Dall'incartamento Mitrokhin

Valutare il comportamento della sinistra, tutta, alla luce di quel poco che è rimasto del dossier Mitrokhin dopo le sbianchettature operate dai servizi segreti italiani (?). Sarà il caso di condannare, dopo tutti questi anni di menzogne ed omissioni (nel puro stile comunista sovietico) tutti i “moralmente superiori” ? Dalla documentazione emersa e collegata si capisce anche il motivo di tanta amicizia col terrorismo palestinese.
Roma, 10 feb . (Adnkronos)
Qualsiasi decisione su Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D’Alema, in merito all’affare Mitrokhin, ”spetta al Tribunale dei ministri”. E’ quanto prevede la legge che in caso di notizie di reati riguardanti presidenti del Consiglio e ministri prevede che la Procura ”omessa ogni indagine” trasmetta gli atti al Tribunale dei ministri. Cosi’ il presidente della commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti, replica alla notizia di ‘richiesta di archiviazione’ del procedimento sugli ex premier, Dini, Prodi e D’Alema, avanzata dai pm Ionta e De Falco. ”La vera notizia -sottolinea il senatore di Forza Italia- e’ che Prodi, D’Alema e Dini sono stati iscritti nel registro degli indagati e che la Procura di Roma, come prevede la legge, ha trasmesso gli atti al Tribunale dei ministri”.
«Prodi conosceva il covo di Moro»
«Via Gradoli era un luogo noto al leader dell’Unione».
La replica del Professore: «Insinuazioni, lo querelo»
I carabinieri fanno irruzione nel covo delle Br di via Gradoli (Archivio Rcs)
Le presenta come «verità pazzesche» di quello che è uno dei misteri più fitti della storia d’Italia: il caso Moro. A evocare il fantasma degli anni di piombo è Paolo Guzzanti, senatore di FI e presidente della commissione Mitrokhin che svela retroscena inediti del sequestro dello statista democristiano rapito il 16 marzo 1978 e ucciso dalle Br dopo 55 giorni di prigionia. Guzzanti accusa in particolare Romano Prodi di aver taciuto, pur sapendolo, sul covo nel quale il presidente della Dc fu tenuto segregato. E subito scoppia la polemica. utto nasce dall’intervista che Guzzanti rilascia a «Nessuno Tv», piattaforma Sky, dove il senatore azzurro anticipa alcuni degli elementi della prossima relazione finale della commissione che guida. Racconta Guzzanti: «Aldo Moro fu catturato con una vera e propria operazione di commando, l’unica messa in atto dopo la seconda guerra mondiale. Tutta la scorta fu assassinata ed era presente anche un tiratore scelto straniero che non fu mai preso e del quale non si è mai parlato. Moro è stato poi tenuto nascosto in un luogo, peraltro noto a Romano Prodi». Il riferimento è all’appartamento di via Gradoli, il covo utilizzato dalle Brigate rosse morettiane come quartier generale per la preparazione della strage di via Fani e il rapimento del presidente della Dc. E’ storia che il 2 aprile del ’78 Prodi partecipò a una seduta spiritica in una casa di campagna di alcuni amici. Raccontò, quando fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro, che nel corso della seduta il «piattino» utilizzato avrebbe composto la parola Gradoli. La rivelazione fu comunicata agli inquirenti che andarono a cercare Moro nel paese di Gradoli, nel Viterbese. Ma non trovarano nulla. Alle telecamere di «Contro Adinolfi», trasmissione condotta dal giornalista di Europa Mario Adinolfi, Guzzanti ricorda l’audizione alla Mitrokhin dell’attuale leader dell’Unione: «Quando l’ho interrogato per chiedergli i motivi, in commissione, con me ha farfugliato sputacchiando. Ma poiché nessuno crede agli spiriti, alle sedute spiritiche o ai piattini che girano, sta di fatto che il professor Romano Prodi sapeva che Moro era prigioniero a via Gradoli. Disse Gradoli senza dire via: qualcuno volle capire Gradoli paese. Moro fu messo in un luogo dove gli fu organizzato una sorta di tapis roulant con documenti che entravano ed uscivano. Nel corso della prigionia scomparvero dalla cassaforte del ministro della Difesa, che mi pare fosse Ruffini, tutti i documenti militari top secret della Difesa Nord dell’Italia, che poi ricomparvero dopo la morte di Moro. Tornarono nella cassaforte del ministro della Difesa con le loro gambe. Il capo dei servizi segreti di allora, l’ammiraglio Martini, ebbe su questo punto un alterco violentissimo con il ministro della Difesa». Conclusione di Guzzanti: «Moro fu ucciso perché non poteva essere lasciato vivo e fu il veicolo di tramite di segreti militari. Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro fu gestito dai servizi segreti dell’Est. Ci sono le carte. Tra due settimane andremo a Budapest perché abbiamo ricevuto documenti scritti dalla Repubblica d’Ungheria in cui è provato che moltissimi brigatisti rossi, tra cui Antonio Savasta, erano semplicemente agenti operativi della Stasi e del Kgb. Ci sono le carte, non le chiacchiere. Se uno va a vedere le direttive del Kgb, su ordine del Pcus, c’era l’indicazione di compiere nei paesi occidentali atti di terrorismo cieco, affinchè venissero scardinati i servizi di sicurezza interni di ogni singola nazione occidentale. C’era il terrorista Carlos, che era titolare di un’agenzia internazionale terroristica, e nelle carte dei paesi dell’est abbiamo trovato la certezza che è stato Carlos a far saltare il treno 904. Anche sulla strage di Bologna bisogna indagare ancora».
Parole che scatenano l’immediata reazione di Prodi che tramite il suo ufficio stampa parla di «gravissime insinuazioni» e annuncia querele contro il senatore azzurro. «Sulla questione legata al nome Gradoli, Prodi ha infatti già esaurientemente risposto in tutte le sedi giudiziarie e parlamentari in cui è stato convocato», è quanto afferma la nota dell’Ufficio stampa del leader dell’Unione. «Tornare sulla questione- prosegue il comunicato – è solo voler strumentalizzare a fini politici una vicenda dolorosa per il Paese, seminando ancora una volta dubbi, insinuazioni e bugie che già in passato sono stati verificati essere privi di qualsiasi fondamento».
«Attentato al Papa, Antonov in piazza San Pietro»
La perizia su una foto rilancia la pista bulgara. Lo scatto del 13 maggio 1981
Chiusi i lavori della commissione Mitrokhin
Era Serghei Ivanov Antonov quell’uomo coi baffi e gli occhiali scuri fotografato il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro vicino ad Ali Agca pochi istanti prima che il terrorista turco tentasse di uccidere Karol Wojtyla, il Papa polacco che di lì a qualche anno avrebbe contribuito alla caduta all’impero sovietico. È positivo anche il risultato della seconda perizia chiesta dalla commissione Mitrokhin su quelle foto, stavolta commissionata dal capogruppo ds in commissione Walter Bielli alla polizia scientifica. Dopo le conclusioni delle analisi precedenti che certificavano la «totale compatibilità» tra il volto del caposcalo bulgaro della Balkan Air a Fiumicino e quelle immagini.
I lavori della commissione Mitrokhin si chiudono così, con l’arrivo di nuovi elementi a sostegno della pista bulgara. «In realtà sovietica» sottolinea il presidente della commissione Paolo Guzzanti puntando il dito contro Mosca e il suo servizio segreto militare: il Gru. «Il giudice Brugiere, massimo esperto europe di terrorismo, – racconta il senatore azzurro -mi ha rivelato di avere certezze obiettive sul fatto che il Gru ricevette ordine direttamente dal Politburo e da Breznev di eliminare il Papa». La commissione era nata per indagare sulle omissioni che accompagnarono l’arrivo in Italia della lista di spie italiane al soldo del Kgb, fornita dal capo dell’archivio della Lubianka, Vassiliev Mitrokhin, alla Gran Bretagna che lo aveva accolto a braccia aperte nel ’92 nella sua fuga in Occidente. La più clamorosa emerge ora da una relazione del Sismi che mostra un buco di tre anni nella gestione del dossier «Impedian»: Mitrokhin, unico in grado di decifrare gli sgorbi con cui aveva criptato identità, nome in codice e qualifica dell’intero organigramma europeo dei collaboratori del Kgb, lo fece solo «in alcuni mesi» mentre i primi report ufficialmente vennero ricevuti dall’Italia nel 1995. Il «tempo dello sbianchettamento » secondo Guzzanti. «Il dossier è stato “smagrito” e ridotto alle 261 schede che conosciamo, non possiamo provarlo ma i pezzi della ricostruzione calzano perfettamente». Alla fine, seguendo il filo rosso dell’attività dei servizi segreti dell’est in Italia, la Mitrokhin ha riletto molti misteri italiani: dal caso Moro, alla strage di Bologna.
Il sipario si chiude, come si era aperto: tra le polemiche. L’ultima ieri l’ha animata Giulio Andreotti, opponendosi all’atto dovuto della discussione e della votazione della relazione finale, fissata per il 15 marzo. «Forse è meglio non concludere» ha obiettato, «rendiamoci conto della responsabilità che ci assumiamo con la possibilità di chiamare in causa governi esteri e mettendo in discussione persone che hanno fatto cambiare totalmente la politica dell’ex Urss». Opposta la linea di Guzzanti: «Non mi importa dei rapporti di amicizia che ci sono tra Putin e Berlusconi – aveva appena detto -. Rivendico l’autonomia della commissione per la quale Putin è stato il più grosso ostacolo: non ci ha aperto non dico l’archivio ma nemmeno lo sgabuzzino delle scope».
Strage di Bologna, c’è una nuova inchiesta
La decisione da particolari emersi nelle carte della Mitrokin Strage di Bologna, c’è una nuova inchiesta
ROMA – Venticinque anni dopo, la Procura di Bologna ha aperto una nuova indagine sull’eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione di quella città, 85 morti e 200 feriti. E’ un fascicolo contro ignoti, l’ipotesi di reato quella di strage. Per il più grave e sanguinoso attentato della storia del terrorismo italiano ci sono due persone condannate definitivamente all’ergastolo, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. E Stefano Ciavardini, all’epoca minorenne, con una pena a trent’anni di carcere che attende il vaglio della Cassazione. Tutti e tre si sono sempre proclamati innocenti. Quella fu l’approdo della «pista nera», consacrata dalle sentenze, seppure dopo la consueta altalena di condanne e assoluzioni. Ora sembrano emergere possibili novità che porterebbero – se sarà possibile confermarle – in tutt’altra direzione. Di fronte a questa eventualità il pubblico ministero Paolo Giovagnoli ha aperto la nuova inchiesta. Al momento non ci sono indagati, ma l’alternativa alla «strage fascista» sarebbe quella che conduce a Carlos, al secolo Ilich Ramirez Sanchez, professione «terrorista internazionale» legato all’estremismo medio-orientale degli anni Settanta e Ottanta, detenuto in Francia. Lo spunto arriva dalle acquisizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Mitrokhin, che ha ricevuto diversi documenti dagli archivi dell’ex Repubblica democratica tedesca. In particolare sono arrivate notizie riguardanti un signore che si chiama Thomas Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, militante di un gruppo battezzato «Cellule rivoluzionarie» e considerato un affiliato alla causa di Carlos. Nel 2000 la Procura federale tedesca emise a suo carico un mandato di cattura per altri reati, ne chiese notizia in Italia e nel 2001 una nota del Dipartimento della pubblica sicurezza riferì che lo stesso Kram aveva alloggiato in un albergo di Bologna nella notte tra l’1 e il 2 agosto, cioè pochissime ore prima della strage. Già all’epoca la notizia arrivò ai magistrati bolognesi, che la catalogarono tra gli «atti non costituenti notizia di reato», i controlli affidati a polizia e carabinieri non fornirono altri elementi, e le carte finirono in archivio. Oggi la situazione è diversa, perché proprio agli atti della commissione sono giunte ulteriori informazioni su Kram, destinate a entrare nel fascicolo della nuova indagine insieme ad altre notizie sul possibile coinvolgimento di Carlos. Certo, la presenza di Kram, indicato come «esperto di esplosivi» a Bologna alla vigilia della strage è un fatto suggestivo e degno di approfondimenti, sebbene possa sembrare strano che una persona coinvolta in quell’attentato abbia fornito all’albergo in cui ha dormito la propria vera identità e un documento di riconoscimento autentico. Ma adesso agli atti della commissione Mitrokhin c’è qualcosa di più. I consulenti Matassa e Pellizzaro hanno scoperto una messe d’informazioni sulla presenza di Kram in Italia a cavallo dell’agosto ’80 che va oltre quella notte trascorsa in albergo. A cominciare dal rapporto del 1° novembre 1979 col quale il Bka, l’Ufficio anticrimine della polizia tedesca, avvertiva le autorità italiane che «Kram è entrato nel vostro Paese. Secondo informazioni frequenterebbe l’università per stranieri vicino Roma. Per ragioni di informazioni in possesso del Bka il predetto potrebbe appartenere a gruppi terroristici tedeschi… Pregasi comunicare ogni utile informazione in vostro possesso…». Da quella data svariati uffici di polizia hanno redatto e informative sulle mosse di Kram, comprese altri suoi soggiorni a Bologna e in città diverse prima del 2 agosto. Mai però era stato fatto un collegamento con la strage. Adesso, insieme ad altri elementi già rimbalzati sui giornali che riguardano sia Carlos che le possibili implicazioni del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash, quelle informative saranno esaminate per scoprire eventuali legami tra Kram e la strage di Bologna. In estate, nei giorni del venticinquesimo anniversario, il presidente dell’Associazione delle vittime Paolo Bolognesi aveva già bollato la «pista Carlos» come un’enorme panzana, mentre il deputato di An Enzo Raisi aveva chiesto la riapertura delle indagini. Ora quel passo è stato fatto, nonostante le difficoltà di cercare conferme o smentite a un quarto di secolo di distanza dai fatti.

16 comments

  1. Grandissimo lavoro!

    Piccola annotazione: ancora ora mi chiedo come sia possibile che Prodi non si sia fatto neppure un giorno di carcere dopo quell’autoaccusa passata per una credibile seduta spiritica.

    Ciao Bisquì 🙂

    Perla

  2. Sai su via Gradoli c’è da dire tanto. Infatti il palazzo risultò essere di proprietà dei servizi segreti, venne scoperto “per caso”, perchè qualcuno lo aveva allagato lasciando lo spazzolone del water in posizione retta per tenere la doccia puntata al muro…ho un sacco di esempi.

    Alla fine la tesi più credibile è quella per cui Moro vivo sarebbe stato troppo scomodo, soprattutto per le rivelazioni sul caso “gladio”.

  3. Bisqui says:

    E no! Quella è la versione ufficiale. Dall’incartamento dei sevizi segreti dell’est risultano altre cose. Il fatto stesso che i paesi comunisti ne sapessere di più dei nostri servizi segreti interni è di per se un’ammissione di colpa per la nostra sinistra.

  4. Io non ci conto sul fatto che di tutta questa dannata storia si possa fare luce. Il nostro è un paese che dimentica (o vuole dimenticare) tutto. Che metabolizza tutto e che non vuole riscattare tutto il sangue innocente versato. Per giunta, non si trova nessunissima collaborazione da parte di una sinistra che non vuole fare ammenda dei suoi errori (e orrori) passati, ma al contrario, ha interesse a insabbiare. Come vedi sono passata a farti visita. Cià Nessie

  5. Bisqui says:

    Ciao Nessie,

    è un piacere averti qui. Concordo, la sinistra non vuole che si faccia chiarezza, ha troppe cose da nascondere ed in più verrebbe riabilitata quella destra condannata per stragismo. Troppe bugie ma la verità vince sempre.

  6. unuccellino says:

    Bisqui’: tra Diavoli Rossi e Neri faccio un po’ confusione con i links…

    Ma sai che si diceva in “certi ambienti”? Che lo stesso Prodi fosse un infiltrato. Se dovessimo usare la dietrologia dei nostri oppositori dovremmo convenire che l’ipotesi di V. Bukovskij che vedeva URSS e UE come la realizzazione dell’accordo tra Internazionale Socialista e Comunista, sarebbe piuttosto fondata. Se no perche’ inviare un grigio burocrate a Bruxelles? Se il KGB chiude le porte di questi tempi, significa che c’e’ ancora gente “al lavoro”. E questa invece non e’ un’ipotesi. Naturalmente non lo sapremo mai.

    Lo PseudoSauro

  7. unuccellino says:

    Quello che parla di Gladio non ha capito una beata fava.

    La struttura di Stay Behind esisteva in tutti i paesi NATO: TUTTI QUANTI. In nessun altro paese i militari e civili appartenenti a questo progetto – che in Italia erano meno di 900 – furono svenduti come fece Andreotti da noi. Il perche’ e’ ovvio: qui c’era il piu’ potente Partito Comunista d’Europa.

    Considerato lo schieramento dell’Italia nella NATO, Gladio era una struttura segreta, ma legittima; mentre tale non era quella del PCI che lavorava a stretto contatto con il nemico.

    Oggettivamente parlando:

    AMICO=BUONI – NEMICO=CATTIVI

    cosi’ anche le anime semplici capiscono senza bisogno di traduzioni.

    E poi Gladio era una struttura gia’ militarmente obsoleta ai tempi del caso Moro.

    Questo per amore di semplicita’.

    Lo PseudoSauro

  8. unuccellino says:

    Ancora una cosa e poi chiudo.

    L’ipotesi su cui si e’ sempre basata l’analisi del Dossier Mitrokhin e’ che la strategia dei servizi sovietici sia terminata con il crollo dell’URSS.

    In realta’ non e’ mai accaduto che pur crollando un regime si buttasse via tutto un patrimonio di acquisizioni utili anche per il regime nuovo.

    Quindi i casi sono 2:

    1) o il documento e’ uno dei tanti tentativi di intossicazione usati secondo il principio del “sacrificio” scacchistico;

    2) oppure e’ del tutto vero, ma in questo caso il KGB ha “ngoziato” con i servizi occidentali cosa emendare.

    In un caso come nell’altro si tratterebbe di un documento parziale, ne’ gli stessi servizi occidentali avrebbero alcun interesse ad esporsi a ritorsioni dal momento che il KGB e’ ancora in sella in Russia.

    Morale della storiella: “man at work”.

    Lo PseudoSauro

  9. unuccellino says:

    Bisqui’: mica ti devo insegnare niente, io… e’ che a leggere certe cose, mi scappa di ragionare. E’ proprio un viziaccio, eh?

    Hai visto il sequel da Bottomline? Io quando leggo di queste cose devo farmi un litro di Maalox…

    Lo PseudoSauro

  10. Bisqui says:

    Inyqua,

    amica mia, hyai visto che fine ha fatto Gollum a causa della sua ossessione? Ma non è il tuo caso :-)))

    Pseudo,

    ragionare è una malattia di sestra :-)))

    Non ho visto il sequel, come faccio?

    Liberoconcetto,

    il mio post è fatto con articoli di giornale e dichiarazioni. Un mosaico che è composto dalle opinioni e fatti di tante persone. Le bugie hanno le gambe corte e la verità prima o poi sarà evidente a tutti.

  11. unuccellino says:

    Liberoconcetto: chiedo scusa per la ruvidezza a nome di tutta la mia specie.

    E’ ovvio che Gladio, come tutte le “stragi fasciste” avevano una funzione propagandistica diversiva.

    Oggettivamente non si puo’ prescindere dalla guerra fredda o pensare che perche’ non si vede questa non esiste.

    La continuazione di questo modo di educare la gente lo si vede ora che la guerra non la si vede nemmeno se da prova quotidiana di se.

    Lo PseudoSauro

  12. utente anonimo says:

    Pazzesco. Avevo letto qualcosa sulla commissione ma non credevo si fosse trovato tanto. Incredibile la lettera di Guzzanti, dove salta fuori ancora Nomisma, che quindi oltre ad aver rubato miliardi allo stato sotto forma di consulenze che il caro mortadella s’è intascato, era pure in joint-venture con la sezione economica del kgb! E poi non dobbiamo avere paura se questi vincono? metto fra i preferiti questi due articoli. bel lavoro.

    Led

  13. utente anonimo says:

    e grazie anche per la visita. In effetti il 10 marzo è passato e dal tribunale dei ministri non è trapelato nulla…o forse sarà colpa dell’informazione che insabbia tutto?

    Led

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