In Ricordo di uomini fedeli al patrio suolo

Un uomo d'onore arruolatosi nella Decima per difendere la Patria
Un uomo d’onore arruolatosi nella Decima per difendere la Patria

Alle ore 19.42 del giorno 8 settembre 1943 un breve messaggio diffuso via radio precipitò l’Italia e le sue forze armate, già provate da oltre tre anni di guerra, nella più grave crisi della loro storia. Il maresciallo e capo del governo Badoglio annunciò alla nazione:

Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al gen. Eisenhower, comandante in capo delle Forze alleate angloamericane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto d’ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza“.

In altri termini, era avvenuto all’insaputa di tutti un salto di barricata. L’Italia, anziché porre semplicemente termine alle ostilità per la grave situazione interna, continuava a combattere accodandosi a quello che era lo schieramento più forte. Poco dopo la famiglia reale, e le massime gerarchie abbandonavano Roma, e cercavano rifugio al sud. Le forze armate italiane schierate in tutta l’Europa ed affiancate a quelle tedesche non avevano alcuna disposizione preventiva, e neppure sarebbe loro giunto alcun ordine. Iniziò così un processo di disfacimento che portò in poche ore al quasi totale sbandamento dell’Esercito, e che divise Marina ed Aeronautica.La flotta navale, in ossequio alle norme armistiziali, per la massima parte si consegnò senza combattere a Malta, dove fu disarmata. I superstiti reparti aerei si divisero tra il nord ed il sud, mentre l’esercito si sbandò. Nello stesso tempo a sud forze alleate sbarcarono nella zona di Salerno, ed a nord l’esercito tedesco si precipitò ad occupare il resto della penisola.A La Spezia, alla caserma del Muggiano, aveva sede il comando della Decima Flottiglia MAS; era questo il nome di copertura dei reparti navali subacquei e di superficie che nel corso del conflitto, pur essendo composti da poche centinaia d’uomini, avevano affondato con armi del tutto innovative per l’epoca 72.190 tonnellate di naviglio da guerra e 130.572 tonnellate di naviglio mercantile, ossia nove unità da combattimento e ventidue altre navi. Il suo comandante era la Medaglia d’Oro al Valore Militare C.F. Junio Valerio Borghese.
Questi apprese casualmente dalla radio dell’armistizio. Cercò invano d’avere ordini dai superiori, ed infine dovette arrendersi ad una realtà durissima.

Io, l’8 settembre, al comunicato Badoglio, piansi. Piansi e poi non ho più pianto… Perché quello che c’era da soffrire, lo soffrii allora. Quel giorno io vidi il dramma che si andava ad aprire per questa disgraziata Nazione che non aveva più amici, che non aveva più alleati, non aveva più nessuno, non aveva più l’Onore, era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa: non ci si batte solo quando tutto va bene.

Nella notte fra l’otto ed il nove settembre la flotta salpò da La Spezia credendo d’andare in battaglia, ed essendo destinata invece a perdere l’ammiraglia per poi consegnarsi intatta agli inglesi. La Decima s’asserragliò in buon ordine e con perfetta disciplina nella sua caserma, sempre con la bandiera italiana a riva, mentre davanti passavano le colonne germaniche. Ogni tentativo tedesco d’impadronirsi della caserma fu respinto con fermezza, ma senza ricorrere alla violenza. Alla fine, rimase un gruppo di volontari che, sentendosi sciolti dal giuramento per l’ignominioso atto dell’armistizio, intendevano continuare la lotta da italiani ed a fianco del vecchio alleato. Dopo una breve trattativa il 13 settembre 1943 un ufficiale della marina germanica sottoscrisse con Borghese un vero trattato d’alleanza, in cui alla Decima erano riconosciute tutte le prerogative di sovranità e d’autonomia.
La caserma cominciò quindi ad essere un punto di riferimento a cui si rivolgevano sia sbandati in cerca di protezione, che volontari decisi a riprendere le armi.
Tra essi v’erano nomi di rilievo, come le medaglie d’oro Mario Arillo e Luigi Ferraro, il comandante del reparto d’incursori della Regia Marina Nino Buttazzoni con grossa parte dei suoi uomini, numerosi piloti ed assaltatori della vecchia Decima. In un breve intervallo, poterono essere rimesse in piedi tutte le scuole delle specialità navali; crescendo il numero dei volontari, fu deciso di inquadrarli in reparti di fanteria di marina.

reclute della marina RSI
reclute della marina RSI

Il battaglione “Barbarigo”, inizialmente denominato “Maestrale”, fu il primo reparto di Fanteria di Marina della “Decima” ad essere costituito. Nacque a La Spezia, nella caserma di San Bartolomeo, nel novembre del 1943. Ne assunse il comando il capitano di corvetta Umberto Bardelli. Nel gennaio ‘44, nel ricordo del sommergibile del comandante Enzo Grossi, gli fu attribuito il nome di “Barbarigo”. Delle quattro compagnie su cui era ordinato, la 2° e la 4° erano state addestrate a San Bartolomeo, mentre la e la 3° erano state trasferite per l’addestramento a Cuneo, alla caserma San Dalmazzo. Alla metà di febbraio il battaglione si riunì nuovamente a La Spezia. Il 19 ricevette dal comandante Borghese la bandiera di combattimento e il giorno 20 partì per il fronte di Anzio-Nettuno, dove gli angloamericani avevano creato una testa di ponte dopo lo sbarco avvenuto il 22 gennaio. A bordo di torpedoni, seguendo l’itinerario: La Spezia-Firenze-Arezzo-Orvieto-Viterbo-Roma, i marò raggiunsero la capitale dopo aver superato le previste difficoltà dei bombardamenti aerei e dei mitragliamenti a bassa quota degli Spitfire. A Roma sosta di alcuni giomi presso la caserma “Graziosi Lane”. Un capitano dei granatieri, Alberto Marchesi, diede modo al comandante Bardelli di completare l’equipaggiamento e l’armamento del battaglione attingendo ai magazzini della caserma “Ferdinando di Savoia’.

LO SBARCO DI ANZIO

postazione di Breda 37 del Barbarigo a Nettuno
postazione di Breda 37 del Barbarigo a Nettuno

L’operazione “Singole” (nome in codice dello sbarco ad Anzio e a Nettuno) avvenne il 22 gennaio 1944. A mezzanotte, dopo ventidue ore di attività, unità della Marina americana e della “Rayon Navy” (contrammiraglio Frana I. Locri e Tomai H. Troubridge) avevano fatto sbarcare 36.034 uomini, 3.069 automezzi e quasi tutti i mezzi d’assalto del 6° Corpo d’Armata statunitense, comprendente la divisione britannica (gen. W. Penny), un reggimento e un battaglione paracadutisti, tre battaglioni di “Ranger” e una brigata di “Commandos”. Scarsa l’opposizione tedesca e modeste le perdite subite: 13 morti, 44 dispersi e 87 feriti. La flotta di protezione era costituita da quattro incrociatori leggeri e 24 cacciatorpediniere. Le perdite tedesche erano state più rilevanti: due batterie costiere distrutte e due battaglioni decimati.

Ma gli angloamericani badarono solo a consolidare la testa di ponte e a far sbarcare le altre divisioni del Corpo d’Armata, cioè la 45° di fanteria (gen. W. Eagles) e la divisione corazzata (gen. EN Armoni), in tutto 34.000 uomini e 15.000 automezzi. I temporeggiamenti e l’eccessiva prudenza del generale Lucca (comandante del Corpo d’Armata angloamericano), diedero il tempo al Feldmaresciallo Kesselring (comandante del Gruppo d’armare “C”) di eseguire i piani predisposti in caso di sbarco a Ravenna, ad Anzio, Civitavecchia, Livorno o Viareggio.

Le divisioni tedesche si misero in moto per convergere sulla testa di ponte di Anzio. La divisione corazzata “Hermann Goering” lasciò la zona di Frosinone: la 4° divisione paracadutisti quella di Terni; dal fronte del Garigliano la 29° divisione granatieri motocorazzata. Dall’Italia settentrionale, lo Stato Maggiore della 14’ Armata e la 65° e 362° divisione di fanteria. Fu perfino disposto, da parte dell’O.K.W. (il Comando generale della Whermacht), l’invio ad Anzio della 715° divisione di fanteria dislocata nella regione di Marsiglia e della 114° divisione cacciatori di stanza nei Balcani. Una conversione di truppe così decentrate non poteva avvenire in un giorno, sicché il 23 gennaio, tra Roma ed Anzio, vi era soltanto un distaccamento della divisione corazzata “Hermann Goering”, con un assortito campionario di pezzi d’artiglieria (qualche pezzo anticarro da 88 mm, cannoni da campagna italiani, francesi e jugoslavi). Passarono sette giorni prima che la 14° Armata tedesca potesse assumere una consistente sistemazione offensiva.

IL “BARBARIGO” AL FRONTE

Stiscia Barbarigo - da petto o basco
Stiscia Barbarigo – da petto o basco

Il 28 gennaio la divisione britannica conquistò Aprilia, 17 Km. a nord di Anzio, ma, alla sua sinistra, la 3° divisione di fanteria americana fu respinta davanti a Cisterna. La 14° armata tedesca aveva concentrato le divisioni a semicerchio intorno alla testa di ponte, dal Fosso della Moletta fino al ramo occidentale del Canale Mussolini. Le due controffensive tedesche, quella da Aprilia (16-20 febbraio) e l’altra da Cisterna (28 febbraio – 1 marzo), non erano riuscite a sfondare le linee degli alleati. Il “Barbarigo” arrivò al fronte mentre era in corso la seconda controffensiva, e sostò per breve tempo a Sermoneta: dalla collina si vedevano le linee nemiche, pioveva, e il tempo rimase perturbato fino alla fine di marzo. Il terreno, piatto e paludoso, era percorso da un groviglio di canali, fossi di bonifica e di irrigazione. Il battaglione venne destinato al settore sud, tenuto dalla 715° divisione tedesca di fanteria, che aveva partecipato alle due controffensive di Aprilia e di Cisterna subendo ingenti perdite. Il Comando della divisione credette di poter impiegare i marò come complementi da aggregare alle compagnie. Bardelli ottenne invece, dopo una lunga discussione con i tedeschi, che il battaglione avesse il suo tratto di fronte. La compagnia fu schierata sul tratto alto del Canale Mussolini, la 3° tra il fosso del Gorgolicino e la Strada Lunga, la 4° di qui fino al margine delle paludi: la 2° fu rimandata a Sezze per un corso di addestramento all’uso del panzerfaust e della mitragliatrice MG 42. Il reparto nemico del settore assegnato al “Barbarigo” era il l° Distaccamento della Special Service Force, composto per due terzi da americani e per un terzo da canadesi, con un addestramento equivalente a quello dei “Rangers”. La prima ad essere attaccata fu la 3° compagnia. Gli americani impegnarono i marò con un attacco frontale, seguiti dai più aggressivi canadesi. La 2° compagnia diede il cambio alla 3°. Alla fine di marzo, il battaglione SS italiane “Degli Oddi” rilevò lungo il Canale Mussolini la 1° compagnia, spostata a Terracina per addestramento e sorveglianza costiera. La 3° compagnia tornò in linea davanti al Cerreto Alto, tra la strada Nascosa e la litoranea. Nel frattempo il “Barbarigo” provvedeva a dotarsi di una sua artiglieria, formando la 5° compagnia Cannoni, armata con pezzi da accompagnamento 65/17, prelevati dal Museo dei Granatieri. A La Spezia si stava costituendo il Gruppo Artiglieria “San Giorgio” dotato di pezzi someggiati da 75/13. Il comando della Decima inviò al fronte di Nettuno il tenente di vascello Carnevali, comandante del Gruppo “San Giorgio”, per organizzare un gruppo di artiglieria da campagna. Formarono il gruppo una batteria da 105/28, una da 105/32 e una da 75/27. Il 15 aprile ci fu un attacco di mezzi corazzati canadesi nel settore del fronte tenuto dalla 2° compagnia che perse i capisaldi “Erna” e “Dora”. Lo stesso giorno, al comando del tenente Giulio Cencetti, i marò riconquistarono i capisaldi persi nel precedente attacco. Il 19 aprile ci fu un altro attacco sul fronte della 2° compagnia. Ai primi di maggio nuovi cambi in linea: la 4° compagnia sostituiva la 2°, la 1° dava il cambio alla 3° che si trasferiva a Terracina per sorvegliare la costa. Il 26 aprile il comandante Bardelli venne richiamato a La Spezia per assumere un incarico superiore. Il tenente di vascello Vallauri sostituì Bardelli al comando del battaglione. Ancora un attacco americano al fosso del Gorgolicino, tenuto dalla 4° compagnia. I marò resistettero agli assalti e contrattaccarono il nemico. All’alba del 23 maggio gli angloamericani attaccarono dalla testa di ponte di Anzio in direzione di Cisterna, impiegando tre divisioni per tagliare la strada statale Casilina, principale via di ritirata della 10° Armata tedesca. Il 24 maggio il battaglione “Barbarigo” e il Gruppo d’artiglieria “San Giorgio” ricevettero l’ordine di ritirarsi. Le tre compagnie in linea si sganciarono in direzione di Sermoneta e Bassiano. La 2° fu attaccata da mezzi corazzati nei pressi di Cisterna, la 4° resistette agli attacchi nemici nell’abitato di Norma. Gli artiglieri del “San Giorgio”, dopo aver esaurito tutte le munizioni a loro disposizione, fecero saltare le bocche da fuoco. La 3° compagnia ripiegava da Terracina ricongiungendosi al resto del battaglione. La postazione del plotone comandato dal guardiamarina Alessandro Tognoloni (251 compagnia) venne accerchiata da carri Sherman americani. Al grido di “Decima! Barbarigo”, i marò andarono all’assalto dei carri. Tognoloni lanciò una bomba a mano e cadde colpito squarciato nel torace. Prima di perdere i sensi scaricò i colpi della sua pistola e, vuoto il caricatore, la lanciò contro il carro avanzante. Per gli atti di valore compiuti sul fronte di Nettuno gli fu concessa la Medaglia d’Oro. Il 31 maggio il “Barbarigo” giunse a Roma e si radunò nella caserma di Maridist, in Piazza Randaccio. La sera del 4 giugno le avanguardie della 5° Armata americana entrarono in città, primo fra tutti il l° Distaccamento della Special Service Force a cui il “Barbarigo” si era opposto strenuamente per tre mesi. La mattina del 5 giugno i resti del “Barbarigo” si inquadrarono e, divisi in piccoli gruppi, marciarono in direzione di La Spezia.

IL “BARBARIGO” IN PIEMONTE

elmetto del barbarigo
elmetto del barbarigo

Nel giugno 1944 la “Decima” concentrò i suoi battaglioni nell’alto Piemonte. Il “Barbarigo” fu il primo reparto a giungere nella regione, si sistemò nella zona del lago di Viverone e successivamente fu trasferito a Pont Canavese. Nel pomeriggio dell’8 luglio, a Ozegna, una frazione a sud di Courgné (Torino), giunse nella piazza del paese un reparto motorizzato della Decima Mas, al comando del capitano di corvetta Umberto Bardelli. Si trattava di una quarantina di marò del battaglione “Barbarigo” reduci dal fronte di Nettuno. Nel paese operava una banda partigiana comandata da Piero Urati detto “Piero Piero”. Bardelli aveva saputo che i partigiani erano disposti a uno scambio di prigionieri e per questo motivo si era recato a Ozegna per iniziare le trattative. Gli uomini del “Barbarigo” scesero dagli automezzi e attesero l’arrivo dei partigiani. Bardelli, per dimostrare il carattere pacifico della sua missione, ordinò ai suoi uomini di estrarre i caricatori dai mitra; anch’egli si tolse la pistola dalla fondina e la gettò a terra. Il comandante Bardelli e i suoi ufficiali cominciarono a discutere con i rappresentanti della banda partigiana giunti nella piazza. L’atmosfera era apparentemente distesa e nulla lasciava presagire quanto sarebbe avvenuto nel volgere di qualche minuto. Il dialogo si svolse con toni pacati da entrambe le parti. Mentre i capi partigiani trattavano con gli ufficiali della “Decima”, circa duecento uomini della formazione di “Piero Piero” circondavano la piazza appostandosi nelle strade adiacenti. Quando la manovra di accerchiamento fu conclusa, i capi partigiani con un pretesto chiesero di allontanarsi dalla piazza con l’impegno di ritornare con i prigionieri fascisti da loro detenuti. Da parte sua, il comandante Bardelli promise sul suo onore di liberare, non appena rientrato a Ivrea, un uguale numero di partigiani. Dopo pochi minuti, mentre Bardelli e i suoi uomini attendevano il ritorno dei partigiani, nella piazza si abbatte sugli ignari marò una tempesta di fuoco. Nonostante un tentativo di resistenza organizzato da Bardelli, i partigiani ebbero il sopravvento sugli uomini della “Decima”. Il comandante Bardelli fu uno dei primi a cadere fulminato. L’imboscata tesa dai partigiani costò ai marò altri nove morti e numerosi feriti. Alla salma di Bardelli i partigiani strapparono due denti d’oro e gli altri marò uccisi vennero rinvenuti lordati di letame. Nei primi giorni dell’ottobre 1944, il “Barbarigo” mosse all’attacco dei partigiani attestati nella zona di Rimordono (Torino). I marò sbaragliarono le formazioni avversarie, costringendo le bande a riparare in territorio francese.

IL BARBARIGO SUL FRONTE ORIENTALE

Reparto NP
Reparto NP (nuotatori paracadutisti) Jesolo

Il 25 ottobre il battaglione lasciò Ponte Canavese per il fronte orientale. Il 29 giunse a Vittorio Veneto. Nella zona, la gravissima, situazione determinata dalla pressione esercitata contro la frontiera italiana e sulla città di Gorizia dai partigiani sloveni del “IX Corpus” appoggiati da bande comuniste italiane, richiese l’intervento del “Barbarigo”, affiancato dalla 2° e 3° compagnia del battaglione “Valanga”. I partigiani slavi erano penetrati sino nei boschi del Consiglio; i reparti della “Decima” rastrellarono la zona, infliggendo ingenti perdite alle bande di Tito. Alla fine di dicembre il “Barbarigo”, con altri reparti della divisione “Decima” fu inviato sul fronte dell’Isonzo per fronteggiare il “IX Corpus” che minacciava la città di Gorizia. Per contrastare le bande tutine, il comando operativo della “Decima” mise a punto con il comando dell’Adriatische-Kustenland il piano Adele Aktion (operazione aquila). Il “Barbarigo” fu il primo reparto ad essere impiegato contro gli slavi, risalì la Biasima occupando l’abitato malgrado la strenua resistenza opposta dai partigiani. Poi occupò Cal di Canale, Localizza e Chiappavano. Ai primi di febbraio ‘45 la divisione “Decima” lasciò Gorizia, ma il battaglione “Barbarigo” restò ancora qualche settimana nella zona a difesa dei confini orientali della Repubblica e sui monti San Marco e Spino respinse gli attacchi dei partigiani sloveni. Con un contrattacco, che impegnò tutte le compagnie del battaglione, ancora una volta i marò sconfissero il nemico.

IL BARBARIGO SUL FRONTE SUD

Il Barbarigo al fronte
Il Barbarigo al fronte

A metà marzo giunse al battaglione l’ordine di trasferimento sul fronte sud. Il reparto partì da Vittorio Veneto il giorno 20 diretto a Rovigo. Il giorno 26 passò da Ferrara, Argenta e Imola. Il giorno successivo entrò in linea alle dipendenze del comando “I° Gruppo di combattimento Decima”, comprendente oltre al “Barbarigo” il battaglione “Lupo”, il battaglione NP (Nuotatori Paracadutisti), il battaglione “Freccia” (Genio e Trasmissioni) e il Gruppo d’artiglieria “Colmino”. Nella zona di Imola, dal 28 marzo al 4 aprile, il battaglione fu impegnato in un’intensa attività di pattuglia catturando numerosi prigionieri, appartenenti al gruppo “Friuli” dell’esercito regio. Il 20 aprile, per l’arretramento del fronte, il battaglione iniziò il ripiegamento verso nord attraversando il fiume Po in località Oro. A Santa Maria Fornace, i marò sostennero un violento scontro con reparti della brigata “Cremona” del regio esercito del sud (in uniforme britannica). Il 27 aprile il “Barbarigo” toccò Pozzonovo giungendo in serata a Conselve. Il giorno dopo il reparto proseguì verso Albignàsego in direzione di Padova, affrontando presso il ponte del Bassanello una postazione partigiana che fu sgominata dai marò della 2° compagnia.

L’ONORE DELLE ARMI AL “BARBARIGO”

ritaglio di giornale con nota per il Barbarigo
ritaglio di giornale con nota dell’onore delle armi al Barbarigo

Nella notte del 29 aprile il “Barbarigo” si schierò per ascoltare le parole del comandante del “I° Gruppo di combattimento Decima”, capitano di corvetta Di Giacomo, e di un ufficiale di una brigata corazzata neozelandese che fece ascoltare il messaggio del Maresciallo Rodolfo Grazianti, registrato per invitare a deporre le armi, evitando ulteriori spargimenti di sangue. Gli uomini del “Barbarigo”, dopo una notte praticamente insonne, inquadrati dai loro ufficiali, la mattina seguente entrarono a Padova armati, passando fra i reparti di carristi inglesi e neozelandesi che resero loro l’onore delle armi.

Il 30 aprile il battaglione si concentrò nella caserma “Pra della Valle” e venne considerato disciolto.

I marò furono avviati al 209 PO Cap di Fragola presso Napoli, dove rimasero circa un mese; da qui il 5 giugno furono trasferiti a Taranto e imbarcati sulla Duchessa of Richmond diretta in Algeria, destinazione il 211 PO Cap di Cap Matifou ad una trentina di chilometri da Algeri, in prigionia.

 

ONORE AL BARBARIGO

Stemma del Barbarigo
Stemma del Barbarigo

Pochi tornarono in patria e quei pochi vissero il loro giorni nell’oblio e nella persecuzione perché rei di aver difeso il patrio suolo dai comunisti.

42 commenti su “In Ricordo di uomini fedeli al patrio suolo

  1. Canzone della X° Flottiglia MAS, dettata durante il Natale 1943 da Donna Daria Olsufiev Borghese alla ausiliaria Jole Corigliano:

    “Quando pareva vinta Roma antica

    Sorse l’invitta Decima Legione

    Vinse sul campo il barbaro nemico

    Roma riebbe pace con onore

    Quando all’obbrobbrio l’otto di settembre

    Abbandonò la Patria il traditore

    Sorse dal mar la Xª Flottiglia

    E prese l’armi al grido “Per l’onore”

    Decima Flottiglia nostra

    Che beffasti l’Inghilterra

    Vittoriosa ad Alessandria

    Malta Suda e Gibilterra

    Vittoriosa già sul mare

    Ora pure sulla terra

    Vincerai!

    Navi d’Italia che ci foste tolte

    Non in battaglia ma col tradimento

    Nostri fratelli prigionieri o morti

    Noi vi facciamo questo giuramento

    Noi vi giuriamo che ritorneremo

    La dove Dio volle il tricolore

    Noi vi giuriamo che combatteremo

    Fin quando avremo pace con onore

    Decima Flottiglia nostra…”

    PS. La prima riga del post contiene un refuso: 8 sett. 1943 e non 1942.

    Un pensiero al capitano Nino Buttazzoni, comandante del nucleo N.P. del battaglione “San Marco”

    Saluto.

  2. …che beffasti l’Inghilterra,

    vittoriosa ad Alessandria, Malta, Suda e Gibilterra.

    Vittoriosa già sul mare, ora pure sulla terra

    Vincerai!

    Piergiuseppe un abbraccio 🙂

  3. Mio zio era fante nella X, non so se nel Barbarigo, ma sicuramente nei combattimenti attorno a Roma, dove fu ferito piuttosto gravemente(e poi curato in Germania).

    Hermes

  4. Mio caro Bisquì ma tu mi fai ancora più riflettere sulla storia manipolata da quei professionisti della sua falsiificazione.

    Grande e impegnatissimo post. :-)))

    Perla

  5. Allora il post è bellissimo, mi ha emozionato, tu sei una persona davvero speciale.

    ora ti chiedo due cose: cosa è la testa di ponte, e cosa è l’onore delle armi.

    Scusa la mia ignoranza, quasi mi vergogno.

  6. Perdonami,io pensavo che il suolo patrio ci fosse stato difeso dagli anglo-americani,dai partigiani e da quello che era il VERO esercito italiano.

    Come se i francesi riconoscessero i difensori della patria negli sgherri di Petain invece che nell’esercito di De Gaulle o nei partigiani.

    Sono allibito,perchè l’Italia è l’unico,e sottolineo l’unico,paese privo di una memoria comune,tutto viene strumentalizzato,persino i morti.

    E allora da quello che dovrebbe essere un giorno di unità diventa un occasione per acuire le divisioni politiche.

    Saluti,Loser Nemesis.

  7. Mi dai l’autorizzazione di copiare e incollare in un mio post alcuni stralci?

    ovviamente metterò il link del tuo blog e specifivcherò i tuoi meriti…fammi sapere , grazie.

  8. Hermes,

    sicuramente era del barbarigo. Chiedigli cosa è stato per loro fermare l’invasore. 1200 uomini contro un’intera brigata americana. Questio è il coraggio dei veri Italiani

    Perla,

    questa parte di storia non te la racconteranno mai. Sapere quanto sangue hanno versato gli Italiani d’onore avvolgerebbe nella vergogna e nel disonore tutti gli altri.

    Oti,

    fratello. Grazie di cuore da tutti e due.

    Liberoconcetto,

    prendi tutto quello che vuoi, per me è un piacere. Se riuscissi a continuare le lezioni di tattica per neofiti avresti una risposta molto articolata. Momentaneamente ti manderò un’email.

    Loser Nemesis,

    scusami ma sei tu a portare il discorso sulla politica e sulla divisione. Qui si parla solo di persone che hanno scelto di morire per la patria e che non hanno vigliaccamente cambiato casacca. Se leggi bene ho scritto “pace incondizionata”. Questo è quello che si fa quando si perde, non si passa al nemico tradendo gli alleati. Ma forse voi a sinistra avete un’altro concetto dell’onore e della parola data.

    Mons,

    E’ una storia raccontata dalla bocca di chi ha vissuto quei momenti e che all’epoca aveva 18 anni. Purtroppo per motivi di spazio non ho potuto riportare particolari che avrebbero dato molto più l’idea della ferrea volontà di quel battaglione di ragazzini.

  9. Bisqui

    Grazie mille, gentile come sempre.

    A proposito…nel mio ultimo post mi attaccano forte, se hai tempo puoi passare…?grazie, se ne vale la pena dammi una mano, grazie.

    Ho bisogno di una persona preparata come te per difendermi.

  10. Loser Nemesis sei un comunista!!!

    Però Bisquì, pure tu: st’americani ci hanno liberato e quindi dobbiamo essergli eternamente grati o ci hanno occupato, dal momento che dobbiamo tributare gli onori al barberigo per “aver difeso il suolo patrio”?

  11. Arduous,

    non ho mai sputato sugli Americani, possibile che non leggete? C’è differenza tra l’ammirazione per persone che hanno difeso la patria dal nemico e quelli che hanno fatto il salto della barricata.

    Poi, i nemici possono anche diventare amici ma la differenza sostanziale è tra essere vigliacchi ed essere uomini d’onore.

    Ti è chiaro il concetto?

  12. “Loser Nemesis sei un comunista!!!”

    “voi a sinistra”

    Aridaje,allora è un abitudine ormai.

    Vengo quà e mi becco del “comunista” o affini ogni 3×2.

    Vi sembro forse un barbuto,ubriaco di vodka con un cappello di lana in testa? 🙁

    Seriamente adesso,lungi da me politicizzare una festa nazionale,anzi,preferirei fosse un giorno dove per una volta gli schieramenti ideologici e i fumi del passato andassero messi da parte,però non riesco a comprendere come,a 61 anni di distanza,non si sia ancora capito che in una tale situazione vi era una parte che ha combattuto per la nostra libertà ed una che ha combattuto per un regime folle e sanguinario.

  13. LoserNemesis,

    🙂 Guarda che del comunista è stato Arduous a dartelo che è rifondarolo se non ancora più a sinistra ;-). Credo che sfottesse, però.

    Se per regime folle e sangiunario intendi il fascismo ho paura che devi rivedere un pò di storia accantonando gli indottrinamenti politici.

  14. Bella storia. E pensare che ci raccontano sempre che dopo l’annuncio di Badoglio l’esercito italiano si dissolse nel nulla…

  15. Oddio,Mussolini è stato senz’altro meno sanguinario di Hitler (forse perchè non ne ha avute le capacità e le occasioni…),ma le sue atrocità le ha fatte eccome,durante le varie occupazioni nel corno d’Africa o durante l’attacco alla Grecia (Gas lanciati dagli aerei…),o per restare ai tempi post 8 settembre ti cito il “gruppo Carità”,che agiva nella zona di Firenze e che ne ha fatte di ogni,lessi un libro tempo fa proprio a riguardo dei vari gruppi fascisti.

    Per essere più preciso comunque mi riferivo a quanti (anche italiani) combatterono in divisa nazista,anche come ss.

  16. Bisqui: purtroppo è morto qualche anno fa… conservo ancora le medaglie sue e di mio nonno (C.V., si è fatto 4 guerre ed era a capo matapan) però…

    losernemesis: il problema di questo paese è che si festeggia una guerra civile… quelli dalla parte di Salò avranno sicuramente sbagliato, ma come persone e combattenti non credo fossero meno degni delle loro controparti (*sicuramente* non dei partigiani comunisti…).

    Quindi, cosa ca##o festeggiamo oggi? Una vittoria di una guerra civile! Siamo l’unico paese al mondo!

    Se vogliamo festeggiare la costituzione, facciamolo nell’anniversario di questa. Se vogliamo festeggiare la fine della guerra, c’è il victory day europe, il 9 maggio.

    Il 25 aprile, per sua natura, non sarà mai una festa condivisa…

    Hermes

  17. pulirsi la bocca quando si parla di comunisti? E si bisogna pulirsela dopo averla insozzata con quella parola. Ora dobbiamo ai comunisti pure la libertà, questa è bella. Intanto nelle piazze italiane si vedono solo bandiere rosse e chi scende in piazza e non è dei loro viene sbeffeggiata e insultata (vedi la Moratti). Meno male che prodi (minuscolo voluto) voleva unire l’Italia. E’ riuscito un’altra volta a dividerla coi suoi vaneggiamenti di difesa della costituzione dimenticando che la legge sulla devolution è in rispetto proprio della costituzione, articolo 138.

  18. ecchisenefotte hermes se non è condivisa! io festeggio la libertà. festeggio la cacciata a calci in culo della feccia tra la feccia dell’umanità rappresentata da nazisti e fascisti.

    ci fu guerra civile? i repubblichini hanno avuto anche comportamenti eroici? ok, sta bene, purché ammettano che difendevano coi loro atti eroici la schifezza di tutti gli ideali e di ogni possibile visione di ordine mondiali.

  19. e poi caro, pulisciti la bocca quando parli di comunisti, partigiani e non. sai chi è il primo firmatario della costituzione italiana? di quella costituzione italiana che ti consente tutte le libertè di cui oggi godi?

    informati!!!

    Cazzo, non solo hanno dato la vita per permetterti un futuro migliore, mò devono essere pure sbeffeggiati… da chi poi!

  20. Quando si parla di comunisti e partigiani non bisogna dimenticare quel criminale di Francesco Moranino, che uccise 5 partigiani monarchici a tradimento più due mogli di loro e che per questo venne condannato all’ergastolo,scappò in Cecoslovacchia protetto dal KGB; venne graziato da Saragat, rientrò in Italia ed il PCI lo fece eleggere al parlamento.

    Moranino che ancor oggi nel sito dell’ ANPI viene considerato un eroe.

    Come da me illustrato nell’altro mio blog:

    http://mortidimenticati.blogspot.com

    Onore ai Soldati della RSI ed ai combattenti dell’altro campo, quelli del Regio Esercito del Sud.

    Due eserciti che combatterono sempre in divisa…

  21. E poi parlate di libertà: quella che vi consente di insultare il Padre ultraottantenne in carrozzella della Moratti ,VERO deportato in Germania e non imboscato in montagna senza divisa.

    VERGOGNATEVI , COMUNISTI !

    (in bella vista, c’era una bandiera della pace…)

  22. vandeaitaliana, onore ai soldati della rsi un cazzo!!! ricordati che hanno combattuto per difendere hitler contro gli italiani che lo avversavano. hanno ucciso italiani che lottavano perché anche tu avessi un futuro migliore. onore un cazzo ai vergognosi servi di hitler… riguardo al papino della moratti: che colpa ne hanno i compagni se questi porta lo stesso cognome della figlia?

  23. “festeggio la cacciata a calci in culo della feccia tra la feccia dell’umanità rappresentata da nazisti e fascisti.”

    Io ho festeggiato come te,spero che fra altri 40 anni lo potranno fare tutti senza sentirsi dare dei comunisti o dei fascisti.

    “come persone e combattenti non credo fossero meno degni delle loro controparti”

    Su questo potrei obiettare,citando luoghi e persone,tu poi potresti ribattere citandomi altri luoghi e altre persone,e non risolveremmo nulla.

    Quindi ti posso dire quello che è il mio parere personale,ossia che la storia ha giudicato,e a distanza di 61 anni sarebbe ora di riconoscere,a cuore sereno la realtà dei fatti storici.

    Senza strumentalizzarli.

    “Quindi, cosa ca##o festeggiamo oggi? Una vittoria di una guerra civile! Siamo l’unico paese al mondo!”

    La Francia ha avuto Petain,però loro,persino quelli del fronte nazionale,non hanno problema a riconoscere che la Francia,la vera Francia,la rappresentavano De Gaulle e i partigiani.

    Per quanto poi possa sembrare fuori luogo o inutile ripeterlo,ma sono d’accordo con Ardous quando dice che la nostra costituzione è dovuta anche a quanti,definitesi comunisti,lottarono per la nostra libertà prima e accettarono la costituzione poi(rifiutando quindi ogni iniziativa di “rivoluzione”),partecipando attivamente alla vita democratica.

    Al contrario di quanti vedevano il Pci come la longa manus dell’Urss…

    Saluti,LoserNemesis.

  24. Anonimo e LoserNemesis, vi auguro un piacevole soggiorno in Siberia, ameno luogo di sollievo

    per “compagni” dissidenti.

    Avrete così modo di perfezionare: eloquio, grammatica e sintassi.

  25. Già. Peccato che nel ‘47 si rischiò un’altra guerra civile. Ma questo voi non lo considerate, volete addormentare la gente con la storiella della costituzione. Vi dico io cosa successe, gli americani restarono in Italia per impedire ai comunisti di prendere il potere. L’URSS ordinò ai comunisti italiani di non tentare un colpo di stato per paura di un confronto con gli americani. Questa è la verità. All’epoca gli USA avevano la bomba atomica, L’URSS no, fine del discorso. Liberati un corno, i comunisti hanno fatto entrare Russi e Jugoslavi in casa nostra sperando in un’invasione rossa che non c’è stata perchè i “fedeli al patrio suolo” li fermarono a Gorizia e Trieste. Per questo i parà ed i fanti di marina sono tanto odiati perchè sono stato un baluartdo contro i comunisti. Mistificatori della storia e dei fatti, questo siete, non cambierete mai!

  26. Piergiuseppe,al momento non ho viaggi in programma,spiace più a me che a te,sei pregato di non fare il tour operator rompicoglioni e attenerti all’argomento del post.

    “Vi dico io cosa successe, gli americani restarono in Italia per impedire ai comunisti di prendere il potere.”

    Bisquì,io potrei dire che gli Americani restarono per improntare la nostra società sul loro modello,e magari influire un pò sulle elezioni….

    Sarebbero congetture,nulla più.

    Le sorti del mondo si decisero a Yalta,quando i rappresentanti delle tre potenze vincitrici decisero le rispettive sfere di influenza,umiliando interi popoli,dividendo o unendo a piacimento,l’Italia era stata già assegnata,agli Alleati,quindi le velleità sovietiche sull’Italia erano le stesse che poteva nutrire su Parigi o Londra.

    Loser Nemesis.

  27. ehilà, acchiappa ‘a marittiello oì… che dici piccerì, nella nuova costituzione lo specifichiamo che il popolo italiano è di pura razza ariana?

  28. Ciao Bisqui.

    Finalmente riesco a leggere e ne sono decisamente lieta perchè il leggere qui mi ha confermato nella mia impressione.

    Post preciso, dettagliato attento.

    Io, naturalmente, sono su posizioni diametricalmente opposte e non sono d’accordo con i contenuti ma mi piacerebbe confrontare le mie fonti con le tue.

    Tu hai veramente una conoscenza analitica dell’argomento, ai miei occhi – ovviamente – di parte, ma questo fa si che è difficilissimo tentare di confutare quelle che sono le tue tesi.

    Confermandoti la mia stima, ti lascio un caro saluto

    Perlasmarrita

  29. arduous, rispondo in ritardo, ma questo non rende meno stupidi i tuoi commenti…

    Chi è morto per la libertà, non combatteva per il comunismo, it’s as simple as that.

    Finchè festeggiamo i partigiani non comunisti, i militari italiani lealisti, gli alleati, sono d’accordissimo: se cominciamo a festeggiare con le bandiere rosse e in nome di chi voleva baffone al posto del duce, beh allora i festeggiamenti puoi metterteli nel tuo culo leninista…

    Non sto neanche a spiegarti perchè: il semplice fatto che accomunare “comunismo”, “libertà” e “democrazia” è segno sicuro di una mente malata, o quanto meno in mala fede…

    a te e a losernemesis, consiglio poi di informarsi meglio su alcuni degli scheletrini nell’armadio del PCI e di quel grande assassino che fu Togliatti, il quale ricevette ordine esplicito da Stalin di non tentare l’insurrezione nel 47 perchè la Russia all’epoca non aveva l’atomica e non voleva provocare gli americani. Le storielle sui Comunisti che rispettano la democrazia e la costituzione insomma, raccontatevele tra voi che ci credete, ma non rompete le palle alla gente che un cervello ce l’ha…

    Hermes

  30. Bisqui: ho chiesto a mio padre, ed effettivamente mio zio era nel Barbarigo. Grazie per il tuo post, quindi, di cuore.

    E ai cialtroni che sicuramente mi daranno del fascista per questo, gradirei informarli che io ho avuto parenti in armi in 4 eserciti diversi della 2a guerra mondiale, da entrambi i fronti, quindi non mi vengano a rompere i coglioni con la loro propaganda da due lire.

    Io ne so più di voi, punto.

    Qui si onorano i morti, se voi volete celebrare la vostra ideologia omicida, penso di parlare anche per il padrone di casa nel dirvi di levarvi dai coglioni…

    Hermes

  31. Hermes,

    vedi che di Italiani veri ce ne sono stati tanti? A parte gli scherzi auguri a te ed a tui padre.

    Edmund,

    🙂 sei troppo forte, spero veramente di poterti incontrare, ne avremo da raccontarci 😉

  32. Hermes,siccome non è la prima volta che posto quì,e non è neanche la prima volta che discuto con te,mi spieghi perchè diavolo non ti è ancora entrato in testa che io col comunismo non centro una sega?

    “Io ne so più di voi, punto.”

    Che argomenti,deduttivi e inconfutabili,a questo punto mi inchino di fronte alla tua conoscenza….

    Loser Nemesis.

  33. vedo che però ti sei sentito chiamato in causa, anche se io non ti ho affatto dato del comunista: ho semplicemente notato che sei uno di quelli che pensano che la democrazia in italia sia anche merito del PCI, cosa che secondo me è pura propaganda e da cui, modestamente, I beg to differ…

    Riguardo all’altra mia affermazione che citi, noto che anche qui ti sei sentito chiamato in causa e mi chiedo perchè? Forse volevi darmi del fascista? 😉

    Rimane il fatto che avendo una famiglia decisamente varia in quanto ad origini nazionali, mi permetto di affermare che rispetto al tipico stronzetto subito pronto a catalogare come “fascista” e altri vari epiteti da nemico del popolo chi non si conforma alla vulgata di sinistra sulla resistenza, beh si cazzarola, ne so di più, molto di più…. e se non ti piace, non cambia nulla…

    Hermes

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