ENDURING FREEDOM : Operazione Achille

L’Alleanza Atlantica attacca nella provincia di Hellmand. All’operazione “Achille” partecipano oltre cinquemila soldati tra britannici, olandesi e americani di ISAF e forze regolari afgane. Dopo gli assalti talebani guidati dai comandanti Qari Hazarat e Abdul Khaliq Akhund. che negli ultimi giorni avevano provocato la morte di due soldati britannici i talebani hanno assunto il controllo di tre distretti tra Washir e Musa Qala L’unico settore che era riuscito a scampare alla loro avanzata, invece, era stato quello di Kajaki grazie a una dura battaglia combattuta dal contingente inglese di stanza nella città a protezione della diga che garantisce energia elettrica 2 milioni di afgani.

Il corridoio creato dai talebani nel nord della provincia di Hellmand confina con la vicina Oruzgan e permette loro di spostarsi agevolmente tra le due regioni e di minacciare le truppe britanniche, olandesi, rumene e danesi Alla notizia dell’operazione “Achilles” i talebani non si sono ritirati ma al contrario hanno annunciato un imminente attacco nella provincia di Oruzgan. Alcuni forum islamici che diffondono la propaganda jihadista hanno pubblicato il testo di un volantino diffuso dai fondamentalisti e rivolto agli abitanti della regione. “Avviso dei talebani alla popolazione della provincia di Oruzgan – si legge nel testo –. L’Emirato islamico ha dispiegato ottomila mujahidin dotati di armi pesanti e leggere e addestrati molto bene nella zona. Ammonisce la popolazione locale dall’avvicinarsi agli occupanti e chiediamo a tutti di entrare tra le fila dei mujahidin per combattere gli occupanti”. Contemporaneamente, secondo fonti d’intelligence, gli islamici puntano a lanciare attacchi pesanti anche nella provincia di Helmand in due aree: il distretto di Gershek e Garmer e Dishu nel sud. Si tratta di una operazione a “tenaglia”, per arrivare ad assediare Lashkar Gah, sede del quartier generale britannico. Con la conquista di Gershek i talebani isolerebbero i soldati inglesi a Kajaki e avrebbero sotto il loro controllo tutto il nord della provincia. Inoltre, con la presa di Garmer e Dishu sarebbero in grado di chiudere Lashkar Gah sia da nord sia da sud, passando dalle colline Chagai in Pakistan.
Proprio per evitare questo la Nato ha dovuto lanciare l’operazione Achille. Le forze dell’Alleanza sono dovute accorrere in massa nel nord est della provincia di Helmand. In primis bisognava evitare che Kajaki cadesse nelle mani dei talebani e poi procedere al vero e proprio contrattacco. Le fasi dell’offensiva Nato finora sono state tre. La prima, avvenuta domenica, è stata quella di inviare nella provincia di Helmand alcuni distaccamenti di forze speciali. Con il compito sia di rinforzare temporaneamente il contingente britannico a Kajaki, sia di fornire agli aerei dell’Alleanza le coordinate degli obiettivi da colpire. Lunedì, infatti, la forza aerea della Nato (fase due) ha sferrato nella regione una serie di raid contro postazioni talebane. Infine, questa mattina, è cominciata all’alba la fase tre. Quattromilacinquecento soldati di ISAF e un migliaio dell’esercito afgano (ANA) si sono divisi in due tronconi. Il primo si è mosso in direzione del corridoio creato dai talebani (Nawzad, Washir e Musa Qala); l’altro invece è andato a Kajaki per dare il cambio ai commandos nella protezione della città. Questi ultimi, infine, si sono spostati al confine con l’Oruzgan per studiare i movimenti del nemico e riportarli al comando alleato, che così può rimodulare la missione quasi in tempo reale. Achille, comunque, potrebbe non finire in tempi brevi. La NATO, infatti, si troverà davanti una forte resistenza da parte del nemico, che conosce molto bene queste aree e numericamente è rilevante (si parla di ottomila volontari).
La prova che le cose potrebbero andare per le lunghe l’ha data oggi lo stesso generale Ton von Loon, comandante regionale (sud) di ISAF il quale ha dichiarato che “la missione non ha un termine stabilito. ISAF e l’ANA continueranno a pressare le forze estremiste e porteranno a termine tutti gli obiettivi prefissati”. 14 marzo – Mentre l’offensiva alleata continua a colpire i talebani arroccatisi tra le province di Hellmand e Oruzgan, l’intelligence della NATO lancia l’allarme per l’escalation degli attacchi nemici nel settore occidentale affidato al comando italiano.
Un allarme del resto già confermato dai fatti dal momento che negli ultimi giorni è stata registrata una crescente attività talebana a Farah, la più meridionale delle province occidentali dove le truppe italiane, statunitensi e governative afgane contrastano dal settembre scorso le incursioni talebane.
Il 12 marzo, l’ennesimo attentato condotto con un ordigno stradale ha ucciso Khair Mohammad Baryali, il nuovo comandante della polizia del distretto di Bakwa, la città espugnata in febbraio dai talebani e poi riconquistata dalle truppe alleate. Insieme all’ufficiale, in prima linea nelle operazioni tese a distruggere le coltivazioni di oppio, sono morti nell’esplosione anche 9 poliziotti. L’escalation di attentati talebani e Farah sembra confermare le previsioni del Comando Sud della NATO, situato a Kandahar e responsabile dell’operazione Achille, l’offensiva condotta da un migliaio di soldati afgani e 4.500 canadesi, britannici, olandesi e americani che sta chiudendo in una sacca migliaia di talebani nel settore compreso tra i distretti settentrionali di Hellmand e quelli occidentali di Oruzgan. Al comando di Kandahar hanno riscontrato che l’offensiva ha indotto i talebani a tentare la fuga verso nord, cioè proprio a Farah, dove i presidi militari alleati sono limitati  a causa della decisione dei governi italiano e spagnolo di non inviare rinforzi. Farah è una delle quattro province poste sotto il Comando Regionale Ovest di Herat, guidato dal generale Antonio Satta che dispone di appena 2.000 militari, nessun mezzo pesante, né aerei da combattimento mentre gli elicotteri disponibili sono solo da trasporto. Per far fronte alle infiltrazioni talebane in quest’area vengono impiegati i distaccamenti di forze speciali italiane e americane ma per bloccare la strada per Hellmand, via d’accesso dei miliziani, è stata dispiegata anche la forza di reazione rapida italo-spagnola che dispone di circa 200 soldati. Fonti militari alleate a Kandahar confermano il coinvolgimento delle truppe italiane nell’operazione Achille. L’impiego di truppe italiane e spagnole nell’ambito dell’operazione Achille era stato ampiamente previsto nei piani messi a punti dal quartier generale della NATO a Kabul ed è stato confermato dal Comando Sud di Kandahar anche se questo non significa che vengano modificati i “caveat” nazionali che Roma e Madrid hanno imposto ai rispettivi contingenti.
Le operazioni si svolgono lungo i confini del settore normalmente assegnato agli italo-spagnoli mentre le regole d’ingaggio, comuni a tutti i reparti alleati in Afghanistan, consentono anche ai nostri soldati di attaccare le milizie talebane. Nonostante gli imbarazzi politici in Italia e Spagna per il supporto offerto all’offensiva alleata, l’Operazione Achille avrà riflessi positivi anche nel settore occidentale rendendo più sicure le province controllate dagli italiani, specie se verranno annientate le capacità talebane di operare lungo la strada che unisce Herat a Laskargah.

Che il Signore protegga i nostri soldati, visto che questo governo non ha nessuna intenzione di dotarli dei mezzi necessari per difendersi adeguatamente.

Ps ; Controllate sul’ultima cartina del precedente articolo

8 Comments

  1. Wellington

    Articolo magistrale Bisquì. Come sempre.

  2. Siro

    Mi associo. Veramente bello. Dieci minuti di lettura ben spesi.

  3. Bisquì

    Ragazzi,
    La sorte dei nostri soldati mi è talmente a cuore che sarei disposto a reindossare l’uniforme e partire adesso, in questo istante.

    Ma porcamiseriaccia, possibile che al governo queste cose non le sappiano? Delle due una o i nostri servizi segreti sono stati talmente smantellati da non saper reperire notizie per novella 3000 o il governo sa tutto e lascia le cosè così come stanno per sfruttare a suo vantaggio un’eventuale seconda Nassiryah.

    Che Zeus li fulmini!

  4. Abr

    Uno viene qui e trova INFORMAZIONE, non ballooni. Guarantee.
    ciao, Abr

  5. Wellington

    Voto per la seconda ipotesi enunciata da Bisquì.

  6. Bisquì

    Wellington,
    ho paura che sia così 🙁

    Fratello,
    dove minchia vai, alla nipotina chi ci pensa? Però sai che un pensiero l’ho fatto pure io? Peccato che ho superato i 47 e non mi ci vogliono più 🙁

  7. Otimaster

    Davvero un ottimo lavoro, ho lo zaino pronto si parte!

  8. Patrizio

    Ehi grazie per la visita nel mio blog…quando vorrai e potrai sarai ancora il benvenuto…come hai visto il mio sito è appena stato creato, nn ha ancora un suo stile 😀
    Ho letto il post…penso che le cose andranno mooolto per le lunghe in quel paese..sull’Afghanistan devo dire che sono un po meno ottimista che non sull’Iraq (anche se la situazione è forse migliore)…insomma in quel paese manca tutto, a cominciare da un’ idea su cosa sia lo stato…bisognerà lavorare sodo, non è certo un buon motivo per ritirarsi o ridurre il nostro impegno, anzi semmai il contrario.
    Patrizio

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