Forse in giugno i Mangusta operativi ad Herat

Nonostante ormai da due mesi il governo sostenga la necessità di rinforzare il contingente dislocato a Herat e nell’Afghanistan occidentale i rinforzi promessi al generale Antonio Satta non saranno operativi prima di giugno (Luglio secondo me NdB).

Eppure il ministro degli esteri., Massimo D’Alema, da New York aveva dichiarato il 20 marzo che “la guerriglia sta arrivando anche a Herat" e per le truppe italiane si profilano “momenti difficili”mentre la partenza dei 2 velivoli teleguidati Predator, di 5 elicotteri d’attacco Mangusta, dei cingolati Dardo e di un pugno di fanti era stato al centro del dibattito politico fino alla riunione del Consiglio Supremo di Difesa che il 2 aprile aveva recepito le proposte della Difesa indicando queste forze per aumentare le capacità di auto protezione del contingente italiano.

Considerando il crescente coinvolgimento delle truppe italiane nelle recenti operazioni in corso soprattutto nella provincia di Farah (ma anche a Shindand e nel sud della provincia di Herat dove a combattere i talebani provvedono soprattutto le truppe afgane e gli americani dell’operazione “Enduring Freedom”) siamo già in netto ritardo per rafforzare i reparti in vista dell’annunciata offensiva talebana di primavera.

Sembrava che i rinforzi dovessero raggiungere l’area d’operazioni all’inizio di maggio ma il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha dichiarato il 18 aprile che arriveranno in Afghanistan “in poco più di un mese”e comunque entro la primavera, cioè in giugno. I reparti e i mezzi sono ormai pronti ma attendono gli ordini per attivare l’impegnativa macchina logistica necessaria a trasferire con grandi aerei cargo il personale e i materiali in Afghanistan. Ordini che la Difesa non può impartire finche il governo non avrà autorizzato la partenza (come più volte ho sottolineato NdB)

Il problema per il governo italiano, che mantiene sulla vicenda un profilo molto basso, è di natura politica ed economica. Rifondazione Comunista contesta l’invio degli elicotteri Mangusta, velivoli d’attacco dotati di una grande potenza di fuoco e per questo considerati dai comunisti incompatibili con la missione italiana. In realtà la distinzione tra mezzi difensivi e offensivi esiste solo nelle ambigue sfumature del linguaggio politico italiano.

Trovare e distruggere i terroristi talebani che minacciano le truppe alleate, la popolazione e il governo legittimo afgano rientra nei compiti delle forze della NATO (italiani inclusi) che lo si faccia con i fucili o con i Mangusta.

Il ritardo dei rinforzi dipende quindi dalle ulteriori crepe che il loro invio determinerebbe nella maggioranza di governo con la sinistra dell’Unione pronta a dare battaglia anche sul reperimento dei 20 milioni di euro necessari, secondo le stime, a finanziare la missione di velivoli e mezzi corazzati. I tentennamenti del governo avranno ripercussioni pesanti sulle capacità operative del contingente italiano che avrebbe bisogno già ora dei rinforzi con l’offensiva talebana di primavera alle porte e forse già cominciata. Il rischio è quindi che i rinforzi giungano a Herat troppo tardi per influire sulle operazioni lasciando i nostri militari, equipaggiati ora con armi leggere, troppo esposti agli attacchi talebani.

L’ipotesi di un ritardo ad oltranza provoca giustificate preoccupazioni negli ambienti militari considerando anche che per trasferire i mezzi a Kabul si dovranno affittare i cargo Antonov ucraini mentre per raggiungere Herat occorreranno probabilmente C-17 statunitensi. Vale la pena ricordare che inizialmente la piena operatività dei mezzi era prevista per l’inizio di maggio.

I due teleguidati Predator e i cinque elicotteri Mangusta richiedono infatti un ampio supporto tecnico e logistico e oltre all’afflusso dei mezzi e del personale, ad Herat occorrerà assemblare hangar campali per la manutenzione ed effettuare voli d’ambientamento per velivoli ed equipaggi.

In attesa dei rinforzi sono le truppe americane e afgane a fare la parte del leone contro le crescenti penetrazioni talebane nella provincia di Herat. A Shindand il 27 aprile un militare USA è stato ucciso negli scontri (dall’inizio dell’anno sono 44 i militari alleati uccisi per lo più britannici, americani e canadesi) che hanno richiesto anche il massiccio intervento delle forze aeree americane (elicotteri e Ac-130).

Dopo una decina di giorni di scaramucce con talebani che si infiltravano utilizzando false uniformi della polizia, forze speciali dei Berretti Verdi americani aggregate a reparti governativi afgani hanno lanciato una pesante offensiva che ha portato all’uccisione di 136 talebani, per due terzi eliminati nell’attacco alla loro base nella Valle del Zerkoh, individuata grazie a informazioni dell’intelligence e distrutta dopo 14 ore di battaglia.

L’operazione condotta dai Berretti verdi americani è stata guidata dal comando di Bagram, quartier generale dell’operazione “Enduring Freedom”, non dalle forze della NATO delle quali fa parte anche il contingente italiano anche se dell’operazione era informato il Comando regionale Ovest di Herat guidato dal generale Antonio Satta che aveva predisposto alcuni elicotteri per evacuare eventuali feriti. A Shindand centinaia di persone hanno manifestato davanti alla sede del governo locale lamentando l’uccisione di alcuni civili durante gli scontri, peraltro non confermata. L’offensiva americana si è sviluppata in concomitanza con l’Operazione Silicon, condotta nella Valle del Sangin da 3.000 soldati britannici, americani, olandesi, danesi, canadesi, estoni e afgani che stanno setacciando l’area a più alta produzione di papavero della provincia di Helmand.

Con gli ormai consueti artifici dialettici della politica italiana il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha espresso preoccupazionema paradossalmente non per la consistente presenza di forze talebane nel settore italiano bensì “per un eventuale coinvolgimento dei nostri militari in azioni estranee alla missione autorizzata dal Parlamento”.

A preoccupare il ministro non sono quindi i talebani ma le operazioni lanciate contro di essi da americani e governativi afgani che comportano una certa dose di rischio che anche gli italiani debbano combattere.

Nessuna fonte ufficiale ha ovviamente tentato di spiegare come mai una forza talebana così consistente fosse presente nel settore italiano. Né se i nostri soldati avrebbero provveduto ad attaccarla o se, per obbedire agli ordini di Parisi, ne avrebbero invece dovuto tollerare la pericolosa presenza (questo è gravissimo e dovremo renderne conto agli alleati NdB).

Il progressivo radicamento dei talebani nell’Afghanistan Occidentale è stato del resto dimostrato dall’attentato stradale che il 1° maggio a Herat ha ferito lievemente 5 militari del 151° reggimento “Sassari”. Un elemento che dovrebbe indurre il nostro comando (politica romana permettendo) a intensificare le operazioni tese a sradicare il nemico dalla regione. Ciò significa affiancare americani e governativi afgani nei combattimenti, non criticarne l’iniziativa.

9 Comments

  1. Otimaster

    I ragazzi terranno duro ancora per un pò, non facciamogli mancare le nostre preghiere e speriamo arrivino incolumi fino a fine Giugno.
    Ciao Fratello.

  2. John

    Ottimo post. Hai centrato in pieno i termini della questione. 😉

  3. Bisquì

    Ciao John,
    è sempre un piacere averti qui 🙂

  4. Bisquì

    Fratello,
    dobbiamo solo sperare. Con gli ordini della minchia ed il finto pacifismo la provincia di Herat è incredibilmente piena di talebani spinti lì dall’offensiva alleata.
    Ti spieghi come sia possibile che i nostri non sapessero nulla? Ma le pattuglie dormono o cosa?
    Le cose sono due :
    o gli ordini sono eseguiti e quindi tengono gli occhi chiusi
    o combattono veramente ed al limite delle loro possibilità.

    Non so se lo sai ma Francesi, Spagnoli ed adesso Tedeschi hanno tutti chiesto contingenti ed armamenti più pesanti di rinforzo.
    Tra l’altro i Francesi stanno bombardando come dei disperati ed i tedeschi con i Tornado stanno dando supporto ravvicinato e perlustrazione alla lunga distanza.
    Solo noi stiamo coglioneggiando.

  5. Andrea Teocon

    eh beh sarebbe anche l’ora dei rinforzi….

  6. Bisquì

    Ciao Andrea,
    benvenuto in questo piccolo blog. Ripeto per te il mio pensiero. Se si è lì per una motivazione e questa è proteggere i civili allora bisogna, quando occorre usare le armi.
    Se siamo lì a fare “vetrina” come in Libano allora è meglio tornare a casa per evitare inutili perdite.

  7. John

    Anche i canadesi stanno rinforzando il loro contingente, specialmente con MBT Leopard 2.

  8. Bisquì

    John,
    vero e lo stanno facendo in gran fretta se non già fatto. I Leopard sono stati acquisiti con talmente tanta fretta che la Germania ha ceduto quelli delle sue forze armate dato che il Canada non poteva aspettare la produzione.
    Mi sembra che sia stato ceduto un primo lotto di 25 che sono stati spediti direttamente in Afganistan mentre un secondo lotto sarà consegnato in Canada.

  9. Bisquì

    PS. I canadesi sono quelli più temuti dai Talebani a causa della loro determinazione e capacità nelle operazioni di controterrorismo 🙂

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