Il battaglione S.Marco

Attività ginnica nella caserma carlotto a Tientsin

Attività ginnica nella caserma carlotto a Tientsin

Storia dei fucilieri di Marina dalla loro costituzione alla 1° guerra mondiale.

La prima traccia documentata della costituzione di un reparto di fanteria di marina e del 13 agosto 1713 in un decreto di Vittorio Amedeo II Re di Sicilia prima e 1° Re di Sardegna poi.
Sarà proprio questo Reggimento denominato La Marina, formato con Marinai della Squadra che per primo prenderà possesso della Sicilia in nome del suo nuovo Re.
I fanti del mare opereranno quindi nel corso della Campagna contro i Francesi del 1792/1796 difendendo con onore Oneglia.
Il 26.01.1815 il reggimento La Marina fu sostituito da una Brigata di Marina, composta di un reggimento di marinai e da uno di fanti. La Brigata mista fu mantenuta per circa 30 anni poi sostituita dal Battaglione Real Navi che si coprì di gloria prendendo parte alla 1^ Guerra d’Indipendenza, combattendo sia a bordo delle navi sia a terra e distinguendosi a Novara, Goito, Pastrengo, Peschiera. Nel 1815 il Battaglione Real Navi fu sciolto.
L’intervallo fu breve e nel 1861, per i buoni auspici di Cavour, fu ricostituito come Battaglione Fanteria Real Marina. I compiti assegnati furono molteplici e delicati, si videro così i fanti di Marina impegnati sia a terra, per la difesa e sorveglianza degli arsenali e di tutte le installazioni marittime, sia a bordo come compagnie da sbarco. Giungiamo in un calando quasi naturale e comunque progressivo al 1878, anno di soppressione della Fanteria Real Marina. Certo il provvedimento, voluto da Benedetto Brin, non fu uno dei più felici, ma il tempo avrebbe reso giustizia ai Fanti di Marina.
Si creò, quasi subito, la necessità di disporre a bordo Forze da sbarco e queste furono, disorganicamente, ricostituite dalle singole navi utilizzando i marinai già facenti parti degli equipaggi. Ovviamente questi poterono essere addestrati solo limitatamente e comunque sempre in modo da non compromettere la funzionalità di bordo. Il ruolo delle forze da sbarco divenne d’importanza seconda solo a quella del ruolo di combattimento. Ogni nave, infatti, vi vedeva una proiezione in terraferma delle proprie capacità offensive. Tali compagnie da sbarco erano articolate su tre componenti: la compagnia da sbarco, l’artiglieria da sbarco, il rinforzo al parco minatori. Esse furono impiegate nel 1879 in Tunisia e nel 1889 a Creta e agli inizi del 1900 in Cina nel corso della sanguinosa rivolta dei  Boxer. Sotto varie denominazioni, la fanteria da sbarco e i marinai italiani, senza soluzione di continuità, saranno presenti in territorio Cinese fino al 1943.
Dalla Cina i Fanti di Marina passarono in Libia.  Dopo le azioni delle siluranti nella Baia di Prevesa ed il blocco delle coste libiche che dettero l’avvio al conflitto italo-turco del 1911-1912 a dopo il bombardamento navale dei forti di Tripoli, la Marina organizzò, con l’impiego delle compagnie da sbarco delle unità impegnate nell’operazione, un Corpo di occupazione forte di 1.605 uomini che, posto al comando del Capitano di Vascello Umberto Cagni, diede inizio alle operazioni terrestri. Furono questi marinai che, dopo giorni di aspri combattimenti sostenuti contro i presidi turchi, procedettero all’occupazione dei principali porti della Cirenaica a della Tripolitania: Tobruk si arrese il 4 ottobre, Tripoli il 5, Derna il 18, Bengasi il 20 ed Homs il 21 dello stesso mese. Il successo di queste operazioni, che costò un alto contributo di sangue, spianò la strada al Corpo di Spedizione del Regio Esercito, che poté procedere, ancora sostenuto dall’azione delle compagnie da sbarco dei marinai, all’occupazione del retroterra. Il primo conflitto mondiale segna la ricostituzione della Fanteria di Marina come struttura  organica della Marina Militare, ufficiosamente, poiché il decreto che istituì il San Marco porta la data del 17 marzo 1919, cioè a guerra già da tempo finita. In realtà dai primi giorni del conflitto  i marinai avevano pagato il loro contributo non solo operando sulle navi, gli aerei ed i dirigibili, ma anche con il sangue ed il sacrificio dei fucilieri. Verso la fine del 1916 quattro reparti di 250 marinai ciascuno furono dislocati a Grado e nelle zone costiere limitrofe in sostituzione dei reparti dell’Esercito e della Guardia di Finanza ritirati per esigenze organiche. Ma fu il 5 novembre 1917, subito dopo Caporetto, che una compagnia, costituita ad hoc, fu attestata nella zona di Cortellazzo a difesa della laguna veneta e di Venezia. I Fucilieri di Marina vivono così la tragica epopea delle trincee distinguendosi, in particolare, nella difesa della città di Venezia che viene attaccata a più riprese dagli Austriaci dal mare e da terra (da cui il motto della Forza da Sbarco: (Per Mare, Per Terram). Considerato il momento particolare, furono fatti confluire in questo reparto i marinai di tutti i distaccamenti della zona di Venezia in numero tale da costituire in breve un’unità a livello di brigata, che prese appunto il nome di Brigata Marina. Il reparto risultò formato da un Reggimento Fucilieri su tre battaglioni, che furono denominati Monfalcone, Grado e Caorle, ed un Reggimento di Artiglieria di otto gruppi. Il Monfalcone trovò subito impiego operativo contro gli Austriaci, che furono fermati e ricacciati indietro. Poco più tardi, con il personale proveniente dalla Difesa Marina di La Spezia e Messina, si costituì un quarto Battaglione cui fu dato il nome di Golametto. La disponibilità di un reparto ben preparato, da impiegare così tempestivamente e in un momento così tragico per il fronte italiano, si rese possibile solo perché, molto prima dell’inizio della guerra, i vari comandi marittimi addestravano alla difesa costiera reparti del Corpo Equipaggi e così quando gli austriaci puntarono su Venezia la Marina poté farle da scudo sia sul mare sia in terra. Il 9 aprile 1918 il Battaglione Monfalcone fu intitolato al T.V. Andrea Bafile, prima medaglia d’oro del nuovo San Marco. Per controbattere l’offensiva austriaca sul Piave fu possibile schierare un quinto Battaglione denominato Battaglione Navi. Il tributo di sangue pagato dalla brigata nelle azioni del Basso Piave è più eloquente di qualsiasi commento, i fucilieri di marina ebbero 384 morti, 19 mutilati, 753 feriti, per un totale di 1156 uomini, pari ad un terzo della forza. Una percentuale indubbiamente alta, ma vi è di più, pur trattandosi di un reparto cosi` complesso ed operante in settori di fronte cosi vasti e delicati, esso non ebbe, caso più unico che raro, ne` prigionieri ne` dispersi mentre catturò` all’avversario 1268 uomini.
Da questi dati scaturisce una messe altrettanto significativa di decorazioni meritando 584 ricompense al valore militare individuali, e alla croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia ed una medaglia d’argento al valore militare alla Bandiera, oltre a 19 citazioni in Bollettini del Comando Supremo.Vi furono, in oltre, 42 . Considerato il momento particolare, furono fatti confluire in questo reparto i marinai di tutti i distaccamenti della zona di Venezia in numero tale da costituire in breve un’unità a livello di brigata, che prese appunto il nome di Brigata Marina. Il reparto risultò formato da un Reggimento Fucilieri su tre battaglioni, che furono denominati Monfalcone, Grado e Caorle, ed un Reggimento di Artiglieria di otto gruppi. Il Monfalcone trovò subito impiego operativo contro gli Austriaci, che furono fermati e ricacciati indietro. Poco più tardi, con il personale proveniente dalla Difesa Marina di La Spezia e Messina, si costituì un quarto Battaglione cui fu dato il nome di Golametto. La disponibilità di un reparto ben preparato, da impiegare così tempestivamente e in un momento così tragico per il fronte italiano, si rese possibile solo perché, molto prima dell’inizio della guerra, i vari comandi marittimi addestravano alla difesa costiera reparti del Corpo Equipaggi e così quando gli austriaci puntarono su Venezia la Marina poté farle da scudo sia sul mare sia in terra. Il 9 aprile 1918 il Battaglione Monfalcone fu intitolato al T.V. Andrea Bafile, prima medaglia d’oro del nuovo San Marco. Per controbattere l’offensiva austriaca sul Piave fu possibile schierare un quinto Battaglione denominato Battaglione Navi. Il tributo di sangue pagato dalla brigata nelle azioni del Basso Piave è più eloquente di qualsiasi commento, i fucilieri di marina ebbero 384 morti, 19 mutilati, 753 feriti, per un totale di 1156 uomini, pari ad un terzo della forza. Una percentuale indubbiamente alta, ma vi è di più, pur trattandosi di un reparto cosi` complesso ed operante in settori di fronte cosi vasti e delicati, esso non ebbe, caso più unico che raro, ne` prigionieri ne` dispersi mentre catturò` all’avversario 1268 uominiDa questi dati scaturisce una messe altrettanto significativa di decorazioni meritando 584 ricompense al valore militare individuali, e alla croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia ed una medaglia d’argento al valore militare alla Bandiera, oltre a 19 citazioni in Bollettini del Comando Supremo.Vi furono, in oltre, 42 promozioni per meriti di guerra. Venezia che dai marinai era stata strenuamente difesa, volle offrire al reparto, oltre al nome del suo patrono, San Marco, anche la Bandiera. Il sindaco Grimani aveva avanzato istanza al Ministero della Marina “Affinché” al nome di San Marco si intitolasse il Reggimento Marina, consacrando cosi` il sentimento di amore e di riconoscenza, verso quegli eroi che avevano protetto con il loro sangue, la sua bellezza immortale.” Il 25 Marzo 1919, in piazza San Marco, una rappresentanza del reggimento agli ordini del C.V. G.Siriani ricevette l’investitura.
La ricostruzione storica è di  Alfredo Di Felice
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