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Il prode Proto…

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romano prodi

Prodi bazzica la politica dal 1964, eppure i trentenni che il 9 aprile andranno a votare (ma siamo pronti a scommettere anche i quarantenni e i cinquantenni) sanno poco o nulla del vero Prodi e del “sacro Romano impero”.
La figura del suo avversario, Silvio Berlusconi, a torto o a ragione, è stata girata e rigirata come un calzino e ci riferiamo sì alla magistratura, ma anche e soprattutto al mondo dell’informazione.
Prodi no.
Su di lui regna, da sempre, una ovattata discrezione. Il nostro uomo-qualsiasi convola a nozze a 30 anni con Flavia, una sua allieva: lui assistente universitario alla facoltà di Scienze politiche, lei studentessa che pende dalle sue labbra. È scoppiato l’amore.
Celebra il matrimonio Camillo Ruini, che poi prenderà le distanze da Prodi; testimone di nozze è il Professore vero, cioè Beniamino Andreatta, maestro di Prodi, che ha continuato a dare sempre del Lei al suo assistente, anche quando Romano lo ha sorpassato diventando presidente del Consiglio e, a sua volta, nominandolo ministro.
L’uomo-qualsiasi che diventa economista con una tesi sulle piastrelle di Sassuolo è immerso da 40 anni fino al collo in tutto ciò che fa rima con potere e onorificenze e magari anche soldi, perché poi bisogna pur campare, no? Vent’anni fa era il manager pubblico più pagato d’Italia, con 201 milioni di lire d’imponibile nel 1984.
E quando nel 1998 dichiarò: «In Borsa guadagni poco etici», nel frattempo possedeva un portafogli azionario di un miliardo e 219 milioni che col boom dell’epoca di piazza Affari si rivalutò in quasi 3 miliardi.
Niente di male, per carità, e del resto non si vive di soli soldi. Anche dall’Ue continuerà a prendere, bontà loro, più di 12mila euro al mese fino al 2007.
In realtà lui adora le lodi.
In giro per il mondo gli hanno consegnato 16 lauree ad honorem, manco fosse un Vasco Rossi qualsiasi: tre in Italia, dieci in Europa, tre in America, due in Asia e una in Africa; ha pubblicato 20 libri accademici e 5 politici; ha scritto migliaia di articoli per quotidiani e settimanali; nel 1978 (28 anni fa) è stato per la prima volta ministro; dal 1982 al 1988 e dal 1993 al 1994 ha presieduto l’lri (l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, uno dei buchi neri del nostro passato); ha fondato nel 1981 Nomisma, società di studi economici e consulenze, per quasi un ventennio suo braccio armato (vedremo più avanti); a un certo punto ha guidato da presidente anche la gloriosa Maserati; con la moglie ha costruito una società, l’Ase (analisi e studi economici), una società senza dipendenti che faceva varie consulenze: nata nel 1990 e messa in liquidazione nel 1997 con un giro d’affari di 6 miliardi di lire.
Avrebbero voluto farlo sindaco di Bologna, nominarlo presidente della Cassa di Risparmio di Bologna, presidente della Regione Emilia Romagna.
Corre in bicicletta e a piedi (ma lo hanno accusato recentemente di aver percorso in auto un tratto del percorso di una maratona, offendendo in maniera quasi mortale il suo amor proprio di atleta); è stato advisor della Goldman Sachs, persino presentatore tivù e radiofonico, consigliere comunale, presidente del Consiglio e presidente Ue. Ragazzi, che curriculum.
Si diceva del mondo dell’informazione. In Italia un tam tam mediatico senza precedenti che va avanti da più di un decennio ha fatto passare quasi per ufficiale quella che in realtà è una colossale menzogna e cioè che Silvio Berlusconi, grazie soprattutto alle sue tivù, controllerebbe e monopolizzerebbe il mondo dei mass media. Sembra più vero l’opposto.
Partiamo dalle case editrici e dai libri con una curiosità: l’ultimo volume di Flavia & Romano Prodi, il già citato Insieme, edito dalla San Paolo, è stato stampato a Cles (Trento) dalla Mondadori del “nemico”, così nemico e soprattutto illiberale da produrre in migliaia di copie il libro ruffiano dell’odiato avversario.
Sul Berlusca, dal 1994 ad oggi, sono usciti circa 120 libri: una ventina lo riveriscono, almeno un centinaio lo travolgono di sospetti, ingiurie, spesso bugie. Dicono di vivere in un regime, alcuni presunti schiavi ribelli (un esempio: Marco Travaglio) e poi continuano a scrivere tonnellate di contumelie contro il presidente del Consiglio. Vien da chiedersi: ma che razza di regime distratto è se consente tutto ciò?
Prodi no, lui non si tocca. Non esistono, in libreria, scritti critici contro il Prof. o comunque si possono contare sulle dita di una mano. Ce n’è però uno, datato 2000, che ha vissuto una storia emblematica. Si intitola Prodeide (sottotitolo: biografia non autorizzata di Romano Prodi) è stato stampato da una casa editrice che non c’è più, Il Fenicottero di Bologna, è l’ha curato Antonio Selvatici, un giornalista pubblicista che si è messo oggi, a 39 anni, a costruire e vendere case. Praticamente non fa più il giornalista «perché mi hanno fatto terra bruciata intorno» dice. In 244 pagine intense e documentate, Selvatici spiega l’altra faccia di Romano Prodi, «uomo per tutte le stagioni»: una vita piena anche di errori, equivoci, sospetti, scandali, scheletri nell’armadio, inchieste giudiziarie.
Il fatto curioso è che Selvatici, bolognese, si è laureato con una tesi sullo sviluppo industriale della propria città proprio con il Prof. Prodi. «È stato mio docente – racconta – e da quel punto di vista nulla da dire. Non posso parlar male di lui, sarebbe scorretto. Ma come uomo pubblico e politico…».
Prodeide, senon altro per l’Unicità, meriterebbe di essere letto, ma è pressoché introvabile. Vennero stampate mille copie, nulla rispetto a milioni di copie contro Berlusconi: furono subito vendute e nascoste chissà dove. Inizialmente venne anche organizzato un piccolo boicottaggio da parte di alcuni distributori. Fatto sta che è finito in poche mani.
Prodi non ha mai chiamato il suo ex allievo e non l’ha neppure querelato. Non era necessario (e fra l’altro, non c’erano elementi diffamatori). Ci ha pensato, a nasconderlo, quel sistema che non a torto viene definito “egemonia culturale della sinistra” e che stritola uomini e teste. Selvatici è stato fatto passare per un giornalista pericoloso, scomodo e piantagrane. Isolato. Emarginato. Mandato a vendere case.
Prodi però ha tanti amici giornalisti. Anche quando era davvero un uomo qualsiasi o poco più, correva a casa sua a Bologna il gotha della penna. Andando a spulciare nei polverosi archivi degli anni Ottanta, abbiamo trovato degli ossequiosissimi Arrigo Levi, Lietta Tornabuoni, Giuseppe Turani, Luca Giurato; tutti pronti a tratteggiare con enfasi le qualità del Professore.
Per non parlare di Enzo Biagi, solidale al punto di firmare una lettera di totale appoggio alla candidatura a premier per il 2006 sarà perché sono nati lo stesso giorno, il 9 agosto?.
Nello staff di Mortadella, negli ultimissimi anni, sono passati Rodolfo Brancoli, Albino Longhi, e Gad Lerner, cioè tre recenti direttori del Tgl, alla faccia di una Rai autonoma dalla politica. Anche Nuccio Fava, Demetrio Volcic, altri ex direttori, hanno sempre fatto l’occhiolino al Prof.
Al Tgl della nuova eventuale era Prodi potrebbe finire un altro fedelissimo, Piero Badaloni, oppure, come ha scritto Pietrangelo Buttafuoco su Panorama, Andrea Bonanni, corrispondente da Bruxelles di Repubblica, megafono europeo del prodismo. Dopo un’intervista a Prodi su La 7, Gad Lerner disse: «Mi sono consapevolmente sputtanato. Ma io preferisco la glasnost del dire tutto». Sarà.
Sono tanti gli adulatori tv del regime del “Sacro Romano impero” e sul piccolo schermo la Mortadella spopola. Nel 2005, anno in cui non era più presidente Ue e nemmeno leader e le elezioni politiche erano in fondo ancora lontane, Prodi è stato il secondo personaggio più presente nei Tg Rai e Mediaset, dietro a Berlusconi che però era presidente del Consiglio e capo del centrodestra».
Ma Prodi è stato anche conduttore tv, su Rai Uno negli anni Ottanta, l’opinionista di Tgl e Tg3, conduttore radiofonico e «avevamo un problema economico al Tgl? Chiedevamo la consulenza di Prodi» ha scritto in un libro Bruno Vespa. Una volta Enzo Biagi disse a proposito di Berlusconi: «Se avesse le tette farebbe anche la presentatrice». Prodi ci è riuscito pure senza tette.
Sui giornali poi, il diluvio. Nei primi sessanta giorni del 2006, sulla prima pagina di la Repubblica, Il Mattino, Il Sole 240re, La Stampa e il Corriere della Sera sono usciti copie su monologhi firmati Prodi, l’uomo qualsiasi dalla penna forse un po’ noiosa, ma sempre traboccante di inchiostro, tanto che anche nel 2005 ha partorito in media un’articolessa al mese per i maggiori quotidiani ,italiani, e che a cavallo fra il 2003 e 2004, toccò addirittura il top, raggiungendo 11 editoriali in neanche 5 mesi.
Ma per capire il filo che da sempre lega Prodi alle redazioni dei giornali serve andare indietro negli anni, quando il Prof. era un autentico grafomane e riempiva di interventi i principali quotidiani, vantando collaborazioni con il Corriere della Sera, Avvenire, Il Sole 240re, Il Restodel Carlino.
Però proprio il giornale della sua città d’adozione, Bologna, cioè il Carlino, ha “osato” non sponsorizzarlo nella corsa a palazzo Chigi del 1996 e lui se l’è così legata al dito che anche nel libro scritto con la moglie ha omesso di ricordare quella lunga e fruttuosa collaborazione. Esiste dunque anche un Prodi acido, talvolta iroso e vendicativo?
La morale della storia è che il Prof. esce da sempre “filtrato” nella stragrande maggioranza dei mezzi di informazione: o firma lui (è capitato, lo ripetiamo, migliaia di volte), oppure gli articoli scritti da altri sono nove volte su dieci accondiscendenti.
Si distinguono i giornali (pochissimi) di centrodestra. Gli altri (pensiamo al Corriere della Sera il cui direttore Mieli lo appoggia apertamente) non fanno su di lui giornalismo investigativo, costa fatica e le energie per indagare vengono sprecate solo per altri (magari Berlusconi).
Se c’è da raccontare la vita di Romanone, si ricorre alla solita saga familiare, si favoleggia sul rustico castello di famiglia a Bebbio, nel Reggiano, dove nel 1993 hanno montato anche un ripetitore per far funzionare i telefoni cellulari, muti in tutta la zona (Il Resto del Carlino, 30 luglio 1995).
Ma si sa, Prodi era presidente dell’Iri e controllava la Sip: questa la notizia appena scomoda, a parte il Carlino non è stata comunque ripresa da nessun altro giornale.
Proprio a Bebbio ogni anno in agosto si radunano tutti i Prodi: fra mogli, nipoti e parenti vari sono arrivati ad essere 101 (ci sono pure due preti).
Si sono sprecati e si sprecano tuttora sui giornali reportage genuflessi, spesso scopiazzati a vicenda. I maggiori inviati italiani, per esempio, hanno scritto per anni che Prodi era un grande musicista. Balla. «Romano – spiega la moglie – abbandonò dopo il secondo anno di solfeggio. Diversamente da quanto è stato scritto da qualche giornale, non solo non sa suonare nessuno strumento, ma è anche stonatissimo».

Articolo preso da nonprevalebunt
Watergate ne ha scritta un’altra delle sue, qui

13 comments

  1. Led76 says:

    Di Prodi ce ne sarebbe da dire….

    Oggi è uscito su Il Giornale un altro articolo sui risultati della commissione Mitrokhin che avrebbe individuato anche alcuni ex agenti del KGB che dovrebbero testimoniare che proto era un agente del KGB….

    Titoloni dei giornali? Macchè trafiletto a pagina 11…

  2. Complimenti. Come sempre, ottimo spunto per prossimo post.

    Led, sull’argomento di cui parli Bisquì ha già postato…ora non trovo il link…

  3. Bisqui says:

    Ciao Ragazzi,

    come vedete non è farina del mio sacco. L’ho copiato da un sito sul quale scrivo anche io ma che non ha visibilità.

    Led, sulla colonna di sinistra trovi gli articoli sulla commissione Mitrokhin

  4. Led76 says:

    Si avevo gia letto gli articoli sulla commissione. Non srebbe male anche fare luce sul passato di Prodi all’IRI dove svendette l’Alfa Romeo e dove cercò di svendere altre aziende.

  5. Otimaster69 says:

    Di lui oramai so tutto, ma ho letto lo stesso il post con interesse capita che tu tiri fuori il conglio dal cilindro e non vorrei perdermelo.

    Ciao fratello

  6. Bisqui says:

    Ciao biondissima amica mia!

    Fratello, ce la metto tutta ma ci sono cose che non si possono divulgare al pubblico. 🙁

  7. Edmund says:

    Tutto quì?

    A parte il tono mi sembra un elogio per Romano Prodi.

    Mi hai convinto, lo voterò.

    Manca fra le tante quella che per me è la cosa più inportante:

    E’ stato a scuola con Mick Jagger.

    (London School of Economics & Political Science). Fra gli studenti di questa scuola oltre che ai soliti 13 premi Nobel compare anche Carlos (the Jackal).

    Dovete dirlo a Guzzanti magari chissa cosa ci tira fuori.

    :-))

    PS.

    Che palle queste elezioni, speriamo che chi vince lo faccia nettamente un pareggio non lo reggo.

    Se succede scappo in Svizzera.

  8. Bisqui says:

    Edmund,

    parli di Guzzanti e lo trovi sulla sinistra, in mezzo agli articoli (che non potevano stare altrove :))

    Davvero che palle! Io mi domando che male abbiamo fatto per avere dei politici così scarsi 🙁

    Coraggio che sabato vi faccio sapere per chi voterò

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