e terrorismo costanti, cioè in una guerra asimmetrica perpetua e soprattutto il consolidarsi della minaccia strategica portata dall’Iran hanno modificato negli ultimi anni l’atteggiamento di Gerusalemme e in parte anche quello dei partners americani ed europei della NATO.
In tutte le cancellerie europee la questione è discussa e commentata ai massimi livelli mentre a Washington, il vice segretario di stato Nicholas Burns si è limitato a parlare di “una collaborazione più stretta e non di un’affiliazione totale”, una frase che sembra sottintendere un’iniziale inserimento di Israele nella “Partnership for Peace”, la struttura di cooperazione militare che accoglie tutti i paesi dell’est Europa e le repubbliche ex-sovietiche che non fanno (ancora) parte a pieno titolo della NATO. Nonostante le cautele diplomatiche negli USA molti ambienti considerano pragmaticamente l’adesione israeliana alla NATO come una delle strade più idonee a mettere all’angolo l’Iran e l’estremismo islamico. Per gli stessi motivi in Europa l’idea di accogliere Israele nell’Alleanza Atlantica sembra piacere agli ambienti di centro-destra e infastidire quelli della sinistra, da sempre più vicini alle posizioni palestinesi e arabe. Tutti aspettano comunque che sia Israele a compiere il primo passo, cioè a formulare la richiesta ufficiale di adesione. Sul piano strettamente militare i problemi d’integrazione sono quasi inesistenti, soprattutto se si considerano le ben maggiori difficoltà che la NATO affronta da alcuni oggi nella standardizzazione delle procedure e degli equipaggiamenti dei nuovi partners dell’Europa dell’est orfani del Patto di Varsavia. Le forze Israeliane svolgono regolarmente esercitazioni con la NATO, l’estate scorsa i jet con la stella di David si schierarono in Sardegna per le grandi manovre aeree e le flotte alleate opereranno da quest’anno insieme a navi israeliane nel Mediterraneo Orientale nei controlli del traffico mercantile contro il terrorismo. La questione è più complicata sul piano strategico poiché se Israele divenisse partner a pieno titolo della NATO dovrebbe affrontare in termini collegiali tutte le sfide alla sia sicurezza, con svantaggi e vantaggi.
I primi riguarderebbero la mano libera con la quale Gerusalemme è abituata a gestire gli interventi militari contro i suoi nemici, a Gaza, in Libano e domani forse in Iran e Siria.
L’ingresso nella NATO obbligherebbe il governo israeliano a trovare una soluzione alla crisi con i palestinesi, anche a costo di consistenti concessioni territoriali che comporterebbero per i leaders israeliani pesanti prezzi politici e sociali da pagare sul fronte interno, come è accaduto con il ritiro da Gaza. Non a caso gli ambienti più conservatori del panorama politico israeliano sono fermamente contrari all’adesione alla NATO temendo che Israele perda la sua autonomia nell’iniziativa militare e quindi veda ridotte le capacità di contrastare gli avversari soprattutto sul versante delle azioni preventive.
Anche i vantaggi sono evidenti. L’integrazione in una struttura militare alleata consentirebbe a Gerusalemme di disporre di ampie garanzie e metterebbe in difficoltà Teheran e Damasco ma anche le milizie di Hamas e Hezbollah che minacciando di cancellare Israele dalle carte geografiche dichiarerebbero di fatto guerra all’intero Occidente. Il vantaggio più importante riguarda quindi l’intangibilità dei confini israeliani poiché l’Alleanza Atlantica prevede che tutti i partners debbano intervenire militarmente in caso di aggressione a uno stato membro.
Una clausola che di fatto metterebbe al riparo Israele da un attacco con missili balistici e armi di distruzione di massa dall’Iran o dalla Siria (una o due testate nucleari tattiche sono sufficienti a cancellare un piccolo stato come quello ebraico) ma anche dai lanci di razzi degli Hezbollah dal Libano che potrebbe provocare l’intervento della NATO, libera di schierare le sue forze sulla basi dell’alleato israeliano. Un’eventualità che certo allarma molti paesi islamici già preoccupati dall’abbondante presenza di truppe occidentali in Iraq, Afghanistan e in molti paesi del Golfo.
Proprio questo aspetto, che potenzialmente potrebbe aprire la strada alla stabilizzazione del Medio Oriente e alla sconfitta dell’estremismo islamico, è visto con preoccupazione da molti partners europei della NATO che oggi mantengono ottime (e a volte ambigue) relazioni politiche e commerciali con paesi quali Siria e Iran, che hanno fatto dell’estremismo islamico e della minaccia alla sopravvivenza di Israele il fulcro della loro iniziativa politica.
Più volte negli ultimi anni Israele è arrivato ai ferri corti con alcuni paesi del Vecchio Continente e con la stessa Unione Europea, tra i maggiori finanziatori dell’Autorità Nazionale Palestinese e poco attenta al denaro che finiva per alimentare i gruppi terroristici oltre che grande inquisitrice di Gerusalemme per la costruzione del “muro antiterrorismo” che separa i territori dello stato ebraico dagli insediamenti palestinesi.
Ben difficilmente quindi l’adesione eliminerebbe i motivi d’attrito con alcuni partners dell’Alleanza Atlantica e della UE e del resto la proposta di integrare Israele a tutti gli effetti nell’Occidente viene alla ribalta in un momento di grave debolezza della NATO. Dopo i successi conseguiti a costi umani limitati nelle guerre-lampo condotte essenzialmente dal cielo in Bosnia e Kosovo, l’Alleanza Atlantica si trova in grave crisi in seguito al conflitto afghano. Una spaccatura ormai evidente separa gli alleati di “prima linea” che combattono apertamente talebani e al-Qaeda (anglo-americani, canadesi, rumeni, olandesi e danesi) dagli altri che in Afghanistan inviano ruppe ma con la clausola di non impiegarle in prima linea. Un conflitto che ha pochi punti di contatto con la questione israeliana ma che evidenzia una crisi di compattezza se non di vocazione della NATO nella quale Israele aspira ad essere ammesso anche per superare l’isolamento storico che lo ha condannato ad essere un Paese del Medio Oriente ma odiato da tutti i vicini e, al tempo stesso, un paese occidentale fuori da tutte le organizzazioni politiche e militari euro-atlantiche.

3 Comments

  1. baron litron

    magari, entrasse nella NATO….
    purtroppo, se succedesse, questo governo ne farebbe uscire l’Italia…..

  2. Bisquì

    Baron,
    credo che sia solo un desiderio che non sarà realizzato.
    Israele nella NATO significa che le nazioni come la francia e la germania che hanno interessi nel mondo islamico si opporrebbero.
    E poi ce la vedi l’europa unita a fare la guerra di fianco ad Israele?
    In caso d’aggressione l’articolo 5 diventerebbe immediatamente operativo. Ce li vedi tu d’alemallah e compagnetti a fare i contorsionismi politici per giustificare l’equivicinanza?

  3. monica

    Bis,
    io quoto Israele nella NATO e lo scioglimento della UE.

    Si risolverebbero due problemi in un sol colpo.

    Ma è pura fantasia…come tu correttamente sostieni, Israele forse proprio a causa della sua democraticità è anche lo Stato più inviso ai paesi europei. Gli interessi economici in Medioriente sono così elevati che la loro continuità vale, per alcuni, anche il perdurare dei conflitti.

    Un abbraccio fratello

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