Egitto e la distruzione delle chiese

attentato di capodanno alla chiesa copta di alessandria
attentato di capodanno alla chiesa copta di alessandria

Negli ultimi giorni le chiese cristiane sono state attaccate in almeno due paesi,  Nigeria ed Egitto, mentre imballaggi contenenti ordigni esplosivi rudimentali sono stati posti sulla porta di casa delle famiglie cristiane in Iraq. Gli attacchi contro i cristiani non sono rari nel mondo islamico ma non è chiaro se questi ultimi avvenimenti sono stati realizzati da piccoli gruppi e quindi sono semplicemente una coincidenza e non una minaccia ad un nuovo livello che indica l’esistenza di un’iniziativa internazionale coordinata.
Eppure è strana la quasi perfetta tempistica degli eventi in tre paesi lontani tra loro. Certo, i servizi segreti egiziani sono alla ricerca di eventuali collegamenti regionali (ad esempio, se operatori iracheni hanno reclutato attentatori egiziani). I precedenti attentati in Egitto sono stati tutti contro i turisti e mai contro i cristiani e le chiese.
Ciò che è importante è capire che se i recenti attacchi non sono casuali, allora c’è una conduzione coordinata contro le chiese cristiane. Se fosse così, saremmo in presenza di una rete terroristica che ha eluso la sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza e di intelligence.
Ovviamente, queste sono supposizioni.
Ciò che è chiaro, tuttavia è che l’attacco a una chiesa in un paese come l’Egitto è tutt’altro che comune e tra l’altro questo è stato particolarmente distruttivo.
L’Egitto, in termini di terrorismo è una nazione relativamente tranquilla anche se ultimamente ci sono stati alcuni attacchi contro la grande popolazione cristiana copta che conta il 10% di tutta la popolazione.
Il governo egiziano, nel passato è stato efficace nell’usare una spietata repressione dell’estremismo islamico e da diversi anni è attivo nella condivisione delle informazioni sul terrorismo con americani, israeliani e altri governi musulmani.
Il suo apparato di intelligence è stato uno dei pilastri degli sforzi per limitare il terrorismo, nonché a mantenere l’opposizione interna sotto controllo.
Pertanto, l’attacco in Egitto è significativo ed evidenzia una falla nella sicurezza egiziana. Anche errori sono inevitabili, ciò che ha reso questo fallimento degno di nota è l’attacco che si è verificato in sequenza stretta con più obiettivi cristiani in Iraq e in Nigeria. Avvenimenti che seguono una minaccia di al Qaeda, fatto il mese scorso, contro i copti egiziani.
Questo avvertimento aumenta le probabilità di convincimento in un’azione coordinata.

Storia moderna

L’Egitto, con una popolazione di circa 80 milioni di cittadini è il più grande paese arabo. IlCairo è il centro storico della cultura araba ed è stato il nucleo della risposta araba al crollo degli imperi britannico e francese.
Sotto Gamal Abdul Nasser, il fondatore politico della lega Pan-araba (al contrario di Pan-islamico) l’Egitto era il motore militarizzato della regione.
Quando nel 1956, l’Egitto, si alleò con l’Unione Sovietica ridefinì la strategia geopolitica della regione del Mediterraneo. Cambiando alleanza nel 1970 anche la sua geopolitica è cambiata, più che in ogni altro paese arabo.
L’ultima mossa importante da parte dell’Egitto è stata la firma di un accordo di pace con Israele nel 1979 che ha smilitarizzato la penisola del Sinai e la rimozione della minaccia strategica a sud di Israele. La conseguenza è stata che a sua volta ha liberato Israele facendolo concentrare sui propri interessi primari al nord ed a sviluppare la sua economia. Le conseguenze del trattato di pace sono state enormi definendo la geopolitica della regione lasciando isolata la Siria e rendendola dipendente dall’Iran.
La morte del presidente Anwar Sadat nel 1982 e la conseguente elezione di Hosni Mubarak portò ad un periodo di congelamento nella strategia estera nazionale.
Il rapporto con gli Stati Uniti assicurò il fronte esterno. Tuttavia, la morte di Sadat, ha dimostrato che il trattato con Israele ha generato forti resistenze all’interno dell’Egitto.
Considerando che il regime egiziano proveniva da una visione laico arabista è facile capire che la pace con Israele ha posto problemi teologici e non ideologici. L’opposizione ruotante attorno alla Fratellanza Musulmana è stata un’opposizione di tipo islamista e quindi contraria al trattato su basi teologiche.
L’assassinio di Sadat ha avviato un periodo di intensa attività da parte delle forze di sicurezza egiziane al fine di distruggere l’organizzazione degli assassini e delle forze islamiste che si opponevano sia al regime che al trattato con Israele.
La coordinazione tra gli spietati servizi segreti e servizi di sicurezza, la disorganizzazione degli islamisti e le profonde divisioni nella società egiziana ha ridotto la minaccia islamista ad una debole forza politica e il terrorismo ad un evento piuttosto raro.
Però questo concentrarsi sulla sicurezza interna ha congelato la politica estera egiziana.
Le considerazioni fatte dai politici furono : In primo luogo, condurre una vigorosa politica estera, avendo contemporaneamente un fronte interno col terrorismo, era pericoloso se non impossibile.
In secondo luogo, la lotta contro il radicalismo islamico è una guerra di intelligence e l’Egitto necessitava la cooperazione con i servizi segreti di altri paesi, soprattutto gli Stati Uniti e Israele.
Le conseguenze furono che la minaccia interna non soltanto ha congelato la politica estera dell’Egitto ma ha anche contribuito alla disuguaglianza sociale ed economica.
Il risultato della combinazione di questi fattori è che l’Egitto è apparso agli occhi delle altre nazioni islamiche come scomparso dalla storia, ripiegato su se stesso.
Le notizie dal Cairo, negli anni dal 1950 al 1970, galvanizzavano il mondo arabo ma dal 1980 l’Egitto cessava di essere la nazione leader della regione.
Anche dopo il 2001, quando tutti gli alleati americani sono stati mobilitati nella guerra contro l’Islam militante, il ruolo dell’Egitto si è limitato al controllo del movimento terroristico all’interno di se stesso. Riuscire a controllare il terrorismo è stato un enorme vantaggio per gli Stati Uniti e l’Egitto è diventato il paese di cui né gli USA né gli israeliani avevano di cui preoccuparsi. Al contrario, se in Egitto il terrorismo si fosse radicalizzato per cli USA si sarebbe creata una grande sfida strategica.

Attuale clima politico dell’Egitto

Mubarak è vecchio e secondo alcuni soffre di cancro. Egli sperava che suo figlio, Gamal, lo sostituisse ma questo desiderio ha incontrato la resistenza da parte dell’apparato politico e militare che sostiene il presidente. Apparato che deriva direttamente dal regime fondato da Nasser.
Il regime ha l’appoggio di una parte della popolazione, in particolare dei dipendenti pubblici. Allo stesso tempo, però, ci sono laici che vogliono un regime più liberale orientato al business. I desideri dei liberali sono sempre stati controllati con la scusa della minaccia dei radicali islamici che al momento attuale è vista come esaurita.
Ci sono tutte le ragioni per giudicare l’attacco alla chiesa come un’evento importante importante. L’argomento che la minaccia islamista è stata soppressa decade con l’attacco dell’altra notte e con esso decade la tesi secondo cui la continua focalizzazione su uno stato di sicurezza è ormai superata.
Nel caso del reiterarsi degli attacchi terroristici, la politica di Mubarak è legittimata e può essere trasmessa a chi dovesse succedergli alla presidenza.
Questo ci porta al cuore della questione, non è chiaro cosa si sta muovendo sotto la superficie ma qualunque cosa sia deve essere necessariamente prudente. Consideriamo che l’islamismo radicale, per varie ragioni, ha catturato l’immaginazione della gente in altri paesi musulmani e non è irragionevole supporre che non sia così anche in Egitto. Possiamo supporre che anche se Mubarak ha fatto di tutto per sopprimere l’islamismo, esso sia ancora in Egitto anche se dormiente.
Il momento più vulnerabile per la nazione dei faraoni è il periodo immediatamente precedente all’uscita di scena di Mubarak.
Se gli islamisti radicali alzassero la testa ora, potrebbero  attirare l’ira dei servizi di sicurezza e in ogni caso, essi non starebbero peggio di quanto non stessero prima e non sarebbero una minaccia. Ma se la crisi di successione dovesse dividere uno stato già sclerotico si potrebbe aprire la porta a una rinascita dell’islamismo radicale.

Futuro politico egiziano

Abbiamo due possibilità :

A) l’Egitto entra in un periodo di lotte interne e d’instabilità. Il regime non riesce a reprimere gli islamisti ed essi non riescono a prendere il potere.

B) un movimento di massa islamista ripudia il patrimonio nasseriano e stabilisce una repubblica islamica in Egitto.

Ci sono molte forze contrarie alla seconda ipotesi anche se nel lungo periodo non è uno scenario impossibile da immaginare.

C’è, naturalmente, un terzo scenario che prevede una successione ordinata.
Consideriamo per un momento uno scenario con uno stato islamista in Egitto.
Il Mediterraneo che per anni è stato una regione strategica tranquilla, prenderebbe improvvisamente vita. Gli Stati Uniti dovrebbero ridisegnare la propria strategia e Israele dovrebbe riprendere in considerazione la sua strategia geopolitica al sud dei suoi confini.
La Turchia dovrebbe prendere sul serio una nuova potenza islamica nel Mediterraneo e non sottovalutarne la leadership ma la cosa più importante è che un Egitto islamista darebbe impulso drammatico all’Islam radicale in tutto il mondo arabo.
E ancora, uno dei perni della politica americana ed europea andrebbe perduto irrimediabilmente. La trasformazione dell’Egitto in un paese islamico sarebbe per l’occidente una catastrofe mentre assumerebbe rilevanza nel mondo islamico, al di là dei problemi iraniani, cambiando completamente al volto sociopolitico/geopolitico della regione così come la vediamo oggi.
Se questi problemi esistessero in qualsiasi altro paese islamico avrebbero scarsa importanza ma l’Egitto è sempre stato la potenza dominante ed riferimento degli arabi della regione. Gli ultimi 20 anni di assenza di leadership sono stati, a mio parere, un periodo anormale.
Il racchiudersi su se stessi, divenendo evanescenti nel mondo arabo è stato dovuto ad uno sforzo per reprimere gli islamisti radicali ed ha assorbito dall’interno tutta l’energia del regime.
La dinamica interna dell’Egitto sta certamente cambiando gli approcci della successione ed il recente attacco alla chiesa è stato un raro fallimento della sicurezza egiziana.
Se la sicurezza interna dovesse fallire ancora e poi ancora, sarebbe difficile prevedere gli esiti per un paese importante come l’Egitto, è una questione che va presa sul serio.
Certamente non è chiaro, come e dove nella complessa situazione politica della nazione è da collocare l’attacco terroristico alla chiesa ma se è l’inizio di qualcosa di più grave si scoprirà solo osservando qualcosa fuori dal comune dal normale trend della vita del paese.
Se si notassero derive o fenomeni strani, bisognerà prendere sul serio la situazione, se non altro perché questo è l’Egitto ed esso conta politicamente più di altri paesi. l’Egitto sta cambiando ed è da tenere sotto osservazione.

Egypt and the Destruction of Churches: Strategic Implications is republished with permission of STRATFOR.

2 commenti su “Egitto e la distruzione delle chiese

  1. Mah … io credo che la debolezza di un Occidente pronto più a chiedere scusa del proprio glorioso passato che a difendere il diritto a praticare la religione che si preferisce sia il miglior combustibile per i terroristi islamici.
    Buon Anno ! 🙂

I commenti sono chiusi.