Iraq

Posto il pensiero di un istruttore militare Americano, che sia d’insegnamento a tutti i presuntuosi :

Literacy

Iraq is a third world country. While this is not a surprising fact to most people, it seems as if this little fact is lost on too many people with access to microphones. It was a third world country before the 1991 Gulf War. It was a third world country before Saddam was removed from power. It will likely remain that way for some time to come. Evolving out of the “third world” category is not a rapid process. It involves much more than merely economics. It also involves, culture, rule of law and widespread education.

I bring this up because I have repeatedly noticed the frustration of other trainers due to their initial expectations of Iraqi Officers and Soldiers. We take so much for granted coming from the USA. I have felt this frustration myself several times. When I do, I have to stop take a breath, and remind myself where I was born. While Saddam spent massive amounts of money on his military forces, he did so using the old Soviet Methodology – all quantity, very low quality. In the USA, we take literacy for granted. Here it is a mark of distinction. A bachelor’s degree here carries the same clout as a PhD in the USA. US Officers are required to have a bachelor’s and US Colonels have at least a Master’s Degree. Here, a high school diploma is the bar over which you must pass to become an officer. In the US Army, it has been the basic requirement to become a soldier. (They don’t have GED’s here.) The result is that many Iraqi Soldiers are illiterate. Special skill training classes are sometimes hard to fill, not because of a shortage of soldiers or recruits, but because of a shortage of ones that can read and write basic Arabic. I spent some time today showing an Iraqi Lieutenant Colonel how to transfer a file from one computer to another using a flash memory stick and then how to send an e-mail. I have been using e-mail for over 10 years. Teaching staff officers how to do elementary computer work is almost a daily occurrence here. All of this being said, Iraq has one of the most educated populations in the region, so you can easily imagine what it is like in other countries in the middle east.

This educational deficit is going to be one of the big hurdles to overcome in rebuilding this benighted nation. This is why we soldiers consider rebuilding of schools and opening of new ones such a big deal. This is truly a war for the next generation being fought by this generation. We work with what we have for now, and we try to progress every day. It will be slow and gradual. Today must not be compared to yesterday, but better the next decade to this one.

15 Comments

  1. MindPrison

    Questo a proposito del “Kubark Counterintelligence Interrogation”, il manuale UFFICIALE dell’esercito usa e della Cia in materia di interrogatori.

    I manuali d’interrogatorio della Cia, scritti negli anni ‘60 e ‘80, descrivevano “tecniche di coercizione” come quelle usate per maltrattare i detenuti del carcere di Abu Ghraib in Iraq, secondo documenti declassificati resi oggi disponibili dal National Security Archive. L’Archive ha postato anche un rapporto segreto del 1992, scritto per l’allora segretario della Difesa Richard Cheney, che dice che i manuali di intelligenze dell’esercito americano, che incorporavano i precedenti testi della Cia e che servivano per addestrare gli ufficiali latinoamericani a interrogare e a estrarre informazioni dai prigionieri, contenevano “materiale offensivo e discutibile” che “indebolisce la credibilità degli Stati Uniti e potrebbe creare un notevole imbarazzo”.

    I due manuali della Cia, “Human Resource Exploitation Training Manual, 1983″ [Manuale di addestramento per lo sfruttamento delle risorse umane, 1983, Ndt] e “KUBARK Counterintelligence Interrogation, July 1963″ [KUBARK, interrogatori e counterintelligence, luglio 1963, Ndt], vennero ottenuti per la prima volta dal “Baltimore Sun” nel 1997, invocando il Freedom of Information Act [la legge sulla libertà d’informazione, NdT]. Il manuale KUBARK conteneva una sezione dettagliata intitolata “Interrogatori coercitivi delle fonti resistenti per ottenere informazioni confidenziali”, che forniva valutazioni concrete sull’impiego di “minacce e paura”, “dolore”, e “debilitazione”. Il linguaggio usato nel manuale del 1983 sullo “sfruttamento” si rifaceva a quello impiegato nel manuale precedente, come pure da altri manuali militari di intelligence della metà degli anni ‘60, creati da un “Progetto X” — un tentativo da parte dei militari di creare guide per l’addestramento, sulla base dell’esperienza di counterinsurgency in Vietnam.

    Raccomandazioni su come interrogare i prigionieri includevano la minaccia della violenza della deprivazione, e sottolineavano che non doveva essere fatta alcuna minaccia a meno che l’interrogatore “non avesse l’approvazione per farlo”. L’interrogatore “può manipolare l’ambiente del soggetto”, dice il manuale del 1983, “per creare una situazione sgradevole o intollerabile, e alternare la percezione del tempo, dello spazio e di altre sensazioni”.

    Dopo che il Congresso statunitense aprì un’inchiesta sulle atrocità perpetrate in America centrale verso la metà degli anni ‘80, particolarmente in Honduras, il manuale “Sfruttamento delle risorse umane” della Cia venne corretto a mano per modificare quei passaggi che sembravano invocare l’uso di tecniche di coercizione e di maltrattamento sui prigionieri. I funzionari della Cia aggiunsero al manuale un nuovo prologo, in cui si diceva: “L’uso della forza, della tortura mentale, delle minacce, degli insulti o di trattamenti inumani di qualunque tipo nel corso degli interrogatori è proibito dalla legge nazionale e internazionale; non è autorizzato, né perdonato”, in modo da rendere evidente che le autorità sapevano che queste pratiche violente erano illegali e immorali, anche se continuarono, allora come adesso.

    Anzi, materiale simile a questo era stato già introdotto in sette manuali di addestramento in lingua spagnola. Più di un migliaio di questi manuali sono stati distribuiti per essere usati in paesi come El Salvador, Guatemala, Ecuador e Pedù, e alla School of the Americas tra il 1987 e il 1991. Verso la metà del 1991 venne aperta un’inchiesta, quando il Southern Command prese in considerazione la possibilità di usare questi manuali nel fornire un maggior supporto militare alla Colombia.

    Nel marzo del 1992, Cheney ricevette un rapporto investigativo su “Materiale improprio nei manuali di addestramento sull’intelligence in lingua spagnola”. Classificato come SEGRETO, il rapporto sottolineava come cinque manuali su sette “contenevano linguaggio e affermazioni in violazione delle leggi e dei regolamenti”, e raccomandava che venissero tolti dalla circolazione. Sul rapporto c’è un timbro: “SECDEF HAS SEEN” (Visto dal segretario della Difesa, NdT).

    Il National Security Archive ha postato anche un memorandum declassificato di una conversazione con un ufficiale del Southern Command, il maggiore Victor Tise, incaricato di mettere insieme i manuali latinoamericani per l’addestramento alla counterintelligence alla School of the Americas nel 1982. Tise ha detto che i manuali erano stati inviati al dipartimento della Difesa per essere provati “ed erano tornati indietro SENZA ALCUNA MODIFICA” (enfasi nell’originale).

    Il Kubark Counterintelligence Interrogation in versione integrale (en) è reperibile al sito: http://www.osservatorioiraq.it/modules/wfsection/article.php?articleid=40

  2. MindPrison

    E questi sono stralci del rapporto stilato dal Ten. Col. Taguba dell’esercito degli Stati Uniti d’America, responsabile della commissione di indagine su Abu-Grahib.

    5. Tra l’ottobre e il dicembre 2003, numerosi detenuti del carcere di Abu Ghraib hanno subito abusi indiscutibili, criminali, sadici e umilianti. Tali abusi sistematici e illegali sono stati intenzionalmente commessi da vari membri della polizia militare (372a Compagnia, 320° Battaglione, 800a Brigata), nella sezione 1-A del carcere di Abu Ghraib. Le accuse sono avvalorate da dettagliate testimonianze e dalla scoperta di prove fotografiche estremamente eloquenti. Detenuti umiliati. Tenuto conto del contenuto altamente sensibile di queste immagini, del fatto che è in corso un’inchiesta dal parte del CID e della possibilità che alcuni dei sospettati subiscano un processo penale, le prove fotografiche non sono state inserite nel presente lavoro; le immagini ed i video sono a disposizione presso il team d’accusa della CJTF-7. Oltre ai menzionati crimini, si sono registrati abusi da parte di elementi del 325° Battaglione MI, della 205° Brigata MI, e del Joint Interrogation and Debriefing Center (JIDC). Nello specifico, il 24 novembre 2003, l’SPC Luciana Spencer, della 205a Brigata MI, ha umiliato un detenuto spogliandolo e facendolo tornare nudo nella cella.

    6. Ho scoperto che gli abusi intenzionali commessi dal personale della polizia militare ai danni dei detenuti comprendono i seguenti atti:

    a. I detenuti sono stati picchiati con pugni, schiaffi e calci; sono stati messi a piedi nudi e (le guardie, ndr) vi sono saltati sopra.

    b. I detenuti sono stati fotografati nudi, sia gli uomini che le donne.

    c. I detenuti sono stati costretti ad assumere posizioni che simulano atti esplicitamente sessuali e poi fotografati.

    d. I detenuti sono stati costretti a spogliarsi e a rimanere nudi per giorni.

    e. I detenuti maschi sono stati costretti ad indossare biancheria intima femminile.

    f. Dei gruppi di detenuti maschi sono stati costretti a masturbarsi mentre venivano ripresi o fotografati.

    g. Dei gruppi di detenuti maschi sono stati denudati e disposti a piramide, e (le guardie, ndr) hanno saltato sopra di essi.

    h. Un detenuto nudo è stato fatto salire sopra una scatola, incappucciato, e gli sono stati collegati dei fili alle dita delle mani, dei piedi e al pene, simulando la tortura dell’elettroshock.

    i. Sulla gamba di un detenuto, accusato di averne violentato un altro di soli 15 anni, è stato scritto “I’m a rapest” (sic) [sono uno stupratore, ndr], e poi è stato fotografato nudo.

    j. Al collo di un detenuto è stato messo un collare e poi una soldatessa si è fatta fotografare insieme a lui.

    k. Un membro della Polizia Militare ha avuto un rapporto sessuale con una detenuta.

    l. I detenuti sono stati minacciati e terrorizzati con i cani da guardia (senza museruola) e almeno un prigioniero è stato morso riportando una ferita di una certa gravità.

    m. Sono stati fotografati i corpi di prigionieri deceduti.

    7. I fatti riportati sono ampiamente avvalorati dalle confessioni scritte di alcuni degli indagati, dalle dichiarazioni scritte dei detenuti e dalle rivelazioni di testimoni. Inoltre, ho attentamente considerato le precedenti dichiarazioni dei seguenti testimoni e sospettati:

    a. SPC Jeremy Sivits, 372a Compagnia MP – Sospettato

    b. SPC Sabrina Harman, 372a Compagnia MP – Sospettata

    c. SGT Javal S. Davis, 372a Compagnia MP – Sospettato

    d. PFC Lynndie R. England, 372a Compagnia MP – Sospettata

    e. Adel Nakhla, traduttore civile, Titan Corp., Assegnato alla 205a Brigata MI – Sospettato (Seguono altri nomi)

    8. Inoltre, vari detenuti hanno raccontato i seguenti abusi che, date le circostanze reputo assai verosimili, vista anche la chiarezza delle loro affermazioni e le conferme incrociate ottenute da altri testimoni.

    a. Delle lampade chimiche sono state rotte, e il liquido al fosforo è stato gettato sui detenuti .

    b. I detenuti sono stati minacciati con una pistola calibro 9 carica.

    c. I detenuti sono stati investiti da spruzzi d’acqua gelida.

    d. I detenuti sono stati picchiati con sedie e manici di scopa.

    e. I detenuti maschi sono stati minacciati di stupro.

    f. Un membro della polizia militare ha dovuto medicare la ferita subita da un detenuto che era stato scagliato con forza contro la parete della sua cella.

    g. Un detenuto è stato sodomizzato con una luce chimica e forse con un manico di scopa.

    h. I detenuti sono stati minacciati e terrorizzati con cani da guardia, ed in un caso si è registrato un morso.

    9. Ho considerato con molta attenzione le deposizioni dei seguenti detenuti, e, date le circostanza, le reputo assai verosimili, vista anche la chiarezza delle loro affermazioni e le conferme incrociate ottenute da altri testimoni. (segue l’elenco dei nomi dei detenuti, con relativo numero di matricola, ndr) Interrogatori deviati

    10. Contrariamente a quanto affermato nell’AR 190-8 e nelle conclusione del rapporto Generale Ryder, ho appurato che i responsabili degli interrogatori appartenenti all’intelligence Militare (MI) e alle altre agenzie del governo (OGA, sigla che spesso allude alla CIA, ndr) hanno attivamente invitato il personale della polizia militare a determinare le condizioni fisiche e mentali per un efficace interrogatorio dei testimoni. Contrariamente a quanto dichiarato nel rapporto del generale Ryder, ho verificato che il personale della 372a Compagnia, della 800a Brigata MP veniva istruito a modificare le procedure di detenzione al fine di “creare le condizioni” per gli interrogatori da parte dell’Intelligence Militare.

    Non ho trovato prove della partecipazione diretta di elementi della polizia militare a tali interrogatori.

    11. Ho scoperto questi fatti anche attraverso le seguenti deposizioni. (segue un elenco di testimonianze)

    12. Ho inoltre constatato che prima del loro impiego nel contesto dell’Operazione Iraqi Freedom, il 320° battaglione MP e la 372a Compagnia MP non hanno ricevuto alcun addestramento relativo alla detenzione e alla custodia di detenuti. Inoltre, ho assodato che il personale della Polizia Militare non ha ricevuto alcuna informazione sulla Convenzione di Ginevra sul Trattamento dei Prigionieri. Forse nemmeno una copia delle Convenzioni di Ginevra è stata consegnata al personale della MP e ai detenuti.

    Ho appurato i seguenti fatti: La 800a Brigata MP era responsabile delle operazioni Internment e Resettlement (I/R) su tutto il teatro delle operazioni.

    Nell’800a Brigata MP e nelle sue unità subordinate si registra una diffusa carenza nella conoscenza e nell’applicazione dei regolamenti e delle norme legali di base. Il trattamento dei detenuti varia da carcere a carcere, da compound a compound, da accampamento ad accampamento, e cambia anche a seconda della AOR della 800a Brigata M P. Ci sono stati gravi errori nel conteggio dei detenuti ad Abu Ghraib. Il 320° Battaglione ha utilizzato un autoprodotto “foglio di cambio” per documentare il trasferimento dei detenuti da un luogo all’altro. Per un conteggio appropriato, è obbligatorio che questi fogli e l’elenco dei detenuti siano aggiornati entro 24 ore dal trasferimento. Ad Abu Ghraib, invece, tale procedura può richiedere 4 giorni. Questi ritardi causano inesattezze nell’assegnazione di numeri seriali ai detenuti, gravi imprecisioni nell’elenco dei detenuti e degli occupanti di una struttura, nonché una notevole confusione tra i soldati della MP. Il Capitano Theresa Delbalso, S-1 del 320° Battaglione MP e il Maggiore David Di Nenna, S-3 della stessa unità, hanno dichiarato che queste carenze sono dovute al fatto che mancano gli uomini necessari ad aggiornare i documenti in modo sollecito. I soldati non sono preparati e addestrati a condurre operazioni di I/R né prima del loro invio nella zona, né al loro arrivo, né nel corso della loro missione.

    Il rapporto Taguba in versione integrale è reperibile a questo link: http://www.ecn.org/filiarmonici/taguba.html

    Ora ditemi che sono stati atti sporadici ed individuali. E che i vertici non hanno programmato, sostenuto e coperto queste attività.

    Ho esagerato un po’ con i post. Ma noi “presuntuosi” siamo così. L’informazione ci piace completa. E penso che insieme al pensiero del tuo istruttore militare (encomiabile, senza dubbio), forse un po’ di sana concretezza ci stesse bene. Perchè credo che il tuo istruttore sia stato uno dei pochi che il Kubark Counterintelligence Interrogation non lo ha letto ed imparato a memoria. E magari l’unico che sa cos’è la Convenzione di Ginevra sui diritti dell’uomo.

  3. utente anonimo

    L’istruttore è un maggiore. la maggior parte dei militari di carriera sono e pensano come il mio ex collega.

    I militari che avevano in consegna le prigioni facevano parte della guardia nazionale, quindi civili. Essi sono stati sostituiti dalla 101° airborne, che ha un pò bofonchiato per l’incarico ma lo ha comunque assunto.

    I militari “veri” conoscono benissimo la convenzione di Ginevra, al contrario dei civili.

    La corte marziale ha condannato da un minimo di 3 anni ad un massimo di 10 l’autori delle nefandezze nei confronti dei prigionieri. Lam pena è ovviamente da scontare in una prigione militare.

    In Italia sarebbe successa la stessa cosa?

  4. Bisqui

    Qui sopra sono io

  5. utente anonimo

    uehi fratellun!

    sun chi!

    a proposito , il Kubark Counterintelligence Interrogation io l’ho letto quando è stato pubblicato in italia qualche anno fa… ed è un cumulo di sciocchezze… se uno interroga come c’è scritto sul quel libro , non ottiene un accidente di niente…

    un mau lettore

  6. Bisqui

    Ciao fratellino,

    Quelle sono cose che fanno colpo sui civili. Chi conosce le procedure adeguate non si fà ingannare. Certo è difficile spiegare che la prigionia militare è diversa da quella civile. L’iinterrogatorio non è proprio simile, tantè che i militari sono addestrati a dare come informazioni solo il nome e la matricola.

    Mi fa specie che ci si attacca a queste storie quando migliaia di Americani ancora marciscono in Vietnam.

    Giusto punire i colpevoli di trasgressione alle regole, ma come al solito si guarda da una sola parte.

    Vorrei che si facesse luce su tutte le prigionie e si condannassero tutte, ma tantè che la stampa dato che non è schierata riporta solo le notizie anti USA.

    Sono così bravi che non riescono neanche a fare distinzione tra un teatro di guerra e uno di pace, tra aguzzini civili e secondini militari. Si sà che se viene dato il potere a chi non lo ha mai gestito si verificano degli eccessi ma questo diventa colpa solo per gli Americani.

    Resta il fatto che in Cina e a Cuba ti fanno pagare anche la pallottola che ti ucciderà.

  7. MindPrison

    Bisqui – Io nn metto in dubbio che Abu-Grahib non sia un caso isolato, ne che questo tipo di interrogatori o sevizie non siano appannaggio esclusivo degli americani. Il problema è un altro; in Cina c’è una dittatura, a Cuba idem. Allora che differenza c’è tra un regime dittatoriale e una democrazia, se gli strumenti coercitivi sono gli stessi? E l’Iraq non è certo un caso isolato. Se a Cuba i dissidenti vengono impiccati, in Vitenam gli americani bruciavano vive intere famiglie di viet-cong con il napalm. Se nelle carceri turche, da sempre esempio di crudeltà ed efferatezza, i prigionieri vengono sottoposti a sevizie impressionanti, a Guantanamo o Abu-Grahib la situazione è la stessa. Allora non credete che un paese che si erige (autonomamente) a difensore della libertà e della democrazia dovrebbe dare un esempio diverso? Lo scalpore nato dalle notizie su Abu-Grahib non è dovuto alla stampa di parte che attacca gli Usa; semplicemente se accade una cosa del genere in un paese con una dittatura, rientra nella “normalità” (di certo più che condannabile, ma in una dittaura è procedura consueta). Se accade nel paese che vuole “esportare la democrazia” diventa paradossale, anzi il risalto che vi è stato dato è stato anche minore di quanto meritasse. Anche perchè, Kubark Counterintelligence Interrogation docet, non si tratta di sporadici casi riconducibili a deviazioni mentali personali di qualche riservista o alla situazione di forte pressione che caratterizza un teatro di guerra. E’ l’applicazione pedissequa di tecniche da manuale, con l’appoggio e la copertura delle alte cariche, le stesse che elaborano e distribuiscono questi tipi di materiale tra i militari e gli agenti della Cia. Ciò è palesemente gravissimo. Considerando anche che il manuale è in uso dal ‘63, quindi possiamo facilmente immaginare i numerosi casi in cui è stato applicato; casi che, se pur passati, fanno ancora scalpore. Inoltre se rileggi il punto 12) potrai assodare che il livello di conoscenza tra i militari della convenzione di ginevra e dei diritti dell’uomo è pressochè inesistente. E non lo dico io, ma un Ten. Col. dell’esercito Usa. Un giudizio abbastanza autorevole quindi.

    Mau – Il rapporto Taguba, sulla cui autorevolezza mi auguro non ci sia da discutere, dimostra che queste tecniche sono utlizzate ferquentemente e con assoluta tranquillità. Per quanto tu le ritenga inutili (potrei anche essere d’accordo, ma non sarei un parere valido, non ne capisco molto di psicologia), evidentemente gli alti vertici usa non concordano con questa versione. E continuano ad applicarlo pedissequamente. Vaglielo a dire tu ai prigionieri torurati che per te “è un cumulo di sciocchezze”. Non so quanto concorderanno.

  8. utente anonimo

    cumulo di sciocchezze, perchè:

    le cose che dice quel documento le puoi trovare sul diario delle giovani marmotte , tanto sono fumose e generiche….

    se tu vieni a enunciarmi delle pressioni che sono adatte a far parlare dei musulmani, sono d’accordo con te.

    ad esempio, il manuale di interrogatorio di al khaida è più specifico:

    far bere al paziente molta acqua o fargli mangiare cibi ricchi di acqua, poi legargli il pene in mado che non urini…

    mi pare che questo sia piuttosto chiaro,no?

    un mau esemplificativo

  9. Bisqui

    Infatti, ho fatto distinzione tra un prigioniero militare e un civile. Dato che i militari sono sottoposti a sevizie, non ostante la convenziione di ginevra, l’addestramento alla resistenza psicologica e fisica è particolarmente curata.

    Tu mi insegni che i testi informativi o formativi sono sottoposti all’arbitrio di chi li applica, conoscerli non significa farne una bibbia.

    L’ufficiale che tu menzioni non parla di soldati professionisti, fa delle distinzioni. Quelli che stavano ad Abu-Grahib erano della guardia civile e neanche MP (civili che giocano alla guerra, se conosci le numerazioni dell’esercito americano è facilmente individuabile) infatti dopo l’inchiesta sono stati sostituiti dai professionisti della 101° che erano appena stati rinviati a casa.

    A causa dei fatti da te menzionati, tutti i soldati della domenica sono stati rispediti a casa e sostituiti con reparti della Germania e della Corea del sud.

    Resta il fatto che le condanne penali negli USA vengono applicate, da altri stati si continua tranquillamente a violare le leggi internazionali poichè nessun movimento politico internazionale si occupa di loro.

    Affermare che la procedura è consueta da alcuni poichè dittatori è, scusami se lo affermi, criminale. Sarebbe come giustificare l’operato, è per questo che non si fanno manifestazioni con milioni di bandiere della pace?

  10. MindPrison

    Bisqui – No, no, credo che tu mi abbia frainteso. Non dico che il fatto che si svolgano sotto dittature giustifichi anche minimamente questi atti, per carità. Dico solo che da una “democrazia” ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso, e non uguale a quello di regimi sanguinari. E’ per questo che le torture americane fanno più scalpore di quelle cinesi o cubane. Restano, ovviamente, parimenti delinquenziali e assolutamente condannabili. E quando dici che nessun movimento politico internazionale si occupa di loro ti sbagli. Esistono migliaia di organizzazioni politiche o umanitarie che lottano per la libertà dei tibetani o dei dissidenti cubani. Ma lo stretto legame che ci unisce agli Usa, e che non abbiamo con la Cina o con Cuba, il nostro “essere occidentali”, per capirci, fa si chè sia dal punto di vista geografico che politico non facciano parte della nostra “sfera di informazione”. Ecco perchè c’è un nostro maggiore impegno nel perorare cause che sentiamo “più vicine”. Dopotutto in Iraq ci siamo anche noi. Esiste un forte movimento, per farti un esempio, per i diritti degli aborigeni australiani, ma nessuno quì conosce ne il dramma di quel popolo, ne la febbrile attività di quelle ogm. Questo non vuol dire che la causa non sia legittima o che del dramma di quel popolo “non ce ne freghi niente”. E’ naturale che ci si debba limitare al proprio spazio operativo, che in questo caso prevede uno scenario di guerra dove noi italiani siamo in prima fila. Altrimenti ci vorrebbe solo un altro diluvio universale per rimettere tutto a posto.

    Mau – “cumulo di sciocchezze, perchè:

    le cose che dice quel documento le puoi trovare sul diario delle giovani marmotte , tanto sono fumose e generiche…. ” Beh, a guardare le immagini provenienti da Guantanamo o Abu-Grahib, si direbbe esattamente il contrario. Tralasciando l’arbitrarietà dell’applicazione di determinate regole da parte degli aguzzini, quando si parla di tortura psicologica, privazioni, umiliazione quant’altro, mi sembra che siano applicate con metodicità, altro che “fumose e generiche”. Tra l’altro (w la rete), le immagini apparse sui quotidiano e sui tg sono quelle più soft. Cercando un po’ in internet ne troveresti decine ben più gravi di quelle diventate famose. E tutte che dimostrano che le tecniche sono precise e chiare; resta a discrezione dell’aguzzino “come”, torturarti, o “come” umiliarti, ma credo che il succo cambi ben poco.

  11. Bisqui

    Mind, con tutti i loro difetti, preferisco gli USA. Curare il proprio giardinetto è indice di miopia. Che quello che accade dall’altra parte del muro di cinta non ci riguarda?

    Immagina un mondo senza gli USA e guarda cosa resta. L’Europa non saprebbe minimamente dove mettere le mani. Sulla terra il più prepotente detterebbe legge.

    Il dramma che l’URSS non esista più è realtà nota a pochi. Attualmente nessuno può bilanciare il potere americano, ma se permetti anche se sbilanciati preferisco questa sicurezza ad un’insicurezza di tipo Cinese.

  12. MindPrison

    E’ comprensibile Bisqui. Effettivamente la nostra “democrazia” è di gran lunga preferibile al sistema politico ex-sovietico o a quello cinese. Perchè dopotutto, noi siamo quelli che ne traggono i benefici da questa democraticizzazione. Credo che all’racheno, prima sottoposto alla dittatura di saddam, poi ai bombardamenti ed alle torture americane, la differenza sembri davvero minima.

    Secondo me se togliamo il blog e apriamo una chat facciamo prima! 🙂

  13. utente anonimo

    allora …

    altro che laurea , mi sembra di parlare con la mia nipotina di 4 anni ma lei capisce di più…

    se tu ti basi sul Kubark Counterintelligence Interrogation non c’è nessun accenno a torture fisiche, umiliazioni, eccetera eccetera.

    il Kubark Counterintelligence Interrogation è qualcosa di inconcludente, non cè niente tranne dei generici accenni di interrogatorio solo verbale.

    se tu dici che si sono basati su questo manuale (?) per interrogare , ti dai la zappa sui piedi.

    se invece parli delle torture(?) di Abu-Grahib , sono d’accordo.

    queste torture (? per me le torture sono qualcosa di più di fare foto sconce , o pippe collettive) sembrano appunto cose da dilettanti pasticcioni…

    un mau puntualizzante

  14. utente anonimo

    però!

    la nostra democrazia non va bene agli irakeni.

    dimmi come mai quella gente ha votato…

    dato che dittatura e democrazia sono uguali, perchè darsi tanto disturbo e rischiare anche la pelle?

    un mau chiedente

  15. Bisqui

    No Mind, gli Iracheni sono molto più maturi di come possiamo immaginare. Sanno bene che cosa vogliono, non sanno ancora come raggiungerlo ma presto faranno da soli.

    Il fatto che i Curdi, dopo tanti anni di guerriglia per l’indipendenza, adesso decidano per uno stato confederato la dice lunga sulla differenza che te non noti.

    Sarebbe facile per loro volere uno stato autonomo e sarebbe stato meglio per gli USA.

    Se l’obiettivo è il petrolio, capirai, la parte più ricca è proprio il Curdistan.

    Invece nessuno vuole un’Iraq diviso. Gli Iracheni ci stanno mettendo un sacco d’impegno ad imparare in fretta, la loro polizia è quasi efficente e le azioni di controguerriglia sono effettuate in collaborazione con gli americani.

    2 battaglioni dell’esercito Irakeno sono già al livello degli statdard militari europei, 300 soldati Italiani sono tornati a casa grazie alla nuova operatività degli Irakeni.

    Ti pare poco? in un anno, massimo 2 se non prima di militari occidentali non rimarrà nulla, a parte gli specialisti in costruzioni e sminamento (il genio).

    Sono convinto che in 5 anni lo stato sarà completamente autonomo, se non interverranno fattori religiosi. La nazione nel suo insieme è compatta, ci sono divergenze si ma quelle derivano dal diverso modo di intendere l’Islam, non per motivi politici.

    Sarà impossibile avere uno stato completamente laico in mezzo lì tra l’Arabia e ‘lIran ma sono fiducioso, la libertà è un’ottima medicina.

    Ricordi cosa si auspica il Maggiore? Più scuole per avere una maggiore possibilità di discernimento.

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