dal 2000 al 2013 posti di lavoro creati solo per immigrati

Immigrati, oltre 800 sbarcati in Sicilia nelle ultime 24 ore
Italiano te e la tua cultura non contano un cazzo, lo stato pensa solo a loro

Sono numeri scioccanti.
Gli immigrati, sia legali che illegali, hanno rappresentato tutti i posti di lavoro in più, creati nel mercato del lavoro degli Stati Uniti dal 2000 ad oggi. Lo afferma un rapporto che mette in evidenza la forte concorrenza degli immigrati a basso costo nei confronti dei lavoratori autoctoni, per i posti di lavoro in un’economia ancora in piena crisi occupazionale dal 2008.

Il rapporto del Center for Immigration Studies è stato pubblicato oggi, e dice che 22,4 milioni di immigrati in età lavorativa lavorano negli Usa all’inizio di quest’anno, in crescita di 5,3 milioni dal 2000.
Nello stesso periodo, i lavoratori nativi con posti di lavoro sono diminuiti di 1,3 milioni, da 114.8 a 113.5 milioni. E’ così in tutto l’Occidente.

Ma non basta, perché nel frattempo, il numero di americani che non sono più nella forza lavoro – inattivi – è balzato di quasi 13 milioni per raggiungere i 48,6 milioni.
Secondo gli autori del rapporto, questi sono segnali profondi dei cambiamenti del mercato del lavoro e sfidano la propaganda che l’immigrazione sia un bene per l’economia.

“Gli ultimi 13 anni, o anche gli ultimi cinque anni, mettono in chiaro che l’immigrazione su larga scala può andare di pari passo ad una debole crescita dell’occupazione e il calo di tassi di lavoro per i cittadini del paese ospitante “.
Gli autori, Steven A. Camarota e Karen Zeigler , dicono nella loro relazione : “Data la situazione occupazionale nel paese, i drammatici aumenti di immigrazione legale previsti dalla legge sull’immigrazione che vorrebbe Obama sarebbero disastrosi per la realtà del mercato del lavoro degli Stati Uniti.” (immigrazione legale e non illegale)

La situazione è simile in Italia e in tutti i paesi occidentali.
Gli immigrati entrano nel mercato del lavoro con stipendi e condizioni lavorative semi-schiavili, espellendo di fatto dal mercato i lavoratori autoctoni.