Israele, leggi e politica

il blocco era legale?
Secondo il diritto internazionale, era legale. La costa di Gaza è sotto embargo marittimo da parte di Israele, un blocco che è ben noto – in realtà forzare il blocco marittimo per finalità politiche era l’intento specifico dei manifestanti. (chiarimenti nei due post precedenti)
Qualcuno è sorpreso del fatto che Israele aveva stabilito un blocco marittimo e lo applicava? Io no di certo, Israele ha dichiarato per tutta la settimana che la flottiglia non avrebbe avuto il permesso di passare e che non le sarebbe stato concesso.
Il blocco marittimo è il risultato della guerra tra Israele e Hamas.
La conoscenza del blocco marittimo da parte dei manifestanti non è neanche in discussione così come non è in discussione la loro volontà a violarlo.
Una volta che la flottiglia ha chiarito alla stampa che intendevano forzare il blocco marittimo secondo il diritto internazionale la flottiglia è stata ritenuta un avversario.
Quando la flottiglia è entrata nell’area definita dal blocco e preventivamente dichiarata come da diritto internazionale, l’IDF aveva autorità legale – in base al diritto marittimo internazionale che disciplina blocco marittimo in tempo di guerra – di impedire la navigazione verso GAZA.
Sì, questa azione può legalmente essere eseguita nelle acque internazionali se tali acque sono riconosciute come parte della zona sotto il blocco marittimo. E ‘importante notare che the l’azione si è svolta in una zona che è pubblicamente nota di far parte del blocco marittimo di Gaza, e parte di quella zona è in acque internazionali.
Che fosse una buona decisione da parte di Israele di abbordare le navi è una questione politica, non una questione giuridica. Il risultato dell’incidente, non dovrebbe sorprendere nessuno di coloro che appartengono alla comunità della sicurezza marittima, anzi mette in luce i pericoli che esistono nelle proteste politiche per mare.
In Mare si può fare attività politica, ma un blocco marittimo non è una attività politica che coinvolge le forze dell’ordine, piuttosto si tratta di una attività politica contro una forza militare che esercita attività disciplinate da leggi di guerra – in altre parole, i manifestanti tentando di forzare il blocco hanno dato all’IDF la forza legale per sostenere un atto di guerra. Per chiarire, forzare un blocco navale è un’atto di guerra.
Cosa diavolo stava pensando Israele? Non credo di essere l’unica persona che si pone questa domanda, immagino ci siano un certo numero di professionisti delle marine di tutto il mondo che hanno osservato con grande preoccupazione quanto accaduto.
Le proteste politiche in mare non possono essere paragonate a qualsiasi protesta a terra, soprattutto se si considera tutta la situazione in cui è probabile che l’attività politica degeneri in violenza.
Credo che tutti si aspettassero la violenza, perché nessuno di noi è tanto ingenuo da credere che situazioni che coinvolgono israeliani e palestinesi possano essere in alcun modo pacifiche.

Non c’è spazio sulle navi, neanche su quelle grandi. Se mai siete stati su una nave, avrete notato corridoi stretti che anche una semplice sdraio può bloccare. Quando si applica la sicurezza marittima su una nave, ci si aspetta la collaborazione dei passeggeri e dell’equipaggio.
Mettere insieme i soldati dell’IDF e gli attivisti politici sulla stessa nave è come mettere i manifestanti e la polizia antisommossa nella stessa stanza di una casa.
Non ci vuole molto a capirlo. In parole povere non si può fare ordine pubblico su una nave come se ci si trovasse in una città piena di strade e piazze. In caso di situazioni problematiche sul terreno si possono impegnare/deviare i manifestanti sfruttando lo spazio per guadagnare tempo ma su una nave dove il contatto è quasi obbligato è da stupidi usare una mentalità da ordine pubblico.
Qual è il risultato?
Beh, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una volta che l’IDF ha deciso di abbordare le navi si sono subito resi conto che i manifestanti avevano schierato tecniche efficaci per evitare un imbarco over-the-side (dai barchini).

Quindi i militari hanno optato per l’approccio “fast rope” (discesa dall’elicottero).

I video mostrano la pericolosità della tattica.
Presumendo la competenza della Marina israeliana, si può ragionevolmente credere che sapevano a cosa sarebbero andati incontro. Questo ci fa pensare che Israele immaginava che ci sarebbero state violenze e resistenza, ma il costo politico nel consentire la violazione del blocco è superiore alla prevista ricaduta politica di una risposta violenta.

Oggi una cosa è chiara – ogni marina da guerra ha bisogno di riflettere seriamente su come affrontare situazioni simili, perché il fast roping sul ponte di una nave di manifestanti deve sempre prevedere di essere un’operazione di ingresso forzata.

Ma c’è di più. Quello che fa pura e nessuno prende in considerazione è che in base alle leggi internazionali in materia di blocco marittimo, Israele avrebbe potuto addirittura affondare la nave invece di abbordarla.
Tale azione avrebbe potuto portare alla guerra con la Turchia e,comunque, essa sarebbe stata in torto.
Forse la la Turchia contava/conta sul sostegno politico populista dei paesi della NATO ma non ha considerato che nel caso di una degenerazione degli eventi avrebbe scoperto che questo sostegno è di solo a chiacchiere e non militare.
Nessuno nella NATO sosterrà la Turchia con qualcosa di diverso dalla retorica politica. La retorica è gratuita, ma se si dovesse affrontare un costo finanziario per sostenere militarmente la Turchia allora tutti si ricorderanno del diritto internazionale e la Turchia si troverebbe politicamente da sola.
Attualmente, invece, la Turchia si trova con una vittoria politica in tasca e non ha bisogno di altro. Il rischio di qualche azione significativa nei confronti di Israele da parte della Turchia è quindi molto basso.

Quello che bisogna andare a vedere ed analizzare è il perchè la Turchia a scelto un’azione politica di questo tipo. Probabilmente dietro c’è molto di più di quanto quattro utili idioti pacifisti e prezzolati provocatori possano immaginare. Secondo il mio punto di vista Gaza e le buone intenzioni sono state sfruttate dalla Turchia per fini politici più ampi e non per ultima la corsa alla leadership della popolazione musulmana.

Per quanto mi riguarda Israele ha portato un’azione militare da manuale ma ha politicamente fallito. Un’affondamento avrebbe ottenuto un’altro risultato e le nazioni NATO/ONU sarebbero state costrette a fare una scelta politica confrontandosi con le leggi ed i regolamenti che loro stessi si sono dati. Avrebbero fatto finta di nulla così come hanno fatto nel caso della corvetta SudCoreana?

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