I TORTURATORI ITALIANI AD ABU GHRAIB

di Gianandrea Gaiani 17 marzo

L’ennesimo “scoop” di Rainews 24 allarga all’Italia lo scandalo delle violenze subite dai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib in un momento nel quale il nostro paese è già  sotto la pressione dei gruppi estremisti islamici in seguito alla vicenda delle vignette che ironizzavano su Maometto e sull’onda delle violenze anti italiane a Bengasi.
L’ipotesi che a condurre gli interrogatori e le torture, nel carcere di Abu Ghraib vi fossero anche contractors italiani viene considerata però poco credibile dagli operatori privati della sicurezza che hanno lavorato o lavorano ancor oggi in Iraq dove vi sono due tipi ben diversi di Private Security Companies.
La gran parte, composta da personale proveniente da tutto il mondo (e attualmente anche una decina di italiani), garantisce la protezione a persone, merci e immobili di società , aziende e privati. Solo un numero ristretto di società  hanno contratti con agenzie federali statunitensi e si occupano di questione delicate come la gestione dei prigionieri e gli interrogatori. Si tratta però di società  che sarebbero composte quasi esclusivamente da americani, ex membri della CIA o delle forze speciali e comunque no n da personale italiano.
Anche il portavoce delle forze alleate in Iraq, il tenente colonnello Guy Rudisill, ha affermato che “non vi sono mai stati italiani ad Abu Ghraib” aggiungendo che “non abbiamo mai avuto nessun contractor di cittadinanza italiana che lavorava ad Abu Ghraib o in altre prigioni” .
L’accusa lanciata da Ali Shalal Al Kaisi in un’intervista rilasciata in Giordania a Rainews 24 e resa pubblica il 23 febbraio aveva sollevato scalpore e numerose reazioni politiche: richieste di chiarimenti da parte del centro-sinistra e una secca smentita del governo circa la presenza di italiani ad Abu Ghraib.
In linea teorica la possibilità  che personale italiano si sia recato ad Abu Ghraib o in altre carceri irachene è legata alle indagini in corso sull’attentato di Nassiryah del 12 novembre 2003 e ad altri tentate azioni terroristiche contro il territorio italiano. Vicende sulle quali molti particolari sono emersi proprio dagli interrogatori di prigionieri catturati in Iraq dalle forze governative e americane.

Anche in tal caso (smentito però dal governo) si tratterebbe di personale dei servizi segreti che comunque non avrebbe potuto certo gestire gli interrogatori dei prigionieri.
La rivelazione di Al Kaisi, inizialmente presentato come l’uomo incappucciato della prigione di Abu Ghraib la cui foto ha destato sdegno in tutto il mondo poi definito solo uno dei prigionieri di quel carcere, lascia del resto aperti molti dubbi mentre la stampa statunitense lo ha smentito clamorosamente dimostrando che non è lui l’incappucciato di Abu Ghraib.
Al Kaisi, arrestato nell’ottobre 2003 perchè sospettato di far parte della guerriglia, è stato prigioniero sei mesi. E’ il fondatore dell’ Associazione delle vittime delle prigioni americane e ad Amman segue un corso di “Azione non violenta in Iraq” gestita da alcune organizzazioni non governative europee tra le quali l’italiana “Un Ponte per” che lavorava in Iraq durante il regime di Saddam Hussein e non ha mai nascosto le sue posizioni ostili all’intervento in Iraq neppure dopo il rapimento Simona Parri e Simona Torretta, che lavoravano in Iraq per questa ONG.
Non si può quindi dire che al Kaisi, la sua associazione e le ONG che forniscono addestramento per condurre “azioni non violente in Iraq” siano fonti indipendenti. Anzi ci viene spontaneo porci domande circa questi corsi di “azione non violenta.” che sembrano rivolti a contrastare la presenza della Coalizione e il nuovo Iraq democratico.
Tra i metodi “non violenti” insegnati agli ex baathisti vi è anche la disinformazione? Chi paga questi corsi ? Contribuenti occidentali convinti di finanziare la ricostruzione dell’Iraq ?
Kaisi è un militante di spicco nei movimenti che si battono contro il nuovo corso iracheno e dichiara nell’intervista che un ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, avrebbe detto che a condurre gli interrogatori dei prigionieri c’erano anche contractors italiani ingaggiati da ditte americane.
Lascia perplessi che questa rivelazione emerga solo ora mentre al Kaisi non ne aveva mai fatto cenno nelle precedenti interviste rilasciate anche a quotidiani italiani.
Difficile anche che abbia avuto solo recentemente la testimonianza dell’ex diplomatico che secondo lo stesso Kaisi sarebbe ancora recluso nelle carceri irachene. Se Gaith è ancora in prigione come ha fatto Kaisi a parlarci?
L’ex diplomatico viene definito un conoscitore di molte lingue con una lunga esperienza nelle Filippine, dove è ancora molto parlato lo spagnolo. Ammesso che la sua testimonianza esista e sia veritiera potrebbe aver confuso la lingua italiana con lo spagnolo, piuttosto diffuso tra i militari americani ?
A questo proposito va registrata anche l’ipotesi ventilata dall’ex dirigente della CIA, Vincent Cannistraro, secondo il quale è possibile che la lingua italiana venisse utilizzata da contractors italo-americani.
Infine, va precisato che l’intervista a al Kaisi è stata registrata “alcuni mesi fa” come ha dichiarato in un’intervista a Repubblica Radio Sigfrido Ranucci che ha realizzato il servizio per Rai News 24 ma è stata mandata in onda solo il 23 febbraio.
Giusto in tempo per alzare un nuovo polverone sul ruolo italiano in Iraq a poco più di un mese dalle nostre elezioni politiche nelle quali il tema dell’intervento militare in quel paese non è certo secondario.
I giornalisti di Rainews 24 hanno del resto realizzato anche altri supposti scoop sull’Iraq come quello sull’uso del fosforo bianco a Fallujah, utilizzando materiale video e testimonianze forniti da organizzazioni vicine alla guerriglia irachena o da ex militari americani divenuti attivisti di gruppi pacifist. Nulla di illegittimo è emerso in proposito circa azioni illecite delle forze americane. Supposti scoop realizzati peraltro senza mettere piede in territorio iracheno.

5 commenti su “I TORTURATORI ITALIANI AD ABU GHRAIB

  1. Rainews24, un costosissimo giocattolo, pagato da tutti noi, funzionale ed organico alla sinistra, visto da 500mila persone, forse, mal fatto, che non sa produrre altro che bufale amplificate come verità indiscusse dalla stampa amica, che, quando si rivelano i tarocchi che sono, si guardano bene dal dirlo.

    Un salutone:))

  2. Gli unici ad essere torturati siamo noi da tutte le cazzate che continuano a scrivere.

    FOLGORE!

  3. Uèèèèè, ma venire qua e come trovarsi in famiglia: la mia coblogger di QI, il mio mentore principale…E poi si leggono sempre cosine interessanti…(ed anche perchè non reggo più la figuraccia che sta facendo Pera da Vespa…)

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