Comunismo 5° parte

holodomor six-million perish in soviet famine
holodomor six-million perish in soviet famine

La «dekulakizzazione» del 1930-1932 fu la ripresa su ampia scala della decosacchizzazione: questa volta, però, fu rivendicata da Stalin, la cui parola d’ordine ufficiale, strombazzata dalla propaganda di regime, era «sterminare i kulak in quanto classe».
I kulak che resistevano alla collettivizzazione furono fucilati, gli altri deportati con donne, vecchi e bambini. Certo non furono tutti eliminati direttamente, ma il lavoro forzato al quale vennero sottoposti, in zone non dissodate della Siberia e del Grande Nord, lasciò loro poche possibilità di sopravvivenza. Centinaia di migliaia di persone persero la vita, ma il numero esatto delle vittime non si conosce ancora.
La grande carestia ucraina del 1932-1933, legata alla resistenza delle popolazioni rurali alla collettivizzazione forzata, provocò in pochi mesi la morte di 6 milioni di persone (Holodomor).
In questo caso, il genocidio «di classe» si confonde con il genocidio «di razza»: la morte per stenti del bambino di un kulak ucraino deliberatamente ridotto alla fame dal regime stalinista «vale» la morte per stenti di un bambino ebreo del ghetto di Varsavia ridotto alla fame dal regime nazista.
Questa constatazione non rimette affatto in discussione la singolarità di Auschwitz: la mobilitazione delle risorse tecniche più moderne e l’attuazione di un vero e proprio processo industriale (la costruzione di una «fabbrica di sterminio»), l’uso dei gas e dei forni crematori, ma sottolinea una particolarità di molti regimi comunisti: l’uso sistematico dell’arma della fame.
Il regime tende a controllare completamente le riserve alimentari e, con un sistema di razionamento talvolta molto sofisticato, le ridistribuisce in funzione del merito o del demerito degli uni o degli altri. Questa pratica può provocare immani carestie.
Faccio notare che, dopo il 1918, soltanto i paesi comunisti hanno conosciuto carestie tali da causare la morte di centinaia di migliaia, se non di milioni, di uomini. Ancora nell’ultimo decennio due dei paesi dell’Africa che si rifacevano al marxismo-leninismo, l’Etiopia e il Mozambico, sono stati vittime di queste micidiali carestie.

E’ possibile fare un primo bilancio globale di questi crimini:

kulaki ucraini morti di fame
kulaki ucraini morti di fame
  • – fucilazione di decine di migliaia di ostaggi o di persone imprigionate senza essere state sottoposte a giudizio e massacro di centinaia di migliaia di operai e di contadini insorti fra il 1918 e il 1922;
  • – carestia del 1922, che ha provocato la morte di 5 milioni di persone;
  • – deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920;
  • – assassinio di decine di migliaia di persone nei campi di concentramento fra il 1918 e il 1930;
  • – eliminazione di quasi 690 mila persone durante la Grande purga del 1937-1938;
  • – deportazione di 2 milioni di kulak (o presunti tali) nel 1930-1932;
  • – sterminio di 6 milioni di ucraini nel 1932-1933 per carestia indotta e non soccorsa;
  • – deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi e bessarabi nel 1939-1941, poi nuovamente nel 1944-1945;
  • – deportazione dei tedeschi del Volga nel 1941;
  • – deportazione-abbandono dei tatari della Crimea nel 1943:
  • – deportazione-abbandono dei ceceni nel 1944;
  • – deportazione-abbandono degli ingusceti nel 1944;
  • – deportazione-eliminazione delle popolazioni urbane della Cambogia fra il 1975 e il 1978;
  • – lento sterminio dei tibetani per mano dei cinesi dal 1950 eccetera.

La lista dei crimini del leninismo e dello stalinismo, spesso riprodotti in modo quasi identico dai regimi di Mao Zedong, Kim Il Sung e Pol Pot, potrebbe essere estesa all’infinito. Rimane una delicata questione epistemologica: lo storico, nel delineare e interpretare i fatti, è autorizzato a ricorrere a nozioni quali «crimine contro l’umanità» e «genocidio» che, come abbiamo visto, appartengono alla sfera giuridica?
Queste nozioni non sono forse troppo legate a imperativi contingenti – la condanna del nazismo a Norimberga – per essere inserite in una riflessione storica che miri a impostare, sul medio periodo, un’analisi valida?
D’altro canto, queste nozioni non sono troppo cariche di valori suscettibili di falsare l’obiettività dell’analisi storica?

7 commenti su “Comunismo 5° parte

  1. Bisqui: ad integrare, mi sembrano meritare un posto anche:

    – il “Grande Balzo in Avanti”, di mao, ossia la replica, con un’aggiunta di crudeltà orientale, di replicare la collettivizzazione sovietica. Sono stimati dai 30 ai 50 milioni di morti per fame, con casi accertati di cannibalismo anche all’interno delle famiglie.

    – i morti dell’arcipelago gulag in generale, stimabili sicuramente in milioni, anche se non potrà mai esserci certezza su quanti esattamente, e che non sono nemmeno riconducibili a singoli episodi ma bensì a una politica generalizzata di sfruttamento in schiavitù della popolazione. Questo fino agli anni 80!! Altro che “colpa di Stalin”…

    Hermes

  2. Hermes,

    per ora siamo solo nell’area occidentale. Poi passeremo a quella orientale, se il pubblico non si annoia. Sto cercando di andare avanti per aree geografiche per evitare di fare un’insalata, alla fine dispersiva.

  3. Bisqui: ok, non avevo idea di come avevi intenzione di trattare la questione 🙂

    solo una cosa: checchè ne dicano le fonti, quella dei tedeschi del Volga, te lo dico per conoscenza personale della questione, non è stata solo una deportazione…

    Hermes

  4. Hermes,

    se vuoi che faccio delle aggiunte o delle modifiche o errata corrige mandamele oppure postale da te ed io o ti linko o mi copio tutto 🙂

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