La facciata buona del comunismo

Morti di malattia e sfinimento
Deportati dal comunismo morti per fame e sfinimento

I seguaci di questa filosofia della morte hanno con le loro menzogne adulterato completamente la realtà. A sentire loro, il ‘900 è stato il secolo delle dittature “cattive”. Scagliandosi contro il nazismo ed il fascismo, sono riusciti a passare per buoni. Non è così, il comunismo non è buono, non lo è mai stato e mai lo sarà. Delle tre dittature del ‘900, forse, quella più umana (se così si può dire) è stata quella fascista. Lo sterminio di compatrioti o di dissidenti che è stato perpetrato dal comunismo prima e dal nazismo poi non ha conosciuto la stessa ferocia e determinazione nel fascismo. Le nostre generazioni, cresciute nella menzogna comunista, non sono capaci di fare distinzioni sulla qualità e sulla quantità della ferocia della peggior dittatura-filosofia di vita che sia esistita sulla faccia della terra. E’ pazzesco come la pianificazione dell’eliminazione di tutti i dissenzienti non abbia creato nelle coscienze umane lo stesso sdegno ed orrore che hanno provocato quelle naziste. Si parla sempre dei 6 milioni di ebrei sterminati dal nazismo e mai se non sporadicamente e sottovoce dei 100 milioni di morti fatti dal comunismo su tutto il pianeta e non confinati in una sola nazione.

E’ aberrante come i giovani d’oggi vogliano sottolineare ad ogni 2 x 3 di essere antifascisti e non sottolineano con la stessa veemenza il loro ripudio del comunismo. I paesi dell’ex unione sovietica hanno messo al bando il comunismo, la comunità europea ha fatto altrettanto, solo nel nostro paese è possibile avere 4 partiti comunisti. La falce ed il martello sono stati messi al bando, così come i simboli fascisti, solo in Italia si continuano a vedere ed in più sono simboli di partiti di governo. Tutto questo lo si deve all’avvelenamento che la gente ha subito dalla menzogna comunista, dal distrarre l’attenzione su di se e rivolgerlo sul fascismo. Il creare come bersaglio un’idea, un movimento morto più di 60 anni fa. Il fascismo non esiste più ma i comunisti ne mantengono viva la memoria per tenere le masse intimorite, impaurite da un qualcosa che non tornerà mai più. Loro hanno bisogno di un avversario, senza di quello mostrerebbero la pochezza della loro ideologia, si verrebbe a conoscere il fallimento di infiniti esperimenti dal sociale al politico che hanno avuto in tutti i luoghi dove hanno avuto la possibilità di governare.

Ma come è potuto succedere che popolazioni intere abbiano abbracciato il comunismo per poi lasciarsi massacrare? Non è difficile capirlo, il comunismo mostra la sua faccia buona ed ecco che “libera” gli omosessuali per poi rinchiuderli in manicomio una volta al potere. Parla al cuore dei meno fortunati, a quelli che la sorte ha dato un fisico imperfetto, ai diseredati per poi eliminarli perché non c’è spazio perché non “produttivi”. Ecco, che le promesse di “felicità” (gratis) fanno presa sulla gente che acclama, vuole il comunismo e non si accorge che dietro la caramella, la faccina sorridente c’è un cobra che aspetta solo di azzannarti. Mi domando come è possibile che dopo quello che si è saputo dell’ex URSS, della Cina, di Cuba, della Corea, di tutti gli sventurati paesi che hanno conosciuto il comunismo ci sia ancora qualcuno che additi al fascismo come il “male” quando il comunismo è ancora tra di noi. Mi rivolgo a tutti i giovani che sono “caduti nella tela del ragno”, svegliatevi che continuando così, prima o poi toccherà anche a voi …

Il comunismo italiano

MACICCHINI EVA
Milano 17 gennaio 1947 il corpo di Eva Maciacchini uccisa dalla volante rossa, rinvenuto in un prato presso lambrate

Fu costituito a Livorno, il 21 gennaio 1921 col nome di Partito Comunista d’Italia, mutato poi in quello di Partito Comunista Italiano nel corso della II guerra mondiale . La fondazione del P.C.I. fu opera di gruppi dell’estrema sinistra del Partito Socialista. Il P.C.I., guidato nei primi anni da Bordiga e Gramsci, perseguì come compito immediato quello di crearsi un’organizzazione fortemente centralizzata e rigida per guidare il proletariato all’attacco di uno Stato borghese sommamente indebolito dal conflitto mondiale, respingendo qualsiasi collusione col Partito Socialista che aveva fallito la prova rivoluzionaria . La nuova linea di fronte unico venne portata avanti dal gruppo gramsciano, che tra il 1923 e il 1925 capovolse i rapporti di forza all’interno del partito ed emarginò gli uomini della precedente maggioranza. L’alleanza con le forze socialiste, diventata indispensabile di fronte alla reazione del fascismo (passato alla fine del 1926 al regime totalitario), costringeva intanto il P.C.I., incarcerato Antonio Gramsci, ad agire nella clandestinità. Palmiro Togliatti, dall’estero, assunse assunse la guida del partito (1927) sotto la tutela moscovita. Il partito fu così partecipe, al vertice, degli scontri di frazione nel P.C.U.S. che videro vincitore Stalin e che non mancarono di avere profonda eco tra i comunisti italiani. Le divergenze sulla strategia unitaria e i comportamenti specifici del partito in Italia portarono a lacerazioni ed espulsioni. Ciò non impedì a Togliattidi spingere il partito a moltiplicare i suoi collegamenti di massa durante il periodo della grande crisi economica (1929-34) e successivamente a sviluppare l’azione unitaria. Sono di questo periodo l’organizzazione di scioperi in alcune fabbriche e nelle campagne, la stipulazione dei patti di unità col Partito Socialista, i collegamenti col movimento di “Giustizia e Libertà”, la partecipazione alla guerra di Spagna nelle Brigate internazionali. L’opposizione al fascismo, sempre più incisiva, portò alla preparazione degli scioperi del 1943 e alla lotta partigiana. Togliatti, tornato in Italia nella primavera del 1944, preferì alla via rivoluzionaria l’alleanza con gli altri movimenti di massa per creare insieme uno Stato democratico e progressista ad ampia base popolare. Partecipe della coalizione di governo fino al maggio 1947, il P.C.I. fu costretto all’opposizione dalla spaccatura del mondo in due blocchi ideologici e dalla rottura dell’alleanza politica antifascista espressa dai C.L.N. Ciò non impedì al P.C.I. di riproporre il suo programma per assumere responsabilità dirette nella gestione della cosa pubblica, anche in presenza di gravi tensioni interne di crisi serie nel movimento comunista internazionale.

Comunismo

dislocazione dei campi di lavoro cubani
dislocazione dei campi di lavoro cubani

Mai nessuna epoca e civiltà aveva teorizzato e messo in opera un progetto tanto globale ed ordinato di “rieducazione” dell’uomo o di “eliminazione” di ogni dissenso come il Novecento! Il termine “campo di concentramento” è d’invenzione sovietica: fu usato per la prima volta in una circolare del 4 giugno 1918 dopo la rivoluzione d’Ottobre in Russia, con Lenin. Il lager sovietico è conosciuto come gulag, termine che significa “amministrazione generale dei campi di lavoro correzionale”; si deve alla monumentale opera di denuncia svolta da Aleksandr Solzenicyn l’aver fatto conoscere al mondo il lager comunista. Là finirono la loro esistenza zaristi, cosacchi e dissidenti della prima ora come gli insorti di Kronstadt.

Con la caduta dell’URSS si sono aperti gli archivi politici dell’impero sovietico e ora si cominciano a pubblicare nel mondo i segreti su Lenin, il fondatore dell’unione sovietica. Una commissione parlamentare russa presieduta dallo storico Dimitri Volkogonov composta di una ventina tra storici e deputati, in due anni ha lavorato togliendo il segreto a circa 78 milioni di dossier.

Fosse comuni nei gulag
Fosse comuni nei gulag

Interessantissimo il fascicolo riguardante Lenin, un complesso di 3.724 documenti tra lettere, appunti e direttive “tutti autografi”. I documenti “sono terribili. Portano le prove che la storiografia ufficiale non era che una trama di menzogne. Vladimir Il’ic Lenin, il semi-dio che la gente ha venerato per 70 anni non era la guida magnanime ma un tiranno cinico, pronto a tutto pur “di prendere e conservare il potere”. Ad esprimersi in questi termini è lo stesso Volkogonov. Ma continua lo storico: “Un documento che ho letto decine e decine di volte per convincermi che a scriverlo era stato proprio quel Lenin che avevo tanto ammirato e rispettato, è una direttiva indirizzata ai bolscevichi affinché reprimano – nell’estate 1918- una rivolta di Kulaki (i contadini russi) contro le confische. Scrive Lenin: “Impiccare – e dico impiccare in modo che la gente lo veda – non meno di cento kulaki, ricconi, sanguisughe riconosciute(…) Fatelo in modo che la gente tremi a centinaia di chilometri da lì e dica : -Questi fanno sul serio…”

Perciò fu Lenin – e non già Stalin – il vero padre del Terrore rosso e dello stesso gulag. Nel suo libro, pubblicato in Francia dal titolo Il vero Lenin Volkogonov dimostra- documenti alla mano – che il primo campo di concentramento venne aperto a soli otto mesi dalla rivoluzione ,nel luglio del 1918.Era a Sviajsk, nella regione di Kazan.

Dislocazione dei campi "gulag" sul territorio dell'URSS
Dislocazione dei campi “gulag” sul territorio dell’URSS

Poi ne comparvero a centinaia come i funghi dopo la pioggia. Così il 20 aprile 1920,il Politburo presieduto da Lenin approvò la costruzione di un campo destinato a dieci – ventimila prigionieri a Ukta nel grande Nord. Ma la Sezione punitiva del Commissariato del popolo su una duplice direttiva di Lenin aveva emanato già il 23.7.1918,ad appena nove mesi dalla Rivoluzione d’ottobre, le “Istruzioni provvisorie sulla privazione della libertà” con la quale noi oggi datiamo l’inizio ufficiale dei gulag. Lenin giustificava le sue direttive sulla base di due considerazioni:

a) “Salvaguardare la Rivoluzione Sovietica dai nemici di classe isolando questi in campi di concentramento”(viene in mente Robespierre che per salvare la Rivoluzione Francese instaura il Terrore…e decreta lo sterminio della Vandea!) ;

b) “Rinchiudere i sospetti (non i colpevoli ma i sospetti! Anche qui viene in mente che la Convenzione aveva votato una legge dei sospetti) in un campo di concentramento fuori della città”. [Cfr.Lenin,Opere complete,ed. russa e Raccolta di leggi, 1918,n.65 pag.710]

Nel complesso si calcola che sotto Lenin siano morti nei gulag o giustiziati per antisovietismo un milione di persone. Il calcolo è approssimativo. Non bisogna però scordare che la guerra civile orchestrata da Lenin uccise tredici milioni di persone fra il 1918 e il 1921. Tredici milioni in soli tre anni (Corriere del 7.6.1995)

Kurganov,professore di statistica emigrato negli USA ha calcolato che la repressione interna sia costata dall’inizio della Rivoluzione d’Ottobre del ’17al 1959 circa 66 milioni di persone! [cfr.vol.II di “Arcipelago Gulag”,ed.Mondadori]

Le testimonianze dai lager sovietici richiederebbero una scelta e una indagine ben più ampie della presente, sia in considerazione del fatto che il comunismo ha funestato la storia per un arco di tempo decisamente più lungo rispetto al nazismo,(dal 1917 al 1990) sia perché i lager sovietici presentavano una variegata molteplicità di forme repressive : carcere a regime duro, trattamento psichiatrico…
Le testimonianze che seguono esprimono il “positivo” e le “energie” insospettate di cui l’uomo è capace…anche nel gulag ! Fin dal suo primo sorgere, il lager sovietico ha avuto come scopo quello di piegare l’ insopprimibile anelito alla libertà che alberga il cuore umano fondato su realtà più forti dell’istinto di conservazione come la coscienza o la fede. E’ una scelta che l’uomo sente di dover fare : “servire” la menzogna o “essere” un “uomo”, consci che finendo nel gulag, il rischio di perdere vita, salute, carriera e affetti è assicurato! Il fenomeno stesso del dissenso è irriducibile ad una semplice opposizione di tipo politico: esso rimane nella storia a testimonianza di un quid che nell’uomo non si può comprimere in un’idea né in un desiderio di “pace” senza verità (pax sovietica)

Campo di lavoro in Siberia
Campo di lavoro in Siberia

Nello sviluppo dei gulag si possono osservare tre fasi: la prima, dal 1920 al 1929. E’ il periodo più “facile”: nei campi si mangia poco ma non si muore di fame, c’è qualche spazio di libertà, il lavoro è di 8 ore. La seconda fase, dal 1929 al 1940. Il regime individua nei detenuti un’enorme riserva di forza lavoro gratuita che deve essere usata per lanciare i “grandi cantieri dell’edificazione socialista”. L’industrializzazione forzata del paese e la collettivizzazione delle campagne viene perseguita oltre che col terrore sfruttando il lavoro dei prigionieri. Il detenuto da questo momento è sfruttato al massimo. All’orario di lavoro si sostituisce la <> una quantità assegnata di lavoro quotidiano che deve essere portata a termine ad ogni costo. Ad esempio, fra il 1930 e il 1933 viene scavato dai detenuti il canale Mar Baltico – Mar Bianco: 227 km in due anni e mezzo( mentre per Suez, 160 km ci avevano messo 10 anni) ma il costo è di 250 mila vittime! Allo stesso modo vennero costruiti parte della Transiberiana, le due centrali idroelettriche maggiori del paese, la metropolitana e l’università di Mosca. Terza fase, 1941/1953 è il periodo più duro. A causa della guerra i viveri scarseggiano, lo sfruttamento è estremo! Oltre il Circolo Polare Artico vengono aperti molti campi per sfruttare le miniere d’oro e di diamanti. Questi campi vengono chiamati il “crematorio bianco” dove lo sterminio avviene senza il bisogno delle camere a gas e dei forni crematori.(Questi ultimi dati si trovano nella rivista La nuova Europa a cura di Dall’Asta)

22 commenti su “La facciata buona del comunismo

  1.  Oggi parlavo con un mio amico israeliano proprio di questo. Secondo lui i comunisti sono i nuovi fascisti. Preoccupante il fatto che molti ebrei votino sinistra moderata (RnP e Margherita).

  2. Ciao Jinzo, benvenuto nel mio nuovo blog 🙂
    l’indottrinamento ha portato a questo madornale errore di comparazione. Oggigiorno per identificare una dittatura sanguinaria, anche di sinistra, si usa la parol “fascista”. Questo non è giusto, il comunismo è comunismo e va chiamato con il suo nome.

    Anche se accomunati dalla radice socialista, anche se sono due regimi la differenza è notevole. La pianificazione feroce nell’eliminazione di chi è dissenziente, da parte del comunismo, non è paragonabile al confino al quale sono stati condannati gli avversari politici del fascismo. Alla caduta del regime i politici dissenzienti, sono tornati in Italia, Gramsci stesso lo ha fatto.

    Questo è l’indicatore del differente valore che si da alla persona. Col fascismo l’individuo è tale in quanto entità umana indipendente, col comunismo è un numero che esiste in quanto è il comunismo stesso lo permette. Questa non è una sottile differenza ma è l’essenza della differenza che c’è tra destra e sinistra. Col comunismo la società umana diventa un alveare dove le operaie lavorano solo per la produzione senza avere nulla per se stesse, tutte uguali, tutte senza niente. Col fascismo e la destra in generale questo non avviene.

    Ripeto, il fascismo è fascismo ed è morto a causa dei suoi errori, il comunismo è ancora vivo, vegeto e sopravvissuto ai suoi errori ed orrori, quindi chiamiamo le cose con il loro nome, vogliamo identificare una dittatura criminale e sanguinaria che limita le libertà individuali? COMUNISMO è il suo nome! 

  3. Ciao Bisqui, finalmente trovo il tempo per venirti a trovare, complimenti per il nuovo Blog, molto bello……….

    per quanto riguarda il comunismo, sai benissimo come la penso…….. trovo terribili analogie con l’Islam:  cisì come non esiste l’Islam moderato…………………………….

    un caro saluto

    antonio 

     

  4. Grazie Rob, mi riempi sempre di complimenti e la cosa mi fa davvero piacere :-). Resta sintonizzato perchè la serie è appena cominciata, forse i prossimo li accorcerò un pò per quanto possibile senza far perdere il filo logico e storico del post.

  5. A proposito della guerra civile russa, e di chi fossero -veramente- i bolscevichi come collettivo (Stalin a quei tempi non era ancora in preminenza) ho visto un documentario molto bello, “Russki bez Rossie” (“i russi senza la russia”) di Nikita Mikhailkov. Non so se lo fanno in italiano, ma la versione che ho io ha i sottotitoli inglesi, e chissà, magari Amazon…

    E’ davvero ben fatto e commovente, perchè documenta la perdita dell’anima di una nazione di fronte alla spregiudicatezza violenta di una accozzaglia di banditi (non c’è migliore definizione per Lenin e compagni credo). Anche lui parla di 10 milioni di morti in quegli anni, e di come le peggiori efferatezze venissero ordinate, con tanto di documenti ufficiali, direttamente da Lenin e Trotzkij. E fa pensare a come poteva essere diverso il mondo se noi occidentali avessimo dato vero supporto ai Bianchi: niente bolscevichi=niente Hitler. Da vedere.

  6. Molto interessante.

    Non l’ho letto tutto per questioni di tempo.

    Complimenti per il lavoro esposto e auguri per i prossimi.

  7. – I comeenti non funzionano tanto bene.

    Da errore .

    Comunque ci riprovo.

    Biquuì 

    Gramsci è morto in  in carcere.

    Per i resto tutto ok, anche se io non assolverei il fascismo tanto facilmente, specialmente nel periodo della RSI.

  8. Complimenti per il post, attendo gli altri. Se non lo hai già fatto, ti consiglio la lettura di “Stati assassini. La violenza omicida dei governi” del professor Rummel. E’ molto documentato, io l’ho trovato formidabile. Buona serata.

  9. – Complimenti per il post, attendo gli altri. Se non lo hai già fatto, ti consiglio la lettura di “Stati assassini. La violenza omicida dei governi” del professor Rummel. E’ molto documentato, io l’ho trovato formidabile. Buona serata.

  10. Hermes,
    interessante, chissà perchè i miei parenti non me ne hanno mai parlato, forse non ne hanno mai sentito parlare.

    Monica, Wellington e Roberto,
    Ovviamente non è tutta farina del mio sacco, ci sono storici e documenti  dai quali prendo le informazioni necessarie.

    Edmund,
    Hai ragione non so perchè ho scritto Gramsci al posto di Togliatti, grazie della precisazione. Non giustifico il Fascismo, infatti scrivo : Lo sterminio di compatrioti o di dissidenti che è stato perpretato dal
    comunismo prima e dal nazismo poi, non ha conosciuto la stessa ferocia e
    determinazione nel fascismo.
    Questo per far notare che c’è stata una differenza nel solito modo italico di fare tutto a tarallucci e vino. Sono convinto che se si fosse provato a fare le stesse pianificazioni delle altre dittature, sarebbe finito tutto in un fiasco clamoroso 🙂

  11. il problema è che in italia, culturalmente, essere comunista non è poi tutto sto male: abbiamo avuto per quarant’anni scuola, giornali e librerie piene di antifascismo che non ha fatto altro che mettere LE OSSA degli altri sotto il tappeto. e’ logico che pure adesso con un capo dello stato vetero comunista e quel popò di governo che mai come ora è stato rosso (ministri che plaudono a castro e intitolazioni di aule a mezzi delinquenti) e la gente comune che dice? ma in italia non c’è mica il comunismo!!
    e abbiamo pure cornacchione che in tv ci ride sopra!
    cosa vuoi di più????
    un saluto…. continua così.

  12. Il comunismo è un metodo di conquista del potere assoluto basato sullo sfruttamento dell’imbecillità umana valorizzata e promossa dal “Manifesto” di Karl Marx secondo il quale il comunista è un essere senza patria, senza religione, amorale, senza famiglia, deve conoscere nient’altro che ciò che gli insegna il partito e non possedere niente. Come può essere classificato in individuo che si adatta a vivere secondo questi principi?  E non è forse facile governare una massa di simili , se volontari, imbecilli ?  E non è del tutto naturale che i satrapi che hanno conquistato il potere sfruttando la loro dabbenaggine eliminino coloro si accorgono di aver commesso un’idiozia o non si adattano a vivere secondo i principi del sullodato manifesto ?  Non si è mai accorto nessuno che nessuno ha mai ucciso più comunisti dei comunisti stessi e che Togliatti ha mandato a morte più comunisti di quanti non abbia mandato il normale Mussolini anteguerra ?  Consoliamoci: abbiamo un giornale che ha la dabbenaggine di chiamarsi “Manifesto”, e simo forse l’unico popolo al mondo che ha mandato di sua volontà e con libere elezioni ben 5 partiti comunisti al governo !

     

     

     

  13. Il post è ottimo, veramente chiaro e preciso. Complimenti!

    Lascia sconcertati vedere che, soprattutto in Italia, c’è ancora tantissima gente che non ha nessuna remora a dichiararsi comunista, cioè sodale dell’ideologia più criminale e assassina della storia.

    Quanto al fascismo, è noto che gran parte degli storici (anche di sinistra) lo definisce un totalitarismo mancato. Quindi una dittatura all’acqua di rose (lo ricordò Berlusconi, e ti ricordi cosa accadde?). Eppure, in Italia è vietato anche solo nominare la Buonanima, mentre dichiararsi amici di Stalin e Lenin e Mao fa tanto ma tanto chic.

    Che razza di buffoni.


  14. ciao, ho salvato il post così da poterlo leggere cn calma.
    ovviamente condivido quanto scritto, nn tanto xchè sia 1 mia opinione,
    quanto xchè si tratta d FATTI PROVATI, REALTA’ STORICHE e, purtroppo,
    REALTA’ CHE S STANNO PERPETRANDO TUTTORA, come a Cuba, in Cina,
    in Corea del Nord. pur condividendo la tesi dell’ignoranza dei crimini comunisti,
    sono convinta che esista anche una larga condivisione(vedi l’esempio della Rossanda)
    rispetto ai suddetti crimini. credo che in molti ne siano a conoscenza e
    li condividano(ritenendo che chi nn s allinei completamente alla “via
    comunista” meriti qualunque tipo d repressione, preferibilmente la morte
    -s veda il caso d Sergio Ramelli, Milano 1975-).
    a proposito dei crimini inenarrabili del comunismo, segnalo il saggio d
    Martin Amis su Stalin “Koba il terribile-una risata e venti milioni d morti”
    Einaudi. la prima parte s intitola “Il crollo del valore della vita umana”
    penso che questa frase riassuma alla perfezione l’idea comunista dell’”uomo come materiale inerte”. sn appena 260 pagine, ma x leggerlo c ho messo 1 sacco d tempo.
    ogni tanto sentivo il bisogno fisico e psicologico d fermarmi nella lettura
    per riprendermi, per rientrare in una logica d umanità. siamo infatti stati
    “addestrati”(letteralmente, dalla prima elementare)a ritenere che mai prima
    e mai dopo Hitler c fosse stato un essere umano in grado d concepire tali
    abominii. siamo stati addestrati male. nn che io ignorassi le bestialità
    del comunismo. ma, se x il nazismo abbiamo, in 1 certo senso gli “anticorpi”
    che impediranno x l’eternità d ripeterlo, nn siamo preparati a ciò che s
    legge in quel libro. come lo stroncare intere generazioni con metodi inumani
    e chiamarlo “collettivizzazione delle campagne”. il ridurre intere regioni
    d 1 paese a larve congelate e fregiarsi d esserne il benefattore. e poi
    pensare nel nostro intimo che siamo governati da chi a tali bestie s ispira
    senza rinnegare nulla. anzi, chi c governa tiene una foto d Stalin sul
    comodino e la mattina, guardandosi allo specchio, ne imita il ghigno disumano.

  15. Siro: “si resta sconcertati a vedere quanti si dichiarano comunisti….”
    Il fatto è che, come sappiamo tutti, nella 1^Repubblica si pensava solo a mangiare mentre
    i comunisti erano liberi di occupare posizioni “strategiche”-
    Sappiamo anche questo.
    Adesso, combinazione, i vari clan avellinesi, ceppalonesi te li trovi tutti con Prodi
    la cui funzione è stata, appunto, “sistemare” l’ IRI.
    Ecco, bisogna cominciare dalla scuola.
    Per l’autore: una chiarissima esposizione. Mi è stata utilissima e ringrazio.
    Un salutone

I commenti sono chiusi.