I regali ai ricchi li hanno fatti Prodi e Amato, non Berlusconi: anche con il voto di Bertinotti

Due grossissimi regali, tra il 1996 e il 2001, con la riduzione  della imposizione fiscale sui guadagni in Borsa al 12,50 per cento (mentre per I conti correnti ed i libretti di risparmio è al 27)e della aliquota per i redditi alti dal 51 al 44 (di ben sette punti),

di Gaetano Saglimbeni 

       Botta e risposta con sorpresa in tv, nella trasmissione “Alice e le altre” di Anna La Rosa, protagonisti Giulio Tremonti, vice-premier e ministro per l’Economia, e Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista. Alla ennesima filippica del leader dell’estrema sinistra contro il governo Berlusconi che consente agli immobiliaristi di guadagnare in Borsa miliardi pressoché esentasse, mentre i lavoratori sono costretti a pagare al fisco fino all’ultimo centesimo di euro (slogan abituale di tutti i leader delle sinistre-Ulivo da cinque anni a questa parte), il ministro ha tirato fuori uno dei colpi migliori del suo repertorio, ricordando all’interlocutore con molta pacatezza che era stato il suo grande alleato Prodi nel 1996 a concedere tale privilegio ai ricchi, anche con il voto di Bertinotti.
 
          Un colpo di scena ad effetto, certamente, che ha sorpreso non poco il pubblico in sala, rappresentato soprattutto da giovani che seguivano per la prima volta una trasmissione politica, ma anche molti anziani che stavano a casa, ed ha costretto il gentleman rivoluzionario Bertinotti a fare una imbarazzatissima autocritica in pubblico. “Quando si fa parte di una coalizione”, ha spiegato, “si è costretti a fare cose che vanno anche contro i nostri principi”. Risposta comprensiva ma caustica di Tremonti: “Capita, certo, in politica: anche di scordare quello che si è fatto, addossando agli avversari le proprie responsabilità”.
 
          Li hanno fatti le sinistre, quei regali ai ricchi, tra il 1996 e il 2001. Prodi ha ridotto nel 1996 la imposizione fiscale per i guadagni in Borsa al 12,50 per cento, ben al di sotto dalle aliquote fissate per gli stipendi dei lavoratori e pensionati che in quegli anni oscillavano dal 23 al 37 per cento, ed Amato nel 2001 l’ha aumentata al 27 per gli interessi di banca sui conti correnti e libretti di depositi (che allora erano di una certa rilevanza ed oggi, con l’euro, non riescono a coprire neppure le spese per la tenuta del conto).
 
          Ci si domanda perché Berlusconi non l’abbia eliminato, quell’assurdo privilegio per i ricchi, nei cinque anni del suo governo. Questa la spiegazione di Tremonti a Bertinotti: “In anni di enormi difficoltà economiche, come quelli che abbiano dovuto affrontare per la crisi internazionale ed un cambio dell’euro decisamente sfavorevole agli italiani, non potevamo correre il rischio di veder fuggire ancora una volta i capitali che eravamo riusciti con tanta fatica a far rientrare dall’estero: sarebbe stato un grosso danno per la nostra economia. Innalzeremo quella aliquota adesso, confortati dai dati della ripresa che è già in atto, lasciandola al 12,50 solo per i piccoli risparmiatori, per i possessori di Bot e Cct che rendono già pochissimo e non possiamo certo gravare di altri balzelli”.
 
          Secondo regalo ai super-ricchi d’Italia, la riduzione dell’aliquota fiscale  dal 51 al 44 per cento, con ben sette punti in meno, fatta dal governo Amato nel 2000. Dal che si deduce che Berlusconi, riducendo nel 2005 quella aliquota di un solo punto per i redditi alti, dal 44 al 43 per cento, ha fatto ben poco rispetto al preziosissimo regalo delle sinistre, ed ha fatto molto invece per i redditi medi e bassi, arrivando addirittura alla totale esenzione dall’Irpef fino a 7.500 euro annui, per 12 milioni e mezzo di ex contribuenti. 
 
         C’è pure da ricordare che, quando Prodi e compagni riducevano le aliquote fiscali per i ricchi, nessuno dei leader delle sinistre e sindacalisti gridò allo scandalo, mentre per la riduzione di un solo punto operata dal governo sulla aliquota per i redditi alti si sono mobilitati i lavoratori. “Berlusconi ha tolto le tasse ai suoi amici ricchi”, lo slogan che abbiamo sentito sulle piazze e in tv.  Vanno così le cose nella politica italiana. 
 

                     Gaetano Saglimbeni

1 Commento

  1. utente anonimo

    Dit e Superdit….anche se a dire il vero pare alcuni contestino fosse proprio un vantaggio per le aziende, per altri era un vantaggio per pochi pollitici (un po’ come i pacs ad personam per Vendola e Scalfarotto).

    Cerca anche la legge amato quella sugli espropri (passo la resa degli espropri da edificabili ad agricoli)…e vogliono proporlo al posto di Ciampi….

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