Foibe : i protetti del partito

Si sono opposti alle inchieste per 60 anni aspettando che morissero tutti i testimoni. I sopravvissuti ed impuniti sono queste persone che tra l’altro godono da sempre della pensione dello stato. C’è voluta una legge del 2004 voluta dalla CDL, per riconoscere i diritti dei profughi Italiani.

– – – CIRO RANER – – –

Ciro Raner

Ciro Raner

Età : 83 anni

Residenza: Croazia.

Incarico: comandante nel 1945-46 dei lager di Borovnica vicino Lubiana.

Testimonianze: il racconto di un sopravvissuto, deposizioni scritte degli ex deportati e un documento del ministero degli Affari Esteri.

Pensione INPS: 569.750 lire per tredici mensilità . 50 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Dal maggio 1945 al marzo 1946 Ciro Raner comanda² il campo di concentramento di Borovnica in cui sono stati deportati oltre duemila italiani, in gran parte militari che si erano arresi. “Eravamo in fila con un scodellino per avere un mestolo d’acqua sporca e patate (…), quello davanti a me cercò per fame di raschiare il fondo della pentola. Subito la guardia partigiana lo colpì con una fucilata trapassandogli il torace. Arrivò il Raner che, dopo aver preso la mira, diede il colpo di grazia al ferito sparandogli alla nuca”. Questo il racconto di Giovanni Prendonzani, sopravvissuto a Borovnica e ancora in vita a Trieste, città nella quale ha rilasciato la sua testimonianza ai Carabinieri. Sempre nel lager di Borovnica: ” Il 15 maggio 1945 due italiani lombardi per essersi allontanati duecento metri dal campo furono richiamati e martorizzati col seguente sistema: presi i due e avvicinati gomito a gomito li legarono con un fil di ferro fissato per i lobi delle orecchie precedentemente bucate a mezzo di un filo arroventato. Dopo averli in questo senso assicurati li caricavano di calci e di pugni fino a che i due si strapparono le orecchie. Come se ciò non bastasse furono adoperati come bersaglio per allenare il comandante e le drugarize (sentinelle, ndr) che colpirono i due con molti colpi di pistola lasciandoli freddi sul posto”. Questo racconto è riportato sul documento n. 62, archiviato nella stanza 30 al primo piano del ministero degli Affari Esteri e consegnato al giudice Pititto.

– – – NERINO GOBBO – – –

Nerino Gobbo

Nerino Gobbo

Età : 79 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico: nel maggio-giugno 1945 responsabile di Villa Segrà© a Trieste luogo di tortura delle milizie titine.

Testimonianze:denuncia alle autorità alleate, riportata negli annali del Comitato di liberazione nazionale dell’Istria, sentenza della Corte d’Assise di Trieste che lo condanna in contumacia a 26 anni di reclusione.

Pensione INPS:532.500 lire per tredici mensilità . 30 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Nerino Gobbo, conosciuto come il comandante “Gino”, ricopriva l’incarico di commissario del popolo delle milizie di Tito, che con il IX Corpus avevano occupato il capoluogo giuliano il primo maggio 1945. Fino a metà giugno fu responsabile di Villa Segrà© di Trieste. Silvana Spagnol, membro del Comitato di liberazione nel capoluogo giuliano, denunciava agli alleati nel 1946 la scomparsa della professoressa di lettere del liceo Petrarca, Elena Pezzoli, membro della resistenza. “Il 20 maggio 1945, Elena Pezzoli era tradotta in macchina da agenti in borghese a Villa Segrà©, sede del commissariato del secondo settore dipendente dalla Difesa popolare (le milizie degli occupanti titini, ndr). (…) La Pezzoli fu torturata nella notte del 21 maggio e si sono uditi i lamenti e i rumori di cinghia (…). Il giorno 9 giugno la Pezzoli era scomparsa e con lei il comandante Gino, Nerino Gobbo”. Questo si legge nella denuncia acquisita dalla magistratura di Roma. Acquisita pure la sentenza del 17 gennaio 1948 della Corte d’Assise di Trieste, in cui i giudici scrivevano: “Dopo qualche giorno tutta la squadra si trasferiva à Villa Segrà© assumendo il nome di squadra volante (…), e passava alle dirette dipendenze del commissario del popolo, Gino, di nome Nerino Gobbo. (…) Come risultò dalle deposizioni dei testi tutti i detenuti venivano bastonati e seviziati, taluni costretti a bastonarsi a vicenda e persino a mettere la testa nel secchio delle feci”. Gobbo fu condannato in contumacia a 26 anni di reclusione.

– – – FRANCO PREGELJ – – –

Foto non disponibile

Età : 80 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico:commissario politico del IX Corpus del maresciallo Tito a Gorizia.

Testimonianze: denuncia dei familiari delle vittime e documento del PCI.

Pensione INPS: 569.650 lire per tredici mensilità . 45 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

dal primo maggio al 9 giugno 1945, il comandante “Boro”, alias Franco Pregelj fu il commissario politico del IX Corpus dell’esercito partigiano jugoslavo, che aveva occupato Gorizia. Dei 900 italiani deportati dal capoluogo Isontino, 665 non tornarono più a casa. Fra gli scomparsi anche Licurgo Olivi e Augusto Sverzutti, entrambi esponenti del Comitato di Liberazione. “La mattina del 5 maggio 1945 furono invitati a salire su una macchina, sulla quale c’era anche il professor Mulitsch e il commissario Boro. Giunti in piazza della Vittoria il professor Mulitsch fu fatto scendere mentre la macchina proseguì verso il palazzo Coronini (comando del IX Corpus titino a Gorizia, N.d.R.). Da allora non sono più tornati”.Questo hanno denunciato i familiari di Sverzutti nel 1946 alla questura del capoluogo isontino. Emilio Mulitsch, responsabile del CLN di Gorizia, ha confermato la vicenda con una relazione conservata nell’Ufficio storico del PCI (documento 4004, pagg. 1-4, reg. C). Lo studioso pordenonese Marco Pirina ha trovato negli archivi sloveni i numeri di matricola di Sverzutti (n. 1728) e Olivi (n. 1799), deportati nel carcere di Lubiana, un ex manicomio. L’ultima registrazione del 30 dicembre 1945 indica che i prigionieri sono stati trasferiti verso “ignote destinazioni”. L’intera documentazione è nei fascicoli della Procura di Roma.

– – – GIORGIO SFILIGOI – – –

Foto non disponibile

Età : 74 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico:collaboratore del IX Corpus jugoslavo.

Testimonianze:esposto alla Procura di Gorizia del commissariato di pubblica sicurezza di Cormons.

Pensione INPS: 571.850 lire per tredici mensilità . 20 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:

Sergio era il nome di battaglia di Sfiligoi, che dal 1944 al 1945 fu utilizzato come “deportatore” di italiani dal IX Corpus del Maresciallo Tito. “Il 29 aprile 1945 (…) Sfiligoi Giorgio prelevò, presso le proprie abitazioni le seguenti persone: Brurnat Marino, Bullo Giuseppe, Tavian Giovanni, Ronea Enrico, Gasparutti Rodolfo e Pascolat Francesco. All’insaputa del locale Comitato di liberazione furono trasferiti, la notte del 30 aprile a (…) Idria, ove furono consegnati ai partigiani sloveni. Il 1 maggio successivo (…) Mons. Angelo Magrini si recò in Idria, ove ottenne la liberazione dei catturati, i quali fecero ritorno a Cormons presso le loro abitazioni. Nella notte del 6 maggio 1945, i predetti sventurati furono nuovamente prelevati dallo Zulian Nerino, dal Marini Clodoveo e dallo Sfiligoi Giorgio e trasportati – a mezzo di un autocarro – a Caporetto e là consegnati allo Zulian Mario che li fredda²”.Ciò è quanto si legge nell’esposto del commissariato di pubblica sicurezza di Cormons del 10 maggio 1949 acquisito agli atti.

– – – OSCAR PISKULIC – – –

Foto non disponibile

Età : 83 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: capo dell’Ozna, la polizia segreta di Tito, a Fiume dal 1943 al ’47.

Testimonianze:familiari delle vittime, un membro del CLN di Fiume e documenti vari.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

Oscar Piskulic, detto “Zuti” (il giallo), fu dal 1943 al 1947 il capo della temuta Ozna, la polizia segreta jugoslava a Fiume. L’avvocato Augusto Sinagra, che con la sua denuncia ha avviato l’inchiesta sul genocidio delle foibe, accusa proprio Piskulic e altri funzionari dell’Ozna, fra i quali gli italiani Norino Nalato e Giuseppe Domancich. Alla Procura di Roma sono stati consegnati 553 nomi di connazionali uccisi o scomparsi nel capoluogo quarnerino e dintorni, dal 3 maggio alla fine dei 1945. “I familiari di alcuni degli uccisi essendosi recati, spinti dall’angoscia, alla sede dell’Ozna a Fiume dove erano raccolti i cadaveri, avevano constatato che i funzionari a cui si erano rivolti erano i medesimi individui che erano penetrati nelle loro case per prelevare i congiunti poscia uccisi. (…) In tal modo l’uomo e la donna che avevano diretto il prelevamento dell’ex deputato della Costituente Sincich vennero identificati nel capo dell’Ozna Oscar Piskulic e nella sua amante (…)” si legge nella testimonianza di Luksic Lanini, membro del CLN di Fiume, consegnata alla Procura di Roma. Il figlio di Giuseppe Sincich, interrogato recentemente dal pubblico ministero Pititto, ha confermato le responsabilità di Piskulic sottolineando che suo padre “era un democratico, un economista, perseguitato dai fascisti, ma i democratici a quel tempo davano molto fastidio”.

Da Adnkronos del 28 novembre 2000

Roma – Gli atti del procedimento a suo carico sono solo in lingua italiana e non croata. Così Oskar Piskulic, imputato nel processo sulle foibe che si tiene alla Corte d’Assise di Roma, ha fatto ricorso al Tribunale di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte d’Assise ha infatti rigettato l’eccezione di nullità delle notifiche e dell’ordinanza di contumacia, mentre gli atti pervenuti a Piskulic sono in lingua italiana e non in lingua croata, come specificamente previsto – sottolinea il legale Livio Bernot- dalla Convenzione, anche alla luce della più recente normativa.

– – – IVAN MOTIKA – – –

Foto non disponibile

Età : 92 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: pubblico accusatore per l’Istria dal 1943 al 1947.

Testimonianze: familiari delle vittime.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

l’8 settembre del 1943 l’esercito italiano era allo sbando su tutti i fronti. In Istria ne approfittarono i partigiani di Tito conquistando diverse cittadine. Ivan Motika ricopriva il ruolo di “giudice del popolo”, che decideva il destino degli italiani. “Il castello di Pisino era diventato in quei giorni prigione e quartier generale dei partigiani di Tito, il cui luogotenente (…) era tale Ivan Motika; nel castello si svolgevano i cosiddetti “processi” del “Tribunale del Popolo“, presieduto dallo stesso Motika, che sentenziava a decine o centinaia le condanne a morte degli italiani. (…) Il 30 ottobre i resti dei due congiunti (padre e zio dell’estensore di questa testimonianza, imprigionati da Motika, n.d.r.) furono riportati alla luce da una cava di bauxite a Villa Bassotti. (…) “Erano nudi, le mani legate con il filo spinato ed erano stati tagliati i genitali e levati gli occhi. In tutto si ricuperarono 23 salme” così si legge nella deposizione alla Procura di Trieste di Leo Marzini, che racconta di aver incontrato in quei giorni tremendi, lo stesso Motika per chiedergli spiegazioni: “Non fece nulla per limitare le sue responsabilità e si limitò a dire che forse si era trattato di un errore”. La deposizione raccolta a Trieste è stata inviata alla Procura di Roma assieme ad altre testimonianze, fra le quali spicca quella di Nidia Cernecca che ricorda ancora il padre decapitato su ordine di Motika, soprannominato “il boia di Pisino”.

– – – GIUSEPPE OSGNACCO – – –

Foto non disponibile

Età : 79 anni.

Residenza: Slovenia.

Incarico: comandante militare della banda partigiana Beneska Ceta dal 1944.

Testimonianze:deposizioni al processo contro la Beneska Ceta e testimonianze varie.

Pensione INPS: 569.750 lire per tredici mensilità , 30 milioni d’arretrati.

Le sue azioni valorose:

Giuseppe Osgnacco, detto “Josko”, ex sergente dell’esercito italiano, era il comandante militare della banda partigiana Beneska Ceta fin dal 13 agosto 1944. La formazione operò nelle Valli del Natisone con l’obiettivo dichiarato di annettere più territorio possibile della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Nel 1959 fu istruito un processo contro gli appartenenti alla Beneska Ceta, ma l’amnistia promulgata da Palmiro Togliatti nel 1946 fece sì che fosse dichiarato il non luogo a procedere. Nella nuova inchiesta della Procura di Roma i reati di strage ai danni della popolazione italiana, con finalità di pulizia etnica, non possono andare in prescrizione. Le testimonianze raccolte da Giuseppe Vasi, un udinese che ha dedicato gran parte della sua vita a ricostruire i drammatici giorni della guerra sui confini orientali, sembrano confermare che la Beneska Ceta passava quasi sempre per le armi i prigionieri. “Sono state almeno 40 le persone ammazzate nei boschi circostanti le Valli del Natisone tra militari tedeschi, fascisti e anche civili”. Ma la sorte più ingrata toccò a due giovani carabinieri, secondo la testimonianza oculare di Giovanni Lurman consegnata alla Procura di Roma. ” I partigiani ordinarono loro di spogliarsi (…), li legarono mani e piedi e li spinsero nella buca (…).Loro piangevano dentro e più che buttavano terra e sassi si sentiva che urlavano” racconta il testimone che ammette di averli disseppelliti personalmente un mese dopo, all’arrivo delle truppe “alleate” (1945), riscontrando che almeno uno dei militari non aveva la pur minima ferita e quindi era morto dopo essere stato sepolto vivo.

– – – GUIDO CLIMICH – – –

Foto non disponibile

Età : 78 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: responsabile dell’Ozna di Pisino (Istria) nel 1945.

Testimonianze:Associazione famiglie deportati in Jugoslavia.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

nome di battaglia “Lampo”, Guido Glimich era, alla fine della guerra, il temuto capo della polizia segreta di Tito a Pisino nella penisola istriana. L’Associazione famiglie deportati in Jugoslavia aveva raccolto numerose dichiarazioni sulla sparizione degli italiani, poi consegnate alla questura di Gorizia. “Mio figlio Mechis Giovanni fu prelevato il 3/5/1945 dai partigiani titini (…). Con altri otto paesani furono interrogati da un funzionario dell’Ozna, Guido Climich (…). Circa il 25 o 28 maggio furono portati a Montona e racchiusi nelle carceri (…). Il 12 Giugno 1945 un folto gruppo di prigionieri fu prelevato di notte. (….) Pochissimi fecero ritorno e io non seppi più nulla di mio figlio” scriveva in uno stentato italiano Antonio Mechis il 25 giugno del 1949.

– – – GIOVANNI SEMES – – –

Foto non disponibile

Età : 83 anni.

Residenza: Croazia.

Incarico: comandante militare di Zara e capo della polizia segreta di Tito dal 1944 al 1945.

Testimonianze:documenti della Regia Marina e Jugoslavi.

Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:

il generale Giovanni Semes, che occupò Zara il 31 ottobre 1944, era comandante militare della piazza e capo della polizia segreta di Tito nella zona. Il giornale croato “Narodni List” ha pubblicato, cinquant’anni dopo, il bando di fucilazione degli abitanti del quartiere di Borgo Erizzo e di altri zaratini. Ventinove italiani erano compresi nel bando firmato dal generale Giovanni Semes, ma altri “settantatrè non hanno avuto la fortuna di essere giudicati perchè sono finiti nella fossa marina dell’isola Lavernata nell’arcipelago delle Coronarie” scrive Ivijca Matesie in un’inchiesta giornalistica, acquisita agli atti dal pubblico ministero. Lo studioso Marco Pirina ha segnalato alla Procura di Roma la relazione del secondo reparto della Regia Marina del 20 giugno1945, conservata presso l’archivio centrale dello Stato, che conferma questi tragici fatti imputabili al generale Semes.

– – – MARIO TOFFANIN – – –

Foto non disponibile

Età : deceduto.

Residenza: Slovenia.

Incarico: comandante dei “Gap” (Gruppi armati partigiani) nell’alto Friuli e nella provincia di Gorizia.

Testimonianze:archivi del IX Corpus di Tito.

Pensione INPS: 672.270 per 13 mensilità .

Le sue azioni valorose:

Toffanin, nome di battaglia “Giacca”, è il responsabile della strage delle malga Porzus sui monti friulani. Fra l’8 il 13 febbraio del 1945 massacrò con i suoi uomini, tutti partigiani garibaldini rossi, 22 combattenti della Resistenza della brigata “Osoppo”, che si opponeva all’annessione alla Yugoslavia della Venezia Giulia. Nel 1957 Toffanin fu condannato all’ergastolo per l’eccidio di Porzus, ma si nascose prima in Yugoslavia e poi in Cecoslovacchia. Nel 1978 venne graziato dal presidente Pertini. La pensione Inps era la VOS 04908917: nonostante le sanguinose azioni anti-italiane, ha ricevuto 672.270 lire di pensione dall’Inps fino alla morte.

– Questi solo alcuni dei nomi presenti nel “libro paga” dell’INPS. Continua a leggere su “Foibe – 60 anni di silenzio

17 Comments

  1. Otimaster69

    Fantastico Bisquì non altrimenti descrivibile, se non ti offendi ne prendo un pò per lincarti da B4CdL.

  2. utente anonimo

    faccio rispettosamente notare che non ho mai tirato razzi in slovenia… per chi vuol intendere

  3. utente anonimo

    Ottimo post e ben dettagliato. E’ possibile anche avere le fonti documentali? Ciao e grazie!

  4. squitto

    Ho aggiunto qualcosa sulla giornata della memoria nell’ultimo post. Se hai tempo…

    ephrem loggato squitto… 🙂

  5. utente anonimo

    Davvero un gran bel post. Mi resta il rammarico che non esista un giorno del ricordo anche per le “foibe emiliane” dove finirono migliaia di italiani vittime dei regolamenti di conti dei gloriosi resistenti. In una di queste riposa un mio zio, impiccato diciannovenne nel Dicembre 44 da “gente della montagna” e oggi ricordato sulla lapide di una chiesa tra le “vittime civili” della seconda guerra mondiale”. Magari ci scrivo qualcosa…o magari no. Mthrandir

  6. Bisqui

    Le fonti documentali sono :

    Tribunale di Trieste, tribunale di Roma, documentazione presso la corte d’assise, più quella nominata nel post.

    Tutti i riferimenti sono presi dall’inchiesta del giudice Pititto ( quello di Ilaria Alpi) del quale pubblicherò a breve un’intervista

  7. Bisqui

    Mthrandir,

    quella parte di storia è ancora più oscura. Il triangolo rosso. Ci sono ancora troppi testimoni scomodi e, sappiamo chi, stà aspettando che si estinguano per poi raccontarci la “loro” storia, non quella vera.

  8. Wellington

    Ottimo Bisquì. Grazie.

  9. utente anonimo

    Bel post.

    Hermes

  10. GMariniello

    Grande post: ormai non sei più una sorpresa per me…

    Peccato che sia saltato tutto il blog… GM

  11. 319

    Grazie a te e a Tocqueville, di cuore. Continuate a diffondere con trasparenza e reale senso storico ed umano. In tanti ve ne saremo grati.

  12. Guendy89

    ottimo… sapete però cosa ho sentito dire oggi da certa gente???

    …che le FOIBE sono un inutile ricordo, perchè sono state fatte per giusti motivi da persone che sono state sfruttate dal fascismo… e che con Berlusconi presto torneremo a quei tempi!

  13. utente anonimo

    Grazie anche di avermelo segnalato conosco anche molte storie degli infoibatori, su queste persone avevo già letto un sito ma non saprei più citarlo, le tue fonti quali sono?

  14. Guendy89

    I miei professori!

  15. utente anonimo

    niente musi rossi da queste parti vedo…

    per loro queste cose non sono mai esistite…

    un mau costatante

  16. utente anonimo

    Clamoroso post!!!! Che gente!!!E cercano ancora di nascondere tutto ciò!?!

  17. utente anonimo

    A te solo compèlimenti!

    Come mai quando nel blog ho inserito questo post, tempo fa ormai, mi sono arrivati solo insulti?

    Che li attiro tutti io i rossi?

    Scherzi aparte, cher dire,

    Bravo!!

    drdan

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