Il terrorismo musulmano inizia con l'invasione in Iraq? 2

Il Bangladesh nella morsa del fondamentalismo islamico Asia Meridionale/Generale Inviato da Paolo Tosatti lunedì, 09 gennaio 2006 17:36 Da più di quattro mesi il Bangladesh è teatro di una feroce e violenta guerriglia, fatta di bombe e attentati, di paura e tensione. E mentre prosperano i gruppi fondamentalisti e l’estremismo, pesanti accuse vengono mosse al Governo per le deboli reazioni nei confronti di quello che appare sempre più chiaramente come un tentativo di islamizzazione forzata della regione. Gli attentati degli ultimi mesi Gli attentati dinamitardi che in agosto avevano causato 2 morti e 140 feriti hanno rappresentato solo la prima mossa dell’offensiva portata avanti in questo periodo dalle formazioni musulmane estremiste, il cui obiettivo dichiarato è quello di dar vita a una repubblica islamica in cui possa trovare integrale applicazione la Sharia, la legge fondamentale dell’Islam. Le minacce pervenute nel mese di ottobre alle istituzioni e alle forze dell’ordine – firmate spesso dal Jamaat-ul-Mujahideen, uno dei gruppi militanti più attivi e pericolosi della zona (lo stesso che aveva siglato i volantini ritrovati sui luoghi delle esplosioni di agosto, in cui si inneggiava appunto all’applicazione integrale della legge coranica) – non sono rimaste solo lettera morta. Secondo il sito AsiaNews, due persone sono morte e altre 15 sono rimaste ferite il 3 ottobre, quando un gruppo di terroristi ha lanciato alcune bombe contro alcuni edifici della corte di giustizia in tre diversi distretti non lontani dalla capitale Dacca. Sul luogo della deflagrazione è stato ritrovato un documento che incitava i fedeli musulmani ad abbracciare la causa della jihad, e invitava funzionari governativi, polizia, giudici e Ong ad applicare la legge islamica. Sempre AsiaNews riferisce di due attentati avvenuti tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre nella cittadina di Gazipur. Il primo è costato la vita a 7 persone, mentre il secondo ha causato un morto e 29 feriti; anche in questo caso addosso a uno dei sospetti attentatori, Abdur Razzak, di 25 anni, ferito e arrestato dalle forze dell’ordine, sono stati trovati volantini del Jamaat-ul-Mujahideen. L’8 dicembre due bombe sono esplose a distanza di poche minuti nel distretto di Netrokana, 360 chilometri a nord di Dacca, causando 7 morti e 45 feriti. Secondo quanto riferito dal sito Swuissinfo, in un’operazione di ricerca di potenziali attentatori la polizia avrebbe arrestato 30 persone e sequestrato materiale esplosivo; la la maggior parte delle persone fermate sarebbero risultati attivisti della Jamaat-ul-Mujahideen. Le proteste contro il Governo Il Bangladesh è la terza nazione musulmana per popolazione al mondo, dopo Indonesia e Pakistan. Dei suoi 142 milioni d’abitanti, oltre l’80 per cento è di religione musulmana. All’interno del Paese va dilatandosi sempre più rapidamente una frattura esistente da tempo: quella tra la popolazione musulmana moderata e i gruppi integralisti della jihad islamica. Ne offrono chiara testimonianza le numerose manifestazioni organizzate in questi mesi dalle forze di opposizione e dal corpo elettorale per protestare contro il Governo in carica, accusato di offrire terreno fertile ai terroristi e di non essere in grado di guidare il Paese verso uno sviluppo democratico. “Il Governo ha provato la sua incapacità a guidare il Paese” ha detto l’ex premier Sheikh Hasina, secondo fonti AsiaNews, nel suo intervento durante la manifestazione che il 22 novembre ha visto scendere in piazza una folla di 100mila persone. Oggi Hasina è a capo di uno schieramento di 14 partiti che si oppone al Governo, di cui fanno parte alcuni dei maggiori partiti del Bangladesh, come la Awami League (AL), il Jatiya Samajtantrik Dal (JSD) e la National Awami League (NAP). Il blocco ha presentato un programma articolato in 23 punti per risollevare il Paese, i cui punti fondamentali sono la lotta alla corruzione, la separazione tra potere giudiziario e potere esecutivo, la maggiore indipendenza dei media statali, la riforma della previdenza sociale e l’avvio di indagini concrete sugli attentati che insanguinano lo Stato. “Non abbiamo sicurezza nella vita pubblica, il sistema giudiziario è marcio, l’economia a terra e l’alleanza al potere sponsorizza criminali e militanti islamici usando il Rab (corpo speciale della polizia) per perseguire l’opposizione” ha aggiunto Hasina. “Quali misure ha preso il governo dopo le bombe esplose nel Paese ad agosto? Cosa ha fatto contro l’uccisione di giudici da parte dei militanti? Il tuo tempo è scaduto” ha concluso l’ex premier rivolgendosi al primo ministro attuale, Khaleda Zia. Dal canto suo il Governo si è limitato in questi mesi a respingere le accuse avanzate, sottolineando per bocca di numerose cariche istituzionali come l’immagine di un Bangladesh sempre più serrato nella morsa del fondamentalismo islamico non corrisponda alla reale situazione sociale e politica del Paese, quanto piuttosto ad un preciso disegno dell’opposizione per screditarlo a livello nazionale. “Il terrorismo delle bombe fa parte di una cospirazione contro il Paese per fermare il suo sviluppo e privarlo di amicizie” avrebbe dichiarato Khaleda Zia all’inizio di dicembre, sempre secondo AsiaNews. Lo stesso atteggiamento era stato assunto dal Governo il 21 novembre, durante la presentazione a Londra di un rapporto sull’estremismo religioso in Bangladesh elaborato dalla Conferenza europea per i diritti umani. In quell’occasione diversi rappresentanti delle minoranze religiose e etniche nel Paese hanno fornito esempi delle persecuzioni subite, invocando un intervento deciso del Governo di Dacca, che aveva risposto negando con decisione le critiche e accusando gli organizzatori della conferenza di voler screditare il Paese. Paolo Tosatti (Ultimo aggiornamento martedì, 10 gennaio 2006 01:20 )

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